SIMON SCARROW.
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LA LEGIONE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 10.
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Parte 1.
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Titolo originale: The legion. 2010. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2011. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Decimo episodio del ciclo: Aquile di Roma.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Ringraziamenti.
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Come sempre sono grato a mia moglie Carolyn per aver riletto le bozze mano a mano che il processo di scrittura progrediva e per avermi sopportato tutte le volte che finivo per perdermi completamente nelle trame del romanzo. Devo anche ringraziare mio padre, Tony, per aver dato unultima rilettura alla stesura finale. Gran parte delle informazioni storiche sono frutto di numerosi viaggi di ricerca che ho personalmente effettuato in Egitto e lungo il corso del Nilo. Un ringraziamento speciale ad Ahmed e Mustafa per aver condiviso con me la loro immensa cultura sul loro affascinante paese. Poche sono le nazioni che possono vantare un patrimonio altrettanto antico e ricco come lEgitto e i miei due amici ne vanno giustamente orgogliosi.
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Dedica.
Ad Ahmed (capo degli Angeli) e Mustafa (lEletto).
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Seconda Legione, come tutte le legioni, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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Schema di comando: La Marina della Roma imperiale.
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I Romani intrapresero abbastanza tardi le loro prime battaglie navali e fu solo con lavvento del principato di Augusto (27 a.C.-14 d.C.) che inizi a operare in modo permanente una vera e propria Marina romana. Essa era costituita da due flotte principali ospitate nelle basi di Miseno e Ravenna. Altre flotte minori facevano base ad Alessandria e in altre grandi citt portuali nellarea del Mediterraneo. Oltre al mantenimento della pace nei mari, la Marina aveva il compito di pattugliare i
grandi fiumi dellimpero, come il Reno, il Danubio e naturalmente il Nilo.
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Ogni flotta era affidata al comando di un prefetto, figura che non doveva necessariamente avere esperienza navale giacch la carica aveva natura fondamentalmente amministrativa. Le cariche al di sotto del prefetto erano organizzate sul modello della tradizione navale greca, tenuta in grande considerazione nelle flotte imperiali. Il comandante di uno squadrone navale era
chiamato navarco e aveva dieci navi al suo comando. I navarchi, come i centurioni delle legioni, erano ufficiali con mandato permanente e grande anzianit di servizio e, se lo desideravano, potevano richiedere un trasferimento nelle legioni proprio con il grado di centurione.
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Il navarco pi anziano della flotta era noto come navarchus princeps e aveva le stesse funzioni di un centurione senior di una legione; offriva supporto tecnico al prefetto ogniqualvolta questi lo richiedeva. Le singole navi erano comandate dai trierarchi. Come nel caso dei navarchi, si trattava di soldati semplici che avevano ottenuto una promozione ed erano, appunto, responsabili dellamministrazione di singole navi. Il loro ruolo non corrispondeva, pertanto, esattamente a quello di un capitano di vascello come lo intenderemmo oggigiorno. Si occupavano principalmente della nave durante la navigazione; in caso di guerra, invece, il comando passava allufficiale responsabile dellorganico dei classiari.
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Per quanto riguardava le navi in s, la spina dorsale della flotta era costituita da piccole galere di pattugliamento denominate liburne. Per la propulsione, la liburna poteva contare solitamente su un ordine di remi o su vele e un piccolo contingente di classiari. Alla stessa categoria appartenevano le biremi, pi grandi delle precedenti e pi resistenti in battaglia. Nellepoca in cui si svolgono le vicende narrate nel romanzo, invece, le grandi imbarcazioni da guerra  triremi, quadriremi e quinqueremi  erano ormai diventate rare, un ricordo del glorioso passato di guerra per mare di Roma.
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Capitolo uno.
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Il comandante della stazione di approvvigionamento navale di Epichos stava consumando il suo
pasto del mattino quando loptio responsabile del turno di guardia arriv a fare rapporto. Dalle prime
luci dellalba aveva iniziato a cadere una pioggerella sottile  la prima precipitazione dopo lunghi mesi
di siccit  e il mantello delloptio era ricoperto di minuscole gocce simili a perline di vetro.
Cosa c, Settimo?, chiese in maniera stringata il trierarco Filippo, inzuppando un grosso
pezzo di pane nella piccola ciotola colma di garum che aveva davanti. Era sua abitudine fare un giro di
controllo nella piccola fortificazione e poi rientrare nelle sue stanze per la colazione, senza pi essere
interrotto.
Vengo a riferire lavvistamento di una nave, signore. Si dirige verso di noi lungo la costa.
Una nave, dici? Del resto questa  una delle vie marittime pi affollate dellimpero. Filippo
fece un profondo sospiro per tentare di contenere linsofferenza. E il classiario di vedetta ritiene forse
che la cosa sia insolita?
 una nave da guerra, signore, e si sta dirigendo verso limboccatura della baia.
Loptio ignor il sarcasmo del superiore e continu a riferire con lo stesso inespressivo tono di
voce che usava da quando, un paio di anni prima, il trierarco era arrivato al comando dellavamposto.
In un primo momento Filippo aveva accolto con soddisfazione la promozione. In precedenza era stato a
lungo al comando di una splendida liburna della flotta alessandrina, fino ad avere poi le tasche piene
dellopprimente mancanza di opportunit legata alla condizione di sottufficiale al comando di un
piccolo vascello che solo di rado varcava i confini del porto orientale della citt. Lincarico presso la
piccola base navale di Epichos gli aveva dato indipendenza e nei primi tempi Filippo aveva fatto ogni
sforzo possibile per trasformare la piccola base di approvvigionamento in un vero e proprio modello di
efficienza. I mesi successivi, per, erano trascorsi senza particolari avvenimenti entusiasmanti e tutto il
lavoro degli uomini della base si era limitato allapprovvigionamento delle navi da guerra o delle navi
postali imperiali che, di tanto in tanto, toccavano la piccola cittadina portuale durante i loro viaggi di
servizio lungo la costa egiziana. Lunico altro compito di cui Filippo doveva occuparsi con regolarit
era linvio di una pattuglia lungo il Delta del Nilo per ricordare ai nativi che vivevano sotto lattenta
vigilanza dei padroni romani.
E cos Filippo passava i suoi giorni comandando una mezza centuria di classiari e altrettanti
marinai semplici, oltre a una vecchia bireme, la Anubis, un tempo in servizio nella flotta che Cleopatra
aveva messo in piedi per sostenere il proprio amato, Marco Antonio, nella sua guerra contro Ottaviano.
Dopo la sconfitta di Marco Antonio ad Azio, la bireme era stata inglobata nella Marina romana per
servire nella flotta alessandrina, prima di essere inviata definitivamente a terminare i suoi giorni a
Epichos, tirata a riva di fronte a una piccola fortificazione di mattoni di argilla affacciata sulla baia.
Un incarico sconfortante, rifletteva Filippo. La linea di costa del Delta del Nilo era bassa e
assolutamente monotona, gran parte della baia era invasa dalle mangrovie tra le quali erano sempre in
agguato i coccodrilli, immobili come palmizi caduti, in attesa che una preda si avvicinasse tanto da
poterla attaccare. Il trierarco viveva sempre nella speranza di un po di avventura. Ad ogni modo, si
ripeteva spesso, allo stato attuale delle cose, il massimo dellavventura che poteva aspettarsi era la
supervisione di un carico di biscotti, acqua e scorte di sartiame, vele o altri elementi di alberatura
sullennesima nave in arrivo. Niente di cos rilevante, comunque, che potesse giustificare
uninterruzione della sua colazione.
Una nave da guerra, eh?. Filippo diede un morso al pezzo di pane e inizi a masticare. Be,
probabilmente  in pattugliamento.
Non penso, signore, disse loptio Settimo. Ho controllato sul registro della base e per
almeno un altro mese non sono previsti attracchi a Epichos.
E allora potrebbe essere stata distaccata per qualche missione, continu Filippo in tono
sbrigativo. E il capitano potrebbe voler approdare per rifornirsi di acqua e viveri.
Devo far preparare le armi agli uomini, signore?.
Filippo sollev bruscamente gli occhi. E perch? Che motivo c?
Regolamento interno, signore: in caso di avvistamento di vascello sconosciuto, la guarnigione
deve essere messa in allerta.
Ma non  un vascello sconosciuto, o sbaglio?  una nave da guerra e noi siamo gli unici a
utilizzare navi da guerra nel Mediterraneo orientale. Per cui non  sconosciuta e non vedo motivo di
mettere in agitazione gli uomini, optio.
Settimo, per, rimaneva sulla sua posizione. Secondo il manuale, se una nave non  prevista
dal registro degli approvvigionamenti,  sconosciuta, signore.
Il manuale?. Filippo sbuff. Stammi bene a sentire, optio: se ci sono segni di ostilit, allora
puoi chiamare la guarnigione. Nel frattempo informa il quartiermastro che abbiamo visite e che lui e i
suoi si tengano pronti a rifornire la nave. Adesso, se permetti, vorrei terminare la mia colazione. Puoi
andare.
S, signore. Loptio scatt sullattenti, salut e si volt per attraversare il corto colonnato
verso luscita degli alloggi del comandante. Filippo sospir. Gli dispiaceva aver trattato il soldato con
sdegno. In fin dei conti, Settimo era un bravo giovane ufficiale, efficiente, anche se non brillava per
originalit. E non a torto aveva citato quegli ordini permanenti del regolamento, gli stessi ordini che
Filippo aveva scrupolosamente redatto di proprio pugno agli inizi del proprio mandato, quando le sue
azioni erano ancora governate dallentusiasmo per il nuovo incarico.
Termin il boccone di pane, bevve il suo vino miscelato ad acqua e si alz per dirigersi verso la
camera da letto. Si ferm davanti ai pioli sul muro e prese corazza ed elmo. Tanto valeva accogliere il
comandante secondo formalit e assicurarsi che venisse servito con la dovuta efficienza, cos che poi
potesse riportare unimpressione positiva al quartier generale della flotta ad Alessandria. Finch i
rapporti su di lui continuavano a essere soddisfacenti, cera sempre la possibilit di una promozione a
un incarico di comando pi prestigioso, che gli avrebbe permesso di lasciarsi alle spalle Epichos.
Si allacci il sottogola, si sistem poi lelmo in testa, si butt la cintura con la spada su una
spalla e si diresse fuori dellalloggio. La fortificazione di Epichos era piccola, a malapena una
cinquantina di passi per ogni lato. Il perimetro di muratura era alto dieci piedi e difficilmente avrebbe
bloccato attacchi nemici alla base di approvvigionamento. In ogni caso, le mura erano fatiscenti, piene
di crepe e potevano essere abbattute con un soffio. In realt, riflett Filippo, il rischio di attacchi era
praticamente nullo. La Marina romana aveva il dominio dei mari e le uniche eventualit di attacco
terrestre potevano arrivare dal regno di Nubia, situato per centinaia di miglia pi a sud, e dai manipoli
di briganti arabi che di tanto in tanto rapinavano i villaggi pi remoti lungo il corso superiore del Nilo.
Gli alloggi del trierarco si trovavano in una estremit della fortificazione, fiancheggiati dal granaio e
dal magazzino delle scorte. La stradina che conduceva alla guardiola nei pressi dellaccesso,
attraversando il piazzale interno della fortificazione, era fiancheggiata da sei blocchi di baraccamenti.
Vedendolo avvicinarsi, due sentinelle si misero senza fretta sullattenti, presentando le lance quando
Filippo pass tra di loro e usc dal campo. Nonostante il cielo terso, sulla baia aleggiava una spessa
coltre di bruma che si addensava ulteriormente al di sopra delle mangrovie, tanto che lintreccio di
giunchi, palmizi e cespugli assumeva un vago aspetto spettrale che al suo arrivo Filippo aveva trovato
leggermente inquietante. Da quel giorno aveva poi spesso seguito le navi di pattuglia nei loro
spostamenti lungo il fiume e aveva finito per abituarsi alla nebbia mattutina che spesso ricopriva il
Delta del Nilo.
Subito fuori della fortificazione, una lunga striscia di spiaggia si stendeva per tutta la baia sino
alle mangrovie. Nella direzione opposta, invece, lasciava il passo a un terreno roccioso che curvando si
inoltrava in mare creando cos un bel porto naturale. Davanti alluscita del campo cera la bireme tirata
a riva, arrivata con il comando. Il mastro carpentiere e i suoi aiutanti avevano lavorato mesi e mesi
sulla vecchia imbarcazione da guerra per sostituire il legno ormai consumato e marcescente, rivestendo
poi lo scafo con un nuovo strato di bitume e riattrezzando lalbero maestro. Le fiancate della nave
erano state ridipinte, con un elaborato disegno di occhi a prua. La nave quindi era ormai pronta per
essere rimessa in mare; Filippo, per, rimaneva fortemente dubbioso che quella veterana della battaglia
di Azio potesse un giorno tornare del tutto operativa. A poca distanza dalla Anubis, dalla riva partiva un
solido pontile di legno che si inoltrava nella baia per una quarantina di passi, fornendo un comodo
punto di attracco per le imbarcazioni in arrivo.
Sebbene il sole non si fosse ancora levato al di sopra della bruma, laria era comunque calda e
Filippo sperava proprio di potersi sbrigare velocemente con tutte le formalit legate allarrivo della
nave, per poi ritogliersi corazza ed elmo. Si volt e si incammin lungo il sentiero polveroso che
conduceva alla postazione di avvistamento. La torretta poggiava su un affioramento roccioso sulla
striscia di terra che formava un naturale frangiflutti per il porto. Alla fine della striscia unaltra torretta,
ben pi solida, era a guardia dellentrata. Sulle mura erano montate quattro baliste con accanto un
grosso braciere in modo tale da poter immediatamente, se necessario, attaccare una qualsiasi nave
nemica in avvicinamento al porto con munizioni incendiarie.
Raggiunta la postazione di vedetta, Filippo entr nella cabina di sotto e vide tre dei suoi uomini
seduti su una panca che chiacchieravano sottovoce mangiando pane e pesce secco. Non appena lo
videro, i soldati scattarono in piedi e lo salutarono.
Tranquilli, ragazzi, sorrise Filippo. Chi di voi ha avvistato la nave da guerra?
Io, signore, rispose uno di loro.
Bene, Orio, fammi strada.
Orio appoggi il pane nella gavetta, attravers la base della torre e inizi a risalire la scala a
pioli che portava al tetto. Il trierarco lo segu e usc sulla piattaforma, accanto al braciere di
segnalazione allestito e pronto per essere acceso in un istante. Una sezione della piattaforma era coperta
da una tettoia di foglie di palma intrecciate. La sentinella che aveva dato il cambio a Orio era in piedi
davanti al parapetto di legno marcio e guardava in mare. Filippo raggiunse i due e guard in direzione
della nave che si stava avvicinando allimboccatura della baia. Lequipaggio era impegnato ad
ammainare la vela, un grosso telone di pelle di capra rosso sangue decorato con ali daquila. Quando un
istante dopo la vela fu legata, dai lati dello scafo spuntarono le pale dei remi e si immersero nelle acque
leggermente mosse. Dopo appena qualche istante fu dato lordine di remare, e i remi si sollevarono e si
riabbassarono in avanti, fendendo lacqua e spingendo avanti la prua della nave.
Filippo si volt verso Orio. Da quale direzione  arrivata prima di virare verso terra?
Da ovest, signore.
Il trierarco annu tra s e s. Dalla direzione di Alessandria, quindi. Il che era strano giacch alla
loro base non erano previste visite di navi da guerra per almeno un altro mese, quando sarebbero
arrivati i dispacci e i forzieri con i salari trimestrali. Filippo osserv la nave passare accanto alla torre a
guardia dellaccesso del porto: continuava a scivolare sulle acque tranquille in direzione del pontile.
Riusciva a scorgere marinai e classiari lungo i fianchi che ispezionavano la baia. Sulla torretta di legno
a prua cera unalta figura in piedi con un elmo piumato in testa, braccia allargate e mani appoggiate
sul parapetto di fronte, occhi puntati sul pontile e sulla fortificazione subito oltre.
Lattenzione di Filippo fu attirata da alcuni movimenti nei pressi della fortificazione. Vide
Settimo e il quartiermastro, scortati da un gruppetto di marinai, che si dirigevano verso il pontile.
Meglio che mi unisca al comitato di accoglienza, pens. Lanci un ultimo sguardo alla nave che
attraversava la baia, unimmagine di grazia ed efficienza sullo sfondo tranquillo delle mangrovie in
lontananza. Poi si volt per scendere.
Il tempo di raggiungere la fine del pontile e la nave aveva gi iniziato a rallentare. Ai tre
ufficiali scortati dai marinai e diretti ad accogliere i visitatori arriv distintamente lordine di bloccare i
remi in acqua per frenare. I rematori si fermarono e la resistenza delle pale smorz rapidamente il
movimento in avanti del vascello.
Armare i remi!.
I remi furono rapidamente ritirati nelle fessure con un boato legnoso su entrambi i fianchi della
liburna, mentre questa continuava a scivolare in direzione del pontile e gli uomini alla barra del timone
la facevano virare per laccostamento. Adesso Filippo riusciva a vedere pi chiaramente luomo sulla
torretta: alto, spalle ampie, allapparenza molto pi giovane di quanto si aspettasse. Luomo rimase
impassibile mentre il suo trierarco urlava lordine di preparare gli ormeggi. Mentre la nave si accostava
al pontile, da prua furono lanciate le funi che attraversarono laria serpeggiando; gli uomini di Filippo
le afferrarono e alarono la nave finch un fianco non scricchiol contro i fasci di cannicci intrecciati a
protezione dei pali del pontile. Fu lanciata unaltra fune agli uomini nei pressi della poppa e un
momento dopo la nave era ormeggiata.
Lufficiale scese dalla torretta e attravers il ponte con passo deciso mentre i marinai aprivano il
passaggio laterale, facendo scivolare una passerella sul pontile. Nei pressi si era formato uno
schieramento di classiari, e lufficiale fece un gesto della mano nella loro direzione mentre scendeva
sul pontile. Filippo avanz per accoglierlo stendendo un braccio.
Sono il comandante della base di approvvigionamento, trierarco Filippo.
Luomo afferr la mano con una stretta poderosa e annu bruscamente.
Centurione Macrone, distaccato presso la flotta alessandrina. Dobbiamo parlare, in privato, nei
tuoi alloggi.
Filippo non pot evitare di inarcare le sopracciglia per la sorpresa, notando nel frattempo lo
sguardo inquieto dei suoi uomini.
Parlare?  forse accaduto qualcosa?
Ho ricevuto ordini di discuterne con te in privato. Lufficiale indic gli altri uomini sul
pontile con un cenno della testa. Non davanti ad altri. Ti prego, fammi strada.
Le maniere brusche e stringate del giovane ufficiale colsero Filippo alla sprovvista. Luomo
doveva essere arrivato da Roma solo di recente, il che poteva spiegare la sua inclinazione a trattare i
militari locali con laltezzosa arroganza tipica di quelli come lui. Molto bene, centurione. Da questa
parte.
Filippo si volt e si incammin lungo il pontile.
Solo un istante, disse il centurione Macrone, voltandosi verso i suoi soldati che attendevano
sul ponte della nave. Con me!.
Gli uomini attraversarono la passerella e si allinearono alle spalle del centurione: venti classiari
armati, uomini enormi con fisici possenti. Filippo aggrott la fronte. Aveva pensato a una semplice
chiacchierata cordiale e a notizie sugli ultimi accadimenti prima di dare istruzioni al suo quartiermastro
di occuparsi delle necessit della nave. Non certo a un incontro cos rude. Cosaveva di cos importante
quellufficiale da dovergli comunicare in forma strettamente privata? Con unimprovvisa fitta dansia,
Filippo si chiese se per errore non lavessero magari implicato in qualche crimine o congiura. Fece un
gesto perch il suo ufficiale lo seguisse e la piccola colonna si incammin verso la riva. Filippo rallent
il passo finch si trov alla stessa altezza del centurione e poi gli chiese con tono pacato: Puoi dirmi di
cosa si tratta?
S, in breve. Lufficiale lo guard abbozzando un sorriso. Niente di cui devi preoccuparti
oltremisura, trierarco. Devo solo farti qualche domanda.
La risposta non rassicur Filippo, che rimase in assoluto silenzio per tutto il resto del tragitto
dal pontile allingresso della fortificazione. Allavvicinarsi degli ufficiali e dei classiari, le sentinelle si
misero sullattenti.
Immagino non passino molte navi da queste parti, disse il centurione Macrone.
Non molte, in effetti, rispose Filippo, sperando che luomo stesse finalmente rivelandosi pi
loquace di quanto il carattere apparentemente gelido lasciasse supporre. Ogni tanto vascelli di
pattuglia e postali imperiali, altrimenti qualche nave danneggiata da tempeste nei mesi invernali, e
questo  tutto. Epichos  ormai diventata una specie di mortorio e non mi sorprenderebbe se prima o
poi il governatore ad Alessandria decidesse di chiudere la baracca.
Il centurione lo guard. Stai forse cercando informazioni sul motivo della mia visita?.
Filippo ricambi lo sguardo e fece spallucce. Naturalmente.
Una volta dentro la fortificazione, il centurione si ferm e si guard attorno. Il luogo era
tranquillo. La maggior parte degli uomini era ancora nei baraccamenti. Le sentinelle del turno di notte
stavano terminando il pasto mattutino per poi mettersi a riposare. Altri uomini erano seduti allesterno
delle caserme giocando ai dadi o chiacchierando tranquillamente. Gli occhi di Macrone registrarono
avidamente i dettagli.
Avete un posticino bello tranquillo qui, eh Filippo? Del tutto fuori mano. Nonostante questo,
penso per che abbiate comunque buone scorte, o no?.
Filippo annu. Siamo ben forniti di granaglie e del necessario per le navi, ma le visite sono
sporadiche di questi tempi.
Perfetto, mormor il centurione Macrone. Si volt e fece un cenno della testa alloptio al
comando della squadra di soldati.  tempo di procedere, Karim.
Loptio annu e rivolgendosi agli uomini disse: Prendeteli!.
Sotto gli occhi di Filippo, quattro dei classiari sguainarono la spada dirigendosi verso le
sentinelle allingresso le quali, udendo i rumori degli uomini in avvicinamento, ebbero appena il tempo
di voltarsi prima di essere uccise con una raffica selvaggia di colpi. Non riuscirono neanche a lanciare
un urlo prima di morire. Filippo osserv terrorizzato i corpi che si accasciavano ai lati dellingresso e
atterrito si volt verso il centurione Macrone.
Luomo gli sorrise. Un leggero stridore, un rapido movimento e il trierarco avvert un
improvviso colpo allo stomaco, come se qualcuno gli avesse mollato un pugno, violento. Subito dopo
un altro colpo, che lo lasci agonizzante dal dolore. Filippo guard in basso e vide la mano dellaltro
stretta attorno allimpugnatura di un pugnale. Vide anche lultimo centimetro di lama sparire allinterno
delle pieghe della sua tunica, appena sotto la parte inferiore della corazza. Sotto gli occhi disorientati di
un Filippo ammutolito, sul tessuto si apr una macchia rossa. Il centurione ruot la lama, lacerandogli
organi vitali. Filippo boccheggi affannosamente in cerca di aria e con entrambe le mani afferr il
braccio che stringeva il pugnale. Cosa... cosa stai facendo?.
Il centurione ritir il pugnale e Filippo sent il sangue sgorgargli a rapidi fiotti dalla ferita.
Sentendosi cedere le gambe, lasci andare la presa e cadde in ginocchio, guardando il centurione, muto
e terrorizzato. Nei pressi dellingresso, vide i corpi delle sentinelle e, poco oltre, uno dei soldati del
centurione che si metteva bene in vista di fronte alla fortificazione e sollevava in aria tre volte la spada.
Un segnale prestabilito, pens Filippo, e un istante dopo dalla liburna si levarono delle grida; tutti gli
uomini rimasti fino a quel momento nascosti sul ponte superarono il bordo e si riversarono sul piccolo
pontile. Filippo vide il quartiermastro che tentava invano di estrarre la sua spada e subito dopo veniva
abbattuto da una serie di colpi di spade scintillanti. Stessa sorte tocc al suo optio e ai marinai: morti
ancor prima di riuscire a estrarre le armi. Gli assalitori si lanciarono lungo il pontile e risalirono verso
lentrata della fortificazione.
Filippo si accasci contro il muro della guardiola e si slacci la corazza. La lasci cadere di lato
e si premette una mano sulla ferita, grugnendo dal dolore. Lufficiale che laveva pugnalato gli rimase
accanto, in piedi. Aveva rimesso nel fodero il pugnale e urlava ordini ai suoi uomini che stavano
entrando nella fortificazione, abbattendo chiunque si trovassero davanti. Filippo rimase a guardare,
agonizzante, mentre i suoi uomini venivano macellati sotto i suoi stessi occhi. Quelli che prima
giocavano a dadi davanti ai baraccamenti e altri che ne erano usciti dopo aver udito i primi rumori dello
scontro adesso giacevano morti. Le urla strozzate provenienti dallinterno delle baracche indicavano
che altri venivano massacrati. Alla fine della stradina una manciata di uomini che erano riusciti a
impugnare le armi tentava di resistere, assolutamente non allaltezza, per, degli espertissimi nemici
che con estrema facilit schivavano ogni colpo e li uccidevano subito dopo.
Il centurione scandagli linterno della fortificazione con lo sguardo e annu soddisfatto, poi si
volt e guard Filippo.
Il trierarco si schiar la voce. Chi sei?
Che importanza ha?, rispose luomo, scrollando le spalle. Presto sarai morto, preoccupati di
questo.
Filippo scosse la testa per scacciare le scure ombre filiformi che gli si stavano gi addensando
allangolo degli occhi. Aveva le vertigini, le mani rese scivolose dal sangue mentre tentava di arginarne
il flusso. Si inumid le labbra. Chi sei?.
Luomo slacci la fibbia e si sfil lelmo, prima di accosciarsi accanto a Filippo. Aveva capelli
ricci e scuri, un sopracciglio e una guancia segnati da una cicatrice. Fisico molto possente e un ottimo
equilibrio, a giudicare da come si teneva fermo, ed elegantemente piegato sulle ginocchia. Fiss gli
occhi del trierarco. Se dare un nome alla morte pu esserti di qualche consolazione, ebbene sappi che
 stato Aiace, figlio di Telemaco, a uccidere te e i tuoi uomini.
Aiace, ripet Filippo. Deglut e mormor: Perch?
Perch sei mio nemico. Roma  mia nemica. Continuer a uccidere Romani finch loro non
uccideranno me. Cos sar. Adesso preparati.
Si alz in piedi ed estrasse la spada. Filippo spalanc gli occhi in uno sguardo di terrore. Poi
sollev di scatto una mano insanguinata. No!.
Aiace lo guard in cagnesco. Sei gi morto: fallo con dignit.
Filippo rimase immobile per un istante, poi riabbass la mano, sollevando e piegando di lato la
testa, mettendo in vista la gola. Poi serr stretti gli occhi. Aiace tir indietro il braccio, punt appena
sopra lincavo della clavicola del trierarco e poi vi spinse la lama profondamente, con un movimento
potente. Stratton via la spada e un getto di liquido rosso sgorg fuori. Gli occhi di Filippo si aprirono
di scatto, la bocca cedette e il suo corpo si accasci, con le membra tremanti, in un gorgoglio di sangue.
Un istante dopo era immobile. Aiace us la manica della tunica di Filippo per pulire la spada e poi la
rinfoder con un rumore metallico.
Karim!.
Uno dei suoi uomini, un nativo dei territori orientali dalla carnagione scura, lo raggiunse di
corsa. Signore?
Prendi cinque uomini e cerca negli edifici. Uccidete i feriti e tutti gli altri che ci sono sfuggiti,
poi fai portare i corpi dallaltra parte della baia e buttali tra le mangrovie. Ci penseranno i coccodrilli a
farli subito sparire.
Karim annu e poi sollev gli occhi al di sopra della testa del suo capo e stese un braccio.
Guarda!.
Aiace si volt e vide un sottile filo di fumo che saliva verso il cielo terso da oltre le mura della
fortificazione. Viene dalla torretta di avvistamento. Stanno inviando il loro segnale di fumo. Aiace si
guard rapidamente attorno e, con un gesto della mano, chiam a s due suoi ufficiali. Dapprima si
rivolse a un muscoloso colosso nubiano. Hepithus, vai di corsa con la tua squadra alla postazione di
avvistamento, uccidi gli uomini e spegni il fuoco il pi velocemente possibile. Canthus, tu occupati
della torretta allimboccatura della baia.
Hepithus annu e si volt immediatamente per urlare ai suoi uomini lordine di seguirlo, prima
di uscire di nuovo di corsa dalla porta. Laltro uomo, Canthus, aveva anche lui carnagione scura e
molto tempo prima aveva lavorato come attore a Roma, prima di essere condannato allarena per aver
sedotto la moglie di un senatore famoso e vendicativo. Sorrise ad Aiace e fece segno agli altri uomini
di seguirlo. Aiace si fece da parte per lasciarli passare e poi si diresse a passo deciso verso la scaletta di
legno che conduceva sulle mura della fortificazione. Entr nella guardiola e un istante dopo spunt
sulla piattaforma della torretta. Osserv la base di approvvigionamento e scrut la fortificazione, la baia
e la minuscola imbarcazione fluviale tirata a riva poco distante dalle mangrovie da dove partiva, verso
lentroterra, un corso dacqua. Dallaltra direzione vide Hepithus e i suoi uomini raggiungere di corsa
la postazione di vedetta e spegnere il fuoco di segnalazione. Il filo di fumo che aveva rigato il cielo
inizi a svanire.
Aiace si gratt la barba corta e ispida che gli ricopriva la mandibola, mentre considerava la
situazione. Erano mesi ormai che lui e i suoi uomini erano in fuga dagli inseguitori romani. Si erano
visti costretti a tenersi sempre nascosti in baie isolate lungo la costa e a tenere docchio lorizzonte del
mare per avvistare ogni eventuale segno di presenza nemica. Esaurite le scorte, la loro nave era uscita
allo scoperto per assalire vascelli mercantili isolati o razziare piccoli villaggi costieri. Per ben due volte
avevano avvistato navi da guerra romane. La prima volta, i Romani si erano messi al loro inseguimento
e avevano dato la caccia ad Aiace ai suoi uomini per tutta la notte, prima che i fuggitivi cambiassero
rotta e tornassero poi sui propri passi, riuscendo a seminare gli inseguitori verso lalba. La seconda
volta, su un isolotto roccioso, Aiace aveva osservato due navi superare linsenatura in cui teneva
nascosta la sua nave, mimetizzata con fronde di palma legate allalbero maestro.
La tensione per la lunga latitanza forzata stava producendo delle conseguenze sui suoi seguaci.
Gli erano ancora fedeli, pronti a rispondere ai suoi ordini senza lamentarsi, ma Aiace sapeva benissimo
che alcuni di loro iniziavano a perdere la speranza. Non avrebbero tollerato ancora per molto quella
vita dominata dal costante timore di essere catturati e crocifissi. Avevano bisogno di una rinnovata
spinta motivazionale, come quella che li aveva sostenuti quando lo avevano seguito nella rivolta degli
schiavi a Creta. Aiace guard in giro per la base di approvvigionamento e annu di nuovo soddisfatto.
Aveva preso una seconda nave con scorte intere di cibo e di pezzi di ricambio che sarebbero bastati per
molti mesi a venire. Quellavamposto sarebbe stato una base perfetta da cui proseguire la sua guerra
contro limpero romano. La sua espressione si indur quando ripens alla sofferenza che Roma aveva
inflitto a lui e ai suoi uomini. Anni durissimi di schiavit e i pericoli della vita da gladiatore. Roma
doveva pagare, decise. Finch i suoi uomini sarebbero stati disposti a seguirlo, Aiace avrebbe
dichiarato guerra al loro nemico.
Questa pu bastare, per il momento, disse tra s e s, esaminando ancora la base. Anzi, 
assolutamente perfetta.
...
.
...
Capitolo due.
...
.
...
Il centurione Macrone si alz e si mise a sedere sul bordo della branda, stiracchiandosi la
schiena e grugnendo prima di scattare in piedi. Seppur basso e tarchiato dovette comunque chinare la
testa per evitare di sbattere contro le travi del ponte sopra di lui. La cabina, incuneata in un angolo a
poppa della nave da guerra, era minuscola. Cera appena lo spazio per ospitare la branda, un piccolo
tavolo con un baule sotto e un paletto su cui erano appesi la tunica, larmatura, lelmo e la spada. Si
gratt il fondoschiena da sopra il tessuto del perizoma e sbadigli.
Maledette navi da guerra, borbott. Uno sano di mente non si arruolerebbe mai volontario
nella Marina.
Era in navigazione da oltre due mesi, ormai, e iniziava a dubitare che, con le limitate risorse
messegli a disposizione, sarebbe mai riuscito a trovare il gladiatore fuggitivo e i suoi seguaci
sopravvissuti. Lultima volta che la nave di Aiace era stata avvistata risaliva a circa un mese prima, al
largo delle coste dellEgitto. Scorta una vela sulla linea dellorizzonte, i Romani si erano lanciati
allinseguimento per poi perderne le tracce la notte successiva. Da quel momento le ricerche dei
fuggitivi erano state un vero buco nellacqua. Le due navi romane avevano continuato a battere la costa
africana fino a Leptis Magna, per poi virare e dirigersi a est senza mai smettere di cercare Aiace e i suoi
seguaci. Due giorni prima, ormai a corto di provviste, erano passate al largo di Alessandria, ma Catone,
prefetto responsabile della missione, aveva deciso di spingere al massimo gli uomini prima di
interrompere la ricerca per riapprovvigionare la nave. In quel momento il centurione Macrone era
affamato, innervosito e arcistufo di tutta quella faccenda.
Si infil la tunica e sal la stretta rampa di scale che portava sul ponte. Si muoveva scalzo da
quando aveva scoperto quanto fosse difficile camminare con i calzari su una nave da guerra: le travi del
ponte, levigate in pietra arenaria, fornivano ben poca presa quando erano bagnate e Macrone, come del
resto tutti gli altri soldati, non aveva vita per niente facile nel tentare di tenersi in piedi sulle suole
chiodate dei calzari. Due centurie di legionari erano state assegnate alle navi da guerra per rinforzare il
contingente dei classiari, una misura assolutamente necessaria giacch Aiace e i suoi seguaci, per la
maggior parte ex gladiatori come il loro capo, erano in grado di dare parecchio filo da torcere persino ai
migliori elementi dellesercito romano.
Non appena il trierarco vide Macrone spuntare sul ponte, gli si avvicin facendo un cenno di
saluto con la testa.
Piacevole mattina, signore.
Ah, s?, rispose Macrone corrucciato. Sto su una nave piccola, affollata e circondata da
acqua senza nemmeno una brocca di vino a farmi compagnia. Non  proprio ci che definisco
piacevole.
Polemo, il trierarco, serr le labbra e distolse lo sguardo. Il cielo era quasi terso, velato solo da
uno sparuto gregge di nuvolotti di un bianco luminoso che scivolavano placidi. Una brezza leggera
tendeva le vele, gonfiandole generosamente come il ventre satollo di un gaudente, e il dolce
ondeggiamento del mare saliva e ridiscendeva con ritmo regolare e per nulla fastidioso. Sulla destra si
stendeva pacifica la sottile linea della costa. A sinistra, lorizzonte terso. Circa un quarto di miglio pi
avanti si trovava la poppa della seconda nave, che lasciava dietro di s una cremosa scia di acque
ribollenti. Tutto sommato, pens tra s e s il trierarco,  il giorno perfetto che ogni marinaio potrebbe
desiderare.
Qualcosa da segnalare?, chiese Macrone.
S, signore. Stamattina  stato aperto lultimo fusto di carne di montone salata; il pane secco
finir domani e ho dimezzato le razioni di acqua, rifer il trierarco, guardandosi bene dalloffrire
consigli sulla preoccupante situazione delle scorte. La decisione sul da farsi non spettava a lui, n
spettava a Macrone. Era responsabilit del prefetto dare lordine di dirigersi verso la citt portuale pi
vicina e rifornire la nave.
Hmmm, fece Macrone accigliato. Guardarono entrambi la nave in testa, quasi tentando di
leggere nella mente del prefetto Catone che vi era a bordo. Questultimo aveva portato avanti la caccia
con unossessione assillante. Ossessione che Macrone poteva capire benissimo. Era qualche anno ormai
che lui e Catone lavoravano in coppia, e fino a tempi recentissimi Macrone era stato suo diretto
superiore. La promozione che Catone aveva ottenuto era assolutamente meritata e Macrone non aveva
battuto ciglio, ma gli sembrava comunque un po strano vedere la loro gerarchia invertita. Catone
aveva poco pi di ventanni e, a dispetto della figura magra e nervosa, era dotato di grande resistenza e
coraggio. Aveva anche dato prova di una vivacit intellettuale capace di escogitare modi sempre diversi
per superare i pericoli che, nel corso degli anni, avevano dovuto affrontare insieme. Se Macrone avesse
dovuto scegliere quale uomo seguire, sarebbe sicuramente stato qualcuno come Catone. In oltre
quindici anni di servizio nelle legioni romane prima di essere promosso al grado di centurione,
Macrone aveva accumulato sufficiente esperienza per individuare il potenziale di una persona, ma sulle
prime su Catone si era sbagliato, riflett sorridendo. Vedendolo entrare faticosamente
nellaccampamento fortificato della Seconda Legione, sulla frontiera del Reno, Macrone aveva pensato
che quel ragazzino pelle e ossa avesse ben poche probabilit di superare vivo il durissimo
addestramento che gli si prospettava. Catone, per, laveva smentito, dimostrando determinazione,
intelligenza e soprattutto coraggio, salvando la vita a Macrone stesso durante la sua prima schermaglia
contro una trib germanica che, nelle sue scorrerie, era solita varcare il grande fiume che segnava uno
dei confini dellimpero. Da quel momento Catone non aveva mai perso occasione per dimostrarsi un
soldato di primordine, diventando anche il pi grande amico che Macrone avesse mai avuto. Da poco
Catone era stato promosso prefetto e, per la prima volta, era il superiore di Macrone. Una situazione a
cui entrambi stavano tentando, seppur con difficolt, di abituarsi.
La determinazione del prefetto nello scovare Aiace era motivata tanto da un desiderio di
vendetta quanto dalla necessit di adempiere agli ordini ricevuti. Sebbene gli fosse stato esplicitamente
richiesto di prendere Aiace vivo, per quanto possibile, e di consegnarlo a Roma in catene, Catone non
era granch propenso a farlo. Durante la ribellione degli schiavi a Creta, Aiace aveva catturato Giulia,
la promessa sposa di Catone, tenendola prigioniera in una gabbia e lasciandola marcire nei suoi stessi
bisogni, coperta solo di brandelli di abiti mentre Aiace la tormentava con continue minacce di torture e
morte. Anche Macrone era stato catturato e aveva condiviso con Giulia la medesima gabbia, per cui la
sua fame di vendetta era forte quanto quella del suo superiore.
Il trierarco si schiar la voce. Pensate che oggi dar lordine di approdare per rifornirci,
signore?
E chi pu saperlo?, Macrone si strinse nelle spalle. Dopo il piccolo incidente di ieri, non ne
sono pi cos sicuro.
Il trierarco annu. La sera precedente le due navi si erano avvicinate a un piccolo villaggio
costiero per ancorarsi per la notte. Mentre si approssimavano alla riva, gli abitanti di quel gruppetto di
casupole di mattoni di fango erano scappati subito nellentroterra, portandosi dietro oggetti di valore e
tutto il cibo che erano riusciti a trasportare. La squadra di legionari inviata in perlustrazione nel
villaggio era tornata a mani vuote. Erano fuggiti tutti e il cibo lasciato era stato accuratamente nascosto.
Di insolito cerano solo alcune fosse scavate di recente e le macerie carbonizzate di qualche edificio. In
mancanza di qualcuno da interrogare, i legionari avevano fatto ritorno alle navi e durante la notte i
Romani erano stati attaccati con frombole. Macrone era riuscito a vedere solo alcune sagome scure che
si stagliavano contro il chiarore della spiaggia.
I colpi secchi delle pietre contro lo scafo e il ponte delle navi, e tonfi liquidi dei proiettili che
finivano in acqua, erano continuati per tutta la notte. Due soldati erano rimasti feriti prima che fosse
dato finalmente lordine di mettersi al riparo a tutti gli altri. Lattacco era terminato poco prima
dellalba e con le prime luci del giorno le due navi avevano ripreso il mare per riprendere la ricerca di
Aiace.
Signori, laggi!, url la vedetta dallalto dellalbero. La Sobek sta sventando le vele!.
Il trierarco e Macrone puntarono gli occhi in avanti. La vela dellaltra nave aveva preso a
fluttuare, mentre lequipaggio allentava le scotte per ridurre la velocit del vascello.
Si direbbe che il prefetto voglia conferire, fece il trierarco.
Lo sapremo molto presto. Affianchiamoci, ordin Macrone.
Poi si volt e si incammin di nuovo verso la sua cabina per prendere spada e bastone di vite e
per indossare i calzari, in modo da essere pi presentabile di fronte al suo superiore. Quando torn sul
ponte, la sua nave, la Ibis, si stava accostando allaltro vascello. Riusciva gi a vedere Catone a poppa
che si portava le mani al lato della bocca e chiamava.
Centurione Macrone! Vieni a bordo!.
Subito!, url di rimando Macrone e fece un cenno al trierarco. Polemo, ho bisogno
dellimbarcazione di servizio.
Subito, signore. Lufficiale si volt per passare ai suoi uomini lordine di issare la piccola
imbarcazione dallalloggiamento sul ponte principale. Mentre un gruppo manovrava una fune di
carrucola, altri guidarono limbarcazione oltre il bordo, per poi abbassarla in mare. Sei uomini vi
scesero allinterno e impugnarono i remi; poi si cal Macrone, usando la scaletta di corda, e dirigendosi
con cautela verso il sedile di poppa. Un istante dopo la piccola imbarcazione si stacc dalla nave,
scivolando via mentre i marinai iniziavano a darci sotto con i remi per spingerla verso la Sobek.
Quando furono abbastanza vicini, uno dei marinai ritir in barca il remo, afferr un uncino e agganci
la fune legata ai due lati di unapertura del parapetto della nave. Macrone si appost davanti e,
cercando di rimanere in equilibrio, attese che londa sollevasse limbarcazione, poi si slanci sulla
scaletta di corda che scendeva sul fianco della nave. La risal velocemente prima che londa passasse e
lo facesse ricadere in acqua. Catone era l ad attenderlo.
Vieni con me.
Si diressero a prua, dove Catone ordin a un paio di marinai di allontanarsi verso poppa perch
non li udissero. Quando vide i tratti scarni dellamico, Macrone ebbe una fitta di preoccupazione. Per
parecchi giorni di fila non avevano avuto occasione di parlarsi faccia a faccia, e in quel momento
Macrone not di nuovo le macchie scure attorno agli occhi dellaltro. Catone si chin in avanti e,
mentre si voltava verso Macrone, appoggi un gomito sulla spessa trave di legno dellimpavesata.
Come siete messi con le scorte?
Possiamo andare avanti ancora un paio di giorni, se raziono lacqua agli uomini; dopodich
non potremo pi farci affidamento, anche se troviamo Aiace, signore.
Di fronte a quel riferimento al suo rango superiore, Catone ebbe un moto di irritazione che gli si
lesse chiaramente in faccia. Si schiar la voce con un colpo di tosse. Stammi a sentire Macrone, puoi
anche lasciar perdere quel signore quando siamo soli io e te. Ci conosciamo abbastanza bene.
Macrone lanci unocchiata agli uomini poco distanti sul ponte e poi si volt di nuovo. Adesso
sei un prefetto, amico mio, e gli uomini si aspettano che io mi rivolga a te di conseguenza.
Senza dubbio, ma quando devo parlarti a quattrocchi, in privato, allora parliamo da amici,
intesi?
Devo prenderlo come un ordine?, rispose Macrone in tono severo; le sue labbra, per, non
poterono fare a meno di incurvarsi leggermente ai lati, tradendo il suo reale stato danimo. Catone
sollev gli occhi. Risparmiami i sentimenti addolorati di ex collega centurione, va bene?.
Macrone annu e sorrise. Ci sto, dai. Quali sono i piani allora?.
Catone concentr la mente stanca. Le tracce di Aiace sono ormai perse. Gli uomini devono
riposare.
Lo stesso vale per te.
Catone ignor il commento e riprese a parlare. Le navi hanno quasi terminato le scorte.
Faremo dietrofront e ci dirigeremo ad Alessandria. Siamo a tre giorni di navigazione da l, per cui
dobbiamo prima trovare un posto per rifornirci di acqua e cibo. Spero solo di non ricevere la stessa
accoglienza di ieri. Aggrott la fronte e scosse la testa.  stato strano.
Magari ci hanno presi per esattori delle tasse, fece Macrone, stringendosi le spalle. Non
posso certo dire di essere impressionato dallo spirito di ospitalit mostrato dai nativi. Spero che ad
Alessandria sia diverso. Se tutti questi indigeni sono amichevoli come quelli di ieri, non vedo lora che
la caccia sia terminata per tornare a Roma.
Temo che per questo dovrai aspettare ancora un po, Macrone. Gli ordini sono chiari.
Dobbiamo trovare Aiace, costi quel che costi, anche se dovessimo impiegarci leternit. E questo  ci
che faremo finch non riceviamo nuovi ordini. Nessuna provincia romana, nemmeno limperatore
Claudio, potr permettersi sonni tranquilli finch Aiace e i suoi rimarranno in libert. Hai visto tu
stesso quanto quelluomo sia di ispirazione per i suoi seguaci. Sarebbe in grado di innalzare lo
stendardo della ribellione in tutto limpero e gli schiavi si aggregherebbero a lui a frotte. Finch rimane
in vita, Aiace  una seria minaccia per limpero. Se Roma cadesse, scoppierebbe il caos e tutti quelli
che sono vissuti sotto la protezione delle legioni, liberi, liberti e schiavi, cadrebbero vittima degli
invasori barbarici. Ecco perch dobbiamo trovare e annientare Aiace. E inoltre, abbiamo anche un
conto personale da sistemare con lui, sia io che te.
Hai ragione. Ma se si  nascosto? Aiace potrebbe essere ovunque, dallaltra parte del
Mediterraneo o persino nel Ponto Eusino. Potrebbe anche aver abbandonato la nave, inoltrandosi poi
nellentroterra. E se le cose stanno cos, allora abbiamo le stesse probabilit di trovarlo quante ne
abbiamo di trovare un avvocato onesto nel bel quartierino della Suburra a Roma. E gi che ne parliamo,
hai una pi che ottima ragione per tornare a Roma il prima possibile. Macrone abbass il tono della
voce. Dopo tutto quello che ha passato, Giulia avr bisogno di te al suo fianco.
Catone si volt e guard dritto nel blu intenso del mare. Non passa giorno che io non pensi a
Giulia, Macrone. Penso a lei e la rivedo nella gabbia in cui Aiace vi ha tenuti prigionieri. Il pensiero di
ci che ha dovuto subire mi tormenta.
Abbiamo subto entrambi le stesse cose, rispose dolcemente Macrone. E io sono ancora qui.
Lo stesso Macrone di sempre.
Catone gli lanci unocchiata brusca e intensa. Davvero? Ho qualche dubbio.
Cosa vuoi dire?
Ti conosco abbastanza bene per avvertire lamarezza con cui parli, Macrone.
Amarezza? E perch no? Dopo tutto quello che ci ha fatto passare quel bastardo.
E cos esattamente che vi ha fatto passare? Non mi hai raccontato granch in merito, e
nemmeno Giulia, prima di ripartire da Creta.
Macrone lo fiss. Glielhai chiesto?
No... non volevo che ricordasse.
O forse non volevi saperlo?. Macrone scosse la testa tristemente. Non hai fatto domande e
adesso sei costretto a immaginare, non  cos?.
Catone lo fiss qualche istante e poi annu. Qualcosa del genere, e poi anche il non aver fatto
niente per aiutarvi.
Non cera nulla che tu potessi fare, nulla. Macrone appoggi i gomiti sul parapetto. Non
prenderti colpe che non hai, Catone. Non arriveresti a niente e non ti aiuterebbe neanche a catturare
Aiace. Devi solo sapere che Giulia  una donna forte e che se le darai del tempo, si rimetter, qualsiasi
cosa abbia subto.
Come hai fatto tu?
Io laffronter a modo mio, rispose deciso Macrone. Se gli di riterranno giusto mettere
Aiace sul mio cammino, gli staccher le sue palle merdose e gliele ficcher gi per la gola prima di
farlo fuori. Lo giuro su ogni dio che io abbia mai pregato.
Catone sollev le sopracciglia e fece una risatina ironica. Sembra proprio che tu sia riuscito a
lasciarti tutto alle spalle.
Macrone lo guard in cagnesco. Lo far, quando sar tutto finito.
E fino ad allora?
Non ci riposiamo finch non avremo eseguito gli ordini.
Bene.  deciso. Catone si raddrizz lentamente. A questo punto farei meglio a dare lordine
di invertire la rotta delle navi e di puntare verso Alessandria.
Macrone scatt sullattenti e fece il saluto. Sissignore.
Quel momento di amicizia era giunto al termine, Catone dovette farsene una ragione.
Tornavano a essere prefetto luno e centurione laltro. Fece un cenno del capo verso Macrone e alz il
tono della voce come un attore che stava declamando di fronte a un pubblico. Molto bene, centurione.
Ritorna alla tua nave e posizionati dietro la Sobek.
Si voltarono di nuovo insieme verso il ponte principale e avevano quasi raggiunto la base
dellalbero quando la vedetta url: Vela in vista!.
Catone si ferm e guard in alto. In quale direzione?.
La vedetta stese un braccio puntando oltre la prua, in mare aperto. Laggi, signore. Otto, forse
dieci miglia di distanza. Si vedono solo gli alberi.
Catone si volt verso Macrone con uno scintillio di eccitazione negli occhi. Speriamo che sia il
nostro uomo.
Ne dubito, rispose Macrone. Ma potrebbero aver visto o aver notizie di Aiace.
Mi basterebbe anche solo questo. Adesso torna alla tua nave e ripartite. Mi avviciner a lui dal
largo, tu fallo arrivandogli addosso dalla costa. Non avr scampo, chiunque sia.
...
.
...
Capitolo tre.
...
.
...
Il vascello non fece alcun tentativo di eludere le due navi da guerra romane: sembrava rollare
sulle onde senza una meta precisa. Mentre il suo equipaggio serrava le vele e usava i remi per la
manovra di accostamento, Catone vide che la vela della nave sbatteva libera. Le scotte dovevano essere
state sciolte, se non addirittura tagliate, pens. Lampiezza dello scafo e la poppa alta erano quelle
tipiche di un vascello da trasporto e Catone avvert una breve fitta di delusione per aver pensato di aver
trovato la sua preda. Sul ponte non cerano segni di vita e la pala del timone dondolava dolcemente da
una parte e dallaltra, sospinta dalle onde che sciabordavano contro lo scafo.
Nel frattempo, dalla terraferma, la nave di Macrone stava sfruttando appieno il vento da terra
per chiudere la distanza prima di passare ai remi, anche se avrebbe comunque raggiunto la nave da
carico appena dopo la Sobek.
Devo mettere in formazione gli uomini, signore?, chiese il centurione Proculo, il comandante
dei legionari assegnati alla nave del prefetto.
No, utilizzer i classiari. Sono meglio addestrati per le operazioni di abbordaggio.
Proculo inspir bruscamente, piccato dal dover lasciare il passo a uomini che considerava suoi
inferiori. Catone lo ignor, abituato come era alle tensioni esistenti tra le due forze. Tanto pi che la
decisione spettava a lui. Si volt verso il decurione responsabile della squadra dei trenta classiari della
nave. Diodoro, fai preparare immediatamente i tuoi uomini per labbordaggio.
S, signore. Devo far preparare il corvo?, rispose luomo, facendo un cenno del capo verso
laggeggio assicurato al ponte davanti allasta dellalbero. Il corvo era una passerella che veniva
sollevata e abbassata con un sistema di carrucole; un perno di legno su una delle due estremit
permetteva di farlo ruotare oltre il bordo della nave. Allaltra estremit cera uno spuntone di ferro
simile a un becco di corvo. Una volta posizionato al di sopra del ponte del vascello da abbordare,
lattrezzo veniva fatto scendere e lo spuntone, sbattendo violentemente, si conficcava nelle travi,
unendo cos le due navi e permettendo ai classiari di attraversarlo di corsa ed entrare in azione. Sebbene
non vi fosse traccia di vita a bordo, Catone decise di attenersi alla prassi in caso si trattasse di una
trappola.
S, usate il corvo. Se pensi di aver bisogno di rinforzi, possiamo inviare i legionari.
Proculo si gonfi in petto. Pronti a tirar fuori i classiari da qualsiasi problema, signore. Potete
fare affidamento su di noi.
Felice di sentirlo, mormor in tono aspro Diodoro mentre ripartiva verso i suoi uomini per
trasmettere gli ordini.
Quando la Sobek serr sul vascello da carico, il ponte si riemp di uomini armati in formazione.
Quando tutto fu pronto, i classiari si immobilizzarono in attesa del segnale per entrare in azione. Il
trierarco fece rallentare il ritmo della remata e lentamente la nave si avvicin al fianco di poppa del
relitto alla deriva. Quando giudic di essere sufficientemente vicino per poter far scendere gli uomini,
diede lordine di tirare i remi in barca.
Catone, nel frattempo, aveva indossato la sua armatura completa ed era salito sulla torretta di
vedetta del ponte di prua, per esaminare laltro vascello mentre la Sobek gli scivolava accanto. Attorno
agli ombrinali erano visibili delle strisce scure che scomparivano quando arrivavano a toccare la linea
di galleggiamento. Sangue. Un istante dopo il prefetto vide il primo dei cadaveri, un uomo riverso sul
parapetto. Poi molti altri sparpagliati sul ponte di comando.
Preparate il corvo!, url Diodoro, e subito si ud il cigolio della passerella che veniva ruotata
e rivolta verso il vascello da carico.
Rilasciate!.
La passerella inizi a scendere, la punta di ferro a curvarsi verso il basso con sempre maggiore
velocit, abbattendosi poi sul ponte con un rumore di schegge.
Classiari, avanti!, url Diodoro, salendo sulla passerella e attraversandola di corsa con la
spada sollevata. I suoi uomini lo seguirono, un duro martellamento di calzari di cuoio sulle travi di
legno. In un istante i soldati furono a bordo del vascello e si aprirono a ventaglio sul ponte.
Catone ridiscese dalla torretta e chiam Proculo. Aspetta qui con i tuoi uomini. Se vi chiamo,
accorrete immediatamente.
S, signore.
Dal vascello non giunse alcun rumore di battaglia, n grida di allarme; attraversando la
passerella, Catone tenne la spada nel fodero, lanciando una rapida occhiata in basso, verso lacqua che
sciabordava tra i due scafi. Nonostante fosse in navigazione da due mesi buoni, ormai, aveva ancora
paura e detestava il mare; altro ottimo motivo per augurarsi che la ricerca andasse a un buon fine nel
minor tempo possibile. Arrivato in punta di passerella, salt gi ed esamin lentamente la situazione. Il
ponte era quasi interamente ricoperto di cadaveri e di macchie scure di sangue. I portelli dei boccaporti
delle stive erano stati strappati via e allinterno era tutto un caos di merci: anfore rotte, balle di tessuti
sparpagliate, sacchi di riso e spezie spaccati. Catone si avvicin a Diodoro chinato su uno dei cadaveri.
Non sembra ancora in decomposizione. Il decurione annus e con un dito tocc il sangue
accanto al corpo. Ancora appiccicoso. Devono essere stati uccisi da circa un giorno. Di sicuro non pi
di un paio.
Se  opera di Aiace, allora siamo pi vicini a lui di quanto pensassi, mormor Catone,
rialzandosi in piedi.
Potrebbe essere, signore, ma potrebbe benissimo anche essere opera di pirati.
Davvero? E allora perch hanno preso cos poco, quasi niente, dalle stive? L sotto c una
fortuna in spezie. Se sono stati dei pirati, i conti non tornano.
Signore!, url una voce. Qui ce n uno vivo!.
Catone e Diodoro si affrettarono verso il classiario in piedi accanto allalbero. Luomo si fece
da parte e mostr una figura magra e arsa dal sole, completamente nuda tranne che per un perizoma
sporco. Dapprima Catone pens che luomo tenesse le braccia sollevate, ma poi not la grossa testa
nera del chiodo di ferro che gli bloccava i palmi al legno, stirandolo quasi in posizione eretta, talmente
in alto che non riusciva neanche a toccare terra ed era costretto a reggere tutto il peso del corpo sulla
punta dei piedi. Luomo emetteva un debole lamento, respirava appena e a fatica.
Tiratelo gi!, ordin Catone. Si volt poi verso la Sobek e url: Mandatemi qui il medico!.
Mentre due classiari sostenevano luomo, un terzo afferr la testa del chiodo e inizi a
strattonarlo per sfilarlo. Il poveretto rantol e lanci un urlo. Spalanc gli occhi iniettati di sangue e li
rote. Per sfilare il chiodo dallalbero sembr volerci uneternit e alla fine luomo si accasci tra le
braccia dei classiari.
Stendetelo a terra, ordin con un gesto Catone al soldato pi vicino. Dammi la tua borraccia.
Intanto voi cercate in giro se ci sono altri sopravvissuti.
Si chin sul ferito e stapp la borraccia, trasalendo quando alla fine vide le labbra spaccate e
insanguinate. Infil una mano dietro la testa delluomo e la sollev lentamente, poi gli vers dellacqua
sul viso. Al primo contatto con lacqua, le labbra schioccarono e il disgraziato emise un lamento di
sollievo quando il liquido inizi a scivolargli nella bocca secca. Catone lo fece sorseggiare ancora,
fermandosi solo quando luomo inizi a soffocare e a tossire, rigurgitando lacqua mentre voltava la
testa di lato.
Ti... ringrazio, disse con voce debole e roca.
Cosa  successo qui?, gli chiese Catone. Chi vi ha attaccati?.
Luomo si lecc le labbra screpolate con la lingua enfia e si contorse dal dolore prima di
rispondere. Romani....
Catone si scambi unocchiata con Diodoro. Romani? Ne sei sicuro?.
Unombra attravers il ponte, Catone sollev gli occhi e vide lalbero maestro della Ibis mentre
questa si affiancava. Un istante dopo gli scafi delle due navi si scontrarono con un tonfo. Poi il rumore
di calzari che prendevano contatto con il legno del ponte. Catone alz lo sguardo e vide il suo amico.
Da questa parte, Macrone!.
Macrone lo raggiunse con passo deciso, guardandosi attorno. Sembra che se la siano proprio
battuta.
Penso piuttosto un vero e proprio massacro. Ma abbiamo trovato questo vivo. Catone indic
la carne sfregiata delle mani delluomo. Inchiodato allalbero.
Macrone emise un fischio cupo. Terribile. Perch lavrebbero fatto?
Non ne ho idea. Forse volevano lasciare un testimone, qualcuno che potesse sopravvivere
abbastanza a lungo da raccontare cosera successo.
In quellistante arriv il medico della nave di Catone, con la sua sacca di bendaggi e unguenti
curativi. Si inginocchi accanto al sopravvissuto e lo esamin velocemente, prendendogli il polso. Le
sue condizioni sono gravi, signore. Dubito di poter fare qualcosa per lui.
Va bene. Allora devo riuscire a scoprire quanto pi possibile prima che sia troppo tardi.
Catone si chin di nuovo sulluomo e gli parl dolcemente nellorecchio. Come ti chiami, marinaio?
Mene... Menelao, rispose a fatica con voce stridula.
Ascoltami, Menelao. Purtroppo le tue ferite sono gravi ed  probabile che non sopravvivrai per
molto ancora. Se muori, sicuramente vorrai che qualcuno vendichi la tua morte. Dimmi quindi: chi ha
fatto tutto questo? Romani, hai detto. Cosa intendevi? Pirati romani?
No..., bisbigli luomo e poi biascic ancora qualcosa, un paio di parole che Catone non
riusc a carpire.
Cosa?
Sembra che abbia detto pale di terra, fece Macrone. Ma non ha senso. Che centrano le pale
di terra?.
Catone avvert un brivido gelido quando comprese ci che il marinaio stava tentando di dire.
Nave da guerra, vuoi dire che siete stati attaccati da una nave da guerra?.
Luomo annu e si inumid le labbra. Hanno ordinato di metterci in panna... dicevano che
dovevano controllare la merce... poi ci hanno attaccati... senza piet. Luomo aggrott la fronte al
ricordo. Lui mi ha risparmiato... ha detto che dovevo ricordare il suo nome... poi mi hanno tenuto
contro il palo dellalbero e mi hanno fatto sollevare le braccia. Nellangolo dellocchio gli luccic una
lacrima che poi scivol gi sulla pelle e gocciol dallorecchio.
Il suo nome?, lo incalz dolcemente Catone. Dimmi il suo nome.
Il marinaio rimase in silenzio per qualche istante, poi mosse le labbra. Cent... centurione
Macrone.
Catone si sollev appena e guard lamico l accanto che scuoteva la testa stupito. Ma cosa
diamine sta dicendo?.
Catone si limit a stringersi nelle spalle prima di rivolgersi di nuovo al marinaio. Ne sei
sicuro? Sei sicuro che abbia detto di chiamarsi Macrone?.
Il marinaio annu. Macrone... questo  il nome di quel bastardo... me lha fatto ripetere per
essere sicuro... centurione Macrone, mormor, poi il viso fu sfigurato da una smorfia di dolore.
Signore, intervenne il medico. Devo portarlo al riparo dal sole, sottocoperta sulla Sobek. Mi
occuper l delle ferite.
Bene. Fa quello che puoi. Catone riappoggi dolcemente la testa delluomo sul pavimento e
si raddrizz. Il medico chiam quattro classiari e ordin loro di sollevare il corpo del moribondo quanto
pi delicatamente possibile. Catone li guard incamminarsi verso la passerella e poi si volt verso
Macrone. Strano, non trovi?
Ho un alibi, rispose con crudo umorismo. Ero occupato a inseguire schiavi fuggitivi. Poi,
indicando con il pollice al di sopra della spalla luomo che stavano portando via, disse: Che intenzione
ha quel centurione, Macrone?
 Aiace. Deve essere per forza lui.
Perch?
A chi altro verrebbe in mente di usare il tuo nome?
Non ne ho idea. Ma se  Aiace, per quale motivo lo farebbe?
La sua idea di scherzo, forse. Questo o altro.
Cosa?.
Catone scroll la testa. Non ne sono sicuro, ma sento che dietro c molto pi di quanto non
sembri.
Be, se si tratta di Aiace e dei suoi uomini, almeno siamo di nuovo sulla pista giusta.
Gi. Catone sbuff. Non ci siamo con i tempi, per.
Che intendi?
Abbiamo esaurito le scorte. Lacqua  quasi finita. Non possiamo continuare la ricerca se
prima non ci riforniamo. Prendiamo quello che riusciamo a trovare su questa nave e poi ci mettiamo in
rotta per Alessandria.
Macrone lo fiss. Non parli seriamente, vero... signore?
Pensaci un attimo, Macrone. Se ha un vantaggio di uno o due giorni, adesso potrebbe gi
essere a oltre un centinaio di miglia da qui. Quanto pensi che impiegheremmo per trovarlo? Quanti
giorni? Se tentiamo, potremmo correre il rischio di non essere nelle condizioni di combattere o
addirittura troppo deboli per poter tornare in porto. Non ho altra scelta, andiamo ad Alessandria.
Facciamo rifornimento e cerchiamo di avere quanti pi rinforzi per battere bene questa zona.
Macrone era sul punto di protestare ancora quando il decurione Diodoro si avvicin a loro per
un rapporto. Signore, i miei uomini hanno cercato in tutta la nave ma non hanno trovato altri
sopravvissuti.
Bene. D ai tuoi uomini di portare sul ponte tutto ci che rimane del cibo e dellacqua nella
stiva e di spartirlo tra le nostre due navi.
S, signore. Diodoro salut e sincammin di nuovo verso i soldati accalcatisi attorno al
boccaporto della stiva. Animo, dormiglioni! Rimettete in fodero le spade e posate gli scudi. Abbiamo
del lavoro da fare.
Macrone continuava a fissare Catone. Poi si diede dei colpetti sul naso.
Che ?, gli chiese Catone con voce stanca.
Stavo pensando. Mi auguro proprio che tu abbia ragione. Se Aiace ci sfugge ancora mentre
torniamo ad Alessandria, allora solo gli di sanno come faremo a ritrovarlo poi. Era un mese che non
avevamo sue notizie.
Lo so, rispose Catone, gesticolando impotente. Ma non abbiamo scelta. Dobbiamo
rientrare.
Macrone serr le labbra.  la vostra scelta, signore. Ordine vostro.
S, lo .
Tre giorni pi tardi la Sobek entrava nellimmenso porto di Alessandria. La gigantesca struttura
del faro costruita per ordine di Tolomeo II sullaffioro roccioso dellisola di Pharos torreggiava sulle
due navi da guerra. Gli uomini a bordo, tutti reclutati tra le forze romane di stanza ad Alessandria per
aiutare a schiacciare la ribellione degli schiavi a Creta, erano abituati alla vista straordinaria del faro.
Anche Catone laveva gi visto altre volte, ciononostante si ferm sul ponte per ammirare la portata
dellambizione di Tolomeo. Oltre il faro si trovavano il vasto complesso della Grande Biblioteca, la
tomba di Alessandro Magno e lampio viale di Canopo che attraversava il cuore della citt. Tutto, nella
citt, era stato costruito per impressionare i visitatori e promuovere nei suoi abitanti un senso di
superiorit.
Era quasi mezzogiorno e il sole di met giornata costrinse Catone a socchiudere gli occhi
mentre guardava in alto verso il faro. Dai fuochi permanentemente accesi sulla cima della torre si
levava unininterrotta colonna di fumo, che segnalava la presenza della citt ai vascelli in navigazione
al largo o lungo le coste egiziane.
Catone riabbass lo sguardo, congiungendo le mani dietro la schiena, e riprese a camminare per
il ponte della sua nave. Lo faceva ormai per abitudine da quando aveva iniziato la ricerca di Aiace.
Essere prigioniero su un piccolo vascello era una vera e propria tortura per il suo spirito nervoso, e
labitudine di muoversi su e gi per il ponte principale gli forniva una seppur limitata occasione di
movimento, oltre al tempo per riflettere.
Quel ritardo forzato nella ricerca di Aiace lo disturbava profondamente. Non aveva alternative,
ad ogni modo. Nemmeno il cibo e lacqua racimolati sulla nave da carico erano riusciti a placare la
fame e la sete dei suoi uomini. Non erano assolutamente nelle condizioni di poter affrontare la
disperata banda di schiavi fuggitivi di Aiace, molti dei quali ex gladiatori. Uomini che avevano passato
anni e anni ad allenarsi per non fare altro che combattere e uccidere nellarena. I corpi trovati sul
vascello erano stati zavorrati e abbandonati in mare assieme al marinaio che era stato inchiodato
allalbero, deceduto qualche ora dopo essere stato trasportato a bordo della Sobek. Sul vascello era stato
lasciato un equipaggio ridotto con precisi ordini di condurlo velocemente ad Alessandria. Le due navi
da guerra romane lavevano intanto preceduto, mosse dal desiderio del prefetto di riprendere la ricerca
il pi velocemente possibile.
Ammainare le vele!, ordin il trierarco Firmo da poppa. Preparate i remi!.
Qualche istante dopo, la Sobek continu a scivolare verso il porto navale situato poco distante
dai palazzi reali, un tempo residenza dei faraoni, ma ora quartier generale del governatore romano
dEgitto e del suo entourage. I remi furono sollevati e spinti in avanti, iniziarono a muoversi a ritmo
regolare, sospingendo la nave nelle acque tranquille in direzione dei pontili in muratura, ai quali erano
ormeggiate le navi della flotta alessandrina. Catone vide una sentinella che dalla torretta di
segnalazione si precipitava allimbocco del porto per segnalare larrivo delle due navi.
Il prefetto si spost verso poppa e discese nella cabina. Alto una testa pi di Macrone, fu
costretto a curvarsi scomodamente per indossare la pi pulita delle due sole tuniche che aveva portato
con s da Creta. Poi si infil larmatura a scaglie stringendosi limbracatura decorata dai dischi
dargento delle medaglie che aveva ricevuto per il suo servizio nella Seconda Legione. La sua unit
aveva fatto parte dellesercito che qualche anno prima aveva invaso la Britannia: proprio in
quelloccasione Catone aveva dato per la prima volta prova del suo valore di soldato, meritandosi la
promozione a centurione. In quel momento era prefetto, un ufficiale scelto per lalto comando.
Solo per quando limperatore avrebbe confermato il suo grado, riflett Catone. E questo
difficilmente sarebbe avvenuto se avesse fallito nella ricerca e nella distruzione di Aiace, il sanguinario
ribelle che aveva fatto del proprio meglio per distruggere la provincia di Creta. Riuscendo anche a
catturare la flotta egiziana di trasporto granaglie quando questa aveva fatto scalo a Creta durante il
viaggio per Roma, mettendo cos a rischio la sopravvivenza della popolazione. Per un brevissimo
istante, Catone sent una forzata ammirazione per quel suo nemico. Aiace era il tipo di uomo che
capiva tutte le forze in gioco e concepiva i propri piani di conseguenza. Costituiva senza dubbio il
peggior nemico che lui avesse mai dovuto affrontare e una serissima minaccia per Roma stessa. Un
pericolo del genere non poteva essere tollerato e se non fosse riuscito a catturarlo o ucciderlo,
limperatore non lavrebbe perdonato. In quel caso, la conferma della promozione a prefetto sarebbe
stata lultima delle sue preoccupazioni. Molto pi probabile che potesse addirittura vedersi togliere i
gradi ed essere spedito a terminare i suoi giorni in qualche avamposto dimenticato dagli di e dagli
uomini ai margini dellimpero. E quella sarebbe stata la fine della sua carriera militare. Avrebbe per
dovuto pagare un prezzo ben pi alto. Sarebbe stato costretto a non vedere pi Giulia.
La figlia di un senatore non avrebbe potuto certo subire la durezza della vita in un posto di
frontiera. Sarebbe rimasta a Roma e avrebbe cercato un partito migliore per marito. Quel pensiero gli
trafisse letteralmente il cuore, ma se questo fosse successo, lui non avrebbe potuto certo biasimare
Giulia. Nonostante i suoi sentimenti per lei, Catone era sufficientemente razionale per capire che
lamore aveva dei limiti. Lidea che Giulia potesse seguirlo nel suo esilio e sviluppare poi risentimento
nei suoi confronti per questo motivo lo riempiva di terrore. Meglio andarci da solo e avere un ricordo
da serbare nel cuore, piuttosto che vedere il proprio fallimento appesantito da una tormentosa
amarezza.
Catone si aggiust larmatura, poi afferr la cintura con la spada e, facendosela passare sulla
testa, la appoggi a una spalla. Per ultimo apr il piccolo baule ai piedi della branda e prese il
portapergamena di pelle contenente lordine di scovare Aiace, ricevuto dal padre di Giulia, il senatore
Sempronio. Un documento separato attestava la sua promozione a prefetto, previa conferma imperiale.
Con quei due documenti a disposizione, Catone sperava di riuscire ad avere lautorevolezza sufficiente
per assicurarsi lassistenza del governatore nellesecuzione della missione.
Non che avesse granch voglia di incontrare di nuovo il governatore. La volta precedente,
lufficiale era salpato da Creta per chiedergli, a nome del senatore Sempronio, rinforzi per soffocare la
ribellione. E lincontro non era stato affatto facile: solo la minaccia di inserirlo tra coloro che si
sarebbero spartiti la responsabilit della caduta di Creta aveva convinto il governatore dellEgitto a
fornire, seppur assai controvoglia, gli uomini e le navi necessari a sconfiggere Aiace.
Catone prese lelmo, inspir profondamente ed espir lentamente, poi si volt per risalire sul
ponte, dove avrebbe potuto finire di vestirsi senza dover rimanere piegato per evitare di sbattere la
cresta dellelmo. Mentre si stringeva il sottogola, osserv il trierarco e i suoi uomini completare la
manovra di avvicinamento al pontile. Furono lanciate le funi di ormeggio ai marinai in attesa sulla
terraferma e la Sobek fu tirata in posizione, scricchiolando e cigolando contro la massa di parabordi di
canna.
Catone si rivolse al trierarco. Scendi a terra e trova il quartiermastro della flotta. Voglio che
entrambe le navi vengano rifornite il pi velocemente possibile. Non ci saranno permessi di libera
uscita per gli uomini, non abbiamo tempo. Intendo ripartire subito dopo aver parlato con il governatore
e le navi sono state rifornite.
Il trierarco fece unespressione imbronciata e rispose a voce bassa. Signore, gli uomini sono
esausti e non vedono la famiglia da mesi. Forse un giorno o due di libert potrebbe rincuorarli.
Devono rimanere a bordo, riconferm deciso Catone. Chiunque tenti di scendere a terra
verr trattato alla stessa stregua di un disertore. Mi sono spiegato?
S, signore.
Bene. Catone si volt e vide che la Ibis stava ormeggiando a poppa. La passerella di sbarco
era gi stata abbassata, Macrone era sceso sul pontile e si stava avvicinando alla Sobek per attenderlo.
Ricorda cosa ti ho detto. Il prefetto avvert di nuovo il trierarco prima di voltarsi per scendere
a terra. Non appena mise piede sulla superficie lastricata, ebbe la sensazione che la terra sotto i calzari
si muovesse. Tent di regolare il suo senso dellequilibrio e Macrone gli ammicc.
Strana sensazione, vero?
Decisamente. Andiamo, rispose Catone.
Si incamminarono lungo il pontile abbagliati dai raggi del sole che si riflettevano sulle lastre di
pietra sotto i loro piedi. Poco oltre, al cancello che dal pontile immetteva nella zona degli edifici di
palazzo, li attendeva una squadra di legionari con un centurione, il bastone di vite tenuto in diagonale
davanti alle gambe divaricate.
Non gli ci  voluto molto per inviare un comitato di accoglienza, comment Macrone.
Qualcuno deve essersi precipitato a chiamare una guardia donore.
Gi, rispose accigliato Catone. Ma come potevano saperlo?
Forse tu non sei lunico con una buona vista, sugger Macrone. E comunque, promozione a
pieni voti allufficiale responsabile della vedetta.
Continuarono ad avvicinarsi ai soldati in attesa con tutto lequilibrio e la dignit che le gambe
rese instabili dalla navigazione gli permettevano. Quando furono vicini al cancello, il centurione fece
un passo avanti e sollev la mano destra in segno di saluto.
Siete il prefetto Quinto Licinio Catone, signore?
Esatto.
E il centurione Lucio Cornelio Macrone?.
Macrone annu. Immagino siate qui per scortarci dal vostro comandante.
Il centurione fece unespressione moderatamente sorpresa.
Catone scosse la testa. Non c tempo per le formalit. Devo vedere il governatore,
allistante.
Formalit?. Il centurione fece un segno agli uomini in attesa. Penso abbiate frainteso,
signore. Non siamo stati mandati qui per accogliervi. Ho lordine di arrestarvi. Entrambi.
Arrestarci?, ripet con tono truce Macrone. Cosa diamine stai dicendo? Arrestarci?
Aspettate!, disse Catone sollevando una mano. Chi ha dato lordine?
Il governatore in persona, signore. Non appena gli  giunta voce che le vostre navi stavano
entrando in porto. Dobbiamo condurvi in cella e tenervi l fino a prossime istruzioni. Se ora volete
seguirmi....
Perch?, insistette Catone. Con quali accuse?.
Il centurione li fiss. Penso sia ovvio, signore. Omicidio e pirateria.
...
.
...
Capitolo quattro.
...
.
...
Furono lasciati soli in cella. La porta rimase aperta con quattro sentinelle di guardia.
La stanza aveva un soffitto alto e riceveva aria da grandi finestre in alto sulla parete. Allesterno
del palazzo, i rumori distanti della citt si fondevano creando un brusio cupo e costante.
Catone era seduto a un tavolo e beveva dellacqua, approfittando del fatto di non doversi pi
limitare a una razione ridotta.
Macrone osservava le sentinelle. Attravers la stanza e si sedette su uno sgabello di fronte a
Catone. Cosa diamine sta succedendo? Perch siamo in arresto?
Lhai sentito tu stesso: omicidio e pirateria.
Ma che assurdit  questa?, si spazient Macrone. Siamo ufficiali dellesercito romano e tu
sei un prefetto.
Mi fa piacere che tu labbia notato.
Come osano trattarti in questo modo? Per tutti gli di: qualcuno pagher per questo, e la
pagher cara.
Macrone,  ovvio che c stato un errore. Si sistemer tutto. Non serve a niente scaldarsi,
sprechi solo energie. Catone riemp di nuovo la coppa e la spinse sul tavolo verso lamico. Tieni.
Bevi.
Macrone digrign i denti nel tentativo di tenere a freno i bollenti spiriti. Poi prese la coppa e la
svuot in un solo sorso, riappoggiandola quindi sul tavolo con un colpo secco. Ancora.
Questa volta, bevve pi lentamente e poi spinse via la coppa vuota. Cos va meglio. Avevo la
sensazione che la lingua mi stesse diventando una striscia di cuoio invecchiato da calzari.
So cosa intendi, annu Catone. Spero che abbiano portato acqua per gli uomini rimasti a
bordo. Sono ancora l sotto il sole.
Macrone lo fiss accigliato. Forse  meglio che ti concentri sul nostro impiccio invece di
preoccuparti di loro.
Perch? Non mi hai sempre detto tu stesso che un buon ufficiale pensa al benessere dei suoi
uomini prima che al suo? Eri piuttosto categorico su questo punto quando ero il tuo optio.
Ah, s?, borbott Macrone. E a cosa ti serve adesso?
Mi impedisce di pensare al fatto che sono chiuso qui dentro con un sobillatore che sta
mettendo tutto sottosopra come un toro in gabbia. La faccia vissuta e piena di cicatrici di Macrone si
distese in un sorriso. Mi spiace,  solo che non mi fa molto piacere essere chiamato omicida e pirata.
Assassino e predone s, ma quello fa parte del lavoro.
Alcuni potrebbero pensare che la tua sia solo una distinzione di grado, non di categoria,
Macrone, rispose secco Catone.
Davvero?. Macrone fece unespressione sorpresa. Allora, che si fottessero. Io non sono un
omicida.
Catone aveva ormai fatto labitudine alla natura piuttosto grossolana e sbrigativa dei sofismi da
uomo darmi di Macrone e si limit a una scrollata di spalle.
La loro conversazione fu interrotta da un rumore di passi nel corridoio fuori della stanza. Un
istante dopo le guardie si fecero da parte per lasciar passare il centurione che li aveva arrestati, il
governatore e uno scriba. Il centurione si posizion su un lato e chin la testa annunciando: Sua
eccellenza Gaio Petronio, governatore di Alessandria e della provincia dellEgitto e legato imperiale.
Catone e Macrone si alzarono e chinarono la testa anchessi in segno di saluto, mentre Petronio
raggiungeva a grandi passi il centro della stanza, fermandosi poi, scuro in viso, con le mani puntellate
sui fianchi. Fece schioccare le dita e indic un angolo. Lo scriba si affrett in quella direzione, si
sedette a gambe incrociate e prese una tavoletta cerata e un pennino dalla sacca.
Petronio inizi poi a scagliarsi verbalmente contro Catone. Ti ho lasciato portare i miei uomini
a Creta per soffocare una ribellione e non per sobillarla ancor pi furiosamente. Voi due dovete
rispondere a parecchie domande. Petronio li guardava, cupo in viso. Mi avete fatto ribellare tutta la
regione del Delta del Nilo, e non solo quella. Le corporazioni dei mercanti della citt vogliono la vostra
testa. Sarei quasi tentato di saltare ogni prassi legale e lasciarvi sbranare dalla folla prima che gli umori
si infiammino troppo e si scateni una vera rivolta. Incroci le braccia. Per cui, di grazia, in nome di
tutti gli di, volete dirmi cosa diamine state combinando voi due?
Combinando, signore?. Catone scosse la testa. Non capisco.
Balle!  un mese intero che ricevo rapporti su di voi che terrorizzate i villaggi della costa.
Arrivate, estorcete provviste e uccidete chiunque si rifiuti di collaborare. Mi  persino arrivata voce che
avete fermato navi, torturato gli equipaggi per estorcere informazioni e poi ucciso quasi tutti prima di
riprendere il mare.
Macrone e Catone si scambiarono una rapida occhiata.
Oh, e non negate!, continu infuriato il governatore. Ho tanto di denunce a vostro nome. E
anche qualche testimone che avete avuto la gentilezza di risparmiare. Prove pi che sufficienti per
inchiodarvi a una croce prima che tramonti il sole. Per cui, continu, sforzandosi di controllare la
collera, vi chiedo di nuovo, a che gioco pensavate di giocare? Secondo lultimo dispaccio che ho
ricevuto da Creta, eravate stati inviati per braccare uno schiavo ribelle, non per fomentare unaltra
ribellione qui in Egitto. Non sono pi sicuro di chi costituisca una pi seria minaccia per limpero, se
uno schiavo ribelle o i due criminali idioti inviati per fermarlo. E come se non bastasse, state usando i
miei uomini e le mie navi per il vostro sporco lavoro. Non pensiate che questo sia sfuggito alle regioni
infuriate. Una delle mie squadre di perlustrazione  stata assalita a sassate, ieri, mentre attraversava la
citt. Ho perso un optio e uno dei soldati. E tutto questo grazie a voi due e ai modi pesanti e tirannici
che avete usato cercando questo Aiace.
Ma noi non abbiamo fatto niente, signore, protest Macrone. Niente di tutto questo  vero.
Andate a raccontarlo ai testimoni.
E allora mentono. Qualcuno li ha spinti a farlo.
Vedremo. I miei procuratori hanno raccolto dichiarazioni e prove. Far tutto il possibile per
farvi processare. E poi unesecuzione pubblica. Questo dovrebbe bastare per placare gli animi e
ristabilire la calma in Egitto.
Macrone sbuff in modo derisorio. Mi state prendendo in giro! Queste sono tutte balle!.
Credimi centurione, questo  esattamente ci che accadr. E ti dir di pi: limperatore e
quella serpe del suo segretario personale, Narciso, approveranno la mia azione senza nemmeno un
istante di esitazione.
Catone era rimasto ad ascoltare lacceso scambio di battute in silenzio. In quel momento,
quando nella sua testa tutto iniziava a farsi chiaro, fece un sorriso per nulla divertito.
Per tutti gli inferi, coshai da sogghignare tu?, chiese il governatore. Non ci vedo nulla di
divertente.
 Aiace, signore.  lui il responsabile di tutto questo.
Aiace?
Naturalmente. Un tentativo per coprire le sue tracce. Anzi meglio, ha agitato le acque dietro di
s.
Che intendi dire?
Ci siamo imbattuti in una nave alla deriva, appena qualche giorno fa. A bordo erano tutti
morti, tranne un marinaio che ci ha detto che era tutta opera del centurione Macrone.
Questultimo sbuff. Il che mi ha sorpreso non poco, come potete immaginare, aggiunse.
E questo spiega anche perch gli abitanti di quel villaggio siano fuggiti quando ci siamo
avvicinati alla costa il giorno prima, continu Catone. Si  dato un gran bel da fare il ragazzo, il
nostro gladiatore.
Immagino possiate provarlo, disse il governatore. Questo sopravvissuto pu testimoniare
che luomo che ha attaccato la sua nave non era Macrone?
Sfortunatamente no, signore. Luomo  morto dopo poco.
Pratico!.
Non certo per noi, a quanto sembra. Ciononostante, organizzate pure un confronto con i vostri
testimoni e vediamo se sono in grado di identificarci come loro assalitori. Questo dovrebbe dimostrare
la nostra innocenza.
Il governatore rimase in silenzio per un istante, poi annu. Giusto. Mi sembra ragionevole. Si
diresse verso la porta e schioccando le dita fece avvicinare una delle guardie. Tu, vai a prendere quel
sacerdote del tempio, Hamedes. Si trova nei baraccamenti del palazzo. Lo voglio qui immediatamente.
Non dirgli nulla di questi due ufficiali. Intesi?.
La guardia salut, si volt e sincammin a grandi passi lungo il corridoio. Petronio torn da
Macrone e Catone. Presto sapremo se mi state dicendo la verit. Uno dei templi sul delta  stato
razziato una decina di giorni fa. I sacerdoti sono stati uccisi e tutti i preziosi trafugati.  stata
risparmiata solo una persona: si  presentata ieri allaccesso della citt farfugliando qualcosa su dei
soldati romani che avevano attaccato il tempio.  stato preso in custodia perch gli fossero medicate e
fasciate le ferite e perch mangiasse e riposasse, prima di sentirlo. Vedremo cosa dir quando vi
incontrer. Petronio fece una pausa, fissando Macrone e Catone qualche istante prima di continuare.
Ad ogni modo, se siete stati onesti con me e questa  tutta opera di Aiace, mi sembra che abbiamo a
che fare con un nemico ben pi pericoloso e ingegnoso di quanto io stesso pensassi.
Catone annu. Oh, Aiace  tutto questo e molto altro. Non conosce piet. Posso immaginare
che abbia intenzione di scatenare una rivolta qui in Egitto.  lunica ipotesi che abbia senso.
Ma per quale motivo?, lo interruppe Macrone. Perch semplicemente non si limita a
rintanarsi? Perch non si trova un nascondiglio finch non lasciamo cadere le ricerche, per poi vivere
libero, lui e i suoi uomini?
No, saranno sempre dei fuggitivi e Aiace lo sa bene. Non pu esservi pace per lui. Ovunque
possa nascondersi, Roma non smetterebbe mai di cercarlo. Per cui pu solo continuare a combattere. 
tutto ci che sa fare. In un modo o nellaltro sar sempre nostro nemico. Almeno finch non sar
trovato e ucciso.
Non sar mai troppo tardi, aggiunse Petronio con trasporto. Ho gi abbastanza difficolt a
contenere la situazione nella regione del Nilo superiore, senza dovermi preoccupare anche di questo
nuovo impiccio lungo le coste. Tacque un istante e si avvicin al tavolo, prese una sedia e si sedette,
facendo segno a Catone e Macrone di fare altrettanto. Lo scriba rimase seduto nellangolo, prendendo
discretamente nota. Catone lo guard, conscio di dover scegliere con estrema cura le parole che usava,
giacch Petronio avrebbe avuto un resoconto di tutto ci che stavano dicendo.
Il governatore si vers da bere prima di proseguire. In questo momento la provincia sembra
essere attanagliata da una combinazione di minacce, anche prima che spuntasse questo vostro
gladiatore, sempre ammesso che non siate voi i responsabili delle scorribande che hanno messo in
agitazione i locali.
Macrone inizi a rizzare il pelo e Catone scosse appena un dito per evitare che lamico reagisse.
Petronio non si accorse di quel gesto; teneva la coppa con entrambe le mani e guardava in basso verso
la superficie scintillante. Negli ultimi tre mesi i Nubiani hanno razziato la nostra frontiera
meridionale, continu. E ogni volta hanno risalito sempre pi il corso del Nilo, ritirandosi quando
riuscivamo a mettere insieme abbastanza uomini per intrappolarli e distruggerli.  mia convinzione che
abbiano voluto mettere alla prova le nostre difese e sondare il terreno in vista di unoperazione di pi
ampie dimensioni. Qualche giorno fa ne ho avuto conferma dal resoconto dello stratego dei nomi al
confine con la Nubia.
Macrone guard Catone e inarc un sopracciglio, poi si schiar la voce. Perdonatemi, signore.
Cosa sono questi, ehm, nomi?.
Petronio lo fiss irritato e scroll le spalle. Avrei dovuto sapere che non conoscevate le
suddivisioni amministrative di qui.  un lascito dei tempi precedenti a quando Roma trasform lEgitto
in provincia. I nomi sono distretti amministrativi. Ognuno di essi  governato da uno stratego e da un
consiglio locale. Erano assai efficienti nel riscuotere le tasse e nel prendersi cura di ogni aspetto legale
del posto, per cui Roma non vide motivo di cambiare le cose.
Macrone grugn. Felice di vedere che i Greci hanno fatto qualcosa di buono.
A dire il vero i Greci hanno adottato il sistema proprio dai locali.
Cosa? Da questi beduini egiziani?.
Petronio sorrise. Non sai proprio niente, vero?
Di cosa, signore?
Di questa provincia. Un tempo lEgitto era una grande potenza, molto prima che Roma
diventasse un minuscolo villaggio di contadini che si procuravano faticosamente da vivere lungo le rive
del Tevere.
Balle. Macrone punt il dito in direzione del cuore della citt. Parla di quella gentaglia l?
 cos, te lo assicuro, ma non farti mai venire in mente di chiedere a uno dei locali di
raccontarti tutta la storia, a meno che tu non abbia qualche anno da buttare.
Catone tossicchi. Signore, dicevate dei Nubiani...?
S, certo. Petronio torn a concentrarsi sui suoi pensieri. Lo stratego di Syene. Ha
sparpagliato molte spie oltre frontiera per raccogliere informazioni. La maggior parte non ha pi fatto
ritorno, poi alla fine ne  spuntato uno. Luomo aveva visto colonne di guerrieri nubiani che si
raggruppavano a un centinaio di miglia oltre la cateratta. Alla loro testa cera il principe Talmis, il
maggiore dei figli del re della Nubia. Ha gi invaso lEtiopia, inglobandola nel loro regno e ha fama di
essere un generale di grande valore. Sono sicuro che vuole accrescerla attaccando anche questa
provincia.
Ma perch?, chiese Catone. Hanno forse subto provocazioni?
In un certo senso s, ammise Petronio. Un anno fa limperatore mi ordin di inviare una
squadra di agrimensori per cartografare il Nilo alla sorgente. Io lo avvertii che una spedizione di questo
tipo avrebbe causato attriti con i Nubiani. Sono un popolo suscettibile.
Non ne dubito e mi viene da pensare che abbiano potuto interpretare questo come un preludio
a uninvasione. Per quale motivo, del resto, limperatore Claudio voleva far mappare quella zona?
Il segretario imperiale mi diede la sua pi ferma rassicurazione che non avevano in progetto di
invadere la Nubia e che lo scopo della spedizione era puramente di carattere scientifico.
Macrone si gratt una guancia. E vi siete fidato di Narciso, vero signore?
Che ci si fidi o meno di Narciso, una volta che limperatore ha dato un ordine, la cosa  ormai
fatta. Per cui ho inviato i cartografi lungo il Nilo con una piccola scorta, unitamente a un messaggio di
pace e apertura. A quel punto Petronio si ferm.
E cos successo?, chiese Macrone.
Il principe Talmis ci ha rimandato indietro le teste mozzate, con lavvertimento di non ficcare
il naso in territorio nubiano.
Catone si chin in avanti. E naturalmente voi avete inviato una colonna punitiva....
Naturalmente. Cosaltro potevo fare? Roma non  abituata a subire insulti del genere contro la
sua autorit. I nostri soldati hanno messo a ferro e fuoco molti loro villaggi, ridotto in schiavit oltre un
migliaio di persone e distrutto qualsiasi infrastruttura di irrigazione incontrassero. Da quel momento
sono iniziate le scorrerie e ho dovuto mandare rinforzi a sud per sostenere le nostre difese lungo il
confine. In condizioni normali, la guarnigione dEgitto  perfettamente in grado di difendere la
provincia e di mantenere lordine. Abbiamo due legioni, la Terza, di stanza qui ad Alessandria, e la
Ventiduesima a Eliopoli. Ci sono anche nove coorti ausiliarie nelle fortificazioni dislocate sul delta e
lungo il corso del Nilo. Ad ogni modo, come sapete bene, ho dovuto prestare al mio buon amico
senatore Sempronio tremila uomini della Terza Legione e due coorti ausiliarie per schiacciare la rivolta
cretese. E lui deve ancora restituirmi gran parte di quegli uomini. In questo preciso momento, ho due
coorti di legionari a mia disposizione per difendere Alessandria: un migliaio di uomini per controllarne
oltre mezzo milione. Un lavoro per niente facile, nemmeno in tempi di calma. Ma da quando  iniziata
tutta questa storia con Aiace  se proprio mi state dicendo la verit  marinai e mercanti si sono
ribellati e rivendicano protezione. Tutto questo si aggiunge ai normali attriti tra Giudei e Greci. Poi ci
sono i fellahin, i contadini, lungo la costa, pronti alla rivolta, e tutto grazie alle scorrerie contro i
villaggi e il saccheggio del tempio. Ah, e c anche unaltra cosa, aggiunse in tono amaro. Lultimo
rilevamento dei nilometri dice che avremo raccolti insufficienti.
Troppo poca acqua?, suppose Catone.
Petronio scosse la testa. Al contrario, fin troppa. I livelli delle esondazioni del Nilo questanno
saranno molto pi alti, il che significa che lacqua impiegher pi tempo per recedere e sar necessario
posticipare la semina. I fellahin patiranno la fame e noi non potremo riscuotere le tasse. Ho gli uomini
che mi servono per gestire il primo problema ma, quant vero che Vulcano cre Pandora e il suo vaso,
mi beccher una bella lavata di testa quando la tesoreria imperiale si accorger del buco nel gettito
fiscale dellEgitto. Petronio sollev le mani in segno di impotenza. Per cui, come potete vedere, il
vostro amico Aiace non poteva trovare momento peggiore per entrare in scena.
Macrone socchiuse gli occhi con aria truce. Aiace non  mio amico, signore.
Facevo per dire, tent di scusarsi Petronio.
Furono interrotti da un colpetto sullintelaiatura della porta. Si voltarono tutti e tre mentre una
guardia entrava nella stanza. Signore, il beduino del tempio che volevate  fuori.
Petronio si irrigid. Soldato, preferirei vivamente che tu e i tuoi compagni vi riferiste agli
abitanti delle nostre province con termini meno dispregiativi.
Luomo sbarr gli occhi. Signore?
Egiziani, non beduini, eh?
Ah, s signore.
Molto bene. Fallo entrare.
Cartone si volt verso Macrone e trasse un profondo respiro mentre attendevano che il
sopravvissuto del tempio fosse portato dentro e raccontasse la sua storia.
...
.
...
Capitolo cinque.
...
.
...
Hamedes era un giovane alto e muscoloso. La testa ferita gli era stata completamente rasata, ma
dopo molti giorni senza particolari attenzioni gli era ricresciuta una corta peluria scura. Pi giovane di
Catone, aveva occhi profondamente infossati ai lati dellampio naso aquilino tipico della razza
autoctona. Indossava una normale tunica militare di colore rosso, che Catone immagin gli fosse stata
prestata. Si ferm davanti a loro, scalzo, in posizione eretta e fiera. Parlava greco in maniera fluente.
Mi avete mandato a cercare, signore, esord, dando allultima parola un vago sentore di
condiscendenza.
Esatto, annu il governatore. Vorrei che raccontassi la tua storia a questi due ufficiali.
Perch? Ho gi fornito la mia dichiarazione, peraltro annotata dal vostro scriba. Non ha senso,
 una perdita di tempo.
 questa tua scena arrogante a non avere senso, controbatt Macrone con uno sguardo
talmente torvo da mettere soggezione a un qualsiasi altro uomo pi facilmente domabile di Hamedes.
Adesso fai il bravo ragazzo e raccontaci tutto per filo e per segno.
Il sacerdote guard Macrone dallalto in basso. E con chi starei parlando, se ho licenza di
chiedere?.
Macrone gonfi il petto. Centurione....
Basta cos!, intervenne Catone. Sei qui per rispondere alle nostre domande, non per farne.
Davvero? Pensavo di essere qui in quanto testimone dellaggressione romana al tempio di
Iside a Keirkut. Adesso non ne rimangono che le macerie e i servitori della dea sono carogne per gli
avvoltoi. Io sono qui perch abbiano giustizia, signore. Fece una breve pausa. Sempre che coloro che
vengono da Roma abbiano familiarit con il concetto. Nel frattempo, direi di essere un prigioniero.
Macrone guard Catone e parl in tono calmo. Come  strapieno di s, non trovate? Se vuole
prendersi gioco di noi, allora sono ben felice di prendermi il compito dellinterrogatore.
Non ancora, rispose tranquillo Catone. Vediamo cosa riusciamo a sapere con metodi meno
invasivi, eh?.
Si volt verso Hamedes. Il governatore ci ha chiesto di collaborare con lui nelle investigazioni
sullincidente. Potremmo leggere la tua dichiarazione, certo, ma preferirei ascoltarlo direttamente dalle
tue labbra. Sarebbe di grande aiuto per noi nellassicurare la giustizia che desideri.
Il giovane sacerdote lo guard di rimando e poi annu. Molto bene. Sono disposto a
collaborare a queste condizioni.
Ma che bravo, gli fece Macrone, fulminato immediatamente da unocchiata di Catone.
Racconta loro ci che hai detto a me, Hamedes, disse Petronio. Ti prego.
Molto bene, e chiuse brevemente gli occhi per riordinare i pensieri. Era lultima ora del
giorno quando arrivarono. Lalto sacerdote aveva appena dato inizio al rito della discesa di Ra nel
mondo dei morti. I sacerdoti anziani si trovavano accanto allaltare sul pontile. Noialtri eravamo
inginocchiati sullargine del fiume, attorno alla sacra barca. Fu in quel momento che notai la vela. Dal
mare una nave da guerra romana era entrata nel fiume e si stava dirigendo verso la sponda orientale
dellaffluente. Sembrava che lalto sacerdote non ci avesse fatto troppo caso e prosegu il rito,
preparando le misure di grano da bruciare in offertorio a Ra, il pi saggio e misericordioso. Hamedes
giunse brevemente le mani e chin la testa. La nave continu a muoversi verso il pontile. Allultimo
momento ammain le vele e vir per affiancarsi agli scalini che conducevano nel Nilo. Fu abbassata
immediatamente una rampa e i Romani scesero a terra.
Erano in uniforme?, chiese Catone. Come me?
Indossavano tuniche come la vostra, ma di colore bianco. Avevano spade, scudi ed elmi come
quelli indossati dai vostri ausiliari.
Classiari, quindi, disse Macrone. Coincide con quello che sappiamo.
Catone annu. Continua. Cos successo dopo?
Ci hanno circondati e costretti a radunarci attorno alla barca di Ra, il pi saggio e
misericordioso. Hamedes ripet il gesto. Tutti tranne lalto sacerdote. Lui lo hanno portato via perch
il loro comandante voleva interrogarlo. Lui  sceso a terra per ultimo.
Puoi descrivercelo?, disse Catone con tono pacato, ignorando lo sguardo che Petronio gli
stava lanciando.
Hamedes aggrott la fronte. Alto, muscoloso, occhi marroni. Pi somigliante a un Greco che a
un Romano, ma nella normalit in Egitto. Indossava unarmatura a piastre, un elmo piumato e un
mantello blu. E aveva una spada, dello stesso tipo che portate tutti voi Romani.
Sei riuscito a vederlo da vicino?
S, gli ero accanto quando ha interrogato lalto sacerdote.
Quindi saresti in grado di riconoscerlo di nuovo se lo vedessi?
Con certezza.
Bene. Catone gli fece un segno con la mano. Continua pure.
Hamedes annu. Ha detto al sacerdote che era l per ordine del governatore di Alessandria. Poi
lufficiale ha annunciato che era stato emesso un nuovo editto con il quale venivano confiscati loro e
largento custoditi nei templi. Quindi ha preteso che il sacerdote gli mostrasse dove si trovava la cripta
dei valori. Il sacerdote si  infuriato e ha rifiutato di farlo. Ha detto allufficiale che il tempio era
territorio consacrato e che i Romani lo stavano profanando. E gli ha ordinato di richiamare i suoi
uomini e di andarsene. Lufficiale, per, ha ordinato ai soldati di portargli uno dei sacerdoti pi
giovani. A quel punto ha estratto la spada e lha decapitato. Ha chiesto di nuovo dove si trovasse la
cripta dei valori e, non ricevendo risposta, ha ucciso un altro uomo. Ha continuato a ucciderci, uno
dopo laltro, fino a quando lalto sacerdote non ha parlato. Ha maledetto il Romano e lha condotto alla
cripta. I romani hanno ordinato a quattro di noi di trasportare gli scrigni di oro e argento alla nave.
Quando abbiamo terminato, lufficiale ha ripreso a uccidere tutti gli altri, iniziando dallalto sacerdote.
Hamedes si blocc e quando riprese a parlare aveva la voce tremante. Ho visto il sangue colare gi
per i gradini nel Nilo....
Hai tentato di scappare?, chiese Catone. Ti sei forse nascosto?
No. Ero troppo spaventato per muovermi. Penso che lo fossimo tutti. E prima che potessi
rendermene conto, ero lultimo rimasto in vita. Luomo poi si  accostato a me, pi vicino di quanto
siamo adesso, e mi ha fissato per qualche istante senza dire una parola. Ero certo che mi avrebbe
ucciso, per cui mi sono voltato a occidente per offrire unultima invocazione a Ra, il pi saggio e
misericordioso....
S, grazie, lo interruppe Macrone. Questo  gi chiaro, vai avanti.
Hamedes fiss brevemente Macrone. Ho pregato, poi lui mi ha afferrato per la spalla e mi ha
girato con uno strattone verso di s. Ha detto che Roma ne aveva abbastanza dellinsolenza dei nostri
sacerdoti, e che limperatore aveva decretato che era giunto il momento di cancellare le vecchie
religioni. Ha aggiunto di avermi risparmiato perch potessi diffondere il messaggio, e che dovevo
ricordarmi il suo nome e che stava agendo per ordine del vostro imperatore Claudio.
Saggio e misericordioso, mormor Macrone, scuotendo poi la testa in segno di scusa quando
Catone lo fulmin con lo sguardo.
Catone si volt di nuovo e fiss il sacerdote. E quale era il nome di questo ufficiale?
Come ho riferito al vostro scriba, rispose Hamedes, rivolgendosi a Petronio, facendo poi un
cenno della testa in direzione dellangolo, ha detto di essere un prefetto. Il prefetto Quinto Licinio
Catone.
Ne sei sicuro?
S, me lo ha fatto ripetere.
E poi?
Mi ha colpito alla testa con la guardia della spada e ho perso i sensi. Quando mi sono
risvegliato, giacevo sui corpi degli altri sacerdoti, con gli abiti intrisi del loro sangue. I Romani se ne
erano andati. Avevano dato alle fiamme gli alloggi del sacerdote e riempito il tempio di legno, foglie di
palma e olio e avevano appiccato il fuoco. I dipinti alle pareti, le scritture sacre del tempio, tutto
bruciato. Lincendio  durato per tutta la notte e il mattino seguente rimanevano solo macerie
carbonizzate. Hamedes rabbrivid al ricordo. Ero solo. Il tempio era distrutto. Non mi rimaneva altra
scelta che venire qui a cercare giustizia. Giustizia o vendetta. Giuro su tutti gli di del mio popolo che
trover questo Romano e lo uccider, questo prefetto Catone.
Luomo che ha attaccato il tuo tempio non  un Romano, disse Catone con voce ferma. 
uno schiavo, un fuggitivo, spacciatosi per Romano. Sta uccidendo il tuo popolo lungo le coste egiziane
da quasi un mese, ormai.
Era un Romano, ribatt violentemente Hamedes. Ti aspetti forse che io creda che non lo ?
E anche i suoi uomini stavano facendo finta di essere Romani? E anche la loro nave da guerra faceva
finta di essere una nave da guerra romana? Mi prendi forse per uno stupido?
La nave era vera e quelle che lui e i suoi uomini indossavano erano uniformi romane. Il nome
di quelluomo  Aiace, ha sequestrato la nave e ucciso quelli che erano a bordo. Sono mesi ormai che
lo inseguiamo.
Hamedes guard Catone con aria diffidente. Non ti credo.
Hai mai visto prima questo ufficiale, chiese Petronio, indicando Catone con un cenno della
testa, o luomo seduto accanto a lui?
No.
Siine sicuro.
Lo sono. Mai incontrati prima.
E allora saresti sorpreso se ti dicessi che questuomo  il prefetto Catone e il suo compagno  il
centurione Macrone?.
Hamedes scosse la testa. Che inganno  questo?
Nessun inganno, rispose il governatore. Be, non adesso e non qui, per lo meno.
Questuomo  il prefetto Catone e ci che dice risponde a verit. Quello che ha attaccato il tuo tempio e
massacrato i tuoi amici era un impostore. La sua intenzione  di seminare la ribellione tra il tuo popolo.
Mira a riempire i vostri cuori di desiderio di vendetta e finora ci  riuscito perfettamente. Adesso
conosci la verit e ho bisogno del tuo aiuto, Hamedes.
Legiziano continuava a rimanere perplesso e Petronio addolc il tono della sua voce. Sei un
sacerdote. La tua gente ti rispetta e le tue parole hanno peso, per loro. Voglio che tu racconti a tutti la
verit. E non solo alla tua gente, ma anche agli abitanti di Alessandria.
Cosa proponete, signore?
Far convocare i capi delle corporazioni dei mercanti e degli armatori. Organizzer
unudienza per loro a palazzo e tu potrai dir loro cosa hai saputo qui.
Perch dovrebbero credermi? Sapete benissimo quanto gli abitanti di Alessandria ci
disprezzino. Perch dovrebbero accettare la parola di un egiziano?
Perch ho il sospetto che gli Egiziani disprezzino i Romani molto pi di quanto gli Egiziani
stessi siano disprezzati dai Greci. Se parlerai a nostro favore, questo dar di che riflettere ai Greci.
Meglio che la verit su Aiace arrivi da te piuttosto che da noi.
Hamedes annu. Capisco. Spero solo che mi credano.
La mattina seguente il governatore prese posto su un formale scranno decorato su una pedana in
fondo alla camera delle udienze. Catone e Macrone erano su un lato del palco, mentre sullaltro erano
seduti su stuoie due scriba: uno per annotare le parole del governatore, laltro i commenti dei suoi
ospiti. Come era suo costume, Petronio si assicur che ci fosse una registrazione per utilizzarla come
materiale per una sua eventuale difesa in tribunale a Roma, semmai fosse stato accusato di corruzione o
incompetenza.
La camera delle udienze era fiancheggiata da alte colonne con capitelli decorati con il tipico fior
di loto egiziano. Era la stessa camera in cui i vari faraoni avvicendatisi nella dinastia dei Tolomei
avevano comunicato i loro decreti al regno. In quella medesima sala, Cleopatra, lultima della stirpe,
aveva accolto prima Gaio Giulio Cesare e poi Marco Antonio, seduta sullo stesso palco su cui in quel
momento sedeva il governatore. Ad ogni modo, gli sfarzi cerimoniali e i discorsi solenni di buoni
rapporti tra le due grandi potenze si erano ormai dissolti da tempo nella storia. Al loro posto cera una
folla di Alessandrini infuriati e irrequieti, tenuti sotto controllo da legionari romani dalle facce austere.
Hamedes aveva appena terminato di raccontare la sua esperienza e conferm che luomo che aveva
affermato di essere il prefetto Catone non era lo stesso che si trovava in quel momento al fianco del
governatore. A supporto delle affermazioni del governatore secondo cui i razziatori erano degli
impostori, furono fatti parlare anche altri testimoni risparmiati da Aiace.
Dapprima solo qualche voce si lev per accusare Petronio di nascondere dei ribelli tra le file
delle forze romane che occupavano lEgitto. Il governatore ascolt di buon grado le contestazioni,
finch furono troppe le voci a parlare per poter dare un senso a ci che veniva detto. A quel punto si
chin verso Macrone.
Centurione, vorresti essere cos gentile da farli tacere per me?
S, signore. Macrone si riemp i polmoni di aria, si port le mani ai lati della bocca e rugg:
SILENZIO!.
Sebbene la camera delle udienze fosse stata costruita in modo da far echeggiare gli ordini dati
dal trono, la voce da parata in piazza darmi di Macrone sarebbe stata in grado di far immobilizzare
allistante una recluta anche a distanza di duecento passi. Le lingue degli Alessandrini si placarono
immediatamente e quando tutti furono in silenzio, Petronio parl.
Posso darvi la mia parola che gli uomini che hanno attaccato i vostri villaggi costieri e le
vostre navi non sono Romani. I movimenti dei vascelli della flotta alessandrina sono tutti documentati e
registrati. I responsabili sono altri, e il loro capo  stato identificato come lo schiavo fuggitivo Aiace.
Petronio fece una pausa. Forti di questa consapevolezza, spero di poter contare su di voi una volta che
sarete tornati alle vostre comunit, per contribuire a estinguere le voci che si stanno diffondendo in
ogni angolo della citt. Questo  lunico comportamento responsabile da seguire. Se qualcuno tra i
presenti verr scoperto a perpetuare la menzogna secondo cui le forze romane sono coinvolte in queste
scorrerie, non avr altra scelta che accusarlo di sedizione. A chi sar giudicato colpevole verr
confiscata ogni propriet e sar esiliato, o giustiziato.
Tra la folla si diffuse un sommesso brusio, poi un uomo fece un passo avanti e alz una mano.
Signore, posso parlare?.
Petronio annu.
Una cosa  scoprire la verit dietro le scorrerie, tuttaltra  invece mettergli fine. Questo
fuggiasco e la sua banda sono ancora a piede libero. Cosa proponete di fare contro questa minaccia al
nostro commercio? Posso dire con certezza che la notizia delle nostre perdite si sta gi diffondendo
nelle province confinanti. Gli armatori hanno gi iniziato a rifiutarsi di effettuare carichi da e per
Alessandria e quelli che ancora lo fanno praticano tariffe rovinose. Sono certo di parlare a nome di tutti
i mercanti qui presenti quando dico che, giacch pago le mie tasse, mi aspetto, in cambio, che il mio
lavoro sia protetto nella massima misura.
Naturalmente!, rispose a voce alta Petronio. E sono anche certo che siate altrettanto
preoccupati di salvaguardare la vita degli equipaggi delle navi che trasportano le vostre merci.
Il mercante annu con fare imbarazzato. Naturalmente. Inutile dire che anche il benessere dei
nostri operai e dei nostri trasportatori  nel nostro cuore.
Sempre supponendo che un cuore ce labbiano, mormor Macrone sottovoce.
Bella supposizione, rispose Catone.
Petronio li guard e poi torn a concentrarsi sul portavoce degli Alessandrini, quando questi
riprese a parlare. Signore, la domanda che ho posto non ha per ricevuto risposta. Cosa avete
intenzione di fare con questo ribelle?
Stiamo gi affrontando la questione. Il prefetto Catone  al comando di una guarnigione
speciale con lordine preciso di trovare e annientare lo schiavo ribelle.
 chiaro per che finora il prefetto non ha avuto molta fortuna!, url unaltra voce tra la folla.
Subito si lev un coro infuriato di conferma, prima che Petronio alzasse una mano e chiedesse di essere
ascoltato.
Nutro grandissima fiducia nel prefetto Catone.  luomo migliore per questo incarico e sar
solo questione di giorni prima che riesca a portare a termine la missione.
S, ma quanti giorni?, chiese un altro mercante. I problemi vanno gi avanti da oltre un
mese: ancora trenta giorni cos e il mio lavoro sar condannato.
Si levarono altre grida sullo sfondo del generale malcontento.
Silenzio!, url il governatore. Silenzio, ho detto! Metter a disposizione del prefetto Catone
ogni risorsa militare di Alessandria per facilitargli la cattura o luccisione di Aiace.
Macrone diede una gomitata allamico. Questa mi giunge nuova.
Anche a me, rispose Catone abbozzando un sorriso. Bella notizia, direi.
Cosaltro potevo dire?, disse irritato Petronio quando confer con i due ufficiali nei suoi
alloggi privati dopo ludienza. Li avete sentiti, no? Gli umori erano al limite della ribellione. Molti di
loro hanno relazioni influenti a Roma. E come se questo non fosse gi abbastanza grave, gli ultimi due
imperatori hanno distribuito possedimenti egiziani ai propri favoriti come se si trattasse di noccioline.
Persino Narciso possiede alcuni appezzamenti di terra nella regione del Delta. Il commercio di
granaglie e altri prodotti agricoli provenienti da quelle terre  messo in pericolo da Aiace. Narciso 
proprio il classico uomo influente che non vorrei mai inimicarmi. Per cui  di vitale importanza che lui
e i suoi amici sappiano che sto facendo tutto il possibile per tenere sotto controllo le tensioni qui ad
Alessandria.
Ma ci darete veramente quello che ci serve per la missione, signore?, chiese Macrone.
No, non posso. Vi ho detto che le nostre forze sono gi ridotte allosso. Non posso
permettermi di sacrificarle per una maledetta disperata caccia al topo.
Non sarebbe cos disperata se avessimo pi uomini e pi navi, insistette Macrone. In quel
caso potremmo rastrellare il territorio molto pi velocemente e contare su una schiacciante superiorit,
quando finalmente troveremo Aiace.
Se lo troverete.
Lo troveremo, conferm deciso Catone. Avete la mia parola.
E se lascia il delta?, chiese Petronio. Se dovesse dirigersi a nord o a ovest? Cosa fareste in
quel caso? Perdereste il vostro tempo a inseguire ombre.
Non lascer la zona. Perch dovrebbe? Sobillare la popolazione locale contro Roma gli sta
riuscendo bene. Rimarr qui finch sar sicuro di minare i nostri interessi in Egitto. Dateci la flotta e lo
metteremo in trappola in brevissimo tempo.
La flotta?. Petronio sorrise con aria beffarda. Devo gi usare i classiari per rinforzare la
guardia cittadina. Inoltre ogni uomini disponibile  necessario per respingere i Nubiani.
Ho bisogno della flotta, insistette Catone.
Petronio fece un brusco respiro e riflett brevemente sulla richiesta. Vi dar altre sei navi, ma
solo per un mese. Pi di questo non posso permettermi.
Catone ponder lofferta. Un totale di otto navi sarebbe bastato per affrontare Aiace e i suoi
uomini, ma il limite di tempo era un problema. Un mese potrebbe non bastare.
 tutto quello che avrete da me. Dopodich voglio che tu e i tuoi uomini vi uniate al comando
del legato della Ventiduesima a Diospolis Magna1. Ti consiglio di muoverti, prefetto.
1 Antico nome della citt di Tebe (lodierna Luxor), capitale dellEgitto durante il Nuovo Regno
(1550-1070 a.C. circa). I Tebani chiamavano la loro patria Citt di Amon, la grande citt di Zeus
con cui Amon era identificato come massima divinit (n.d.t.).
...
.
...
Capitolo sei.
...
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...
 come cercare un granello di sabbia in un sacco di sale, si lamentava Macrone seguendo
Catone e Hamedes sulla striscia di spiaggia ghiaiosa in direzione di un gruppetto di barche da pesca.
Quel maledetto Aiace sembra invisibile.
Lo troveremo, rispose Catone. Costi quel che costi.
Non  il costo che mi preoccupa, ma il tempo. Il mese  quasi agli sgoccioli, Catone. Se non lo
troviamo nei prossimi cinque giorni, saremo costretti ad abbandonare la ricerca.
Ne sono ben consapevole, centurione.
Macrone serr le labbra. Le vane ricerche di Aiace avevano duramente provato il suo amico e
negli ultimi giorni, quando non aveva voglia di discutere o di essere contraddetto, Catone aveva messo
in atto la strategia di rivolgersi a Macrone usando il suo grado. Proseguirono quindi in silenzio a passo
regolare lungo la spiaggia, in direzione dei pescatori impegnati a sfilare dalla rete piccoli pesci argentei
guizzanti e a lanciarli poi nelle ceste. Hamedes li precedeva, pronto a rivolgere la parola ai nativi nella
loro lingua per rassicurarli che quei tre uomini non erano l con intenzioni minacciose. Il sacerdote
aveva accettato di buon grado di unirsi alle ricerche quando Catone gli aveva chiesto di farlo come
guida e interprete. Il tempio di Keirkut era stato tutta la sua vita. Vi era entrato quando era appena un
bambino per iniziare il cammino del sacerdozio, e quella era stata lunica famiglia che avesse mai
avuto, per cui nelle vene gli ribolliva un giustificato desiderio di vendetta.
Catone e Macrone indossavano solo tunica e cintura, con il fodero del pugnale non in vista,
infilato dietro la schiena. Hamedes, per contro, portava la semplice veste lunga e morbida dei fellahin.
Le imbarcazioni da pesca erano state avvistate da una delle scialuppe che Catone aveva inviato in
ricognizione sul ramo mendesiano del Delta del Nilo. Il resto della flotta era rimasto in una bassa
insenatura vicino al mare. Catone e gli altri erano scesi a terra in un punto in cui i pescatori non
potevano vederli e prima di avvicinarglisi si erano liberati delle armature. A causa delle razzie di Aiace,
era stato difficile raccogliere informazioni di qualsiasi tipo nei piccoli villaggi lungo la costa. Al primo
avvistamento di una vela romana o di uomini in uniforme romana, tutti gli abitanti si davano
immancabilmente alla fuga. Le uniche notizie di cui Catone disponeva in quel momento era riuscito a
racimolarle intercettando casualmente sporadici vascelli che avevano avuto il coraggio di prendere il
mare, e nelle rare occasioni in cui erano riusciti ad avvicinare i locali senza che questi si mettessero in
fuga, come in quella circostanza.
Ci hanno visti, mormor Macrone quando, giunti ad appena un centinaio di passi di distanza,
uno dei pescatori sollev gli occhi. Luomo chiam immediatamente i compagni, che lasciarono andare
le reti per impugnare bastoni e i coltelli solitamente usati per la pulizia del pesce. Ma apparivano
indecisi se abbandonare il pescato e scappare o rimanere e affrontare i tre uomini in avvicinamento.
Erano in dodici, cont Macrone, quattro a testa, semmai fossero sorti problemi. I pescatori erano magri
e non erano combattenti professionisti. Nonostante questo, la superiorit numerica dava loro sufficiente
coraggio per rimanere sul posto a osservare i tre uomini che si avvicinavano.
Digli che non vogliamo far loro alcun male, disse Catone ad Hamedes. Vogliamo solo
comprare del pesce e scambiare due parole.
Hamedes annu e lanci un saluto in tono allegro. Il pi vicino dei pescatori rispose in maniera
brusca, stendendo un braccio in segno di alt. Segu un breve scambio di battute, poi Hamedes si rivolse
di nuovo tranquillamente a Catone. Gli ho detto chi siamo. Quello che parla per tutti  il capo del
villaggio. Ha chiesto se siamo soli e ho risposto di s.
Catone annu con leggera apprensione, sperando che i soldati che aveva lasciato alla scialuppa
si tenessero ben nascosti come gli era stato ordinato di fare. Chiedigli se hanno visto altri Romani di
recente.
Ci fu un lungo scambio di battute, durante il quale il capovillaggio punt con la mano verso
sud. Un istante dopo il sacerdote si volt verso Catone. Una nave da guerra  entrata nella foce del
fiume appena qualche giorno fa.  rimasta ormeggiata per una notte ed  ripartita il mattino seguente.
Quale direzione ha preso?
Occidente.
Verso di noi?, fece Macrone aggrottando la fronte. Ma noi non labbiamo mai vista.
Deve esserci sfuggita nel buio, fece Catone. Oppure loro hanno avvistato prima noi e hanno
cambiato rotta, nascondendosi poi da qualche parte lungo la costa. Sempre che si trattasse di Aiace,
ovviamente, riflett rapido. Ma doveva per forza essere lui. In teoria noi siamo lunica forza navale
operativa lungo il delta.
Catone indic le piccole imbarcazioni da pesca fatte di fasci di giunchi tenuti insieme con funi.
Chiedigli se possiamo comprare un po del loro pesce.
Hamedes tradusse e laltro uomo fece prudentemente cenno di avvicinarsi. Catone si
incammin tenendo bene in vista le mani. I pescatori non gli staccarono mai gli occhi scuri di dosso e si
ritirarono disponendosi in semicerchio quando Catone e i suoi compagni arrivarono alle ceste. Al loro
interno guizzavano decine di pesci, alcuni aprivano e chiudevano la bocca ossuta come se stessero
boccheggiando. Altri ancora si dimenavano nelle reti. Catone li indic.
Digli che non volevamo interrompere il loro lavoro. Possono continuare mentre parliamo.
Lanciando occhiate sospettose ai visitatori, i pescatori tornarono a sfilare con mani esperte i
pesci dalle maglie delle reti, mentre il loro capo conversava con Hamedes.
Chiede quanto pesce vogliamo comprare.
Una cesta baster. Catone sfil una sacchetta dalla cintura e ne estrasse alcune delle monete
dargento che Petronio aveva messo a disposizione della flotta per pagare le provviste. Ecco, dieci
oboli.
Al capovillaggio si illuminarono immediatamente gli occhi, poi mise su unespressione di
rifiuto.
Dice venti. Ha molte bocche da sfamare nel villaggio. Se vende il pesce, qualcuno non
manger stasera.
Sempre a tirare sul prezzo, maledizione, grugn Macrone.
Dodici, rispose Catone a Hamedes.  un prezzo giusto, diglielo.
Il capovillaggio scosse la testa.
Quindici. Dice che te li sta regalando. Ma dice che vede che sei un buon uomo per cui fa
questo prezzo solo per te.
Quindici oboli, sbuff Macrone irritato. Ci ha forse presi per dei completi imbecilli?
Shhh, gli fece Catone. Quindici sia.
Cont le monete e gliele porse. Luomo le afferr come un fulmine e le lanci in una sacca
sporca di lino sullimbarcazione pi vicina.
Digli che avr altri cinque oboli se pu dirci se ha sentito voci su dove si trovino gli uomini
che hanno fatto scorrerie lungo la costa. Chiedigli se ha idea di dove possano essersi nascosti.
Il capovillaggio riflett qualche istante e poi rispose.
Dice che ti dir quello che sa se gli darai dieci oboli.
Dannata faccia di culo!, ridacchi Macrone. Catone, vuoi che lo convinca io a farci uno
sconto?
No. Abbiamo bisogno di tenerceli buoni il pi possibile. Cerchiamo di non fare il gioco di
Aiace, va bene centurione?
S, signore.
Catone gli pass altre monete e attese che Hamedes traducesse.
Dice che un paio di giorni fa  stato attaccato un villaggio sullaffluente successivo, verso
ovest. La maggior parte degli abitanti  riuscita a fuggire e a trovare scampo nel suo villaggio. Ecco
perch ci sono molte pi bocche da sfamare.
Evidentemente deve esserci sfuggito qualcosa, fece Macrone. Forse non ci  proprio passato
vicino, dopo tutto. Signore, dovremmo fare dietrofront e cercare verso ovest.
Catone rimase in silenzio per qualche istante. Le sue navi avevano perlustrato la linea di costa
tra Alessandria e il punto in cui si trovavano al delta mendesiano del Nilo. Avevano setacciato ogni
baia e ogni insenatura senza trovare traccia dei fuggitivi, tranne qualche segno delle scorrerie
precedenti di Aiace. Era possibile che avessero affondato deliberatamente le navi, avventurandosi poi
pi profondamente nella regione del Delta, ma Catone era convinto che il suo nemico non avrebbe mai
rischiato di abbandonare le navi da guerra, lunico suo mezzo di fuga in mare. Se le informazioni del
capovillaggio erano esatte, rimanevano aperte solo due possibilit. O Aiace aveva abbandonato il delta
dirigendosi a nord del Mediterraneo, oppure aveva nascosto talmente bene le navi da non farle notare
alla flotta di Catone.
Faremmo meglio a tornare alle navi. Hamedes, porgi a questuomo i miei ringraziamenti e
digli che non ci fermeremo finch non avremo annientato Aiace. Poi la sua gente sar libera di vivere
in pace.
Il capovillaggio scroll le spalle. Dice che, tra il pericolo di Aiace e il peso delle tasse romane,
a quale pace potrebbe aspirare un uomo? Non c libert. Non per i fellahin.
Per questo non possiamo fare granch, tagli corto Macrone. Dammi una mano con questa
cesta.
Hamedes salut e afferr una delle maniglie di giunco sul lato della cesta mentre Macrone
stringeva laltra. Dopodich, seguiti da Catone, immerso nei suoi pensieri, si incamminarono gi per la
stretta striscia di spiaggia in direzione del punto in cui erano nascosti la scialuppa e i marinai.
Almeno stasera ci sar pesce fresco nel menu, riflett ad alta voce Macrone, guardando la
cesta.
E la cena sar ottima, comment Hamedes, cambiando la presa.
Me lo auguro proprio. Scommetto che sono i pesci pi costosi mai pescati in Egitto, concluse
poi Macrone mestamente.
Quella sera lequipaggio della Sobek cen con frittura di carpa del Nilo, mentre gli uomini delle
altre imbarcazioni tirate a riva dovettero accontentarsi di rosicchiare rabbiosamente la solita razione di
gallette dure. Catone e Macrone si sedettero a mangiare con le gavette accanto a un bel fuoco vispo di
tronchi di palma. Hamedes sedeva, a gambe incrociate, allaltro lato del fuoco e leggeva preghiere su
un papiro che aveva preso in prestito nel tempio di Alessandria. Il pesce, arrostito sulla brace, si era
rivelato una vera delizia, commentava felicemente tra s e s Macrone, appoggiando a terra la gavetta e
leccandosi le dita. Lanci unocchiata a Catone e vide il suo viso, di profilo, profondamente
concentrato e immerso in una calda luminosit rossastra. Macrone si diede un colpetto sul petto e rutt.
Chiedo venia.
Hmmm?, Catone si gir verso di lui con sguardo assente.
Ah, quindi sei ancora con noi.
Certo. Catone appoggi a terra la gavetta e Macrone not che aveva consumato solo la met
del suo pesce. Non lo mangi pi?, disse, indicandolo.
Catone scosse la testa.
E allora ti dispiace se, ehm, io....
Serviti pure.
Macrone fece un cenno di ringraziamento e si avvent sul cibo.
C qualcosa che non mi convince nel racconto dei pescatori, fece Catone a bassa voce.
Sono certo che abbiamo perlustrato bene tutta la costa e non abbiamo trovato tracce n di Aiace n
della nave.
Evidentemente non abbiamo guardato bene, comment Macrone a bocca piena.
 possibile, ma se fossi Aiace, mi troverei una base a est di Alessandria, quanto pi distante
dalla sua flotta.
Se tu fossi Aiace, non vorresti stare il pi vicino possibile alle principali vie di navigazione?
Non vorrei stare a un tiro di arco da Alessandria, ma anzi il pi possibile fuori mano dalle rotte
pi battute, lontano dai villaggi e con una sicura via di fuga in mare semmai dovessi scappare in quattro
e quattrotto. Da qualche parte a est di Alessandria. Per cui domani non torniamo indietro, proseguiamo
verso est.
Macrone deglut velocemente e ripos a terra la gavetta. Per quale motivo? Li hai sentiti tu
stesso oggi. Gli attacchi pi recenti sono stati a ovest e quella  anche la direzione da cui hanno visto
ripartire le navi.
Vero, non sto mettendo in dubbio ci che dicono di aver visto, ma non riesco a convincermi
che Aiace sia andato a nascondersi da quella parte. Non ha senso. Senti, Macrone, lo conosci meglio di
me.
Grazie per avermelo ricordato.
Aiace  furbo come una volpe e anche deciso a causarci quanti pi problemi possibile. A te e a
me in particolare, visto che ci accusa della morte del padre. Usare i nostri nomi  stata una bella
mossa.
Voi due quindi lo conoscete?, li interruppe Hamedes, abbassando la sua pergamena di
preghiere. Conoscete suo padre? Come mai?.
Macrone sorrise. Il nostro Aiace non  sempre stato un gladiatore.  nato pirata, come suo
padre Telemaco. Io e il prefetto abbiamo fatto parte della spedizione inviata a distruggere Telemaco. E
abbiamo fatto il lavoro. Il capo dei pirati  stato crocifisso e il figlio venduto come schiavo con il resto
dei prigionieri. Ma poi abbiamo scoperto che era stato scelto per essere addestrato da gladiatore, prima
che un coglione se lo comprasse come guardia del corpo, portandoselo a Creta. Adesso vorrei tanto
aver inchiodato quel bastardo mani e piedi assieme a suo padre, cos ci saremmo risparmiati tutte
queste scocciature e staremmo felici e contenti a Roma.
Ma non labbiamo fatto, intervenne Catone. E adesso dobbiamo finire il lavoro che abbiamo
iniziato parecchio tempo fa. Come ho detto prima, Aiace  intelligente e consumato dallodio, ma
dubito che butterebbe via la sua vita con un sconsiderato atto di vendetta. Per cui sicuramente ha un
piano per sgusciare via dal Delta del Nilo, se c il rischio che possa rimanere intrappolato qui. Ecco
perch penso che si sia allontanato a est. Catone srotol la sua stuoia di giunchi e si stese, coprendosi
con il mantello. Domani mattina prendiamo a est, verso Casio e poi ritorniamo ad Alessandria.
Il giorno seguente la flotta prese il mare e a vele spiegate si diresse a est. Soffiava un vento
consistente e il trierarco della Sobek consigli a Catone di ordinare di prendere una mano di terzaroli
per ridurre la velatura e allentare la tensione sullalbero e sui vari tiranti. Il termine che Petronio aveva
imposto per linterruzione delle ricerche era ormai vicino e Catone era determinato a sfruttare al meglio
il tempo che gli restava. Ordin al trierarco di rimanere con velatura piena e di segnalare al resto delle
navi di comportarsi di conseguenza.
Mentre il sole declinava oltre la linea dorizzonte, la flotta raggiunse la piccola citt portuale di
Casio e gli uomini passarono la notte a caricare rifornimenti di acqua e cibo fresco. Allalba ripresero la
navigazione per perlustrare a fondo la costa. Se Aiace si nascondeva da qualche parte, doveva per forza
essere lungo quella zona della regione del Delta, Catone ne era certo.
Allo spuntare delle prime luci al di sopra dellorizzonte orientale la Sobek liber il molo.
Hamedes si inginocchi in direzione del sole e stese le braccia, mormorando una preghiera a occhi
chiusi. Non era il solo. I membri dellequipaggio che condividevano la sua stessa fede si unirono a lui
nel rituale, terminandolo velocemente per poi tornare alle loro mansioni. Le vele furono spiegate, le
scotte cazzate e rinforzate. Il sacerdote, i cui riti erano pi elaborati degli altri, continu ancora per un
poco prima di rimettersi in piedi e stiracchiarsi la schiena. Colse lo sguardo di Catone e dopo un
brevissimo indugio gli sorrise in segno di saluto.
Ho pregato Iside perch vi aiuti a trovare oggi quello che state cercando.
Grazie, annu Catone. Ogni aiuto  ben accetto.
Vele in vista!, li interruppe lurlo della vedetta.
Provenienza?
Da dritta, signore!.
Catone raggiunse rapidamente la prua, seguito un istante dopo da Macrone, dal trierarco e da
Hamedes. Lorizzonte a ovest era libero. Si concentrarono a guardare per un po, poi il prefetto stese un
braccio e indic. Laggi!.
Gli altri ne seguirono la direzione e quando la Sobek fu sollevata da unonda lunga, videro un
minuscolo scintillio bianco che spar immediatamente dopo. Il trierarco si volt e sollev gli occhi
verso il marinaio di vedetta. Riesci a distinguerla?  per caso una nave da guerra?.
Seguirono parecchi minuti di silenzio, poi arriv la risposta. No, signore. Troppo piccola.
Sembra per un qualche tipo di panfilo veloce, s, signore, lo confermo. Ha appena mutato rotta e si sta
dirigendo verso di noi.
Un panfilo?. Macrone si gratt il mento. Mi chiedo chi possa avere tutta questa fretta di
trovarci.
Ma soprattutto perch?, chiese Catone. Trierarco: fate rotta verso il vascello.
S, signore.
La nave da guerra ruot verso il panfilo e le due imbarcazioni iniziarono ad avvicinarsi luna
allaltra molto velocemente. Meno di unora dopo, un giovane ufficiale romano che Catone riconobbe
essere uno dei tribuni di Petronio sal a bordo della Sobek e raggiunse a passo veloce il prefetto.
Ho un messaggio urgente da parte del governatore, signore. Il tribuno porse un tubo di cuoio
con il tappo chiuso dal sigillo del governatore. Catone afferr il tubo, ruppe il sigillo e ne estrasse un
piccolo rotolo di papiro. Spostandosi su un fianco della nave, lo svolse e lo lesse velocemente una volta
e anche una seconda per essere sicuro di aver capito il contenuto del messaggio. Lo riavvolse e fece un
gesto allamico. Macrone, vieni da me, per favore.
Cosa succede, signore?, chiese Macrone sottovoce quando lebbe raggiunto.
I Nubiani hanno attraversato il confine e hanno invaso lEgitto. Petronio ha ordinato alla
Ventiduesima di inoltrarsi lungo il corso del Nilo e di raggiungere Diospolis Magna. Ha intenzione di
raggruppare l tutti gli uomini disponibili prima di muovere contro i Nubiani.
Il che significa che vuole che torniamo immediatamente ad Alessandria, mi sembra di capire.
Esatto. Catone strinse le dita attorno al rotolo, schiacciandolo. Sembra proprio che dovremo
abbandonare la caccia ad Aiace.
Macrone si sent il cuore schiacciato dalla delusione e guardando Catone cap che il prefetto
condivideva la sua stessa amarezza. Poi si schiar la voce. Solo per il momento, signore.
Continueremo il lavoro una volta sistemata la faccenda dei Nubiani. Troveremo quel bastardo, non
preoccupatevi. Pagher per ci che ha fatto a me e a Giulia. Lo giuro sulla mia vita.
Catone lo guard e annu. Lo giuro anchio.
Poi fece un profondo respiro e attravers il ponte in direzione del tribuno. Riferisci al
governatore che torneremo immediatamente ad Alessandria a vele spiegate.
S, signore. Il tribuno salut e poi esit un istante. C forse qualcosa che devo riferirgli,
signore? Eventuali progressi nella ricerca del ribelle?
No, non c nulla, ammise Catone. E adesso vai.
Il tribuno si avvicin al parapetto e scese nella scialuppa usando la scaletta di corda.
Immediatamente dopo lequipaggio la spinse via dal fianco della nave e spieg la vela triangolare.
Subito il vento la gonfi, facendola tendere con uno schiocco sordo, e il panfilo prese immediatamente
velocit ingavonando leggermente, allontanandosi dalla Sobek e dirigendosi a ovest.
Catone si rivolse al trierarco. Ripartiamo alla volta di Alessandria. Fai il segnale alle altre navi
di seguirci.
Subito signore.
Quando la nave fu ripartita, Catone si ferm in piedi davanti al parapetto e guard la linea di
costa. Aiace era l da qualche parte, libero  e impunito  di continuare a devastare il delta. Un boccone
molto amaro da ingoiare, ma in quel momento non cera alternativa.
Con lavanzare della giornata il vento si rafforz e la nave continu a solcare il mare increspato,
sollevando in aria nuvoloni di schizzi e fendendo le onde con i suoi speroni incappucciati di bronzo. Le
funi, tese, vibravano producendo un cupo ronzio regolare e la varea del pennone libera sul ponte si
piegava per la pressione della vela, sotto lo sguardo inquieto del trierarco. Poi, a met pomeriggio, si
ud un lieve scricchiolio; Catone si volt e vide che una delle altre navi, la Thoth, si era inclinata su un
fianco. Il pennone si era spezzato e la vela era crollata sotto le estremit scheggiate dellasta di legno.
Mettersi in panna!, ordin il trierarco. Segnalate il comando a tutte le navi!.
Catone trattenne a stento uno scatto dira quando la flotta prese a ondeggiare dolcemente sulle
onde. Il trierarco scese velocemente sottocoperta per studiare le sue carte e poi risal per informare
Catone.
C una piccola stazione navale a poca distanza da qui lungo la costa, signore. Allimboccatura
del ramo tanitico. La Thoth potrebbe approdare l per rifornirsi di un pennone nuovo e poi raggiungerci
durante la notte.  limbarcazione pi veloce della flotta, signore. Non dovrebbe impiegarci troppo.
Bene. Informa il trierarco della Thoth. Appena fatto, noi riprendiamo la navigazione.
Il trierarco annu e si affrett verso la poppa della nave dove prese una tromba parlante e pass
le istruzioni alla Ibis che a sua volta le pass alla Thoth. Subito dopo, mentre parte dellequipaggio si
occupava di sbarazzare dal ponte le macerie del pennone e delle vele, dallo scafo fuoriuscirono i remi,
che iniziarono a spingere il vascello attraverso le onde in direzione della riva. Il resto delle navi tese le
vele e continu la navigazione verso ovest.
La flotta si ferm molto prima del tramonto in modo da dare alla Thoth la possibilit di
recuperare la distanza prima che fosse notte fonda. I marinai si misero subito in moto per accendere i
fuochi per la notte, ma anche cucinare alcune delle provviste fresche che erano state caricate a Casio. Il
sole nel frattempo calava dietro lorizzonte e quando arriv a sfiorare le palme sul distante
promontorio, Catone si imbatt in Hamedes che fissava il mare.
Pensavo stessi pregando, gli sorrise, indicando il sole che tramontava.
Il sacerdote abbozz un sorriso colpevole. Sono preoccupato per laltra nave. Non  ancora
arrivata, non  stata neanche avvistata.
No, probabilmente le riparazioni stanno prendendo molto pi tempo di quanto pensassimo. Del
resto non credo che una piccola stazione navale riceva molte visite.... Catone si zitt. Avvert
unondata gelida di terrore risalirgli dallo stomaco. Si volt e si diresse velocemente verso la sua nave
cercando il trierarco.
La stazione di approvvigionamento in cui hai fatto fermare la nave... Dimmi qualcosa di pi.
Vi ho fatto sosta qualche volta, in tutti questi anni. Non spesso, a dire il vero. Luomo serr le
labbra. Hanno provviste e pezzi di ricambio e una piccola squadra di carpentieri in grado di fare
riparazioni di emergenza. La guarnigione copre limboccatura del ramo tanitico e si occupa di tenere
sotto controllo il delta. Cera molto pi da fare prima che la zona si riempisse di fango e le mangrovie
rendessero laffluente inservibile per la navigazione da cargo.
Fammi vedere sulla mappa dove si trova, gli ordin Catone.
Mentre il trierarco risaliva la passerella della nave, sopraggiunse Macrone. Hai laria di uno
che ha appena ingoiato merda. Che succede?
Non lo so, rispose Catone, cercando di non farsi vedere preoccupato. Solo una sensazione.
Una possibilit.
In quel momento il trierarco torn stringendo una mappa arrotolata. Si inginocchi nella pozza
di luce del fuoco pi vicino e svolse il rotolo. Con le dita segu la linea di costa e si ferm. Ecco, qui
signore.  qui che si trova la stazione di approvvigionamento. Epichos.
...
.
...
Capitolo sette.
...
.
...
Le vele erano state ammainate e i pennoni abbassati sul ponte per ridurre le possibilit di essere
avvistati dalla riva nel momento in cui si fossero avvicinati. I remi erano fuori e le navi da guerra
stavano lentamente scivolando verso il promontorio. Catone era in piedi sulla torretta del ponte di prua
e osservava a occhi socchiusi la sagoma distante della torre di guardia appena distinguibile contro il
cielo notturno. Macrone era gi sceso a terra un paio di ore prima con un drappello di legionari.
Immediatamente dopo aveva inviato indietro alla Sobek una scialuppa per riferire che proprio di fronte
alla stazione di approvvigionamento cerano tre navi tirate a riva, tra cui la Thoth. Su questultima non
aveva notato alcun movimento. Prova sufficiente per Catone che, allo spuntare delle prime luci
allorizzonte, aveva ordinato di procedere con lattacco pianificato con Macrone.
Il centurione e i suoi uomini avrebbero colpito per primi, prendendo possesso della torre di
guardia sul promontorio e della postazione di vedetta prima che le sentinelle potessero avvistare le navi
in avvicinamento e lanciare lallarme. Macrone aveva portato con s Hamedes per ogni eventuale
problema. Il sacerdote avrebbe potuto dire di essere stato costretto a spingersi a riva quando la sua
barca da pesca aveva iniziato a imbarcare acqua, facendogli guadagnare almeno il tempo sufficiente per
coglierli di sorpresa. Non appena le torri fossero state nelle mani di Macrone, questultimo avrebbe
fatto segno alle navi in attesa di attaccare. Con la via di fuga in mare bloccata, Aiace e i suoi sarebbero
rimasti intrappolati nella fortificazione, trovandosi costretti ad arrendersi; anche se pi probabilmente
avrebbero preferito combattere fino allultimo uomo. Comunque fossero andate le cose, riflett Catone,
la loro fine sarebbe stata certa.
Ud la scaletta scricchiolare alle sue spalle e un istante dopo lo raggiunse il trierarco.
Troppo presto perch Macrone sia gi entrato in azione, penso.
S, ma  questione di poco, ormai. Catone guard lorizzonte ed ebbe limpressione di
distinguere unimpercettibile linea di stacco tra il mare e il cielo. Quando riceviamo il segnale voglio
che la nave entri nella baia il pi velocemente possibile. Aiace non deve avere possibilit di fuga.
Saremo velocissimi, signore. La Sobek avr superato il promontorio molto prima che il nemico
possa prendere il mare. Avete la mia parola.
Me ne ricorder.
Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante, poi il trierarco chiese: Pensate che ci sia la
possibilit che qualche membro dellequipaggio della Thoth sia stato fatto prigioniero, signore?
Ne dubito. Se conosco bene Aiace, non risparmier neanche una vita. E questo potrebbe anche
essere una cosa buona.
Signore?
Gli uomini che ha fatto prigionieri durante la ribellione a Creta in molti casi sono stati
risparmiati per un destino ben peggiore di una morte rapida. Il tono di Catone si indur. I tuoi
compagni sono morti. Disponi il tuo cuore per la vendetta, adesso.
S, signore.
Catone si volt e guard, una dopo laltra, le masse scure delle altre navi. Da esse non
proveniva alcun rumore, sebbene centinaia di classiari e legionari fossero pronti sul ponte e altre
centinaia di uomini si dessero da fare con i remi. A parte il lieve frangersi delle onde contro lo scafo e
lo sciabordio dei remi, le navi sembravano ombre che si avvicinavano furtivamente alla costa.
Ecco, signore, disse rapidamente il trierarco. Il giorno sta spuntando.
Catone osserv la netta linea luminosa che adesso si distingueva allorizzonte, poi si volt di
nuovo verso la torre di guardia sulla terraferma. Ancora nessun segnale. Mormor sottovoce: Avanti,
Macrone. Dipende tutto da te.
Macrone era disteso a terra accanto a un affioramento roccioso. A una ventina di passi da lui, la
massa tozza della torre sul promontorio si stagliava contro il chiarore del cielo. Le prime fievoli luci del
giorno gli permettevano di distinguere il terreno attorno a s. I suoi soldati avevano sistemato le
sentinelle nella postazione di vedetta e stavano per occuparsi del loro secondo obiettivo quando dalla
direzione della fortezza si era avvicinato un piccolo gruppo di uomini. Avevano avuto giusto il tempo
di nascondersi un istante prima di veder passare le sagome scure. Cera stato uno scambio di parole con
gli uomini nella torre, ma il rumore delle onde che si frangevano contro gli scogli del promontorio
aveva reso impossibile udire cosa si dicessero.
Se quegli uomini si fossero attardati ancora, Macrone avrebbe dovuto arrischiare un attacco in
una situazione assolutamente sfavorevole. Con lui, oltre a Hamedes, cerano altri dieci legionari. Dieci
uomini contro quei cinque o sei che si erano avvicinati alla torre e forse altrettanti allinterno della
stessa. Dieci Romani e un sacerdote, si corresse Macrone. Hamedes, per, era abbastanza massiccio e
avrebbe potuto tornare utile in un luogo ristretto. Due imbarcazioni di appoggio e dei marinai
attendevano in una piccola insenatura del promontorio, pronti a portarli in salvo nel caso in cui, per un
qualsiasi motivo, non fossero riusciti a prendere la torre e fossero stati costretti a fuggire.
Macrone fece scivolare una mano dietro la schiena ed estrasse la spada, trasalendo al leggero
raschio che produsse la punta uscendo dal fodero. La strinse forte mentre sollevava la testa quel tanto
che poteva permettersi per esaminare meglio la torre. Accanto, Hamedes fece un rapido respiro e
sussurr: Dovremmo andarcene, centurione. Ce ne sono troppi, ci uccideranno.
Silenzio, gli sibil Macrone. E non muoverti o ti uccido io.
Torn a concentrarsi sulla torre, ormai chiaramente visibile contro lorizzonte. Si rese conto che
era questione di minuti prima che le sentinelle avvistassero le navi in avvicinamento e dessero
lallarme. Poi, finalmente, il gruppetto di uomini venuto dal fortino lasci la torre e torn sui propri
passi lungo il promontorio. Pass accanto al punto in cui era nascosto Macrone, al quale schizz il
cuore in petto quando riconobbe il capo del gruppo.
Aiace, bisbigli con un filo di voce. Sent i muscoli irrigidirsi come metallo e una rabbia
gelida pervadergli il corpo, tanto che dovette fare appello a tutto il proprio autocontrollo per non saltar
fuori e ridurre il gladiatore a un ammasso di brandelli di carne sanguinolenta. L disteso, tremante per
la furia, la mente gli si riemp di immagini, odori ed emozioni incredibilmente vivide e realistiche,
mentre gli tornavano i ricordi dei tormenti umilianti a cui Aiace lo aveva sottoposto. Tormenti che
Macrone aveva cercato di dimenticare. Cose che non aveva mai confessato neanche al suo migliore
amico, Catone, n mai lavrebbe fatto. Chiuse gli occhi, cancellando per quel che poteva dalla vista la
figura appena discernibile di Aiace. Fece lunghi e profondi respiri, ricacciando indietro i ricordi che
minacciavano di sopraffarlo. Quando riapr gli occhi, il gladiatore e i suoi compagni erano spariti lungo
il sentiero che conduceva alla spiaggia nellinterno del promontorio.
Macrone si sollev in posizione accovacciata e si volt verso le sagome silenziose distese a
terra dietro di lui. Seguitemi, disse.
Si incammin, sempre tenendosi abbassato; un leggero fruscio di erba secca alle sue spalle gli
segnal il movimento dei suoi uomini. Tenendosi allombra delle rocce, Macrone continu ad
avvicinarsi furtivamente verso la torre. Vide che la pesante porta ai piedi del manufatto era aperta.
Sopra, sulla piattaforma, ud un mormorio di voci e il lieve fruscio delle punte delle foglie di palma
della tettoia smosse dal vento del mattino. Attravers velocemente il terreno aperto davanti alla torre,
dirigendosi dritto verso la porta. In quel momento, sulla soglia apparve una figura che si blocc.
Macrone acceler, abbassando la punta della spada. Allultimo momento la protese in avanti e la
conficc nello stomaco delluomo un istante prima di investirlo al petto con la spalla. Il colpo
scaravent il pirata oltre la porta, facendolo volare per tutta la saletta della torre prima che si
schiantasse contro una delle travi di sostegno del soffitto. Luomo emise un grugnito quando gli si
svuotarono i polmoni di aria, spruzzando in faccia a Macrone saliva calda mista a sangue. Tappandogli
la bocca con la mano libera, gli infil la spada nella cassa toracica, lacerandogli gli organi vitali.
Lavversario si dibatt convulsamente per qualche istante e poi di colpo, crollando in avanti, gli si
accasci addosso. Macrone si tir indietro, liberando la spada con uno strattone, e accompagn il corpo
a terra. Nel frattempo, i suoi uomini lo avevano raggiunto allinterno della torre.
Cosa sta succedendo l?, fece una voce dallalto della rampa di scalini che portava alla
piattaforma superiore. Porzio?.
Un tenue bagliore tremolante di luce giallognola rischiar la parte alta della scala.
Andiamo, ringhi Macrone, slanciandosi sulla scala e iniziando a salire di corsa verso il
primo livello della torre. Raggiunta la sommit, vide una stanza con alcune stuoie addossate al muro,
un tavolo, sedie e uno scaffale per le armi. Cerano due uomini. Uno disteso ma appoggiato su un
gomito perch risvegliato dai rumori. Laltro invece si trovava nei pressi della scala, vicino alle armi.
Fu molto pi veloce e reattivo del compagno al piano terra: afferr immediatamente una lancia,
puntandola contro Macrone quando questultimo fece irruzione nella stanza con gli altri uomini.
Vedendosi arrivare addosso la punta della lancia, il centurione scart di lato finendo contro una sedia e
a gambe allaria. Il legionario che lo seguiva si accorse del pericolo quando era ormai troppo tardi e la
lancia lo trafisse al braccio che impugnava la spada: limpatto lo fece roteare e sbattere contro lasta e
poi ricadere su un fianco. Il legionario alle sue spalle si fece avanti rapido e squarci la gola alluomo
con la lancia, aprendogli una profonda ferita. Il ribelle barcoll indietro urlando e croll a terra
portandosi dietro la lancia. Il compagno disteso sulla stuoia fece per alzarsi ma fu abbattuto prima di
riuscirvi.
Il tetto!, grid Macrone, rimettendosi in piedi. Muovetevi!.
I primi uomini gli passarono accanto salendo gli ultimi gradini. Macrone li segu. Si ud un
breve urlo di allarme, immediatamente stroncato. Arrivato sul tetto, il centurione si guard attorno. La
piattaforma era circondata da un basso muretto perimetrale sormontato da un parapetto in legno. Su un
lato, la tettoia di foglie di palma. Allangolo opposto, il braciere di segnalazione. E quattro baliste. Da
una minuscola nicchia proveniva il flebile lucore di una lampada a olio pronta per accendere il braciere.
Voi due!. Macrone indic i pi vicini tra i suoi uomini. Tornate di sotto e sbarrate la porta
con qualsiasi cosa riusciate a trovare.
Corse al parapetto e guard in direzione del fortino. Laccesso principale era rischiarato da
alcune torce; vide un paio di sentinelle in piedi accanto alla guardiola, apparentemente ancora ignare di
tutto. Le forme scure delle tre navi tirate a riva si stagliavano di fronte al caposaldo. Nessun segno di
allarme.
Bene, pens. Poi si volt e si diresse al braciere, raccogliendo un po di ramaglie. Con cautela
afferr la lampada a olio, ridiscese la scala e usc allesterno. Appoggi a terra la lampada, fece un
piccolo cumulo di legnetti sul lato della torre rivolto verso il mare e li accese con la fiamma della
lampada. Il guizzo giallo pallido lamb il groviglio di ramoscelli e foglie di palma secchi. Il fuoco
attecch subito con uno sbuffo di fumo, diffondendosi rapidamente a tutto il groviglio di ramaglie. Un
bagliore giallognolo illumin la parete della torre contro cui era addossato il piccolo fuoco; Macrone
arretr e si volt a guardare verso il mare, scrutandone la superficie in cerca delle navi da guerra.
Dallinterno della torre giunse un urlo. Macrone sollev gli occhi e vide tremolare una luce da
una piccola apertura a met altezza. La luminosit si intensific rapidamente finch si ud anche il
crepitio delle fiamme.
Cosa diamine...?. Corse alla porta mentre il primo dei suoi uomini ne usciva barcollando.
Macrone lo ferm. Cosa succede?
C un incendio nella stanza delle sentinelle, signore! La lampada a olio deve essere caduta
facendo prendere fuoco a una delle stuoie.
Maledizione!, sbott Macrone, digrignando i denti. Dobbiamo spegnerlo, subito.
Corse di nuovo dentro e su per le scale. Laria era gi satura di fumo e le fiamme stavano
attaccando in alto le pareti, rischiarando la stanza con una infernale luce rossastra. Dallalto della scala,
lambita dalle fiamme, provenivano delle grida. Macrone si guard attorno e individu unanfora in un
angolo. Si slanci in quella direzione, la raccolse e la stapp, liberando allistante un forte odore di
vino. Avvicinatosi alle fiamme, trasal per il calore che lo assal come una furia e ne rovesci il
contenuto sul fuoco. Il vino invest le fiamme a schizzi, estinguendole ma non abbastanza velocemente.
Maledizione!, grugn Macrone, arretrando. Sollev ancora lanfora, mir alla parete che il
fuoco aveva pi selvaggiamente attaccato e la lanci. Il pesante contenitore di terracotta esplose con
uno scroscio di vino contro il ruvido intonaco di calcina, inondando la stuoia sottostante. Macrone
afferr un mantello dal tavolo e inizi ad attaccare le fiamme.
Si guard al di sopra della spalla e vide Hamedes. Dammi una mano, maledizione!.
Il sacerdote rimase esitante per un secondo, gli occhi sbarrati per la paura, poi tir via un altro
mantello da un piolo alla parete e si un a Macrone, soffocando le fiamme che rimanevano. Quando il
fuoco fu completamente domato, il centurione lo ringrazi con un cenno della testa e guard in giro per
la stanza invasa dal fumo. Si sent strozzare la gola da un fetore acre e inizi a tossire. Lanci via il
mantello, barcoll verso la scala, e inizi a salire sul tetto spingendo il sacerdote davanti a s. Si
precipit al parapetto e fece dei respiri profondi per ripulirsi i polmoni. Lalba stava sorgendo
velocemente; lorizzonte era una striscia di pallida luce che via via si faceva sempre pi intensa. Il
chiarore permise a Macrone di rendersi conto delleffettiva estensione della baia, dalle ombrose
mangrovie fino alla fortificazione. Dallingresso erano spuntate alcune figure che stavano guardando
dritto verso il promontorio. Altre apparvero sulla muraglia perimetrale del fortino e a quel punto si ud
uno stridulo squillo di corno.
Maledizione! Hanno visto lincendio, fece Macrone, stringendo il parapetto. Un istante dopo
vide uscire dalla porta un consistente gruppo di uomini con scudi e armi varie: spade, lance, asce e
qualche arco. Molti di loro portavano torce che gettavano molta luce. Si diressero di corsa lungo il
sentiero che conduceva al promontorio. Macrone prese aria. Adesso ci siamo.
Catone aveva ordinato di portare la Sobek a tutta velocit allimbocco della baia; sottocoperta il
tamburo scandiva il ritmo delle remate che facevano avanzare la nave: attacco, passata, svincolo. Poco
distante, nelloscurit, il segnale di Macrone era stato perfettamente visibile. Appena dopo, per, dalla
torre erano velocemente apparse e scomparse altre fiamme che avevano rischiarato le rocce circostanti.
Ma a che gioco sta giocando?, disse il trierarco. Ha deciso di dar fuoco a tutta la baracca?
Deve essere andato storto qualcosa, rispose preoccupato Catone. Quanto manca ancora
allimbocco della baia?.
Il trierarco socchiuse gli occhi per esaminare la linea di costa e valut la distanza. Una
mezzora, se manteniamo questa velocit.
Cos tanto?. Catone fiss il promontorio. Si sforz di mettere da parte la preoccupazione per
Macrone e si concentr sul tempo. Dallesperienza accumulata negli ultimi due mesi, il prefetto sapeva
che, se movimentata da mani esperte, una nave tirata a riva poteva essere rimessa in mare in meno di
un quarto del tempo. Se Aiace fosse stato abbastanza veloce, avrebbe potuto far salire a bordo tutti i
suoi uomini e prendere il largo molto prima che la trappola potesse essere chiusa. E questo non doveva
accadere. Catone si volt verso il trierarco.
Riesci a far accelerare la nave?
S, signore. Laccelerazione fa parte delladdestramento, ma possiamo mantenerla solo per un
breve tratto.
Dai lordine, allora.
Ma signore, questo sfinirebbe gli uomini. Devono tenersi in forza per la battaglia.
Non ci sar nessuna battaglia se non raggiungiamo la baia in tempo. Dai lordine agli uomini
di darci sotto con i remi fino a farsi scoppiare il cuore, se necessario. Mi sono spiegato?
S, signore.
Vai, allora. E trasmetti lordine anche alle altre navi. Vai!.
Il trierarco salt gi sul ponte e corse al boccaporto di mezzanave per gridare al pausarius
lordine di aumentare il ritmo del tamburo. Catone sent velocizzare i colpi e quando la Sobek inizi ad
acquistare velocit, sotto i suoi piedi il ponte fu scosso da uno strattone improvviso. A est, sulla sinistra
della prua, il cielo stava diventando rosa, tingendo le poche nuvole sparse di una delicata, calda
sfumatura. Il prefetto tra s e s incoraggi la nave. Le fiamme sulla torre nel frattempo si erano spente
e lui non pot fare a meno di chiedersi cosa fosse successo a Macrone e ai suoi uomini. Se erano ancora
in vita, finch le navi non avessero raggiunto la baia avrebbero dovuto contare solo sulle proprie forze.
Mentre pensava al suo amico, Catone scorse un puntino di luce tremolare lungo la linea del
promontorio, e subito dietro un altro e molti altri ancora; con un senso di nausea allo stomaco si rese
conto che Aiace e i suoi uomini stavano gi dando la caccia a Macrone e alla sua squadra.
...
.
...
Capitolo otto.
...
.
...
Signore!, lo chiam uno dei suoi. Stanno arrivando!.
Macrone raggiunse di corsa il bordo della torre e tra due rocce, a poco meno di un quarto di
miglio da l, vide spuntare alcune figure di corsa. Si rese immediatamente conto che erano molto pi
numerosi di loro.
Cosavete intenzione di fare?, chiese Hamedes. Sono troppi. Dovremmo pensare di
andarcene finch siamo in tempo. Oppure arrenderci.
Arrenderci? A quel bastardo? Mai!, ringhi Macrone.
Allora scappiamo.
Scappare? E dove? Siamo su un maledetto promontorio. Non possiamo andare da nessuna
parte, idiota. Adesso chiudi il becco e dammi una mano. Macrone si avvicin a una delle baliste e la
ruot puntandola contro gli assalitori in arrivo. Apri la cassa delle munizioni, disse indicando un
vecchio baule addossato a una parete. Mentre Hamedes prendeva alcuni pesanti dardi, almeno due piedi
di lunghezza con enormi teste di ferro, e piccole frecce di legno, il centurione, agendo sulla maniglia di
caricamento, arm la grossa corda catramata che univa i due bracci dellarma. Una volta pronto, si fece
passare il primo dardo dal sacerdote e lo inser nella lunga scanalatura che correva tra le scatole
contenenti le funi di torsione. Nel frattempo il primo degli assalitori era arrivato a meno di duecento
passi dalla torre; Macrone estrasse il perno del meccanismo di sollevamento e, grugnendo per lo sforzo,
sollev la base della balista, la punt contro luomo e reinser il perno. Fatto questo, torn in posizione
eretta.
Tieniti a distanza!.
Si guard attorno e poi afferr il cordino che rilasciava il dente di blocco. Lo stratton
velocemente e il braccio di lancio scatt in avanti contro i cuscinetti di cuoio con un tonfo secco.
Macrone guard subito oltre il parapetto e vide lombra fendere laria del mattino in direzione degli
uomini. Sorvol quello di testa prima che questi potesse rendersene conto, continu a volare
superandone un secondo e si abbatt poi a terra, sollevando in aria un nuvolone di polvere, rimbalzando
e colpendo uno dei ribelli alla gamba. La violenza del dardo sollev luomo e lo scaravent contro un
piccolo gruppo di compagni, atterrandoli.
S!, sbott soddisfatto Macrone e si apprest a preparare il lancio successivo. Altro
proiettile!. Stese la mano e Hamedes armeggi per afferrare il dardo. Se lo fece cadere di mano e si
chin immediatamente a recuperarlo, seguito da una serie di improperi da parte del centurione.
Questultimo vide che gli assalitori si erano sparpagliati e avevano iniziato ad avvicinarsi con molta pi
circospezione. Il che era perfetto per lui fintantoch gli permetteva di guadagnare quanto pi tempo
possibile per consentire alle navi di Catone di entrare nella baia. Vedendo tre degli uomini di Aiace che
si stavano furtivamente avvicinando alle rocce dietro le quali si era nascosto il gruppetto di legionari,
Macrone ruot larma e rilasci il gancio di fermo. Con uno schiocco assordante il dardo part
ronzando attraverso laria. Questa volta centr uno degli uomini in pieno petto, scaraventandolo contro
un enorme masso. Luomo si accartocci; dalla tunica spuntava la punta del dardo.
Non appena il centurione riprese a caricare lennesimo lancio, si ud un grido e il gruppo di
ribelli si lanci in corsa approfittando del breve intervallo prima del colpo successivo. Macrone ebbe
appena il tempo di abbassare il meccanismo di sollevamento e far partire un nuovo dardo che sorvol la
testa degli uomini.
Ecco fatto, disse, allontanandosi dalla balista. Adesso passiamo alle mani.
Il primo degli assalitori raggiunse la porta e inizi a prenderla a spallate. Ottenne, per, scarsi
risultati giacch era stata bloccata con una sbarra di legno e alcuni sacchi di granaglie ammucchiati.
Quando Macrone arriv di sotto e si un ai suoi uomini che nel frattempo raccoglievano gli scudi dei
ribelli uccisi, si udirono i primi colpi di ascia contro il legno vecchio. Un istante dopo dallinterno della
porta esplose la prima scheggia, seguita da decine di altre. Poi si stacc un pezzo di legno pi grosso,
lasciando penetrare la testa dellascia di almeno un dito. Quando lascia fu strattonata via, attraverso lo
squarcio Macrone vide gli uomini allesterno rischiarati dalla pallida luce del sole del mattino.
I colpi successivi ebbero la meglio sulle assi ormai indebolite; poi mani afferrarono e
strapparono via le grosse schegge di legno.
Non preoccupatevi ragazzi, disse Macrone. C solo una via daccesso. Tutto quello che
dobbiamo fare  tenerli fuori finch non arriva il prefetto.
Si lanci unocchiata alle spalle e nelloscurit scorse lespressione degli uomini che si
tenevano pronti. Alcuni sembravano spietati e determinati, altri invece, i pi giovani, avevano lo
sguardo velato di preoccupazione e timore. Il dovere di un centurione era di guidare e ispirare i soldati
rimanendo in prima linea, per cui Macrone avanz deciso verso la porta con la spada stretta nel pugno
destro. Estrasse il pugnale e lo brand con laltra mano. Con uno scricchiolio di schegge, qualcuno
stacc una prima grossa asse di legno e poi molte altre, finch della porta non rimase che lintelaiatura
frastagliata. Allesterno, intanto, i ribelli si erano ammassati. Il primo di essi avanz e scaravent via
con un calcio la barriera improvvisata di sacchi di granaglie. Abbass poi la punta della lancia che
impugnava e grugnendo caric contro Macrone. La testa a forma di foglia dellarma part in direzione
dello stomaco del centurione che la schiv, scattando di lato. Macrone riprese immediatamente
equilibrio e si gett contro il lanciere facendolo arretrare fuori della porta.
Tutti in formazione ai lati della porta!, url Macrone. Attaccateli mano a mano che
entrano.
Mentre gli uomini si mettevano velocemente in posizione, il lanciere caric di nuovo, mani
strette attorno allasta e gambe allargate, concentrato sul centurione come se si stessero battendo in un
corpo a corpo. Con occhio esperto valut Macrone e simul un attacco. Sorpreso, lufficiale si ritrasse
di scatto e poi sghignazz.
Non mi freghi cos facilmente! Riprova meglio.
Questa volta luomo caric sul serio e la punta della lancia scatt violentemente in avanti come
un ariete. Macrone abbatt la spada esattamente sulla mano dellavversario facendogli abbassare larma
verso terra; poi affond con il pugnale, conficcandoglielo nellavambraccio. Boccheggiando, luomo
moll la presa; Macrone schiacci a terra la lancia e lo spinton, facendogli perdere lequilibrio. Il
ribelle barcoll verso la soglia nel tentativo di tenersi in piedi. Uno dei legionari si fece avanti e lo
trafisse alle spalle con la spada, spingendolo di lato. Dapprima luomo cadde in ginocchio, poi si
accasci a terra con un gemito quando il legionario stratton via larma.
Uno a zero per noi, ragazzi!, url Macrone. Poi, rivolgendosi alle facce che attendevano
allesterno, aggiunse: Avanti! Chi  il prossimo?.
Dopo un brevissimo istante di esitazione, un gigante con la spada deglut nervosamente e fece
per avvicinarsi alla porta, ma prima che potesse raggiungerla, una voce grid: Togliti di mezzo!
Fammi passare!.
Riconoscendo immediatamente quella voce, Macrone sent un brivido gelido scendergli lungo
la schiena. I ribelli si fecero da parte creando una piccola apertura, attraverso la quale avanz un uomo
alto e possente, poco pi che ventenne, capelli neri che ricadevano sulle spalle. Portava un gladio in
una mano e un piccolo scudo circolare nellaltra. Aveva il corpo protetto da una corazza di cuoio nero
decorata con spirali dargento. Le labbra erano torte in un ghigno gelido.
Centurione Macrone, questa s che  una sorpresa. Avrei dovuto immaginare che avresti
tentato di trovarmi.
E adesso che ci sono riuscito, ti ammazzo, rispose Macrone a denti stretti.
Davvero?. Aiace si fece pi vicino, lo sguardo sempre fisso su Macrone. E allora perch non
esci qui fuori? Sistemiamo questa cosa da uomo a uomo.
Macrone si sent ardere dallirrefrenabile impulso di affrontare il gladiatore, lo sent scorrergli
nelle vene, mettendo a serio rischio la sua lucidit. Serr la mascella e ricambi lo sguardo fisso
delluomo che appena tre mesi prima lo aveva tormentato con inaudita crudelt.
Cosa succede?, sorrise beffardo Aiace. Non sei abbastanza uomo da venire ad
affrontarmi?.
Macrone fece un mezzo passo in avanti fino quasi a raggiungere la soglia della torre e poi si
trattenne.
Sai una cosa, Aiace?, disse in tono piatto. Perch non entri qui tu per sistemare i conti?.
Aiace scoppi a ridere. Vedo che siamo a un punto morto. Peccato, non mi sarebbe dispiaciuto
umiliarti davanti ai tuoi uomini. Aiace abbass il gladio. A quanto sembra, dovremo usare le maniere
forti. Si volt e si rivolse ai suoi uomini. Scudi in posizione!.
Una mezza decina di ribelli si prepar. Tre si strinsero lun laltro, sovrapponendo gli scudi. Gli
altri si posizionarono ai fianchi; Aiace fece segno ad altri suoi uomini di avvicinarsi alla porta.
I giochi di gambe e spada sono finiti, pens Macrone. Da quel momento sarebbe stata una vera
e propria gara di forza bruta, e Aiace e i suoi erano indubbiamente forti e resistenti.
Legionari, su di me!, url Macrone, afferrando uno scudo. Veloci, dannazione!.
I soldati gli si accalcarono ai fianchi, mettendosi in formazione, scudo contro scudo e spade a
livello, come erano stati addestrati a fare nei combattimenti ravvicinati.
Pronti!. Macrone url rabbiosamente lordine e poi inizi a contare avvicinandosi alla porta.
Uno... due....
Le due formazioni si trovarono schiacciate luna contro laltra proprio allinterno della struttura
della porta; Macrone si nascose dietro lo scudo mentre puntava i piedi contro i sacchi di granaglie
sparsi a terra. I suoi uomini premevano da dietro; il centurione udiva attorno a s il respiro sotto sforzo
e i grugniti di fatica mentre i Romani e i ribelli si lanciavano gli uni contro gli altri. Chi era davanti
rimase intrappolato tra gli scudi e i compagni che premevano da dietro. Macrone sapeva che si trattava
della lotta tra i ribelli, fortissimi ma inesperti, e la tecnica di combattimento dei legionari. Per qualche
istante, entrambe le formazioni spinsero con tutta la loro forza, poi Macrone sent che il sacco sotto il
suo piede destro iniziava a cedere. Tent di regolare lappoggio, ma il sacco si era squarciato e le
sementi sparse non permettevano di avere grande presa. Lentamente inizi ad arretrare dalla porta e si
apr un piccolo varco tra il suo scudo e quello del soldato alla sua sinistra. Subito nello spiraglio si
infil la punta di una spada, colpendo fortunatamente nientaltro che aria, prima che fosse di nuovo
respinta indietro.
Attenti!. Macrone mise in guardia gli altri. Tenetevi stretti.
I legionari caricarono di nuovo e spinsero indietro i nemici.
Forza!, urlava Aiace. Spingete! Toglieteli di mezzo, ragazzi! E poi finiteli tutti!.
Ancora una volta, i corpi si incastrarono strettamente gli uni con gli altri allinterno della
struttura della porta. Macrone si volt verso uno degli uomini che aveva accanto.
Tu! Attaccali alle gambe! Colpisci!.
Il legionario annu e si posizion sul fianco della mischia; poi, prendendo bene la mira, attese
finch non si apr uno spiraglio e poi sferr un colpo, centrando un polpaccio. Il ribelle url di dolore e
istintivamente si ritir, aprendo un varco nel muro di scudi con cui il suo gruppo contrastava i Romani.
Macrone caric la spinta, incuneandosi tra due nemici e attaccando con la spada, in diagonale, il fianco
delluomo alla sua destra. Non un colpo letale, ma sufficiente a penetrargli la carne fino alle costole e a
farlo ricadere indietro con un grugnito.
Mentre i Romani stavano facendo arretrare tutti gli altri nemici dalla porta, dal basso del
sentiero arriv un urlo.
Generale! Generale Aiace!.
Aiace, in terza fila, guard indietro e vide una figura che percorreva il sentiero in direzione
della schermaglia. Sono qui!.
Si tir fuori e si volt, il petto gonfio per lo sforzo. Cosa c?
Stanno arrivando navi da guerra, signore! Molte. Sono dirette verso lentrata del porto.
Quanto sono distanti?
Circa un miglio.
Aiace si volt di nuovo, cercando Macrone con il furore negli occhi. Dannazione! Ci mancava
anche questa!, sbott. Accecato dallodio fiss il centurione e poi riprese pieno controllo di s.
Ritiratevi, ragazzi! Ritiratevi! Ritornate alle navi. Pi veloci che potete! Dobbiamo andarcene da
qui!.
Gli uomini di Aiace scattarono indietro in maniera disordinata; a causa dellimprovviso rilascio
della pressione sullo scudo, Macrone dovette a sua volta scattare in avanti per non cadere. Si
accovacci, scudo sollevato e spada in pugno, respirando affannosamente. I suoi occhi incontrarono
quelli di Aiace a qualche passo da lui. Il gladiatore stese un braccio, puntando dritto verso di lui. Non
finisce qui! Zeus mi sia testimone: ti staccher la testa dal corpo con la mia stessa spada.
Poi il ribelle si volt e si un ai suoi uomini che cautamente retrocedettero dalla torre e poi si
voltarono per lanciarsi di corsa gi per il sentiero. Macrone lo guard scappare a malincuore. Se Catone
e le sue navi fossero riusciti a raggiungere limboccatura del porto in tempo per impedire la fuga di
Aiace, allora la resa dei conti non sarebbe tardata. Attese finch lultimo dei ribelli si trov a distanza
di sicurezza lungo il sentiero prima di risollevarsi e abbassare lo scudo. Si volt verso il mare e distinse
senza difficolt le navi della flotta alessandrina che si avvicinavano speditamente a colpi di remi verso
la riva.
...
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...
Capitolo nove.
...
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...
Mentre la Sobek si avvicinava alla punta del promontorio, il sole aveva raggiunto la sua
massima elevazione oltre lorizzonte. La costa era immersa in una calda luce gialla che inondava le
vele rosse delle navi da guerra, intensificandone il colore. Il trierarco era chino oltre la prua e guardava
in acqua per individuare eventuali banchi di sabbia che potessero creare problemi alla nave. Il mare era
calmo, gli scogli a riva lambiti da onde leggere. Catone aveva indossato larmatura, il mantello rosso e
lelmo piumato in vista della battaglia imminente. Sal sulla torretta del ponte di prua ed esamin la
costa. Per lultimo mezzo miglio della sua lunghezza, il promontorio era abbastanza basso e dallalto
della torretta il prefetto riusciva a distinguere le cime delle palme sullaltro versante della baia. Poco
prima aveva visto i nemici ritirarsi dalla torre di guardia e aveva temuto che Macrone e i suoi uomini
potessero essere stati sopraffatti. Il suo occhio acuto, poi, aveva individuato la cresta trasversale di un
elmo in cima alla torre e lui aveva capito che lamico era ancora vivo.
Signore!, url la vedetta a cavalcioni dellasta, puntando il dito verso terra. Si stanno
muovendo!.
Catone si volt a guardare e avrebbe potuto benissimo non notare nulla se non avesse proprio
cercato la nave nemica. Unombra filiforme contro la foschia che aleggiava sulla terraferma. Lalbero
di una nave. Poi ne scorse unaltra poco distante alle spalle della prima. Aiace stava fuggendo.
Guardando avanti, il prefetto vide che il promontorio curvava verso il mare e con un nodo allo stomaco
si rese conto che Aiace avrebbe potuto raggiungere limboccatura della baia prima della Sobek.
Aumentate la velocit!, url al trierarco. Firmo lo guard di rimando dal basso e scosse la
testa.
Signore, gli uomini remano a testa bassa ormai da unora buona. Sono esausti.
Non mi interessa. Ordinagli di remare pi velocemente!.
Non ce la fanno, rispose fermo il trierarco. Li avete sfiniti, signore!.
Catone digrign i denti furioso. Il trierarco aveva ragione: aveva spinto talmente tanto per
raggiungere il porto pi in fretta possibile che ora, nel momento decisivo, lequipaggio aveva esaurito
le forze. Per contro, gli uomini di Aiace erano ancora freschi; guardando gli alberi delle navi nemiche,
Catone si rendeva conto che si stavano gradualmente distanziando. La cosa ancor pi irritante era che,
percorrendo la baia verso la punta del promontorio, avevano il vantaggio della via interna. Irritato,
diede un pugno sul parapetto della torretta. Fece un profondo respiro e parl al trierarco in tono quanto
pi tranquillo possibile. Chiedi ai tuoi uomini di fare del loro meglio. Un ultimo sforzo,  tutto ci che
gli chiedo.
S, signore. Il trierarco si conged e si diresse a poppa, verso il boccaporto principale,
scendendo sottocoperta per incoraggiare gli uomini.
Catone torn a osservare gli alberi delle due navi di fronte alla Sobek dallaltra parte del
promontorio. Presto avrebbero raggiunto la postazione di vedetta e poi il mare aperto e da l la fuga. Le
navi romane avrebbero tentato un inseguimento ma, salvo un miracolo, Aiace e i suoi sarebbero riusciti
a fuggire. Catone ne era amaramente consapevole.
Baliste, sorrise poi tra s e s. Macrone sta usando dardi incendiari. Furbo bastardo.
Macrone mantenne raffiche regolari di proiettili infiammati mentre i vascelli nemici riducevano
la distanza; poi, dun tratto, si sollev una spirale di fumo scuro da oltre il promontorio e Catone vide
che le navi avevano mutato rotta, costrette a tenersi quanto pi al largo per evitare di essere colpiti dai
dardi provenienti dalla torre di guardia. Uno dei vascelli era gi in fiamme. Catone continu a guardare
stringendo le dita sul parapetto della torretta. Sotto i piedi avvert un leggero scatto in avanti: gli uomini
stavano facendo un ultimo sforzo. Quando il trierarco fu di nuovo a prua, la punta era ormai in vista e
Catone cap che i giochi erano fatti. Messo alle strette da Macrone, Aiace non poteva pi raggiungere il
mare aperto in tempo.
Li avremo, signore, sogghign il trierarco.
Cos sembra, rispose calmo Catone. Fai preparare i classiari.
Il promontorio digradava verso una piccola lingua di sabbia che si tuffava nel mare turchese; la
Sobek continu ancora un po prima che il trierarco ordinasse al timoniere di virare dritto nella baia.
Dalla cima della torretta, Catone aveva una visuale chiara dei due vascelli che si dirigevano verso di lui
ad appena un quarto di miglio. Sulla destra, la nave con cui Aiace era scappato da Creta. Laltra era la
Thoth, a bordo della quale si levava una colonna di fumo da un incendio divampato a mezzanave. Un
gran numero di uomini stava raccogliendo acqua dal mare con dei secchi per tentare di spegnere le
fiamme. Nonostante questo, lequipaggio continuava a darci sotto con i remi e la nave avanzava,
solcando il mare che si sollevava ai fianchi e al disopra dello sperone. Catone aguzz la vista nel
tentativo di individuare Aiace su una delle due navi. Troppo fumo e troppe persone che si muovevano
sul ponte della Thoth per poter identificare con certezza un uomo in particolare, per cui si concentr
sullaltra nave. La torretta del ponte di prua era presidiata da alcuni arcieri mentre sul ponte principale
attendevano, pronti, altri uomini armati. Poi, con il graduale ridursi della distanza, Catone vide una
persona farsi largo e dirigersi verso la prua: un uomo alto, largo di spalle, che indossava una corazza
nera decorata e un elmo tirato a lucido con una cresta di piume gonfie.
Aiace, bisbigli tra s e s. Il cuore gli divenne duro come pietra mentre fissava lo schiavo
ribelle, causa di morte e sofferenza. Inizi a pensare spasmodicamente a Giulia e allumiliazione che la
ragazza aveva subto per mano del gladiatore. Serr forte i pugni e pass lordine a Firmo.
Attaccheremo la nave sulla destra. Laltra la lasciamo bruciare.
S, signore. Il trierarco si port le mani ai lati della bocca e si volt a poppa. Timoniere!
Punta verso la nave a dritta!.
Il timoniere fece pressione sulla barra e la nave vir, stabilizzandosi in una rotta prua contro
prua con il vascello in avvicinamento. Catone fiss Aiace e abbass la mano sul pomo della spada.
Peccato che Macrone non fosse al suo fianco per prendersi la sua parte di quella vendetta lungamente
attesa, pens. Il prefetto era quasi certo che Aiace e i suoi ufficiali avrebbero preferito combattere
piuttosto che essere presi prigionieri e subire una morte lunga e umiliante per crocifissione.
Scusate, signore, disse una voce. Catone si volt mentre un classiario lo raggiungeva sulla
torretta stringendo un arco e una faretra ricolma di frecce. Lo seguivano altri due uomini, cos si spost
per dar loro spazio. Sulla nave nemica vide gli arcieri di Aiace incocciare le frecce e mirare in alto,
mentre le due navi continuavano a scivolare luna verso laltra sulla superficie calma della baia.
Partirono le prime raffiche e Catone continu a guardare impassibile quelle minuscole pagliuzze che si
sollevavano in aria per poi apparentemente rallentare, fermarsi brevemente e ricadere verso la Sobek.
Molte finirono in acqua, a una ventina di passi dalla prua, sparendo con un plof e un luccicante schizzo
dacqua. Una colp il fasciame sul davanti della nave con uno schianto rumoroso, continuando a vibrare
per qualche istante. La raffica successiva avrebbe sicuramente colto nel segno, pens il prefetto.
Dobbiamo rispondere, signore?, chiese uno dei classiari.
No. Aspettate fino a quando sarete certi di non sbagliare. Catone si sporse in avanti e diede
una voce in basso ai legionari radunatisi attorno alla torretta. Uomini! Scudi pronti!.
Si guard di nuovo alle spalle. La nave romana pi vicina stava in quel momento doppiando il
promontorio e le altre la seguivano a poca distanza, tentando di raggiungere la sua. Lequipaggio del
vascello nemico in fiamme, rendendosi conto che in quella direzione la fuga era ormai impossibile, vir
di nuovo verso la baia, per distanziarsi dalle navi da guerra alle calcagna in un estremo, vano tentativo
di fuga.
Una serie di scricchiolii e schianti attir nuovamente lattenzione di Catone verso la nave di
Aiace. La seconda raffica nemica aveva fatto centro, conficcandosi nel ponte di prua, nella prua stessa
e in due degli scudi sollevati dai legionari. Fortunatamente senza causare n feriti n morti. La nave
nemica ormai si trovava a poco pi di un centinaio di passi di distanza e Catone riusciva a vedere
chiaramente Aiace e i suoi uomini preparare le armi.
Li attaccheremo sul fianco destro!, disse il trierarco al timoniere, che fece un leggero
aggiustamento di rotta facendo deviare la Sobek di una minima frazione dallo sperone dellaltra nave.
Tenersi pronti alla collisione!.
Catone strinse il parapetto della torretta e punt bene i piedi sul pavimento. Attorno a lui, il
resto dellequipaggio si predispose in fretta allimpatto. Dalla nave nemica arriv unultima raffica di
frecce e si ud un urlo di dolore quando una punta spinata trafisse il collo di uno degli arcieri sulla
torretta. Catone lanci alluomo una rapida occhiata e lo vide accasciarsi sul pavimento in una pozza di
sangue sgorgato dallarteria recisa. Il soldato era spacciato e il prefetto distolse lo sguardo.
Ritirare i remi!, url Firmo. Lordine fu seguito da un frenetico fracasso mentre lequipaggio
li ritraeva allinterno dello scafo.
La punta multipla dello sperone invest la prua della nave nemica con uno stridore assordante e
per limpatto gli uomini a bordo furono sbalzati in avanti. Immediatamente dopo lo scontro di striscio,
le due navi iniziarono a scivolare stridendo luna contro il fianco dellaltra. Il comandante del vascello
nemico non aveva fatto in tempo a dare lordine di ritirare i remi e quando la prua della Sobek ne sfreg
violentemente il fianco i remi di destra andarono distrutti.
Abbassare il corvo!, url Catone al centurione dei classiari. Veloci!.
I soldati recuperarono rapidamente lequilibrio e iniziarono a ruotare il dispositivo di
abbordaggio verso lesterno, sulla tolda del vascello nemico. Il comandante avversario diede
immediatamente lordine agli arcieri di mirare verso la minaccia e un istante dopo le frecce schizzarono
contro i classiari romani. Impossibilitati a difendersi mentre movimentavano il corvo, i soldati si
trovarono esposti allattacco nemico e due di essi furono colpiti in rapida successione dai dardi che
arrivavano ronzando sul ponte. Solo un attimo dopo Catone vide un altro uomo gridare, trafitto al
braccio.
Rilasciare!, url il centurione non appena il perno di ferro si trov in corrispondenza del
ponte nemico. Gli uomini mollarono la fune, che schizz in alto verso la puleggia mentre la passerella
scendeva rapidamente in basso. I ribelli si tuffarono di lato per evitare di essere schiacciati o impalati, e
con un tonfo cupo il puntone si conficc sul ponte.
Quando il solido piolo di legno alla base del corvo assorb la torsione dovuta al movimento
residuo delle due navi, si sent uno scossone seguito da un forte scricchiolio.
Allarrembaggio!, url il centurione, sfoderando la spada e lanciandosi in corsa sulla
passerella verso il ponte nemico. Gli uomini lo seguirono, scudi sollevati e spade in pugno. Gli arcieri
avversari scoccarono altre frecce, molte delle quali si piantarono contro le paratie di legno che
proteggevano i Romani provenienti dalla Sobek. Altre frecce, per contro, sorvolarono nave ed
equipaggio, mancando totalmente il bersaglio.
Catone si volt verso gli arcieri nella torretta con lui e indic i loro antagonisti. Abbattete
quegli uomini!.
I soldati incoccarono velocemente, tesero le corde prendendo la mira, si immobilizzarono un
istante e poi rilasciarono le dita scoccando i dardi in volo verso gli uomini di Aiace. Catone annu con
brutale soddisfazione quando vide due frecce centrare uno degli arcieri nemici mandandolo gambe
allaria.
Ottimo lavoro!, disse sbattendo il pugno sul parapetto. Continuate cos.
Lasciandoli al loro lavoro, il prefetto discese sul ponte e prese lo scudo ovale della marina che
si era procurato tra le scorte della Sobek. Poi si volt verso i legionari pronti sul ponte principale.
Seguitemi. Prendete prigionieri, se potete.
Sal sulla passerella e si incammin a passo sostenuto. Sullestremit opposta cerano ancora
alcuni fanti in attesa che si facesse spazio per poter saltar gi sul ponte dellaltra nave. Laria era satura
dellacuto rumore metallico delle spade che si scontravano, e dei tonfi secchi dei colpi parati con lo
scudo. Alcuni uomini, col sangue ormai alla testa, urlavano grida di battaglia. Catone sobbalz quando
la punta metallica di una freccia si piant penetrando lo schermo di legno a protezione laterale; ma non
si ferm e prosegu a testa bassa per esporsi il meno possibile allattacco degli arcieri nemici che
continuavano a scoccare frecce del ponte di prua. Arriv alle spalle di un classiario e guard oltre per
verificare se avesse il cammino sbarrato. Di fronte, il ponte dellaltra nave era un assembramento di
uomini compressi in una mischia brutale.
Avanza!, url Catone. Combatti!.
Il classiario si guard alle spalle e annu preoccupato prima di calarsi gi dalla passerella e
infilarsi nella calca. Catone fece un passo avanti e poi si ferm un istante per orientarsi. Esamin la
massa ribollente di uomini, elmi e spade scintillanti e macchie di sangue. Poi vide la cresta nera
dellelmo di Aiace nei pressi dellalbero mentre il gladiatore era impegnato a colpire lo scudo di un
classiario. Il Romano cedette ai colpi e si accasci a terra: Aiace gli spinse via lo scudo con un calcio e
lo trafisse in faccia con la spada.
Catone sent un brivido gelido di terrore percorrergli la spina dorsale, ma si costrinse a
proseguire; scese sulla tolda e inizi a farsi largo in direzione dellalbero. Legionari, con me!.
I soldati corpulenti gli si chiusero attorno mentre il prefetto scavalcava un corpo, trovandosi poi
di fronte uno spazio aperto. Un uomo mediorientale con carnagione scura e lunghi capelli gli si par
davanti, unascia insanguinata in una mano e un pugnale ricurvo nellaltra. Appena ebbe fissato gli
occhi su Catone, lenergumeno si lanci in avanti urlando e sollevando lascia. Il prefetto reag e par il
colpo con il bordo superiore dello scudo. Limpatto scalf la protezione metallica e penetr
profondamente nel legno; il colpo si propag con una scossa alla spalla sinistra di Catone. Prima che
questultimo fosse in grado di rispondere allattacco, il ribelle stratton via lascia e
contemporaneamente part con la mano sinistra contro il fianco non difeso del Romano. La lama del
pugnale sbatt contro larmatura a scaglie e scivol verso il basso, aprendogli uno squarcio nella tunica.
Adesso tocca a me, fece Catone a denti stretti e caricando con lo scudo. La borchia colp
luomo dritto nelle costole, svuotandogli i polmoni daria con un rantolo. Catone ne approfitt per
assestare un fendente. Seppur boccheggiante, il ribelle schiv comunque con agilit il colpo e si rimise
in posizione di guardia, ascia sollevata e pugnale pronto, sforzandosi di riprendere respiro. In quel
momento un suo compagno lo travolse e il ribelle perse lequilibrio. Mentre tentava di rimanere in
piedi, Catone caric, investendolo violentemente con lo scudo e spingendolo allindietro finch luomo
non sbatt con il tallone contro un corpo e cadde a terra. Il prefetto lo trafisse allo stomaco, sbattendogli
poi il bordo inferiore dello scudo contro la gola e schiacciandogli la trachea.
Estrasse la spada e and avanti. Si guard velocemente ai lati e vide che i legionari lo stavano
seguendo lateralmente. Gli uomini di Aiace erano per la maggior parte tenaci ma inesperti nelle
tecniche di combattimento e non potevano competere con i soldati professionisti romani. Questi ultimi
avevano sgomberato la parte posteriore della nave e lo scontro ora si concentrava lungo una linea che
attraversava il ponte. A poco a poco, Aiace e i suoi uomini venivano respinti verso la prua, ma nessuno
di loro sembrava minimamente intenzionato a gettare le armi e a chiedere quartiere, not Catone.
Vide nuovamente la cresta nera a neanche una decina di piedi da s, e fece un passo avanti per
bloccare un colpo con lo scudo. Lassalitore ritir la spada e fece per ritentare il colpo ma un legionario
alla sinistra di Catone gli schiacci larma sul ponte con la sua spada. Poi, disegnando un arco
ascendente con la punta, trafisse luomo allo stomaco, squarciandogli ogni organo vitale.
Catone si limit a fargli un cenno di ringraziamento con la testa, poi respinse di lato un uomo
con lo scudo prima di ritrovarsi finalmente faccia a faccia con Aiace. Il gladiatore indossava un elmo
romano con grandi paraguance che gli nascondevano quasi totalmente la faccia. Mento e mascelle
ricoperti di corta e scura peluria ispida, Aiace spalanc gli enormi occhi scuri e si slanci in avanti per
attaccare lufficiale romano. La punta della sua spada discese ad arco in direzione della testa di Catone,
che sollev immediatamente lo scudo per bloccarla. Esattamente come il gladiatore aveva previsto. La
spada discendente scart di lato, scivolando sulla spalla di Catone. Quel cambio di direzione tolse un
po di potenza al colpo, che invest comunque il Romano abbastanza violentemente da farlo sbandare e
intorpidirgli braccio e dita, costringendolo ad allentare la presa sullo scudo.
Maledizione.... Catone si abbass e, appoggiando la spalla intorpidita contro lo scudo, caric
contro il gladiatore. Questultimo, massiccio e resistente, assorb limpatto seguendone il movimento.
Agganci poi il suo piccolo scudo tondo a quello dellavversario e glielo stratton via. Catone ebbe
appena il tempo di riprendersi e ritrarsi di scatto prima che la spada del nemico gli sibilasse davanti al
viso. Per un istante il braccio di Aiace continu per inerzia il movimento in avanti, e Catone ne
approfitt per caricare a sua volta, colpendolo e aprendogli uno squarcio di carne e muscoli lungo oltre
una decina di pollici. Aiace rugg di dolore e furia e tent di colpire lufficiale sfruttando loscillazione
di ritorno della spada. Catone ebbe appena il tempo di abbassarsi e colpire di nuovo a sua volta,
centrando il ginocchio, distruggendone le ossa e squarciandone i legamenti. Aiace barcoll allindietro,
cadendo di lato, quando sopraggiunse un legionario e gli spinse la spada profondamente nellascella.
Catone ud un rumore di ossa che si spezzavano seguito dal grugnito esplosivo di Aiace quando la lama
gli perfor i polmoni e il cuore. Per un istante il corpo si irrigid e poi croll, faccia a terra. Il legionario
appoggi un piede sulla schiena della corazza ed estrasse la spada con uno strattone, poi si lanci
contro lavversario successivo.
Catone rimase a guardare incredulo il corpo riverso. Il suo nemico era morto. La caccia era
chiusa. Ma non ancora definitivamente. Scosse la testa per uscire da quello stato di sbigottimento e
guard il ponte. Il tavolato del pavimento era una distesa di corpi senza vita e pozze di sangue ne
macchiavano le assi di legno di pino. Rimaneva solo una manciata di ribelli, ammassati nellangolo
della prua: continuavano a lottare come forsennati, urlando motti di sfida contro i classiari e i legionari.
Il prefetto apr la bocca per parlare ma era troppo secca e la voce stent a uscire. Allora deglut,
si inumid le labbra e tent di nuovo. Ritiratevi! Romani, ritiratevi!.
Gran parte dei classiari e dei legionari ud il comando e inizi diligentemente a indietreggiare.
Solo un gruppetto, accecato dalla sete di sangue, continu finch non fu strattonato via dai compagni. Il
centurione dovette sbattere la spada di piatto sullelmo dellultimo dei suoi classiari per scuoterlo. Si
ud un ultimo tonfo di lama contro uno scudo e poi solo il suono del respiro accelerato e i lamenti dei
feriti.
Fate largo!, url Catone e gli uomini tra lui e i sopravvissuti dellequipaggio della nave si
fecero da parte. Punt la spada contro il corpo di Aiace. Il vostro capo  morto. Gettate le armi e
arrendetevi!.
Segu un istante di silenzio, poi uno dei ribelli scoppi a ridere, lanciando in aria la spada.
Lunga vita ad Aiace! Morte a Roma!.
I compagni si unirono al suo grido. Catone rimase a guardarli impassibile, attendendo che si
fermassero. Vedendoli per continuare con quelle acclamazioni, si volt verso il centurione.
Uccideteli!.
Il centurione annu, rinforz la presa su scudo e spada e poi sput a terra. Classiari!
Avanzate!.
I soldati si raggrupparono di nuovo, torvi e spietati, e a grandi passi iniziarono a chiudere sugli
ultimi ribelli. Questi cessarono di esultare e si misero in posizione, decisi a uccidere quanti pi Romani
potessero prima di essere a loro volta uccisi.
Tutto fin in una manciata di secondi. I classiari serrarono, scudo contro scudo, spade sollevate
e pronte a colpire il nemico; un fracasso di colpi, spade contro scudi, clangore di lame e grida di feriti,
un ultimo Lunga vita ad Aiace! e poi il silenzio. I classiari, ricoperti di sangue, si fermarono a
guardare il groviglio di corpi a prua. Anche Catone rimase a guardare, stanco, togliendosi lelmo e
tergendosi la fronte. La ribellione di schiavi scoppiata a Creta era finalmente sedata. Rimaneva ben
poco da fare ormai, oltre a prendere laltra nave, ancora in fiamme, che si dirigeva verso le mangrovie
sul versante opposto della baia. I superstiti non avevano via di fuga in mare e non avrebbero comunque
avuto pi scampo una volta che le altre navi romane li avessero messi allangolo contro le mangrovie.
Il braccio sinistro gli faceva molto male adesso che lintorpidimento stava iniziando a passare;
Catone apr e chiuse velocemente le dita tentando di restituire sensibilit allarto. Rinfoder la spada e
torn sui suoi passi, scavalcando i cadaveri, in direzione di Aiace. Si pieg sulle ginocchia, afferr la
spalla del gladiatore e ne rivolt il corpo. Mentre il cadavere ruotava sulla schiena, la testa, ancora
nascosta dallelmo, dondol mollemente voltandosi dalla parte opposta. Slacci il sottogola con le dita
della mano destra e poi, afferrando la cresta nera, sfil lelmo.
No.... Corrug la fronte mentre guardava quella faccia che lo fissava di rimando con occhi
spenti e la bocca leggermente socchiusa. No... NO!.
Lanci via lelmo e si alz di nuovo in piedi, furioso. Legionari e classiari guardarono il
prefetto con espressioni sorprese. Catone si port una mano alla fronte e la strofin per la delusione
quando riguard in basso verso quel viso. Luomo morto aveva la stessa corporatura di Aiace, lo stesso
colore scuro di capelli, ma le somiglianze finivano l. Lufficiale fece un profondo respiro e si volt
amareggiato verso laltra nave, immersa in una nuvola di fumo, diretta al capo opposto della baia.
Laveva fregato. Aiace era ancora vivo.
...
.
...
Capitolo dieci.
...
.
...
Catone ordin al centurione di lasciare una squadra di classiari a occuparsi della nave e di
riportare il resto degli uomini a bordo della Sobek. Non appena il corvo fu risollevato dal vascello
nemico, il trierarco diede lordine di allontanarsi e di rimettere fuori i remi. La nave inizi a muoversi
mettendosi allinseguimento della Thoth. Aiace nel frattempo aveva quasi raggiunto il versante opposto
della baia da dove, per, non aveva un vero e proprio accesso al mare aperto. Due delle navi romane si
erano posizionate a cuneo nella baia, bloccandogli ogni possibilit di fuga. Altre tre, oltre alla Sobek, lo
inseguivano, mentre lultimo vascello si era accostato alla riva interna del promontorio per recuperare
Macrone e i suoi uomini. Aiace era in trappola. Lo stratagemma aveva solo ritardato la sua cattura, o la
sua morte, rifletteva Catone tornando sulla torretta per osservare meglio linseguimento. Un istante
dopo, lo raggiunse Firmo.
Non ci sfuggir, signore.
Me lo auguro, rispose secco Catone. Sarebbe una medicina troppo amara da mandar gi.
Il trierarco socchiuse gli occhi contro il sole nascente, poi li scherm con una mano mentre
seguiva il corso della nave. Ci sono ancora fiamme. Come mai non hanno domato lincendio?
Probabilmente hanno bisogno di ogni uomo disponibile ai remi, ipotizz Catone.
Hmmm.
Rimasero a osservare la scena in silenzio ancora per qualche istante, poi il trierarco scosse la
testa. Nel nome degli di, cosa pensa di fare quel pazzo? Sta puntando a tutta velocit in direzione
delle mangrovie. Finiranno di certo arenati.
Avr escogitato un piano, annu Catone.
Fuggire tra le mangrovie?. Il trierarco scosse la testa. Impossibile.
Perch mai?, chiese Catone voltandosi.
Signore, perlustro in lungo e largo il delta da quando sono entrato in marina. Conosco la zona
come le mie tasche e posso dirvi che non esiste terreno pi difficile di quello invaso dalle mangrovie.
Anche supponendo di riuscire a superare giunchi e radici, il fango inghiotte tutto e laria  resa
irrespirabile dal puzzo della vegetazione putrescente. E se anche questo non bastasse, tutta la zona 
infestata da insetti e sanguisughe, per non parlare dei coccodrilli. Tentare di attraversarlo sarebbe un
suicidio.
Se non lo facessero, dovrebbero affrontare una morte certa. Catone guard la nave a poco pi
di un miglio di distanza. Se fossi nei panni di Aiace, deciderei di rischiare. Non ha nulla da perdere e
se riesce a fuggire, potr continuare a dare del filo da torcere a Roma.  questo che gli interessa.
Mentre gli uomini sottocoperta si piegavano sui remi e la Sobek scivolava rapida nella baia,
Catone osservava la nave dei ribelli con crescente inquietudine. Nonostante le parole di Firmo, Aiace
aveva tanta determinazione e ingegno da decidere senza remore di infilarsi nel groviglio delle
mangrovie.
Guardate!. Il trierarco stese un braccio.
Lalbero della nave ribelle vacill e croll di traverso a sinistra, portandosi dietro asta e
sartiame. Alcuni remi si spezzarono, altri si incastrarono e, mentre si inoltrava tra i giunchi e i bassi
alberi di mangrovie prima di fermarsi definitivamente, da lontano la nave somigliava a un insetto
malridotto. Gli uccelli, disturbati da quella presenza, spiccarono il volo e la polvere e la sabbia che
ricoprivano il fogliame dei fusti rachitici degli alberi si levarono in aria, formando una sottile foschia
attorno al relitto. Il fuoco si trasform in un vero e proprio incendio, saturando laria di fumo. Sul ponte
spuntarono minuscole figure. In pochi istanti abbassarono uno scalandrone nelle acque basse e i primi
uomini iniziarono a scendere dalla nave, stringendo un fagotto in una mano e la spada nellaltra.
Stanno scappando, disse Catone, il cuore stretto nella morsa dalla disperazione alla vista
dellequipaggio nemico che abbandonava la nave in fiamme, sparendo nel buio groviglio di alberi e
giunchi. Non possiamo permettergli di scappare, mi hai capito Firmo?
S, signore. Il trierarco indic in basso verso il ponte. I ragazzi stanno facendo del loro
meglio.
Catone guard i remi, fuori bordo, che si abbassavano e spingevano in acqua per poi risollevarsi
e ritornare avanti a ritmo serrato. Scese dalla torretta e si rivolse ai legionari raggruppati sul ponte
principale. Ascoltatemi!. Attese qualche istante che gli uomini facessero silenzio per esser certo di
avere tutta la loro attenzione. Voglio cinquanta uomini per inseguire i nemici che si stanno dando alla
fuga tra le mangrovie, disse, indicando la nave avversaria. Voi eravate con me a Creta e sapete di
cosa si sono resi responsabili Aiace e i suoi. Avete visto le loro atrocit con i vostri stessi occhi.
Dobbiamo catturarlo o ucciderlo e mettere fine alle sue nefandezze. Poi si volt verso il loro
comandante, il centurione Rufo. Voglio solo volontari. Niente uomini feriti: non metto in dubbio il
coraggio dei tuoi uomini, ma  un lavoro difficile e in quelle acque paludose qualsiasi ferita aperta 
destinata a suppurare. Chi mi seguir, dovr lasciare larmatura. Potranno portare solo scudo, spada ed
elmo. Oltre a una razione di acqua e provviste per tre giorni. Li guard e poi annu.  tutto. Chi verr
con me, si prepari a marciare appena raggiungiamo laltro capo della baia. Potete andare!.
Si volt e si diresse a passo rapido verso prua per guardare mentre le navi romane serravano sul
vascello incendiato incastrato nel groviglio di radici e insabbiato nel limo delle mangrovie. Il trierarco
si sporse oltre il bordo e diede lordine di bloccare i remi in acqua per rallentare il moto della nave
mentre questa si avvicinava alla riva. Anche le altre navi avevano rallentato, cedendo il passo alla
Sobek in direzione delle mangrovie, ormai a poca distanza dal vascello abbandonato. Iniziarono a udirsi
il crepitio delle fiamme e gli scoppiettii delle assi che bruciavano. Lincendio divampava pi
selvaggiamente che mai e Catone cap che prima di lasciare la nave probabilmente Aiace doveva aver
dato lordine di alimentare le fiamme.
Firmo!. Dovette urlare a squarciagola per farsi udire al di sopra del rumore delle fiamme.
Fai scendere qualcuno su quella nave e vedi se riescono a spegnere lincendio.
Subito, signore.
Quando la Sobek raggiunse la secca, Catone avvert una leggera scossa sotto i piedi. I classiari
sul ponte di prua abbassarono immediatamente lo scalandrone nelle acque basse, intorbidate
dallimpatto dello sperone.
Tu!, fece Catone al legionario che gli stava accanto. Dammi una mano con la corazza.
Mentre lui sollevava le braccia, il soldato gli sfil larmatura dalle spalle e la depose sul ponte.
Catone ringrazi con un cenno della testa e poi afferr una borraccia, uno degli otri disponibili, e una
sacca, riempita frettolosamente di pane duro e strisce di carne di manzo secca. Fece scorrere la cinghia
sopra la spalla e raccolse uno scudo, voltandosi subito dopo verso il centurione Rufo. Quanti uomini si
sono offerti?
Cinquanta signore, come avete richiesto.
Tutti volontari? Devo crederci?, fece Catone con un tono sarcastico che non pot proprio
evitare.
Sa come funziona, signore. Un ufficiale chiede volontari e guai a chi non lo prende sul serio,
sogghign Rufo. Detto questo, sono tutti buoni elementi. Ho scelto i migliori.
Andiamo allora.
Mentre il massiccio centurione sincamminava gi per lo scalandrone in testa al primo reparto,
Catone si volt verso il trierarco. Quando Macrone e i suoi uomini tornano dalla baia, digli di seguirci.
Non penso che avranno problemi a ritrovare le nostre tracce.
S, signore.
Catone valut brevemente un pensiero e poi aggiunse: Dopo riporta la flotta ad Alessandria e
riferisci tutto al governatore. Informalo che ho intenzione di inseguire Aiace finch non lavr in
trappola come un cane e non lavr finito. Solo allora torneremo ad Alessandria. Mi sono spiegato?.
Firmo annu. Glielo dir e che gli di vi proteggano, signore. Pregher affinch Fortuna vi sia
benevola.
Lo spero proprio. Da quando abbiamo iniziato la caccia ad Aiace non ha fatto che dimostrarsi
capricciosa. Catone si ferm e lanci uno sguardo di gratitudine al trierarco. Fate buon viaggio verso
casa.
Il prefetto si volt e si mise in coda ai soldati in attesa del loro turno per scendere a terra. Le
assi di legno si piegavano sotto i passi degli uomini e quando tocc a lui, Catone dovette fare
attenzione a mantenersi in equilibrio. Alla fine della passerella scese nellacqua torbida fino alla coscia
e si incammin a riva ponendo cura a dove metteva i piedi. Dai grovigli di radici, che sparivano sotto la
superficie, spuntavano tronchi rachitici e il fetore di vegetazione marcescente saturava laria calda. I
legionari che lo precedevano fluttuarono nellacqua in direzione di una piccola lingua di terra ricoperta
da canne alte pi di un uomo. Incespicando su una radice e ricadendo in avanti con un tonfo, un soldato
lanci unimprecazione. Poi luomo si rialz grondante; brontolando raccolse il suo equipaggiamento e
riprese a camminare verso le canne. Catone arriv a riva facendo molta attenzione e usc dallacqua
melmosa. Il centurione Rufo gli fece un cenno del capo e poi url agli uomini rimasti: Avanti,
scansafatiche! Muovetevi!. Si volt verso il comandante. Ho mandato avanti unavanguardia,
signore. Gli ho detto di mettersi sulle tracce degli uomini di Aiace, ma di non attaccarli.
Bene, approv Catone. Assicurati che la retroguardia segni il nostro tragitto sulle
mangrovie. Il centurione Macrone ci seguir. Catone si volt a guardare la folta vegetazione e le
acque basse che si stendevano davanti ai suoi occhi. Tra laltro, potrebbe sempre servire anche a noi.
Gi, non mi piacerebbe perdermi in questo posto.
Non sappiamo quanto profondamente si inoltri. Dobbiamo raggiungere Aiace prima che riesca
a trovare una via di fuga. Catone si sistem lotre e la sacca delle provviste dietro la schiena e raccolse
lo scudo. Laria era ferma e rovente; sciami di insetti turbinavano nei fasci di luce solare che riuscivano
a penetrare nella folta vegetazione. Rimettiamoci in cammino.
Fece cenno a Rufo di seguirlo e si diresse verso la fronte della colonna di legionari in fila sul
piccolo braccio di terra. Lerba alta era stata calpestata e poco pi avanti una pista tra le canne indicava
la direzione verso cui si era avventurato Aiace.
Inspir, riempiendosi le narici dellodore di piante marcescenti e di acqua stagnante. Colonna,
avanzare!.
Infil i piedi nellacqua poco profonda e si incammin nel folto canneto. I fuggitivi che li
avevano preceduti avevano schiacciato alcune canne con i piedi e tranciato il resto con i pugnali,
marcando nettamente il loro passaggio. Catone sperava che abbattere la vegetazione avrebbe rallentato
lavanzata di Aiace, affaticando i suoi uomini e permettendo cos agli inseguitori di raggiungerli con
maggior facilit. Una volta raggiunti e messi alle strette dai Romani, i ribelli sarebbero stati costretti a
fronteggiarli oppure ad arrendersi. Esisteva sempre il rischio, per, che potessero tentare unimboscata
contro i legionari. Fortunatamente il reparto inviato in avanscoperta dal centurione Rufo avrebbe
sventato ogni tentativo di cogliere di sorpresa la colonna principale.
La marcia era impegnativa e, a mano a mano che il sole si faceva sempre pi alto nel cielo, il
caldo picchiava terribilmente sulla fila di soldati che avanzavano a fatica tra le canne. Laria immobile,
poi, non faceva che peggiorarne il disagio; presto Catone inizi a grondare sudore: dai capelli colavano
rivoli di sudore sugli occhi che doveva asciugarsi mentre avanzava a stento. Alla fine non sopport pi
la costrizione soffocante dellelmo e se lo tolse, assicurandolo alla cintura. Disse a Rufo di permettere
agli uomini di fare altrettanto e di far passare voce lungo la fila prima di proseguire. Dietro di lui il
centurione, inveendo, di tanto in tanto tentava di scacciare gli sciami di zanzare attirati dagli uomini.
Abbassa la voce, gli bisbigli Catone.
Scusate, signore. Queste piccole bastarde mi stanno mangiando vivo. Chiss di cosa si nutrono
quando non riescono a trovare Romani. Rufo cerc di scacciare unenorme zanzara che gli ronzava
davanti agli occhi. Sloggia, piccola maledetta.
Di fronte a lui Catone si blocc bruscamente e osserv qualcosa poco distante da loro, su un
lato. Ecco la risposta alla tua domanda, centurione.
Rufo gli si affianc per vedere cosaveva individuato Catone. Nellacqua, tra gli steli delle
cannucce, era riverso un corpo. Gli occhi fissavano il sole con sguardo vuoto, un rivolo di sangue secco
scendeva dalla mascella e macchiava il mento. Gli insetti che si cibavano del sangue e degli umori del
cadavere creavano un ronzio forte e persistente.
Uno dei suoi, penso, fece Catone, notando la carnagione chiara delluomo.
Bene. Vuol dire che i ragazzi della sezione di testa hanno raggiunto gli ultimi di loro.
Catone arricci le labbra quando unenorme zanzara atterr su un occhio delluomo morto.
Tienimi lo scudo.
Lo pass a Rufo e si chin poi per esaminare il corpo pi da vicino. Attraverso lacqua scura e
salmastra, riusc appena a distinguere una sagoma sotto la superficie. Immerse una mano e le sue dita
sfiorarono una lama; Catone la tast risalendo fino allimpugnatura. La tir e il corpo si sollev con
essa, increspando la superficie. La punta della spada e una buona porzione della lama erano conficcate
nello stomaco delluomo, molto vicino alla cassa toracica.
Rufo serr le labbra. Suicidio?
S, oppure ci hanno pensato i suoi compagni per risparmiarlo alla cattura.
Perch, signore?
Guarda qui. Catone indic con la mano libera mentre rivoltava il cadavere. Sul fianco era
visibile una ferita aperta, grossa come una piccola bocca spalancata. Lacqua aveva lavato via gran
parte del sangue, mettendo in vista sottili legamenti rossi. Era ferito. In questo stato poteva
rallentarli.
Catone moll la presa sullimpugnatura della spada e lasci che il corpo si inabissasse
nuovamente nellacqua. Rufo gli restitu lo scudo e insieme tornarono sullo stretto sentiero battuto nel
canneto. Gli altri uomini nel frattempo si erano fermati alle spalle dei due ufficiali e avevano atteso,
con lacqua maleodorante alle ginocchia, appoggiati agli scudi. Quando Rufo vide uno di essi sollevare
la borraccia e mettere mano al tappo, stese il braccio e ringhi: Cosa hai intenzione di fare, legionario
Polonio? Ti ho forse autorizzato a bere?
No, signore.
Allora abbassa quella borraccia e non posarci pi un dito sopra finch non te lo dico io. Bevi
solo un sorso e prima di accorgertene avrai svuotato lotre. E morirai di sete.
Il legionario si affrett a fare come gli era stato ordinato e si rimise la fibbia della borraccia
sulle spalle.
Cos va meglio. Rufo fiss gli uomini. Non sappiamo quanto tempo ci vorr per prendere il
nemico e lacqua delle borracce  tutta quella che avete a disposizione. Prendete anche solo un sorso di
questa merda nella quale stiamo arrancando e vi cagherete sotto per un mese. Semmai riusciste a
sopravvivere cos a lungo. Per cui, bevete solo quello che avete nella borraccia e solo quando lo dico
io. Sono stato chiaro?.
Gli uomini annuirono.
Adesso riprendete gli scudi e procediamo.
Catone guard il centurione con approvazione. Era chiaro che Rufo apparteneva alla vecchia
scuola nonostante lingaggio abbastanza semplice in Egitto dove le legioni, ormai da tempo
immemorabile, non avevano avuto occasione di partecipare a campagne militari importanti. Il tono, il
portamento e le cicatrici sulle braccia e sul viso lo identificavano come un soldato professionista, al
pari di Macrone.
Tra i giunchi si ud un movimento e un rumore di acqua smossa, poi qualcosa di enorme scatt
verso Catone. Questi si volt e si accovacci, sfoderando la spada e sollevando lo scudo. Una
spaventosa sagoma scura dalla pelle nodosa scintillante dacqua scatt fuori dalle canne, spalanc le
fauci e affond i denti affilati nella spalla delluomo morto. Il prefetto si immobilizz per un istante e,
prima che potesse reagire, la bestia si ritir, trascinandosi dietro il cadavere. Catone scorse un ultimo
movimento, un arto senza vita che veniva strattonato e poi mostro e cadavere sparirono. Rimasero solo
lincrespatura dellacqua, le canne dondolanti e il rumore di sciabordio che rapidamente si spense.
Catone deglut e fiss Rufo con gli occhi spalancati. Cosa diamine era quello?, mormor.
Un coccodrillo, rispose il centurione, fissando circospetto il punto in cui la bestia era sparita,
come se potesse rispuntare da un momento allaltro.
Coccodrillo?. Sebbene ne fosse stato messo in guardia, quella era la prima volta che ne
vedeva uno.
Rufo annu. Vivono lungo il Nilo e qui sul delta.
Gi, ne ho sentito parlare, fece Catone tornando lentamente in posizione eretta. Non
numerosi, spero....
Rufo si diede un colpo sulla guancia. Non quanto gli insetti... ma abbastanza per creare
problemi. I nativi tendono a tenersene lontani.
Non mi sorprende.
Ciononostante, i coccodrilli riescono sempre ad assalire qualche contadino incauto, o i suoi
muli.
Perch non li cacciano?.
Rufo abbozz un sorriso. Perch dovrebbero? E poi per i nativi sono animali sacri.
Sacri?.
Rufo fece unespressione sorpresa. Siete a bordo della Sobek da due mesi e non lavete ancora
capito, signore?
Cosa?, rispose infastidito Catone.
Sobek  il nome del loro dio coccodrillo, signore.
Catone aggrott la fronte, seccato con se stesso per non aver mai fatto il collegamento. Be, se
mi si dovesse avvicinare un altro, penso che potrei commettere un piccolo sacrilegio.
Dubito che potreste riuscirvi, signore. Possono sembrare grossi e goffi, ma vi assicuro che
sanno essere molto pi veloci di un uomo sia a terra che in acqua. Meglio non avvicinarsi, signore. N
a loro, n ai serpenti.
Serpenti? Velenosi, immagino.
Mortali, soprattutto i cobra, signore. Anche se preferiscono terreni meno umidi.
Magra consolazione. Adesso andiamo. Catone si volt e vide che molti dei soldati stavano
ancora fissando nervosi nella direzione in cui si sentivano ancora rumori. Colonna, avanzare!.
Si volt, sollev lo scudo grugnendo per lo sforzo e ripart, guardandosi ai lati. Il pensiero di
potersi imbattere in un altro coccodrillo le aveva innervosito, ma sapeva che dovevano continuare.
Aiace doveva essere catturato a qualsiasi costo. Cerc di concentrarsi solo su quel pensiero. Era lunica
cosa che importava. Doveva essere desempio agli uomini, per cui si costrinse a continuare, facendosi
strada tra le canne rotte, senza pensare a ci che poteva esservi in agguato.
...
.
...
Capitolo undici.
...
.
...
I soldati continuarono ad avanzare faticosamente in colonna nella palude sotto il caldo intenso
del sole ormai alto nel cielo. Ora dopo ora laria, immobile, come intrappolata, diventava sempre pi
bollente; Catone inizi ad avere la bocca sempre pi secca finch una sete feroce non gli bruci la gola.
Si sarebbe fatto molto volentieri un goccio dalla borraccia, ma aveva deciso di aspettare che Rufo desse
prima lordine di bere ai suoi uomini. Non sarebbe stato bene farsi vedere pi debole del centurione di
fronte ai soldati. Per cui sopport la sete ancora per un po, chiedendosi poi se per caso Rufo non stesse
dando lordine di fermarsi a bere esattamente per quella stessa ragione. Si lanci unocchiata furtiva
alle spalle. Rufo lo seguiva di qualche passo, accaldato, la faccia rigata di scintillante sudore:
lespressione fissa del suo viso, per, non rivelava niente dei suoi pensieri.
Verso mezzogiorno il canneto si apr su una piccola isola coperta di erba alta e Catone ne
approfitt per far riposare un po gli uomini. Mentre uscivano dallacqua e salivano sul terreno fermo,
Catone li precedette di qualche passo e abbass a terra lo scudo, appoggiandovi le braccia sul bordo per
riprendere fiato. Uno dopo laltro i legionari uscirono dal canneto e si accasciarono sullerba ai lati del
sentiero.
Penso che gli uomini possano bere un po dacqua adesso, signore, fece Rufo con voce roca,
asciugandosi la fronte con il dorso dellavambraccio.
Va bene, falli bere, ma assicurati che ne prendano solo un sorso, annu Catone.
S, signore.
Mentre gli uomini approfittavano di quel misero ristoro sotto lo sguardo vigile di Rufo, Catone
si port la borraccia alla bocca e si concesse, anche lui, la sua piccola razione dacqua, sciacquandosi
lentamente la bocca prima di inghiottirla. Poi ripose la borraccia e raggiunse il punto pi alto
dellisolotto per cercare segni di vita a sud, la direzione verso cui Aiace sembrava essersi diretto nel
corso della mattinata. Nei pressi cerano un gruppetto di palme da datteri e alcuni tronchi caduti
ricoperti da un groviglio di fronde secche. Catone si avvicin e sal su uno di essi. Da quella posizione
poteva vedere una distesa ininterrotta di canne punteggiata solo da radi ma folti gruppi di alberi e altra
vegetazione. Nessun movimento, per. Quellimmobilit era deprimente. Sperava di aver marciato
abbastanza veloce da riprendere Aiace e i suoi uomini. E inoltre era preoccupato. Non avevano ancora
neanche avuto notizie da parte del reparto che Rufo aveva inviato in avanscoperta per non perdere di
vista il nemico. Potevano essere molto distanti, o magari si erano persi. Catone si volt verso il tragitto
appena percorso. Pur calcolando che avevano coperto non pi di cinque miglia su quel terreno
difficoltoso, non cera segno di vita. Lorizzonte era libero e tra le canne non si muoveva nulla.
Diede un ultimo sguardo avanti e poi torn dai soldati, raccogliendo lo scudo. Riposo
terminato, falli rialzare.
Un lampo di sorpresa illumin gli occhi di Rufo; poi luomo annu e, mani puntate sui fianchi,
ordin: In piedi, signorine!.
Tra gli uomini serpeggi un coro di brontolii e lamentele; Rufo si schiar voce e url: Silenzio!
Vi ho dato un ordine. In piedi.  ora di guadagnarvi il salario. A questo serve largento dellimperatore,
che vi paga profumatamente. Per cui, chiudete la bocca e prendete su le vostre cose, dannazione!.
Gli uomini si alzarono rigidi e si prepararono a riprendere la marcia. Rufo torn da Catone. Ai
comandi, signore.
Grazie, avanziamo allora.
Rufo sollev un braccio e lo abbass in avanti in direzione del sentiero. Colonna! Avanti!.
Con Catone di nuovo in testa, si inoltrarono nellerba alta, attraversarono lisolotto e ridiscesero
di nuovo nellacqua salmastra e stagnante che circondava le canne. Il pomeriggio si rivel la parte pi
calda della giornata; il sole picchiava feroce sulla linea di uomini, e alcuni di loro immersero
limbottitura di feltro dellelmo nellacqua, per avere un minimo refrigerio dalla temperatura cocente.
A met pomeriggio, si imbatterono in un altro cadavere tra il groviglio di radici di un albero. Come il
precedente, aveva ferite per il combattimento della mattina ed era stato ucciso con un colpo di spada.
Catone esamin rapidamente il corpo prima di proseguire.
Ancora nessuna traccia dellavanguardia: ormai cerano pochi dubbi sul fatto che avessero
avuto problemi o che si fossero persi. Ordin di fare unaltra breve sosta per bere un sorso dacqua e
riprendere fiato mentre lui parlava con il centurione.
C qualcosa che non mi convince. I tuoi uomini avrebbero dovuto farsi vivi a rapporto da un
pezzo.
Lo so, signore. Rufo si allent la fascia al collo e si tampon il viso. Devo inviare qualcuno
dei soldati perch li cerchino?.
Catone valut brevemente la proposta. No. Non vale la pena rischiare altri uomini. Se stanno
ancora seguendo Aiace, si fermeranno per la notte quando lo far anche lui. A quel punto si faranno
sicuramente vivi. Almeno credo.
E se non li sentiamo?
Continueremo a seguire il sentiero finch non li troviamo, o finch non troviamo Aiace e i suoi
uomini.
E il centurione Macrone, signore?
Macrone ci raggiunger presto. Su questo non ci piove, rispose sorridendo. Non si
lascerebbe sfuggire un bel combattimento. Il sorriso si spense. In questo caso, poi, vorr essere
presente alla mattanza pi di chiunque altro. Escluso me.
Rufo annu. Aveva prestato servizio a Creta e sapeva della prigionia di Macrone, e di Giulia, la
promessa sposa del prefetto. Allora forse dovremmo accamparci prima e dare la possibilit a Macrone
di raggiungerci.
Catone riflett un istante, poi scosse la testa. Ogni volta che ci fermiamo e ci riposiamo, gli
uomini si fanno pi lenti a riprendere la marcia. Meglio aspettare a fine giornata per dare lalt. Si
inumid le labbra. Andiamo.
Con lavanzare del pomeriggio, sebbene il sole avesse iniziato a calare dal suo zenit, il caldo
asfissiante non sembrava accennare a placarsi. La colonna continu, carica del pesante bagaglio e
tormentata dalla sete. Quando il sole finalmente si tuff nella foschia allorizzonte, la luce a poco a
poco si attenu e le canne iniziarono a fare ombra ai Romani, boccheggianti per la pesante prova della
giornata. Catone non aveva mai sentito tanta fatica in vita sua. Neanche quando era appena entrato
nelle legioni e aveva dovuto sopportare giorni e giorni di marcia, le levatacce allalba, percorrendo
oltre sedici miglia con tutto lequipaggiamento addosso, per poi rimettere a terra tutto e iniziare a
costruire le difese dellaccampamento, a montare le tende, ad accendere il fuoco per cucinare, per avere
solo allora lautorizzazione di riposarsi, almeno fino al suo turno di guardia. Era stato molto stancante,
certo, ma pur sempre in Germania, dove le temperature erano quelle basse tipiche del clima della
frontiera settentrionale. In quella palude, invece, il caldo, la puzza, gli insetti, le radici e gli altri
ostacoli sotto la superficie dellacqua, che mettevano a repentaglio ogni incauto passo, si combinavano
intollerabilmente insieme e lo sfinivano completamente. Solo la sua forza di volont lo faceva
proseguire, un passo dietro laltro.
Quando la colonna emerse nuovamente dal canneto, le ombre ormai si erano allungate. Il
sentiero discontinuo si interrompeva su terreno solido, trasformandosi in una pista battuta che poco pi
avanti si biforcava. Catone si ferm e guard in entrambe le direzioni.
Cosa pensate, signore?, chiese Rufo con il respiro affannato. Sinistra o destra?.
Catone si terse il sudore dagli occhi e valut la scelta. A sinistra sembra dirigersi a nord, verso
la costa. Se fossi Aiace, deciderei di andare a sud, lontano dal mare e dalle nostre navi. Andremo a
destra.
Appoggi lo scudo a terra e si diresse verso un folto palmeto; raccolse alcune fronde morte da
terra, afferr il pugnale e stacc velocemente le foglie, poi dispose gli steli secchi a forma di freccia per
indicare la direzione prescelta.
Per Macrone, spieg. Poi riprese lo scudo e fece strada alla colonna verso il sentiero di
destra, in direzione del cuore del delta. Sebbene la pista fosse stretta e invasa dallerba alta e dalle
fronde di palme che di tanto in tanto si piegavano su di essa fino ad avvolgerla completamente,
rimaneva comunque unalternativa del tutto preferibile alla palude puzzolente. Avevano percorso poco
pi di un miglio quando al di sopra dellerba Catone scorse, poco distante, i contorni di un gruppetto di
edifici. Si volt verso Rufo e a voce bassa disse, indicandoli: Primi segni di vita in tutta la giornata.
Magari i locali avranno visto qualcosa, signore.
Me lo auguro.
Catone era ancora in pensiero per il reparto di uomini mancante allappello. Se non si erano
persi nella palude, era probabile che si fossero uniti ad Aiace e alla sua cricca. Se le cose stavano cos,
per loro ci sarebbero state poche possibilit. Avvicinandosi agli edifici, Catone vide che ve ne erano
circa una ventina lungo i lati di una via centrale. Quando furono abbastanza vicini da poter individuare
eventuali segni di vita, tranne il belato delle capre non udirono nessun rumore n scorsero alcun
movimento. Il sentiero fece una curva e poi si riapr a poca distanza dagli edifici pi vicini; in quel
momento Catone ebbe uninquietante sensazione. Fece fermare la colonna. Le abitazioni erano quelle
tipiche della regione: mattoni di fango e trespoli leggeri attorno a sostegno di una copertura di foglie di
palma che forniva ombra ma lasciava circolare aria in modo che allinterno il caldo non diventasse
insopportabile. Catone osserv il villaggio, poi si schiar la voce.
Indossate gli elmi e preparate le spade, ordin. Dai lordine agli uomini di tenersi in
formazione. Senza urlare, per.
S, signore, annu Rufo e percorse la linea di uomini per passare lordine. I legionari, stanchi,
si infilarono di corsa gli elmi, allacciandosi il sottogola, impugnando la spada e sollevando lo scudo.
Rufo si volt verso Catone.
Sono pronti, signore.
Bene. Catone indoss a sua volta lelmo e fece un profondo respiro. Andiamo.
Si incamminarono, aguzzando occhi e orecchie quando iniziarono ad attraversare le prime
costruzioni. Quasi nessun segno di vita. Solo un cane pelle e ossa si risvegli, sollev la testa per
guardarli un istante, alz una zampa per grattarsi il collo e si stese di nuovo, boccheggiante. Catone si
ferm per guardare allinterno di uno degli edifici, ma lo trov vuoto. Stesso discorso anche per il
successivo. Continuarono lungo la stradina verso il centro del villaggio. Poi Rufo disse: L, signore, a
sinistra, vicino alla porta.
Catone guard nella direzione indicata e vide la macchia scura sui mattoni. Sangue.
A quanto sembra, Aiace  passato di qui.
Rufo si avvicin alla porta e spost la spada sullaltra mano mentre esaminava la macchia. Se
 cos, lha fatto almeno unora fa. Il sangue  secco. La domanda : dove sono i corpi?
Magari molti sono riusciti a scappare quando hanno visto avvicinarsi Aiace.
Lo spero, signore. Rufo impugn di nuovo la spada nella mano destra e si guard attorno. Il
villaggio era silenzioso, ad eccezione del ronzio di insetti che Catone giudic poco distante, di fronte a
loro, dal punto in cui era stato costruito un muretto di mattoni alto alla spalla come recinzione per gli
animali del villaggio. Avvicinandosi al recinto, deglut nervosamente. Poi sbirci al di sopra del muro.
Ora che il sole era basso allorizzonte, linterno era immerso nella semioscurit. E conteneva un
ammasso di cadaveri: gli abitanti del villaggio. Vecchi, giovani, uomini e donne: non era stato
risparmiato nessuno.
Perch lhanno fatto?, chiese Rufo quando raggiunse Catone. Se avevano bisogno di cibo,
perch non prenderselo semplicemente e lasciar vivere questa gente?
Aiace sta continuando sulla sua linea, rispose grave Catone. Vuole che la popolazione della
provincia sappia che non siamo in grado di proteggerli. La voce si diffonder e il governatore dovr
rispondere a richieste di soldati per difendere ogni villaggio da Aiace e dai suoi ribelli.
Rufo riflett un istante e scosse la testa. Non ne sono cos sicuro, signore. Qualcosa non mi
torna. Questo posto  troppo isolato per poter servire a questo scopo.
Allora perch?
Per chiudergli la bocca. Per impedire che potessero continuare a fornirci informazioni sul
numero dei fuggitivi, sulle loro condizioni e sulla direzione che hanno preso una volta ripartiti dal
villaggio.
Catone riflett brevemente e annu. Lo farebbe, certo, per questi motivi. Assolutamente.
Signore!. Una voce richiam lattenzione di Catone e Rufo verso uno dei legionari che faceva
cenni tra due stalle per muli allestremit opposta della strada. Quaggi!.
Raggiunsero di corsa il punto in cui un gruppetto di muli fissava le mangiatoie vuote,
attraversarono le stalle e spuntarono in uno spazio aperto ricoperto di sterco. I corpi dei soldati
dellavanguardia giacevano sul terreno, trascinati l e gettati in una buca.
Maledizione, mormor Rufo. Questo spiega tutto, adesso.
Catone si inginocchi ed esamin i corpi pi da vicino. Ferite da freccia. Sembrerebbe che
siano caduti in unimboscata. Mentre pronunciava quelle parole, si sent il cuore stretto da una morsa
di gelo. Sollev lo sguardo su Rufo. Ecco perch gli abitanti sono stati uccisi.
Prima che il centurione potesse rispondere, dalla stradina provenne un urlo di allarme, poi si
udirono un leggero frullio e un grido di dolore. I due ufficiali corsero indietro alle stalle, scudi pronti
mentre esaminavano la zona. Un uomo era a terra, appoggiato a un gomito e guardava lasta di una
freccia che gli spuntava dal petto. Un secondo soldato barcollava nei pressi cercando di afferrarsi la
freccia che laveva trafitto alla schiena, distruggendogli una scapola. Altre frecce ronzarono nellaria e
Catone vide un altro soldato colpito al braccio destro.
Si riemp i polmoni e url: IMBOSCATA! Su gli scudi! Legionari, su di me!.
...
.
...
Capitolo dodici.
...
.
...
Mentre Rufo e i suoi uomini serravano i ranghi e formavano una sottile ellisse di scudi, Catone
scorse il nemico. Alcune figure erano uscite allo scoperto fermandosi allaltra estremit del villaggio,
puntando le frecce contro i Romani. Alle sue spalle, il prefetto vide altri uomini che bloccavano lo
slargo attraverso il quale erano entrati nel villaggio. Aiace li aveva intrappolati tra due fuochi. Catone si
rese immediatamente conto che si sarebbero potuti mettere in salvo fuggendo sui due lati della strada.
Poi, per, not altri uomini spostarsi rapidamente tra le capanne ai lati. Un istante dopo un tetto di
fronde di palma prese fuoco e la casa fu avvolta dalle fiamme. Seguirono altri incendi che illuminarono
i Romani intrappolati tra gli edifici. Un soldato, poco distante, grugn, colpito alla spalla; poi Catone
ud un tonfo e avvert la puntura di una scheggia sul collo quando unaltra freccia colp il suo scudo.
Dobbiamo fuggire da qui!. Rufo fece un cenno nella direzione da cui erano arrivati.
No. Abbiamo quello che cercavamo, una possibilit di scontrarci con Aiace. Catone riflett
rapidamente. Prendi met degli uomini e spingetevi verso lentrata del villaggio. Prima occupatevi
degli arcieri e poi tornate indietro e controllate nelle case.
E voi, signore?
Io mi diriger allaltro capo con il resto degli uomini. Prima che Rufo potesse contestare la
separazione degli effettivi, Catone lo spinton con lo scudo e sbrait: Vai!.
Ultime tre sezioni!, url Rufo al di sopra del crepitio delle fiamme. Con me!.
Il centurione indietreggi con cautela, raccolse i soldati e la colonna si divise in due mentre la
sezione di coda si dirigeva verso lentrata, opponendo ai nemici una muraglia di scudi. Catone rinserr
la presa sullimpugnatura della spada e url al resto degli uomini: Seguitemi!.
In formazione serrata, il gruppo di soldati avanz con lui contro la raffica battente di frecce
provenienti dalla fine della strada. I dardi crepitavano rumorosamente contro gli scudi mentre il gruppo
serrava sugli arcieri; ci fu unaltra vittima, un soldato sulla sinistra della fila anteriore, colpito allo
stinco senza protezione. Luomo barcoll e si ferm, accovacciandosi poi con un grugnito di dolore al
riparo dello scudo. Uno dei compagni fece per accorrere in suo aiuto ma Catone gli url: Lascialo!
Rimani in formazione!.
Si trovavano a meno di una ventina di passi dagli arcieri, illuminati dalle fiamme contro
loscurit incombente dellerba alta e delle palme alle loro spalle.
Caricate!, grid Catone. Caricate!.
Con un ruggito feroce, i legionari si lanciarono in corsa, tenendosi sempre abbassati e
riparandosi con gli scudi. Di fronte, gli arcieri scoccarono lultima raffica e si voltarono per scappare.
Stanno fuggendo!, url un legionario. Andiamogli dietro! Uccidiamo quei bastardi!.
Mentre i Romani riprendevano la carica, gli arcieri si voltarono e si lanciarono in corsa lungo il
sentiero. In quel momento, lattenzione di Catone fu attirata da un movimento sul lato; si volt e scorse
alcune figure che uscivano allo scoperto dagli edifici laterali. Altri ribelli di Aiace, armati di scudi e
lance. Non ebbe il tempo di urlare lallarme: con un rombo selvaggio i nemici saltarono fuori e
attaccarono i legionari sui fianchi non protetti. Tre di questi caddero immediatamente, trafitti dalle
punte delle armi e sbalzati sullaltro lato della stradina dallimpeto della carica selvaggia degli
assalitori. Non appena i ribelli gli furono addosso, per, i Romani reagirono e risposero allattacco.
Senza neanche il tempo di assumere una posizione stabile e di valutare il nemico. Al chiarore del
villaggio in fiamme si scaten una schermaglia caotica.
Un ringhio su un lato fece voltare Catone appena in tempo per deviare con lo scudo un colpo di
lancia; un istante dopo lassalitore gli si avvent violentemente contro lo scudo facendolo barcollare
indietro per evitare di cadere. Catone punt bene i piedi e affond la spada sul lato dello scudo: un
tremore molle e un rantolo dalle labbra del nemico gli fecero capire di averlo centrato. Stratton via la
lama e si pieg in posizione di guardia osservando la mischia caotica. I suoi uomini e quelli di Aiace
formavano un confuso groviglio pulsante mentre nellaria risuonavano il rumore metallico delle spade
e i tonfi delle lance contro gli scudi. Dopo la carica dei lancieri, fu la volta degli uomini armati di
spada: gladiatori dalla corporatura possente, addestrati ai combattimenti allultimo sangue nellarena.
Nel ristretto spazio della stradina, per, laddestramento dei legionari e dei gladiatori non aveva
granch possibilit di esprimersi: era solo un disperato susseguirsi di colpi di spada, pugni, calci e
testate.
Catone par un colpo laterale, diede un paio di fendenti contro lavversario e poi indietreggi
verso il muro di una delle abitazioni per cercare di individuare Aiace. La violenta luminosit delle
fiamme rendeva, per, difficile distinguere un uomo da un altro ed era solo grazie allequipaggiamento
dei legionari che le due parti riconoscevano lamico dal nemico.
Aiace!, url Catone con tutto il fiato che aveva in gola. Aiace! Affrontami! Combatti con
me se ne hai il coraggio!.
Ud una risata alla sua sinistra e si volt in quella direzione, spada sollevata e pronta a colpire,
ma non vide il capo dei gladiatori. Al posto di questultimo lo fronteggiava un energumeno enorme con
una leggera tunica e una corazza. La pelle delluomo era scura, quasi nera, e i suoi denti digrignati
brillavano mentre avanzava verso di lui con una grossa spada di cavalleria in una mano e un piccolo
scudo tondo nellaltra.
Se vuoi Aiace, Romano, devi prima uccidere me, gli ringhi contro luomo, spalancando le
braccia per esporre il petto e convincere Catone ad attaccarlo.
Se  proprio necessario..., rispose freddo Catone.
Finse un attacco contro lo stomaco delluomo, obbligandolo a proteggersi. Il gladiatore, per,
che stupido non era, blocc il colpo con lo scudo, contrattaccando immediatamente e mirando agli
occhi. Catone abbass la testa e sollev lo scudo, perdendo momentaneamente di vista il nemico. Grave
errore, come si rese conto non appena la ragione torn a prevalere sullistinto. Il bordo del piccolo
scudo tondo del gladiatore si agganci al suo e con un ruggito luomo lo stratton via, caricando
contemporaneamente la spada contro il petto di Catone. Questultimo barcoll indietro, finendo
violentemente con le spalle contro la ruvidit di un muro. La carica del gladiatore arriv a fine corsa e
la punta dellarma trafisse la tunica di Catone e poi la pelle e i muscoli del petto, prima di fermarsi
contro le costole. Limpatto e il dolore acuto fecero rantolare il prefetto.
Ah!. Le labbra del gladiatore si distesero in un ghigno trionfante mentre avanzava di un
passo, ritirando la spada per attaccare di nuovo e sferrare il colpo di grazia. Catone rotol su un fianco
non appena la spada scatt in avanti, cogliendo lo scintillio della lama affilata. Ud il leggero
scricchiolio della punta che si conficcava nei mattoni di fango mentre continuava a rotolare su se
stesso, poi ruot e abbass fulmineo la lama della spada colpendo il nemico allavambraccio,
squarciandogli pelle e carne fino allosso. Il gladiatore serr di scatto i denti in una smorfia di dolore e
stratton indietro il braccio tentando contemporaneamente di colpire Catone. Questa volta lattacco fu
pi fiacco e larma scivol sulla curvatura dello scudo; il Romano ne approfitt per affondare contro la
sua coscia, squarciandogli la possente muscolatura. Resosi conto che sarebbe stato troppo pericoloso
continuare il combattimento, il gladiatore batt in ritirata, sanguinante. Catone lo guard finch lo
giudic sufficientemente distante e poi arrischi unocchiata alle spalle per verificare come se la
stessero passando i suoi uomini. Due erano a terra nei pressi, uno immobile, laltro che gridava
stringendosi un polso. Anche tra le file nemiche cera stata una perdita; molti degli altri gladiatori
stavano allontanandosi dal punto in cui si combatteva, rifugiandosi nellombra degli edifici non ancora
in fiamme.
Stanno scappando!, url trionfante uno dei legionari, lanciando in aria la spada.
Chiudi la bocca e combatti!, gli url di rimando Catone, infilandosi poi nella mischia ancora
furente. Vide un uomo magro con lunghi capelli lisci in piedi davanti a un legionario inginocchiato.
Quando la spada del ribelle inizi a scendere, Catone protese in avanti la sua, bloccando il colpo con un
clangore acuto e deviandone il movimento sul lato; la spada graffi appena la spalla del legionario
infilandoglisi in una piega della tunica. Quando il gladiatore tent di liberare la spada, Catone lo invest
sul fianco con lo scudo, svuotandogli i polmoni; luomo barcoll e cadde a terra. Il legionario si lanci
immediatamente sul nemico, serrandogli le mani attorno al collo e schiacciandogli la trachea con le
dita.
Ritiratevi!, url una voce dal fondo del villaggio. Catone la riconobbe immediatamente e si
volt verso di essa. Gladiatori, ritiratevi!.
In un istante i ribelli rimasti sul campo si staccarono dai singoli combattimenti e presero
prudentemente distanza dai ferri romani. Segu un istante di tregua durante il quale i legionari rimasero
fermi e ripresero respiro. Poi, non appena lultimo dei nemici si fu messo al riparo tra gli edifici, arriv
unennesima pioggia di frecce. Questa volta gli arcieri agirono nascosti tra le palme, risultando quasi
invisibili nella semioscurit del crepuscolo. Per contro, i legionari erano perfettamente illuminati dalle
fiamme. La prima raffica centr due uomini, uno alla gamba e laltro al collo.
Alzate gli scudi!, ordin Catone e i suoi uomini ripresero la formazione originaria.
Guardatevi bene ai fianchi!.
Il prefetto si diede una rapida occhiata alle spalle. Rufo e la sua squadra sembravano aver
sgomberato il fondo del villaggio e in quel momento stavano mettendo in fuga gli arcieri nemici. Per un
istante, Catone ebbe la tentazione di ritentare una carica contro Aiace e i suoi uomini, ma nelloscurit
sempre pi fitta avrebbe perso rapidamente il controllo sui soldati; e poi chiss quali altre trappole
poteva aver escogitato Aiace per i Romani se li avessero inseguiti nelloscurit. Li aveva gi messi nel
sacco una volta con luso alternato degli arcieri e della carica a sorpresa. Cera una sola linea di azione
possibile a quel punto, fu lamara conclusione di Catone. Dovevano fermarsi e pianificare un nuovo
attacco.
Ritiratevi!, ordin allora. Rimanete in formazione e ritiratevi, su di me. Uno... due....
Il piccolo gruppo di legionari indietreggi mentre le frecce continuavano a picchiettare contro la
superficie bombata dei loro scudi. Alcune rimbalzarono allinterno della formazione, colpendo qualche
uomo ma, avendo esaurito gran parte dellenergia, causarono solo piccole lesioni e graffi. I feriti erano
stati raccolti e zoppicavano dolorosamente al centro della formazione, sorreggendosi con un braccio
attorno alle spalle dei compagni. Solo i morti rimanevano sulla strada.
I legionari continuarono ad avanzare a passo regolare verso il fondo del villaggio. Ai lati,
lincendio imperversava, consumando i tetti di fronde secche, le travi di legno e le povere suppellettili
allinterno delle case. In alcuni punti il calore era intensissimo e mentre passava con i suoi uomini
Catone ne sentiva il bruciore su braccia e collo: le frecce piantate negli scudi facevano somigliare la
formazione a un gigantesco cardo spinoso. Gradualmente gli arcieri nemici interruppero i lanci per
risparmiare le frecce e gli uomini di Catone poterono finalmente raggiungere la pi sicura posizione di
Rufo allentrata del villaggio. I feriti furono aiutati a mettersi al riparo dietro la formazione, dove i
compagni li fasciarono come meglio poterono usando della tela di cotone che erano riusciti a trovare
nelle case risparmiate dalle fiamme. Catone si leg una fascia di tessuto sulla ferita superficiale che
aveva sul petto. Il crepuscolo si fuse nella notte. Il prefetto e Rufo si accovacciarono e considerarono
varie possibilit.
Non possiamo tentare un attacco frontale, gi sulla strada, dichiar Catone. Saremmo un
bersaglio perfetto per i suoi arcieri, e poi potrebbero attaccarci di nuovo ai fianchi mentre carichiamo.
Rufo annu e poi sugger: Potrei tentare di aggirare il villaggio e prenderli lateralmente e alle
spalle mentre voi li distraete da qui, signore.
Catone ci riflett un istante, poi annu. Gi,  lunica cosa che possiamo fare. Il problema  che
Aiace ci sta sicuramente aspettando.
Solo se rimane dove si trova, signore. Al posto suo, io batterei ritirata. Limboscata gli ha fatto
guadagnare parecchio vantaggio. Sa che saremo costretti a tentare un approccio meno diretto. A che
pro allora rimanere l ad aspettare? Lunica cosa ragionevole da fare sarebbe lasciare una sparuta
retroguardia per farci credere che  ancora l, e poi darsi alla fuga per guadagnare quanto pi terreno
possibile su di noi prima che sorga il sole. Se  fortunato, potrebbe distanziarci tanto da far perdere le
sue tracce quando riprenderemo linseguimento allalba.
Hai ragione, rispose Catone. Non potevano permettere che Aiace gli sfuggisse di nuovo ora
che gli erano arrivati pi vicini di quanto non fossero mai stati dalla sua fuga da Creta. Annu a Rufo.
Sulla destra la sterpaglia e il sottobosco sono troppo folti, vi sentirebbero avvicinare. Prendi met
degli uomini e dirigiti verso la sinistra del villaggio passando sullerba. Arrivando ho notato un fossato
da quella parte, a un centinaio di passi dalle case, per cui non dovreste allontanarvi troppo da quella
parte. Meglio aspettare che le fiamme si siano calmate un po prima di attaccare, per evitare che vi
vedano.
S, signore. Cosa farete voi quando arriver il momento?
Tenteremo unaltra carica risalendo la strada. Catone abbozz un sorriso. Compenser la
mancanza di originalit facendo quanto pi baccano possibile. Intesi allora, informa i tuoi uomini, e
lasciali anche bere a saziet, adesso. Riempiremo le borracce usando le scorte dacqua del villaggio
quando lavranno finita.
...
.
...
Capitolo tredici.
...
.
...
Quanti uomini abbiamo perso?, chiese Aiace, osservando le sagome distanti dei Romani
allestremit opposta del villaggio.
Karim, il suo braccio destro, sollev gli occhi dalla ferita che stava fasciando sul braccio di
Hepithus. Due morti, uno quasi andato e quattro feriti. Questi ultimi, per, sono ancora in grado di
combattere.
Aiace consider il risultato dellimboscata. Due morti tra i suoi e una decina tra feriti e uccisi
per i Romani. Non poteva lamentarsi, sebbene avesse sperato di annientarli completamente, o
quantomeno di disperderli per impedire loro di continuare linseguimento. Alcuni dei suoi erano
abbastanza malmessi quando avevano raggiunto il villaggio quello stesso pomeriggio e aveva dovuto
ricorrere a tutta la sua autorit per convincerli a preparare limboscata. Gli altri, gli ex gladiatori come
lui, erano stati invece ben felici di affrontare gli inseguitori invece di trascinarsi a stento tra le
mangrovie. E quella piccola vittoria era riuscita a riaccendere la loro fiducia in lui. Di questo Aiace non
aveva mai avuto dubbi.
Capiva benissimo la mentalit dei gladiatori suoi seguaci, grazie a tutti gli anni trascorsi a
combattere con loro. Erano uomini che vivevano per combattere. Essendo stati costretti in passato a
rischiare la vita per volere dei loro padroni, quegli uomini conoscevano il valore della libert e
sarebbero stati pronti ad affrontare qualsiasi prova e pericolo, pur di non tornare a essere schiavi o
finire giustiziati. Inoltre, rifletteva Aiace, i gladiatori rispettavano anche la gerarchia fondata
sullabilit, altrimenti a un certo punto la sua autorit di capo sarebbe stata sicuramente messa in
discussione dopo la fuga da Creta. Finch rimaneva indiscutibilmente il miglior combattente, gli
uomini avrebbero continuato a rispettarlo, a seguirlo e a obbedire ai suoi ordini. Nonostante i suoi
errori di valutazione. Ancora una volta Aiace imprec contro la sua stessa leggerezza. La base di
approvvigionamento gli era sembrata un nascondiglio perfetto da dove continuare le scorrerie contro i
Romani. Per quasi due mesi avevano potuto mangiare e riposarsi a saziet, sempre consapevoli che da
un momento allaltro sarebbero stati costretti ad abbandonare la baia.
Avrebbero dovuto andarsene molto tempo prima, se nera reso amaramente conto. Si erano
accomodati troppo. Avevano commesso un errore che solo i gladiatori pi acerbi commettevano:
abbassare la guardia. Gli uomini di vedetta avevano fallito. Sent la rabbia scorrergli fulminea nelle
vene. La loro superficialit era costata molto cara ai compagni. Nei mesi che i ribelli avevano trascorso
nascosti alla base di approvvigionamento, Aiace era riuscito a rimpolpare i ranghi reclutando gli
schiavi delle navi che avevano depredato. Al momento dellattacco romano, gli appena trenta
componenti originari della sua banda, tra fedelissimi e sopravvissuti della sua guardia del corpo, erano
diventati oltre trecento, abbastanza da equipaggiare entrambe le navi nella baia e persino la nave da
guerra romana danneggiata che accidentalmente era finita nelle sue mani poco prima dellattacco.
Si rimprover ancora severamente. Sarebbe stato inevitabile perdere la nave da guerra, ma non
certo cos in fretta. Non appena si era reso conto che i Romani avevano scoperto il suo nascondiglio,
Aiace era rimasto stupito dalla rapidit con cui il nemico aveva capito cosa fosse successo alla nave ed
era passato allattacco.
Era indubbio che li guidava un ufficiale molto capace. E adesso ne aveva la conferma. Aveva
riconosciuto la voce di colui che laveva sfidato dalla strada del villaggio. Il prefetto Catone, quello che
aveva decretato la sconfitta della sua ribellione a Creta proprio nel momento in cui lui, Aiace, pensava
di avercela quasi fatta. Quella ribellione era fallita, ma ce ne sarebbe stata unaltra. Un giorno, Aiace e i
suoi uomini avrebbero formato il cuore pulsante di un altro esercito di schiavi pronti a ribellarsi e a
lanciare la sfida ai padroni romani. I contadini egiziani avevano sofferto molto sotto il tallone del
dominio romano e la recente messa in scena di Aiace era riuscita nellintento di esacerbare gli animi.
Molti sarebbero stati pronti a unirsi alla rivolta. Molti, ma non tutti, pens Aiace, guardando il villaggio
in fiamme.
Quando aveva condotto i suoi uomini fuori della palude ed era entrato nel piccolo insediamento,
il capovillaggio li aveva accolti con animo preoccupato. Aveva saggiamente offerto loro acqua e cibo.
E mentre i ribelli armati si dissetavano, Aiace aveva capito il grande potenziale di quel posto per
unimboscata. Chiuso dal fossato e dal canneto su un lato e dal groviglio delle mangrovie sullaltro, il
villaggio era un perfetto punto strategico naturale. Consapevole di essere inseguito da un drappello di
Romani con equipaggiamento leggero, Aiace si era reso conto che avrebbe potuto di sbarazzarsi di
loro. Venti uomini erano stati lasciati nascosti indietro mentre il resto aveva fatto finta di continuare. I
Romani avevano seguito le tracce, superato il punto del nascondiglio e a quel punto la trappola era
scattata. Presi tra gli uomini appostati, Aiace e il corpo principale che, aggirato il villaggio, era tornato
indietro alla carica, i legionari erano stati sterminati in un istante.
Il successo dellimboscata aveva suggerito ad Aiace lidea di ripeterla su pi larga scala, contro
la colonna principale dei Romani che sicuramente seguiva il piccolo gruppo di ricognitori. A quel
punto il capovillaggio aveva ordinato loro di andarsene dallabitato, temendo rappresaglie da parte dei
Romani se avessero trovato i corpi dei loro compagni. Aiace aveva ordinato di radunare gli abitanti nel
recinto delle capre per evitare che qualcuno di loro potesse fuggire e avvertire i Romani. Gli Egiziani,
per, avevano iniziato a urlare, spaventati e sordi alle richieste di tacere anche quando erano stati
minacciati con la violenza.
Non aveva avuto alternative, riflett Aiace. Non avrebbe mai voluto macchiarsi del sangue di
quei contadini, ma la sicurezza dei suoi uomini veniva prima di tutto. I Romani non dovevano essere
messi in guardia. Allora aveva dato lordine ai suoi uomini pi affidabili: questi erano entrati nel
recinto e avevano ucciso tutti gli abitanti. Anni di addestramento nelle scuole di gladiatori li avevano
formati a unimmediata esecuzione degli ordini, proprio come si erano abituati alla sofferenza altrui.
Tutto era finito in un batter docchio e quando le ultime grida dei morenti si erano spente, il villaggio
era rimasto immobile e silenzioso in attesa dellarrivo della colonna di Romani.
Karim termin di stringere il bendaggio attorno al braccio del Nubiano e gli fece poi un cenno
del capo perch li lasciasse soli. Si ripul il sangue dalle dita con il bordo della lurida tunica che
puzzava di sudore e di salmastro della palude.
E adesso, generale?.
Aiace lo guard, chiedendosi se Karim non lo stesse prendendo in giro. I suoi seguaci si erano
sempre riferiti a lui chiamandolo generale, titolo che con il tempo Aiace aveva iniziato a pretendere.
Karim lo usava in presenza di altri uomini, ma quando erano soli, solitamente preferiva parlare con
schiettezza e senza deferenza.
Aspettiamo che attacchino di nuovo.
Cosa ti fa pensare che lo faranno?
Hanno scelta, forse?, rispose semplicemente Aiace. Devono catturarci, per cui devono
attaccarci, e presto.
Perch?
Perch temono che potremmo sfuggirgli di nuovo.
Karim bevve un sorso dacqua dalla borraccia e si schiar la voce. E allora perch non
fuggiamo? Subito, mentre ci stanno ancora a pensare.
Perch adesso giochiamo ad armi pari, visto che non hanno pi uomini di noi. Possiamo
uccidere quei Romani e lasciar marcire le loro ossa nella palude. Come vanno i preparativi? Tutto
pronto?.
Karim annu. Canthus ha nascosto i puntelli nellerba e i suoi uomini sono pronti.
Allora aspettiamo che attacchino, fece Aiace, sogghignando mentre guardava verso il
nemico.
Karim lo osserv per un istante prima di continuare. C un altro motivo per cui hai deciso di
fermarti a combattere, vero?.
Aiace annu. Lhai sentito anche tu, allora?
S.
Allora sai gi perch devo resistere e approfittare di questoccasione per uccidere lufficiale
romano. Purtroppo non ho visto laltro con lui.
Il centurione Macrone?.
Aiace annu ancora e serr i pugni. E pensare che ho avuto Macrone alla mia merc per cos
tanti giorni a Creta. Avrei potuto ucciderlo quando volevo. Sono stato uno stupido, Karim. Avrei
dovuto farmi giustizia quando ne avevo la possibilit, invece di assecondare il mio desiderio di
torturarlo.
Karim scroll le spalle. Facile esser saggi quando tutto  ormai passato, generale.
Aiace aggrott la fronte. Gi... ragione di pi per non lasciarmi sfuggire questa possibilit di
vendicarmi. Per essere stato venduto come schiavo e per la morte di mio padre. Il tono di Aiace era
gelido. Finch il prefetto Catone e il centurione Macrone saranno vivi, non avr pace, non sar
soddisfatto.
Non potrai mai esserlo finch Roma esister, rispose Karim. Cosa pensi di poter ottenere,
amico mio? Vuoi forse uccidere ogni Romano di questo mondo?
Se fosse possibile, s.
Ma non  possibile.
Aiace si volt verso Karim e sorrise. Dammi il tempo che mi serve e vedrai. E poi, pensi forse
che siamo i soli a nutrire odio per Roma? Non dimenticare cosha detto quel grasso capitano della nave
cargo: i Nubiani sono pronti a invadere il Sud della provincia.
Ricordo.
Allora potremmo anche pensare di unire le nostre forze con i Nubiani.
Forse, ma i Nubiani sono unincognita, riflett Karim. Potrebbe non essere poi cos saggio
allearsi con loro, anche se detestano Roma quanto la detestiamo noi. Personalmente non prenderei
questa decisione con troppa leggerezza.
Nemmeno io.
Karim scosse la testa con fare indulgente. Il desiderio di vendetta ti sta schiacciando, mio
generale. Il fardello ti rende cieco di fronte alla responsabilit che hai verso gli altri. Verso me e verso
tutti quelli che ti seguono. E anche verso coloro che un giorno potrebbero volersi unire a te, se riuscirai
a mettere da parte questa brama di vendetta personale. Devi mettere la ragione davanti al sentimento.
Questo significa essere un vero capo.
Aiace scroll le spalle. Sono un uomo oltre a essere un capo, Karim, e non posso non ascoltare
ci che mi dice il cuore. N per te, n per nessun altro di quelli che decidono di seguirmi. Devo avere la
mia vendetta. E se gli di si mostreranno benevoli, lavr questa notte, in questo villaggio. Uccider
quei soldati romani. Taglier la testa al prefetto Catone. Ma se lo prendo vivo, far a lui ci che lui ha
fatto a mio padre e lo inchioder a una croce, poi mi sieder e lo guarder morire, bruciato dal sole,
implorando acqua o una morte rapida. Senza concedergli nessuna delle due, concluse Aiace in tono
duro.
Rimasero in silenzio per qualche istante, poi Aiace si scosse e guard verso il fondo del
villaggio dove si muovevano i Romani. E mentre lui guardava, i legionari formarono una fila di scudi,
illuminati dalle fiamme che si spegnevano. Al centro cera una figura alta e magra con un elmo
piumato. Quando i soldati furono pronti, luomo sollev la spada e la riabbass in avanti e i legionari
iniziarono ad avanzare.
Aiace si port le mani ai lati della bocca e url ai suoi uomini: Arrivano! Arcieri, preparatevi!
Gladiatori, con me!.
Quando i suoi uomini emersero dalloscurit, Aiace si volt verso Karim e sorrise torvo. Prega
perch gli di siano generosi, amico mio, e stanotte finiremo.
...
.
...
Capitolo quattordici.
...
.
...
Rufo e la sua squadra si erano da poco inoltrati nellerba alta che circondava il fossato; a quel
punto avrebbero dovuto gi essere abbastanza vicini al nemico, riflett Catone, guardando nello spazio
vuoto tra due case sulla sua sinistra. In quel punto, per, non cera nulla: solo ombre, ora che la notte
era calata. Gi incendi avevano rapidamente consumato tutti i materiali infiammabili delle case;
rimaneva solo qualche cumulo sparso di tizzoni carbonizzati, dai quali salivano pigre lingue di fuoco
che fiocamente illuminavano la stradina e la zona alle spalle delle case. Rufo e i suoi uomini sarebbero
riusciti ad avanzare parallelamente alla strada senza essere visti.
Davanti a s Catone scorse delle figure scure di ribelli che si radunavano oltre il fondo della
strada e preg la dea Fortuna che Aiace fosse tra esse. Ne vide anche altre sparpagliarsi sui lati per
prepararsi e un istante dopo ud il primo inequivocabile sibilo di una freccia che gli passava sopra la
testa.
Frecce in arrivo!, avvis gli uomini. Su gli scudi, ragazzi!.
I soldati delle file posteriori sollevarono gli scudi al di sopra delle teste per proteggere la
formazione dai colpi in caduta. Poi si mossero, quattro file di sei uomini, avanzando al riparo delle
robuste superfici bombate e delle guarnizioni di ottone degli scudi, sotto la pioggia battente di frecce
che si era scatenata dalla volta stellata del cielo: scricchiolando i dardi si piantavano negli scudi o
picchiettavano via sulla terra inaridita.
Gli arcieri nemici mantennero costanti i tiri mentre i legionari risalivano la strada; i gladiatori,
dal canto loro, attendevano raggruppati, immobili e silenziosi, pronti a rispondere allordine di attacco
di Aiace.
Guardatevi il fianco!, ordin Catone, preoccupato che unaltra carica dei lancieri potesse
rompere la formazione. Col ridursi della distanza tra le due fazioni, le frecce cessarono e Catone
rinserr la presa su spada e scudo. Quando legionari e gladiatori si trovarono a meno di una decina di
passi gli uni dagli altri, dalla sinistra provenne un lamento di dolore, poi la voce del centurione Rufo
squarci loscurit. Avanti! Caricateli! Allattacco, Ventiduesima!.
I soldati fecero eco al suo grido con un rombo; un istante dopo si udirono un altro lamento, poi
un grido e un gemito cupo.
Cosa sta succedendo laggi?, esclam uno degli uomini alle spalle di Catone.
Silenzio!, sbott il prefetto. Continuate a muovervi!.
Alle prime urla di dolore provenienti dalla zona del fossato, Aiace non pot evitare di sorridere.
La previsione che i Romani avrebbero potuto attaccarlo ai fianchi si era rivelata esatta. E proprio per
quel motivo aveva ordinato ai suoi uomini di piantare pali appuntiti tra lerba alta subito dopo essersi
occupati dei ricognitori. Sembrava proprio che lattacco nemico si fosse concluso in un totale fiasco, o
meglio, direttamente nella loro trappola. Si volt verso Karim.
Porta laggi gli arcieri e finiscili. Aiace sguain la spada. Io mi occuper degli altri.
Karim annu e si allontan veloce verso la destra, chiamando a s gli uomini. Aiace immagin
velocemente la scena che Karim si sarebbe trovato davanti: imbattutisi negli spuntoni, molti dei
Romani erano rimasti sicuramente feriti, almeno a giudicare dai rumori, e nel tentativo di liberarsi
erano stati colpiti dalle frecce; poi, in preda al panico, erano probabilmente finiti contro altre punte. Se
avessero mantenuto i nervi saldi, pur riuscendo a superare gli ostacoli, sarebbe comunque stati un
bersaglio facile per gli arcieri. In ogni caso, i legionari lavrebbero pagata cara. Aiace sorrise
soddisfatto mentre raggiungeva i suoi in procinto di attaccare i Romani che avanzavano ancora lungo la
strada.
Il vostro scudo, generale. Una delle sue guardie del corpo glielo porse e Aiace infil la mano
nella guardia, regol la presa e si diresse verso la fronte.
Diamo una lezione a questi bastardi di Romani!. Sollev in aria il braccio destro nel saluto
che aveva imparato nella scuola di gladiatori di Capua. Combattere o morire!.
Combattere o morire!, gli fecero eco i suoi uomini scelti prima di assumere la posizione di
guardia in attesa che la formazione di legionari arrivasse con un boato di passi pesanti.
Aiace sent risalirgli in corpo un familiare formicolio di eccitazione, mentre con lucidit e
raziocinio si concentrava sul capo della piccola formazione, luomo che, da quando si erano scontrati
per la prima volta in mare, al largo delle coste dellIlliria, gli aveva causato tanto dolore.
Prefetto Catone!. Lurlo gli esplose quasi in gola. Stanotte morirai!.
Aiace caric, seguito ai fianchi dai suoi uomini, urlanti e agguerriti, facce contorte in bestiali
maschere di ira e odio. Anni e anni di allenamento avevano trasformato il corpo del ribelle in una
potente macchina da combattimento: il gladiatore si lanci contro il prefetto caricando tutto il suo peso
sullo scudo. Al momento dellimpatto vide lelmo piumato di Catone ondeggiare indietro. Aiace
mantenne lo scudo premuto contro lavversario e continu a spingere, sentendo aumentare la resistenza
mano a mano che i piedi dellaltro uomo facevano presa sul duro terreno. Lo sentiva grugnire nel
faticoso tentativo di mantenere la posizione. Il gladiatore punt la spalla e diede uno spintone potente,
allontanandosi poi di scatto per voltarsi fulmineo e avanzare con la spada puntata contro il nemico. Le
fiamme rimaste gettavano ancora sufficiente luminosit sul combattimento e Aiace riusc a vedere la
faccia magra del prefetto, lespressione tesa e gli occhi spalancati fissi su di lui.
Il gladiatore si slanci verso quella faccia, il Romano schiv il colpo e contrattacc, ma la lama
della sua spada scivol via sulla superficie dello scudo. Nelle orecchie di Aiace risuonavano i rumori
degli altri duelli, ma non riuscirono a distrarlo mentre focalizzava mente, corpo e destrezza contro
Catone. Caric di nuovo con lo scudo, scontrando borchia contro borchia con un potente clangore, e
poi ripart, ruotando stavolta lo scudo e facendolo scendere di taglio sulla spalla del Romano. Catone
ebbe listinto di ruotare il piede destro allindietro e la spada del nemico  che altrimenti gli avrebbe
squarciato la clavicola  colp a vuoto. Contemporaneamente sferr un fendente contro il braccio steso
di Aiace. Questultimo ebbe appena il tempo di ruotare il polso e incassare il colpo sul piatto della
spada. Laria si riemp di scintille e il gladiatore indietreggi, annuendo compiaciuto.
Sei veloce, Romano, ma non dureresti nemmeno un soffio nellarena.
E tu parli troppo, gli ringhi contro Catone, sbattendogli la spada contro il bordo dello scudo,
che si abbass tanto da esporgli la gola mentre la lama scivolava in avanti. Un attacco disperato, not
gelidamente Aiace, gestendolo con assoluta facilit, sollevando lo scudo sotto il braccio teso e
spedendo la punta della spada verso lalto. In quel momento il ribelle si accorse delloccasione che
aveva: portando in alto lo scudo, lo agganci dietro la guardia della spada di Catone e la stratton verso
di s. Per un istante le dita del Romano esitarono, poi persero la presa sullimpugnatura della spada che
vol via, atterrando con un tonfo a breve distanza dietro le spalle del gladiatore.
Aiace scoppi in una risata crudele mentre riabbassava lo scudo e lo sbatteva pi volte contro
quello del prefetto, facendolo arretrare. Poi inizi ad alternare colpi di spada a colpi di scudo,
martellando violentemente Catone che barcollava indietro per sottrarsi allassalto furibondo. Un ribelle
cadde tra loro, urlando a squarciagola parole senza senso, coperto di sangue che fuoriusciva a fiotti da
una ferita alla testa. Le dita delluomo ebbero uno spasmo e la lunga spada gli cadde di mano, punta
verso il basso, piantandosi nel terreno. Catone ne afferr limpugnatura e la tir dietro lo scudo.
Togliti di mezzo!, url Aiace, spingendo via luomo con lo scudo. Poi sollev di nuovo la
spada per riprendere a martellare Catone; il prefetto super anche lennesimo attacco e Aiace a quel
punto si ferm sogghignando: Per gli di, potrei andare avanti cos per tutta la notte.
Sollev di nuovo la spada per colpire e Catone si lanci in avanti, sbattendo lo scudo contro
quello del gladiatore e protendendo la spada con un movimento ad arco. La punta colp la corazza di
Aiace, scivol lateralmente sulla bombatura trovando un varco tra la placca anteriore e quella
posteriore e vi si conficc, squarciando la carne con il residuo di forza impresso al colpo. Aiace rimase
stordito ed esplose in un ruggito di rabbia con tutta laria che gli rimaneva nei polmoni.
Il generale  ferito!, url qualcuno. Aiace  ferito!.
Immediatamente uno dei ribelli si frappose tra Aiace e Catone e lanci un attacco selvaggio
contro il Romano, facendolo arretrare.
Portate via il generale!.
No!, rugg Aiace, contorcendo la faccia in una smorfia. No....
Delle mani lo agguantarono e lo tirarono via dal combattimento, trascinandolo lungo la strada
verso la fine del villaggio. Il gladiatore fece per protestare ma fu costretto a serrare i denti per vincere il
dolore al fianco. Vide che i suoi uomini avevano avuto la meglio sui Romani. Alcuni corpi erano
riversi sulla strada, e solo due erano dei suoi. I ribelli, per, si stavano ritirando, lasciando i legionari
sopravvissuti con un palmo di naso.
Cosa state facendo?, rugg Aiace. Finiteli.
Poi vide Karim davanti a s, preoccupato in viso. Generale, uno dei nostri che sorveglia il
sentiero dice che stanno arrivando altri Romani. Dobbiamo ritirarci. Sono in troppi.
No. Aiace scosse la testa. Ce lavevo quasi. Lavevo quasi ucciso, quel bastardo.
Si sent dilaniare dalla rabbia per essere stato privato della vendetta. Poi il dolore torn violento.
Sapeva di poterlo sopportare bene, del resto era stato abituato a ben altre sofferenze durante
laddestramento. Lasciatemi tornare l. Lasciatemi combattere!, url.
Karim scosse la testa. No. non permetter che tu muoia stanotte, mio generale. Si volt e fece
segno agli uomini raggruppati attorno ad Aiace. Portatelo via. Prendete il sentiero e dirigetevi verso il
fiume. Conoscete il posto. Andate.
Due uomini afferrarono Aiace per le braccia e se le fecero passare sulle spalle, poi lo
trasportarono via dal villaggio mentre lui continuava a stringere i denti per il dolore. Una volta che il
capo era andato, Karim richiam gli arcieri perch si stringessero a lui in formazione. Gli uomini
spuntarono dalloscurit e formarono una linea da una parte allaltra del sentiero, scoccando frecce
contro il nemico e facendolo correre tra le macerie degli edifici per cercare riparo. Allaltro capo del
villaggio erano appena spuntati i primi rinforzi romani e Karim chiam gli uomini.
Cessate il fuoco! Basta cos. Dobbiamo andarcene.
Gli ultimi ribelli uscirono dal bagliore scemante delle poche case ancora in fiamme e si
dileguarono nelloscurit avvolgente del sentiero che conduceva fuori del villaggio. A parte qualche
sporadico crepitio di tizzoni ardenti nella notte e il sommesso ronzio degli insetti nella palude oltre il
fossato, i soli altri rumori erano i lamenti e le grida di dolore dei feriti.
...
.
...
Capitolo quindici.
...
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...
Cosa diamine  successo qui?, chiese Macrone mentre si avvicinava a Catone guardando le
macerie delle case e i cadaveri. Sembra che ve la siate battuta parecchio.
Catone stava rinfoderando la spada e lo salut con un cenno della testa. Si accorse di tremare e
dovette ricorrere a tutto il proprio autocontrollo per riporre la spada nella guaina senza farsela sfuggire
di mano. La verit era che aveva avuto paura, si rimprover. Quando Aiace gli aveva strappato la spada
dalle mani, schiacciandolo sotto una violenta scarica di colpi, il Romano aveva avuto la certezza di
essere ormai un uomo morto. La vendetta del gladiatore non si sarebbe mai fermata davanti a nulla:
Aiace era unimpetuosa forza della natura, scatenata e implacabile. Catone si era trovato a un passo
dalla morte quando quel ribelle ferito e in fin di vita si era frapposto tra lui e Aiace. Letteralmente a un
passo, riflett Catone terrorizzato. Fiss lamico con unespressione cinerea in faccia, poi si scosse e
annu.
Gi... un bello scontro.
Cos successo? Mentre arrivavamo, ho visto degli uomini che fuggivano. Aiace?.
Catone fece un cenno con la testa.  ancora vivo, ma lho ferito. I suoi lhanno portato via
quando vi hanno visto arrivare.
Macrone guard lungo la strada. E allora cosa stiamo aspettando? Inseguiamo quel bastardo
prima che riesca a scappare.
No, rispose fermo Catone. Non adesso.
Perch no?, fece Macrone, corrugando la fronte. Erano mesi che non gli stavamo cos
vicini.
Aspettiamo finch non spunta il sole, ripet Catone.
Cosa?
 un ordine, tagli corto Catone. Ho gi perso fin troppi uomini con le imboscate per
lanciarmi a brancolare nel buio. Non regaler altre vite romane ai ribelli. Stanotte ci fermiamo qui a
riposare. Occupati dei feriti e falli bere a saziet. Aiace e i suoi sono altrettanto stanchi e hanno anche
loro feriti da accudire. Non andranno lontano con questo buio. Possiamo riprendere linseguimento
allalba.
Questa  follia, disse a mezza bocca Macrone.
Catone si irrigid e fece un respiro per tenersi calmo. Controllati, centurione.
Chiedo venia, signore, sibil Macrone a denti stretti. Ma dobbiamo inseguirli.
No. Ho deciso cos. Prima ci occupiamo di noi. Manda i tuoi uomini a raccogliere i feriti. Li
troveranno nel villaggio e laggi. Catone indic in direzione del fossato dove Rufo e i suoi avevano
tentato di aggirare i ribelli. Qualunque fosse stato il problema in cui erano incappati, da l quegli
uomini non erano pi tornati, anche se i feriti si stavano facendo sentire. Catone rabbrivid ai lamenti.
Fallo subito.
S, signore. Credo che il nostro amico Hamedes abbia una certa dimestichezza con le cure di
primo soccorso. Lo metto subito al lavoro, rispose Macrone, poi guard lamico con aria interrogativa.
E voi, signore, state bene?
Sto bene, s. Catone deglut. Ho solo bisogno di un po dacqua. Adesso occupati degli altri,
per favore.
Macrone annu e si volt per urlare gli ordini alla sua squadra mista di classiari e legionari.
Anche costoro, come Catone e i suoi, avevano un equipaggiamento ridotto allessenziale ed erano
esausti e assetati. Per riposarsi e dissetarsi, per, avrebbero dovuto attendere, borbott tra s e s
Macrone mentre richiamava due reparti per organizzare un perimetro di guardia alla fine del villaggio
in caso ad Aiace fosse venuto in mente di causare altri problemi. Eventualit, comunque, alquanto
improbabile. Il gladiatore era troppo astuto, uno che sapeva ben scegliersi le battaglie, pens il
centurione. Aiace colpiva solo quando sapeva di trovarsi in una posizione di vantaggio e si ritirava in
tutti gli altri casi. Quando, per, decideva di attaccare, lo faceva con ferocia e spietatezza inaudite. Se
non fosse stato per i segni indelebili della barbarie che Aiace aveva usato contro di lui, Macrone
avrebbe potuto addirittura provare ammirazione per quel nemico. In unaltra vita, avrebbe potuto essere
un legionario senza pari.
Peccato ne abbia solo una, di vita, mormor tra s e s Macrone. E io gliela porter via.
Signore?, gli domand uno dei suoi uomini con sguardo incuriosito.
Che c?
Signore, non ho sentito bene lordine.
Macrone si schiar la gola secca. Ho detto di tenere gli occhi bene aperti o quei bastardi ti
sgozzeranno prima che tu possa accorgertene.
Poi si volt e sincammin verso il centro del villaggio.
Catone era seduto sul bordo di un abbeveratoio di pietra e osservava i feriti che venivano
riportati dalla zona del fossato. Molti di loro erano finiti contro gli spuntoni nascosti quando Rufo
aveva dato lordine di caricare, molti altri invece erano stati colpiti da frecce: Catone si rese conto che
quellimboscata era costata loro veramente cara. In quel momento giunse zoppicando il centurione
Rufo, tenendosi una mano premuta sulla coscia. Dalle sue dita gocciolava sangue. Vide che i feriti
erano accuditi e si avvicin al prefetto per fare rapporto.
Il prefetto si fece da parte per permettere ad Hamedes di chinarsi a esaminare la ferita del
centurione. Il sacerdote prese la borraccia per pulirla e dalla sacca a tracolla estrasse un pezzo di lino.
Cos successo?, chiese Catone.
I bastardi avevano messo una fila di pali appuntiti tra il fossato e il villaggio, rispose Rufo.
Nascosti tra lerba alta. Ce ne siamo accorti solo quando uno di noi ci  finito sopra. Lidiota non ha
pensato di tener chiusa la bocca e io non ero abbastanza vicino per vedere cosera successo, per cui ho
dato lordine di avanzare finch rimaneva ancora una possibilit di sorprenderli. Trasal. E prima di
rendermene conto siamo finiti tutti dritti su quegli spuntoni. Uno mi si  infilato quasi subito nella
gamba. Quando ci siamo fermati, la maggior parte di noi ormai era ferita. E l ci hanno attaccati con le
frecce. Rufo fece una breve pausa, scuotendo la testa. Non cera nulla che potessimo fare, signore.
Alcuni dei miei, tentando di ripararsi dalle frecce, sono finiti su altri pali appuntiti. Allora ho detto loro
di rimanere fermi e di cercare di proteggersi con gli scudi. Pensavo fosse meglio aspettare che il
nemico cessasse il tiro prima di tentare di tirarsi fuori da quella selva di punte.
Catone era furioso con se stesso per quellerrore di valutazione su Aiace. Rufo, per, ne
fraintese lespressione accigliata.
Non cera nulla che potessi fare, signore, lo giuro.
Lo capisco. Catone si pass velocemente una mano tra i riccioli arruffati. Quante perdite?
Otto morti e sedici feriti, tre dei quali probabilmente non arriveranno a domattina. Otto sono in
grado di camminare da soli. Gli altri devono essere portati via di qui.
Catone abbass lo sguardo sui calzari per nascondere il viso. Aveva condotto i suoi uomini
dritti in una trappola, talmente ardente  anche troppo, forse  era il suo desiderio di affrontare il
nemico. E degli uomini erano morti per causa sua. Provava vergogna per quella perdita.
Bene, disse con voce tranquilla mentre si ricomponeva e risollevava gli occhi. Assicurati di
farti bendare bene la ferita. Poi fai cercare acqua e cibo nel villaggio. Gli uomini possono mangiare
quanto vogliono e poi riposarsi. Continueremo la caccia alle prime luci dellalba.
S, signore. E i feriti? Non possiamo lasciarli qui.
Dar istruzione ad alcuni uomini per farli portare dietro di noi. Hamedes potr darvi una mano
qui.  tutto per ora, Rufo.
Fu un congedo secco. Catone avvert il risentimento del centurione mentre questi salutava e si
voltava per raggiungere claudicante il resto degli uomini. Il prefetto guard Hamedes. Aiace ha ucciso
gli abitanti di questo villaggio. Ci sono forse dei riti particolari che dovresti celebrare per questi
morti?.
Hamedes fiss Catone con sguardo vuoto. Signore?
Sei un sacerdote. Fa ci che deve essere fatto per loro una volta che avrai finito con i feriti.
S, signore, rispose legiziano, chinando la testa. Offrir delle preghiere. Non abbiamo
tempo sufficiente per lintero rito funerario, ma dobbiamo bruciare i morti.
Pensavo che il tuo popolo preferisse la sepoltura.
Hamedes sorrise esitante prima di rispondere. Dipende tutto da quanto tempo si ha....
Bene. D a Macrone di metterti a disposizione gli uomini che ti servono per fare ci che deve
essere fatto.
Hamedes annu e si volt per seguire Rufo in direzione dei feriti ancora distesi sulla strada.
Guardando i legionari, Catone si domand in quanti si sarebbero resi conto che la colpa di tutto
quello era solo sua. In quanti lavrebbero detestato fino al punto di non fidarsi pi di lui in una nuova
battaglia?
Udendo dei passi che si avvicinavano, si volt e vide linconfondibile stazza di Macrone
spuntare dalloscurit.
Le sentinelle sono state posizionate, signore. Ho detto loro di fare buona guardia: non voglio
che ci colgano di nuovo di sorpresa. I ragazzi sono esausti per cui li far alternare spesso durante la
notte.
Catone abbozz un sorriso forzato. Tu quindi non ti riposerai granch.
Immagino di no, fece Macrone con una scrollata di spalle. Ma ci sono abituato.
E non hai dormito neanche ieri.
Vero, ma ho fatto di peggio in passato. Molte volte. Poi indicando Catone, aggiunse: Come
te, del resto.
Penso che non dormir molto neanchio, stanotte.
Meglio che tu lo faccia. Star pi tranquillo sapendo che hai la mente riposata quando
riprenderemo linseguimento domani.
Perch?, chiese Catone in tono quasi irritato. Cos che possa portarvi dritti in unaltra
imboscata?
Cosa stai dicendo?, rispose Macrone, aggrottando la fronte, con le mani puntate sui fianchi.
Non starai mica pensando di fartene una colpa?.
Catone lo squadr.  stata colpa mia, Macrone. Avrei dovuto immaginare che Aiace aveva
previsto il nostro tentativo di prenderlo alle spalle... e ho combinato un gran casino. Ero troppo ansioso
di eliminarlo e mi sono lasciato condizionare dalla fretta. Catone scosse la testa al ricordo. Aiace ci
stava aspettando. Aveva previsto tutto.
E cosa pensavi? Non  mica uno stupido. Macrone guard lamico e tent di tirarlo un po su.
E comunque, se fossi stato al tuo posto, penso che avrei fatto lo stesso.
Ne dubito.
Posso sedermi?
Prego, fa come se fossi a casa tua.
Macrone si slacci il sottogola e sospirando di sollievo si tolse il pesante elmo. Poi si sedette
lentamente sul bordo dellabbeveratoio, accanto a Catone, e chinandosi in avanti si appoggi con i
muscolosi avambracci sulle ginocchia. Rimase qualche istante in silenzio, labbra strette, e poi,
sottovoce per non farsi sentire, disse: Lo accetteresti un piccolo consiglio da un amico?.
Catone lo guard. Da un amico, s.
Bene... stammi a sentire: tu adesso sei un prefetto e non puoi permetterti nessuna
autocommiserazione.
Autocommiserazione? No, mi hai frainteso. Non mi sto affatto compiangendo.  solo una
questione di pessima valutazione. Sono stato un cattivo condottiero.
E quindi? Vuoi forse importi una qualche forma di punizione per questo?
Me lo merito, ammise Catone.
Balle! Pensi di essere il primo ufficiale che fa un errore?
Errore non  proprio il termine che userei per definire questo, rispose Catone indicando i
feriti con la mano. Bagno di sangue sarebbe pi corretto.
Spargere sangue fa parte di quello che facciamo, rispose Macrone. Quando c una
battaglia, i soldati vengono feriti e uccisi.  cos che vanno le cose.
Ma se gli uomini muoiono inutilmente, il loro comandante deve risponderne.
Macrone sbuff. Maledizione, Catone, ho visto casini peggiori di questo. E anche tu. A volte
uno scontro finisce a tuo favore, altre no. Di tanto in tanto capita che un nemico abbia la meglio su un
comandante, fossanche il migliore di tutti. Devi accettarlo.
Per cui, concordi con me che sono venuto meno ai miei impegni con i soldati.
Hai fatto una cazzata, s, rispose francamente Macrone.
Grazie....
Catone, il rispetto che ho per te mi obbliga a essere sincero. Se non vuoi ascoltarmi, dillo
chiaramente.
Mi dispiace. Continua....
Bene. Macrone raccolse i pensieri. La verit  che sei un bravo comandante. Come
raramente mi  capitato di incontrarne. Da optio ti ho visto diventare centurione e ora prefetto, e
scommetto che arriverai ancora pi in alto. Hai la testa per farlo, e pure il fegato, e anche se sei alto e
magro come una pertica, sei resistente come una roccia. Ma ti manca qualcosa. Macrone socchiuse gli
occhi cercando il modo di chiarire il concetto. Non lesperienza, di quella ne hai parecchia, nessuno lo
mette in dubbio. No, si tratta di qualcosaltro... di prospettiva, forse. Quella specie di sesto senso che un
soldato acquisisce dopo aver servito nellesercito tanto a lungo da vedere avvicendarsi i generali. Forse
sei stato troppo bravo e ti sei meritato la promozione prima di aver sviluppato il giusto temperamento
per questo lavoro, se sono riuscito a spiegarmi bene. Devi imparare ad accettare il fatto che di tanto in
tanto fare errori, sbagliare,  parte del gioco. Il modo in cui un soldato gestisce un fallimento 
altrettanto importante quanto il modo in cui gestisce un successo. Macrone sorrise affettuosamente.
Ti ricordi il centurione Bestia?.
Catone annu. Ricordava benissimo quel veterano coperto di cicatrici, responsabile
delladdestramento delle reclute quando lui era entrato nella Seconda Legione, circa sette anni prima.
Bestia era morto nel corso dellinvasione della Britannia, ferito a morte in unimboscata.
Era uno tosto e ha prestato servizio praticamente in ogni angolo dellimpero. Dopo la mia
promozione al centurionato, una volta andammo a bere insieme, io e lui soli. Bestia fece il pieno e,
come solitamente fanno i vecchi soldati in compagnia di altri come loro, ha iniziato con i ricordi. Ad
ogni modo, la storia pi incredibile che mi raccont riguardava una qualche campagna finita a puttane
in Pannonia. Alcune trib montane ne avevano abbastanza degli esattori delle tasse romani e si erano
ribellate. Sul posto era stata inviata la Seconda per sedare la rivolta. Il governatore, per, non aveva
idea di quanti fossero i ribelli, tanto meno di quali condizioni avrebbe trovato sulle montagne durante il
periodo invernale. Fatto sta che fin dritto in una trappola, perse un quarto degli uomini e dovette
battere in ritirata verso la prima citt fortificata raggiungibile, a duecento miglia da l. Ci vollero venti
giorni e ci rimise quasi la met degli uomini. Bestia, per, riconobbe che fu quello il momento di gloria
del legato, perch riusc a condurre i soldati al sicuro. Ecco il punto, Catone. Il vero comandante
dimostra di essere tale dal modo in cui gestisce le avversit. Macrone guard Catone e annu con
fervore. La verit  questa, per cui faresti meglio a controllarti, giusto?
S, capisco. Catone accenn un sorriso. E grazie.
Ma figurati!, e gli diede un pugno leggero sulla spalla. Molto meglio che ci sia tu al
comando e che le rogne siano tue piuttosto che mie.
Oh, grandioso....
Macrone sollev la borraccia e bevve una serie di sorsate prima di riabbassarla. Ahh! Cos va
meglio. Decise poi di cambiare discorso e lanci unocchiata veloce alle macerie. Cos successo
qui, allora? Dove sono gli abitanti?
Morti. Catone punt un dito in direzione del recinto, poco distante. Aiace li aveva gi fatti
uccidere tutti.
Perch? Perch mai avrebbe dovuto farlo?
Forse si sono rifiutati di aiutarlo. Oppure voleva solo continuare a destabilizzare la provincia.
Non conosco la ragione. Catone raccolse un sassolino e se lo rigir tra le dita per qualche istante
prima di lanciarlo nel buio. Ad ogni modo, sono morti. Tutti. E per questo dobbiamo inseguire quel
bastardo e ucciderlo.
Finalmente. Questo  lo spirito giusto. Buttati questa giornata alle spalle e concentrati
sullindomani.
Catone annu mentre Macrone si alzava rigidamente in piedi. Devo parlare con Rufo e gli
optiones per i turni di guardia. Tu riposati.
Far del mio meglio.
Macrone si diede uno schiaffo secco in faccia udendo un ronzio acuto allorecchio. Se ci riesci
con tutti questi minuscoli bastardi in giro.
Si chin per raccogliere lelmo e si incammin verso il centurione appoggiato contro un muro
di fango. Catone guard affettuosamente lamico per qualche istante, poi si alz ed entr nella casa pi
vicina. Gir per le stanze che avevano subto meno danni dallincendio e trov una stuoia arrotolata in
un angolo. La port allesterno, dove la puzza di bruciato era meno opprimente, svolse il tappetino e si
distese su un fianco, cercando di ignorare gli insetti che saturavano la notte. Per un attimo ripens ad
Aiace e allistante in cui la morte gli era sembrata inevitabile. Poi la fatica estrema della giornata di
marcia tra le mangrovie e nelle acque paludose lo trascin in un sonno profondo.
Si risvegli poco prima del sorgere del sole, sopraffatto da un immediato senso di colpa per
aver dormito mentre Macrone si occupava dei turni di guardia. I mesi trascorsi in navigazione avevano
lasciato il segno disabituandolo alle lunghe marce e il dolore alle gambe era terribile. Si alz gemendo
e si stiracchi la schiena, sentendo scricchiolare le articolazioni.
Maledizione!, mormor, poi si strofin gli occhi e si guard attorno. Alcuni uomini si
stavano svegliando e altri era gi impegnati a costruire barelle per il trasporto dei feriti usando pezzi di
legno recuperati tra le macerie. Laria era piacevolmente fresca e sul terreno pianeggiante che
circondava il villaggio aleggiava una leggera coltre di foschia. Quella vista lo impensier
immediatamente. Unottima copertura per Aiace, e i legionari non sarebbero stati al sicuro finch il
calore del sole mattutino non avesse spazzato via la foschia. Catone si avvicin ai feriti e si ferm
accanto al centurione Rufo. Fece un cenno verso la gamba fasciata delluomo.
Come va?
Fa male, ma non tanto da impedirmi di seguire la colonna principale.
Voglio che ti occupi dei feriti, disse Catone con tono fermo. Ho bisogno che sia un uomo
fidato a farlo.
Un lampo di delusione attravers gli occhi di Rufo, poi il centurione annu. Come desiderate,
signore.
Ti unirai a noi una volta che i feriti saranno al sicuro. Catone si guard attorno. Dov
Macrone?
Ha gi raggiunto la linea di picchetto, signore.
Catone annu e si incammin lungo la strada verso la fine del villaggio. Passando accanto alla
zona recintata, not che durante la notte il fuoco laveva totalmente consumata: rimaneva solo un
grosso cumulo di tizzoni carbonizzati allinterno del muretto di cinta. Laria circostante era ancora
calda e satura del puzzo di carne bruciata. Affrett il passo e usc dal villaggio. Poco distante vide le
prime due sentinelle. Udendo i suoi passi, uno degli uomini si volt.
Chi va l?
Prefetto Catone. Dov il centurione Macrone?
Perlustra la linea, signore.  andato sulla destra, dovrebbe tornare da un momento allaltro.
Segni del nemico durante il vostro turno?
No, signore, nulla. Tutto tranquillo, signore.
Catone guard nella foschia che avvolgeva le palme fiancheggianti il sentiero poco distante da
l. Le lunghe fronde ricurve le facevano somigliare a giganti chini con le braccia. In quel momento ud
un fruscio di calzari nellerba oltre il sentiero e Macrone spunt dalloscurit.
Buongiorno, signore. Riposato bene?
S, grazie. Niente da riferire?.
Macrone scosse la testa. Niente. Nemmeno lombra di un ribelle. O sono pi silenziosi del
silenzio oppure hanno deciso di guadagnare terreno prima di fermarsi per la notte. Ho lasciato lordine
agli optiones di svegliare gli uomini alle prime luci dellalba. Manca poco ancora.
Molto bene.
Ah, lunica cosa  che Hamedes ha portato un vaso di ceneri al fossato. Sembra che dovesse
gettarle in un canale di irrigazione perch raggiungessero le acque del Nilo. Ha detto di essere stato
autorizzato da te.
Vero, limportante  che non si allontani troppo, con gli uomini di Aiace in giro.
Ha detto che avrebbe fatto attenzione, signore.
 il suo funerale, disse Catone, scuotendo la testa. Cio, non intendevo in quel senso.
Macrone scoppi a ridere. Poi rispose: Non dovete preoccuparvi per lui. Ieri fremeva per
combattere e ci  stato dietro senza problemi attraverso la palude. Non male per un sacerdote, non
come quei coglioni sfaticati di Roma, o come i vertici dellesercito.  in gamba quellHamedes.
Riuscirei a tirarci fuori un buon soldato.
Non credo sia proprio quello che vuole fare lui.
Sbagliato, signore. Dopo quello che Aiace ha fatto al suo tempio, il ragazzo non avr pace
finch non avr soddisfatto la sua vendetta.
Vendetta?, sospir Catone. Sembra che siamo tutti motivati solo da vendetta: Hamedes,
Aiace, tu, io.
Macrone strizz gli occhi. Se volete intendere che quando si tratta di questo siamo tutti uguali,
vi sbagliate. E di grosso. Noi abbiamo giustiziato il padre di Aiace perch era un maledetto pirata e
Aiace  stato condannato alla schiavit per lo stesso motivo. Quel bastardo si merita tutto quello che gli
sta capitando, su questo non ci piove. Lunico dubbio  chi di noi avr la fortuna di ucciderlo. Tu, io o
addirittura Hamedes.
Un colpo di tosse li fece voltare. Il sacerdote li guardava a poca distanza da l. Catone non era
certo di quanto Hamedes fosse riuscito a sentire e si schiar goffamente la voce.
Hai finito con i riti, allora?
S, ho fatto ci che le condizioni mi hanno permesso. Prego che gli di li lascino entrare nel
regno dei morti.
Ehm, s, bene. Sono certo che hai fatto il meglio che potevi. Catone sollev lo sguardo e
scorse un pallido chiarore perlaceo nella foschia. Presto far giorno. Meglio far preparare gli uomini
per la marcia.
Alle prime pallide luci dellalba, la colonna si incammin di nuovo lungo il sentiero. Catone e
Macrone la precedettero con due unit di legionari e Hamedes, tenendosi comunque vicini alla testa
della colonna principale nel caso che allimprovviso fosse necessario lintero schieramento. Il
centurione Rufo seguiva in coda con i feriti e una squadra di scorta di classiari.
Nel frattempo si era levata una leggera brezza che faceva frusciare il fogliame dei piccoli gruppi
di palme lungo il sentiero. Di l a poco le mangrovie ai lati furono sostituite da strisce di canne, ma
nulla faceva intuire che Aiace e i suoi uomini avessero abbandonato il sentiero; per cui Catone diede
lordine di proseguire con gli occhi ben aperti. Quando finalmente spunt il sole nel cielo velato, la
foschia inizi a diradarsi e circa unora dopo il canneto si apr su unarea sgombra coltivata a grano e
irrigata da canali. In lontananza la colonna scorse lo scintillio di una vasta distesa dacqua.
Uno degli affluenti del Nilo, spieg Hamedes. Presto dovremmo trovare un villaggio sulla
riva.
Quello laggi?. Macrone indic in una direzione e Hamedes e Catone guardarono avanti nel
punto in cui saliva del fumo svanendo nel cielo. Macrone aggrott la fronte. Quello non  fumo di
cucina.  un incendio.
Catone si sent schiacciare il cuore al pensiero che Aiace e i suoi uomini avessero potuto
distruggere un altro villaggio. Avanti, aumentiamo il ritmo, ordin, e la colonna di uomini allung il
passo seguendo una curva del sentiero attraverso erba alta e palme da datteri e puntando in direzione
della chiazza di fumo. Costeggiando altri campi, iniziarono a scorgere i tetti delle case pi avanti e a
udire il crepitio delle fiamme e poi grida e urla; Catone sent un nodo allo stomaco per lodio feroce nei
confronti del gladiatore. Il sentiero si allarg diventando una pista carrabile e finalmente la colonna
raggiunse laccesso del villaggio, il tipico raggruppamento di costruzioni di mattoni di fango con
laggiunta di qualche piccolo muro di cinta per contenere asini, capre, polli e altri animali. Al rumore
dei passi pesanti, sulla stretta stradina che immetteva nel villaggio alcune persone si voltarono,
rintanandosi poi nelle loro case non appena videro che si trattava di Romani.
Ottimo punto per unaltra imboscata, comment Macrone esaminando la stradina e i vialetti
che da essa si dipartivano.
Se Aiace fosse ancora qui, quella gente non ci sarebbe, fece notare Catone.
Spuntarono in uno spazio aperto con alcuni banchi di mercato. Poco oltre una striscia di terra
nuda digradava verso il fiume. Sulla riva giacevano i resti di alcune imbarcazioni di canne e accanto
alcuni gruppetti di abitanti locali urlavano e si lamentavano. Catone condusse gli uomini poco distante
dallargine del fiume per poi avvicinarsi a quelle persone accompagnato solo da Macrone e Hamedes.
La piccola folla gli si apr nervosamente davanti e Catone vide dei corpi riversi a terra in pozze di
sangue. Alcune donne, inginocchiate, erano chine sugli uomini morti e piangevano disperate.
Sembra proprio opera di Aiace, disse Macrone.
Hamedes. Catone gli fece segno in direzione della folla. Chiedi cos accaduto.
Il giovane sacerdote si avvicin e scambi con loro qualche breve parola prima di voltarsi di
nuovo verso Catone.
Dicono che allalba  arrivata una colonna di uomini armati; hanno preso tutte le imbarcazioni
che volevano e hanno dato fuoco al resto. Quegli uomini hanno tentato di fermarli e sono stati uccisi.
Deve essere stato Aiace, fece Catone. Chiedi in quale direzione sono ripartiti.
Hamedes si volt, parl brevemente e poi punt il dito. Da quella parte, signore. Si vedono
ancora.
Catone si volt velocemente. Quel tratto dellaffluente serpeggiava dolcemente verso sud e in
lontananza, sulla superficie dellacqua, a poco meno di due miglia da l, vide un gruppetto di minuscole
imbarcazioni da pesca che stava per sparire dalla vista dietro unansa del fiume.
Chiedi se ci sono altre imbarcazioni qui o nei paraggi.
Non ce ne sono, tradusse Hamedes.
E altri villaggi?
Ce n uno, verso nord, a mezza giornata di marcia.
La direzione  sbagliata, brontol Macrone. Il bastardo  riuscito di nuovo a sfuggirci.
...
.
...
Capitolo sedici.
...
.
...
Non  proprio una situazione che definirei soddisfacente questa, non credi, prefetto?. Il
governatore Petronio tamburellava con un dito sul rapporto che aveva richiesto a Catone quando la
piccola flotta aveva raggiunto Alessandria. Sebbene Catone fosse riuscito in brevissimo tempo a
procurarsi alcune imbarcazioni per inseguire Aiace lungo il Delta del Nilo, alla fine ne aveva
comunque perso le tracce. Avevano fatto sosta in ogni villaggio per chiedere ai locali e, sebbene
avessero anche rinvenuto un piccolo gruppo di imbarcazioni di canne di papiro abbandonate a una
quarantina di miglia a nord di Menfi, quello era stato lultimo indizio della direzione presa da Aiace e
dai suoi uomini. Catone aveva proseguito fino a Menfi i cui abitanti erano fortemente preoccupati per
lavanzata, da sud, dei Nubiani lungo il Nilo; aveva requisito una delle grosse imbarcazioni a vela a
fondo piatto che servivano da mezzo di trasporto lungo il grande fiume ed era ripartito alla volta di
Alessandria per fare rapporto.
In quel momento si trovava di fronte al tavolo del governatore e rifletteva su come rispondere a
una domanda tanto retorica.
Signore, il fatto  che siamo riusciti a scoprire la base operativa di Aiace e a metterla fuori uso.
Abbiamo preso le sue navi assieme a oltre duecento uomini di equipaggio. Al momento gli sono rimasti
quaranta seguaci, o al massimo una cinquantina. Temo, per, che possa costituire ancora una minaccia
considerevole per limpero. Continuer a inseguirlo, ma ho bisogno di un vostro mandato per ottenere
la cooperazione degli ufficiali provinciali lungo il corso del Nilo. E avrei anche bisogno di uomini per
portare a termine il lavoro. Una coorte a cavallo dovrebbe bastare.
Petronio scoppi in una risata amara. Una coorte a cavallo, dici? Non proprio una richiesta
modesta. Dimmi una cosa: dopo aver perso una delle mie navi da guerra e tutto lequipaggio, per non
parlare di trenta legionari, cosa ti fa pensare che io sia pronto ad affidarti altri uomini? Ti ascolto....
Non potete permettervi di non farlo, signore.
Oh, invece penso proprio di potermi permettere di non farlo. Soprattutto giacch le mie truppe
sono ormai ridotte allosso. I Nubiani sono arrivati alla prima cateratta. Quel pazzo del legato Candido
ha inviato tre delle sue coorti a intercettare lavanguardia nubiana e le unit sono state sbaragliate. Mi
sembra di aver capito che solo la met degli uomini  riuscita a mettersi in salvo.
Lho sentito dire a Menfi, signore.
Quindi non avrai difficolt a capire perch sono recalcitrante ad affidarti altri uomini. Dare la
caccia al gladiatore non costituisce pi una priorit. Devo concentrare tutte le forze disponibili per
contrastare i Nubiani e respingerli dalla provincia.
Capisco signore, certo, ma se non fermiamo subito Aiace, potete star certo che continuer la
sua guerra privata contro Roma. Gi cos limperatore ha quasi rischiato di perdere la provincia di
Creta e tutto il sistema commerciale marittimo del Mediterraneo orientale  stato messo in subbuglio.
Non possiamo pi permettergli di creare altri problemi.
E non lo far pi, una volta che avremo respinto i Nubiani. Solo allora potr considerare
lopportunit di affidarti altri uomini per dare la caccia a quel criminale. Mi hai capito?
S, signore, ma non sono daccordo.
Il disaccordo  un privilegio che un subalterno non pu permettersi di manifestare, prefetto,
gli rilanci contro Petronio. Io sono il potere supremo, qui in Egitto. Agisco in nome dellimperatore e
finch ti troverai qui nella mia provincia, farai come io ti ordino di fare. Il discorso  chiuso. Petronio
tacque sorridendo con freddezza. Be, non proprio.
Catone rimase immobile e in silenzio in attesa che il governatore proseguisse.
Petronio si alz da dietro il tavolo e attravers lo studio fino alla parete opposta, sulla quale era
stata dipinta una grande mappa del Nilo, dal delta fin gi nel sud dellEgitto. Oltre la linea che ne
segnava la frontiera meridionale, i dettagli erano minimi. Petronio si avvicin e vi picchiett sopra con
un dito.
Candido sta concentrando le sue forze a Diospolis Magna. Oltre alla Ventiduesima, ha con s
due coorti di fanteria e due di cavalleria. Questo  tutto ci che  stato possibile organizzare. Ho messo
insieme ogni uomo che sono riuscito a trovare per questarmata. Adesso sembra che a Candido
manchino alcuni ufficiali. Il suo tribuno anziano era lufficiale al comando dellunit distaccata,
sconfitta dai Nubiani.  rimasto ucciso in combattimento. Ed  anche sguarnito dellintero organico di
centurioni: molti di loro erano distaccati presso postazioni di frontiera come magistrati. Non se ne
hanno pi notizie da quando i Nubiani hanno attraversato il confine. Petronio si volt a guardare
Catone. Ho deciso di distaccare te e il centurione Macrone alla Ventiduesima per la durata
dellemergenza.
Catone laveva intuito da tempo e si era preparato a rispondere. Sono spiacente, signore, ma ho
gi ordini precisi da parte del governatore Sempronio: devo cercare in ogni modo di stanare e
distruggere lo schiavo Aiace e i suoi seguaci. Finch questo compito non sar portato a termine, non
sono autorizzato a svolgere altre missioni.
Lespressione di Petronio si indur. Come osi rivolgerti a me in maniera cos arrogante, piccolo
pallone gonfiato venuto dal niente? Chi ti credi di essere? Sei solo un sottufficiale immotivatamente
promosso. Non hai una sola goccia di sangue nobile nelle vene. Non hai parenti o legami a Roma che
valgano un misero sesterzio bucato. Non sei altro che un minuscolo animale domestico nelle mani di
Sempronio. Faresti bene a tenerlo sempre a mente
Detengo lincarico di prefetto, signore.
Oh, certo, puoi anche avere lincarico di prefetto per ora, ma il tuo patrocinatore non riuscir a
salvarti dalla rovina un giorno di questi, e allora sarai retrocesso a un grado pi adeguato alla tua
giovane et e inesperienza.
Comunque sia, per ora sono sotto gli ordini diretti del senatore Sempronio.
Ti sbagli, prefetto, ribatt Petronio, sorridendo. In Egitto io rappresento limperatore. Non
c unautorit pi in alto. Se io ti do un ordine,  come se te lavesse dato Claudio in persona. O puoi
forse smentirmi?.
Catone serr le labbra. Il governatore aveva ragione. Aveva lautorit di disporre come meglio
credeva, finch non fosse stato richiamato a Roma. Poteva benissimo revocare gli ordini di Sempronio,
volendo, e non cera nulla che Catone potesse fare per evitarlo. No, signore,  giusto.
Petronio annu. Allora la questione  chiusa. Tu e il centurione Macrone partirete
immediatamente per Diospolis Magna. Il mio segretario ha gi preparato le lettere di incarico. Potrai
ritirarle uscendo dal mio ufficio. Domande?
S, signore. Ho capito bene che non appena la campagna contro i Nubiani sar terminata, mi
autorizzerete di nuovo a riprendere la caccia ad Aiace?
Come vuoi, rispose Petronio, scrollando le spalle. Ad ogni modo penso che ci vorranno
mesi per avere ragione sui Nubiani. E se il gladiatore non  un totale idiota, a quel punto avr gi
lasciato la provincia da un bel pezzo. Se non sar cos, prender in considerazione ogni richiesta che mi
farai. Adesso, prefetto, sei congedato.
Allora, com andata?, chiese Macrone, spingendo una coppa sul tavolo verso Catone e
versandogli del vino. Laveva atteso in una taverna proprio di fronte allentrata del palazzo sulla Via
Canonica, limmenso viale largo sessanta metri che tagliava in due il cuore della citt. Allesterno,
sotto il sole di mezzogiorno, decine di migliaia di Alessandrini discutevano di affari o conversavano
con amici, sforzandosi di farsi sentire al di sopra del fracasso dei venditori ambulanti e dei mercanti che
promuovevano la merce ai passanti a suon di urla. Il prefetto li aveva superati ignorandone le infinite
suppliche affinch desse unocchiata ai loro dozzinali ricordini e pezzi dantiquariato. I mercanti
lavevano tampinato chiedendogli solo di dare almeno uno sguardo e poi non lavrebbero pi scocciato.
Promesse di assai poco valore, come la roba che vendevano, e avevano gettato la spugna solo quando
Catone gli aveva ringhiato contro di lasciarlo in pace.
Si sedette pesantemente sullo sgabello di fronte a Macrone e Hamedes e svuot in un istante la
coppa. Poi guard Hamedes.
Non dovresti cercarti un posto in qualche tempio?.
Hamedes sbuff in tono ironico. Qui ad Alessandria?
Perch no?. Catone indic la Via Canonica. Non sono certo i templi che mancano in questa
citt.
I templi qui sono gestiti da parassiti greci interessati solo a estorcere soldi ai creduloni per
ingrassarsi le borse. Io sono un sacerdote dei veri templi dEgitto e non mi abbasser servendo ad
Alessandria. Hamedes si vers unaltra coppa di vino. Tra laltro, il sacerdozio ad Alessandria  una
bella fonte di guadagno e non ci sono posti vacanti in questo momento, concluse scrollando le spalle.
Un sacerdote rimane un sacerdote ovunque si trovi, mormor Macrone afferrando il manico
della brocca di vino e tirandosela dalla sua parte. Ad ogni modo, come  andata con il governatore?
Diciamo che non  stato molto contento che Aiace ci sia sfuggito.
E quindi ci dar gli uomini che ci servono per inseguirlo?
Darci uomini?. Catone scoppi in una risata caustica. Ben lungi. Io e te siamo stati destinati
alla guerra contro i Nubiani. Catone estrasse dalla tunica i due ordini di servizio che aveva preso e li
lanci sul tavolo in direzione di Macrone. Leggi pure, se vuoi.
Macrone spinse da parte il rotolo di papiro. A che diamine di gioco sta giocando Petronio? Sa
quanto  pericoloso Aiace.
A quanto sembra,  una questione di priorit.
Priorit?, ripet Macrone. E da quando in qua impedire al capo di schiavi ribelli di starsene
tranquillamente a piede libero non sarebbe una priorit?
Ah, su questo mi trovi daccordo, fece Catone, schioccando la lingua.  proprio quello che
ho detto al governatore, ma lui ha ribattuto irremovibile che prima bisognava affrontare i Nubiani. E
forse ha ragione, ammise Catone. Per cui, io e te torniamo allesercito. Naturalmente potrebbe anche
esserci utile. Si protese in avanti e appoggi i gomiti sul tavolo. Dalle ultime notizie che abbiamo,
Aiace si era diretto lungo il Nilo.  in fuga. Non ha pi molti uomini. La domanda quindi : cosa faresti
al posto suo?.
Macrone si gratt il collo. Cercherei una nuova base da cui operare. Cercherei nuovi alleati....
Guard Catone e inarc un sopracciglio. I Nubiani?
 quello che ho pensato.
Macrone, per, nutriva qualche riserva. Unimpresa rischiosa. Perch lo farebbe? Perch
semplicemente non cercare una tranquilla via di uscita dalla provincia e infilarsi in qualche angolo
sperduto dellimpero e causare problemi l?
Perch i Nubiani gli offrono la migliore opportunit di fare altri danni a Roma.
E perch i Nubiani dovrebbero accettarlo con loro?
Tu non lo faresti forse? Hai visto tu stesso quello che sono capaci di combinare Aiace e i suoi.
Sarebbero unottima risorsa per qualsiasi esercito.
Gi, rispose Macrone con aria pensierosa. Anche se dubito che Aiace possa accettare di
buon grado di ricevere ordini. Credimi, Catone, ho avuto modo di osservarlo parecchio, quelluomo.
Per lui non esiste altro capo allinfuori di se stesso.
Tutti prima o poi dobbiamo ingoiare lorgoglio. Catone si ritir indietro. Potrei anche
sbagliarmi; magari sta gi lasciando la provincia, ma ne dubito. Non finch siamo qui noi, almeno. Poi
un pensiero improvviso lo colp. Daltronde, non sarei nemmeno sorpreso se sperasse che anche noi ci
uniamo allesercito contro i Nubiani. Altro ottimo motivo per allearsi con loro.
Ci odia cos tanto?.
Catone ricord la folle espressione di odio che aveva letto in faccia ad Aiace la notte del
combattimento nel villaggio e un brivido gelido a lui familiare gli percorse la schiena. S, s, ci odia
cos, ne sono sicuro. E questo  lunico vantaggio che abbiamo per il momento.
Hamedes tossicchi schiarendosi la voce. Per cui, signore, quand che partirete?
Domani. Una flotta militare  in allestimento al molo della palude Mareotide. Abbiamo due
cuccette su uno dei barconi. Partiremo allalba.
Cos presto?. Macrone riflett un istante e poi scroll le spalle. Perch no? Se Aiace ci sta
aspettando l, prima facciamo i conti con quel bastardo, meglio . Poi si volt verso Hamedes.
Sembra quindi che le nostre strade si dividano. Alla tua, allora. Sollev la coppa. Come guida
egiziana, puoi andare.
Hamedes guard Catone. Devo prenderlo come un complimento, signore?
Da lui? Oh s. Anche Catone sollev la sua coppa. Grazie per il tuo aiuto.
Hamedes, per, sembrava pensieroso. La verit, signore,  che vorrei tanto trovare un posto in
uno dei templi pi antichi rimasti ancora devoti alla vecchia fede. Non qui, con questi truffatori. Voglio
ritornare nella zona dellAlto Nilo, dove sono nato e cresciuto. Gli occhi gli si fecero lucidi. E voi
avete ancora bisogno di qualcuno che parli la lingua dei nativi e che vi aiuti a cercare il gladiatore e i
suoi uomini. Potrei ancora esservi parecchio utile prima di tornare a fare il sacerdote. Sapete che ho gli
stessi vostri buoni motivi di trovarlo: il sangue dei miei fratelli sacerdoti esige giustizia.
S. Catone avvertiva tutta lintensit dello sguardo di Hamedes e non gli era difficile
indovinare quali sentimenti albergassero nel cuore e nella mente del giovane alimentando il suo
desiderio di vendetta. Annu. Molto bene, puoi venire con noi. Ti far reclutare come guida e potresti
anche essere pagato per questo.
Il giovane sacerdote sorrise. Vi sono debitore, signore.
I barconi furono pesantemente caricati di scorte militari per la campagna imminente: ceste di
frecce, munizioni pi pesanti per le baliste, lame di spada di nuova forgiatura, borchie e bordi di scudo,
contenitori di chiodi e ceppi. Decine e decine di legionari e ufficiali in licenza, o in temporaneo
distacco, stavano rientrando nelle rispettive unit insieme a nuove reclute. Catone, Macrone e
Hamedes, carichi dellequipaggiamento che avevano prelevato dalla flotta alessandrina, salirono a
bordo di uno degli ultimi vascelli in partenza e furono indirizzati verso il piccolo ponte di prua mentre
lequipaggio allontanava limbarcazione dalla banchina e issava la grande vela triangolare. La stiva era
strapiena: sacchi di granaglie e orci di olio e vino traboccavano fin quasi sul ponte.
 un portento che questa bagnarola rimanga a galla, fece Macrone, appoggiando a terra
lequipaggiamento e mettendosi comodo sotto il telone che riparava il ponte.
Catone annu. Rimaneva a malapena poco pi di un piede di bordo libero e il prefetto si chiese
cosa sarebbe successo se per caso il barcone fosse stato investito da unimprovvisa raffica di vento.
Con tutto quel carico a bordo, sarebbe sicuramente affondato come un sasso e Catone non aveva
nessuna intenzione di ritrovarsi nelle acque del Nilo. Non era tanto la prospettiva di raggiungere a
nuoto la riva che lo preoccupava, quanto la presenza dei coccodrilli in agguato tra le canne e in attesa di
attaccare una facile preda.
State tranquillo, centurione, sorrise Hamedes. Le acque del Nilo sono sempre calme e il
vento  regolare. Non c motivo di allarmarsi. Tra laltro, ho qui con me un orcio di olio da offrire agli
di del Nilo, aggiunse dando un colpetto sulla sua sacca. Questo ci protegger.
Non sono preoccupato, grugn Macrone. Sto solo dicendo che la barca sembra sovraccarica,
tutto qui.
Hamedes fece segno che aveva capito dondolando il capo, poi si stese supino, appoggiando la
testa sulla voluminosa sacca che aveva portato con s a bordo, nel tentativo di riposarsi un po. I due
Romani osservarono per un po il profilo di Alessandria che si allontanava, sorseggiando a turno da un
otre che Macrone aveva acquistato in uno dei mercati sulla Via Canonica. A un certo punto, Macrone
toss e si volt verso Catone.
Pensi veramente che Aiace sia laggi, con i Nubiani?
Pi ci penso, pi ne sono sicuro, rispose Catone.  la migliore opportunit che abbia per
continuare la sua guerra contro Roma.
E contro di noi?
Perch no? Ottima occasione per prendere due piccioni con una fava. Dove dovremmo mai
essere quando il governatore ha bisogno di racimolare soldati per respingere linvasione?
Non  che mi vada proprio di essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro soldato, e
penso che valga lo stesso per te. Macrone gli fece un sorriso. Ma capisco cosa vuoi dire. E se hai
ragione, questo renderebbe molto pi facile il compito di trovare Aiace. Ma prima il dovere, giusto?
Sconfiggere i Nubiani e poi trovare Aiace.
Sconfiggere i Nubiani potrebbe rivelarsi molto pi dura di quanto tu non creda.
Che intendi?
Prima di lasciare il palazzo, ho scambiato due parole con uno degli ufficiali di Petronio.
Volevo informazioni sulle forze a disposizione di Candido. Le due coorti di fanteria sembrano essere a
posto, ma la cavalleria  sotto organico.  la Ventiduesima che non mi convince.
Sono sempre legionari: resisteranno a qualsiasi attacco i Nubiani possano organizzare.
Lo spero. Catone si gratt il mento rammaricandosi di non essersi rasato ad Alessandria
prima di imbarcarsi. Il fatto  che la Ventiduesima  un po una anomalia.
Oh... che intendi?
La legione fu creata da Marco Antonio che vi reclut gli uomini dellesercito di Cleopatra.
Quando Antonio fu sconfitto da Ottaviano, la Ventiduesima fu inglobata nel resto dellesercito e da
quel momento  rimasta di stanza sul Nilo.  un misto di Greci ed Egiziani provenienti dalle citt lungo
il fiume.
Pensi che potrebbero essere dei mollaccioni?
Probabile. Non hanno partecipato a nessuna campagna importante dalla guerra civile. Per
molti di loro questa sar la prima vera azione militare. Spero solo che siano stati addestrati a
sufficienza.
Macrone scosse la testa. Catone, anche se la qualit degli uomini  sospetta, sono comunque
comandati da centurioni e i centurioni, amico mio, sono uguali in tutto il mondo. Duri ed esigenti come
troveresti ovunque.
Non tutti. Insieme ne abbiamo incontrati tanti, di cattivi ufficiali....
Qualche mela marcia, niente di pi, rispose laconicamente Macrone, poco disposto a
sopportare qualsiasi argomentazione che sminuisse la categoria a cui era fiero di appartenere. Il
centurionato ha una buona tradizione, ma le eccezioni esistono ovunque.
E allora speriamo di non trovarne troppe nella Ventiduesima.
Devo riposarmi un po, fece dun tratto Macrone. Tolse larmatura dalla sacca e schiacci
bene le tuniche di ricambio, il mantello e i calzari facendone una specie di cuscino, poi vi appoggi la
testa sopra e si stese dando le spalle allamico. Catone sorrise alla sua suscettibilit e si distese a sua
volta, appoggiandosi su un gomito, mentre il barcone entrava nel canale che collegava la palude al
Nilo. Entrambe le rive erano una distesa di giunchi e palme, interrotta da piccoli e radi agglomerati di
case di mattoni di fango. Le donne approfittavano della frescura del mattino per lavare abiti nelle
placide acque mentre i bambini giocavano poco distante, schizzandosi e diffondendo su tutto il canale
schiamazzi di gioia. Al passaggio dei barconi, i bambini interruppero i loro giochi e salutarono. Catone
ricambi il saluto sorridendo.
Si era cos abituato alla durezza del comando da dimenticare alcuni semplici piaceri della vita,
riflett tristemente. In quel momento gli parve di aver avuto uninfanzia fin troppo breve. Cancell
quellistante di sentimentalismo, seccato con se stesso per aver permesso a un istante di inattivit di
rovinargli lumore. Si rendeva conto che nei giorni a venire avrebbe avuto parecchio tempo per
riflettere e decise di concentrare i pensieri su questioni molto pi utili e piacevoli, come il futuro che
progettava di costruire con Giulia una volta tornato a Roma, per esempio. E trascorse il resto della
mattinata a guardare il paesaggio egiziano che gli scivolava davanti agli occhi mentre limbarcazione
navigava in direzione di Diospolis Magna. Di tanto in tanto Macrone e Hamedes si risvegliavano,
scambiavano qualche battuta e poi richiudevano gli occhi. Nel pomeriggio la barca si lasci il canale
alle spalle ed entr nel fiume. Il sole picchiava forte sulle imbarcazioni e sul ponte soffiava un costante
vento caldo, quasi provenisse da una fornace poco distante.
Al crepuscolo i barconi raggiunsero la riva, fermandosi dolcemente su una striscia erbosa della
sponda. Furono accesi dei fuochi, distribuite le razioni per il pasto serale e gli insetti iniziarono a
riversarsi attorno al fuoco in nugoli di scuri puntini ronzanti. Scolata la sua razione di vino, Hamedes
disse che si sarebbe messo a dormire tra i marinai.
Accomodati pure, rispose Macrone. Io rimarr qui a farmi mangiare vivo dalle zanzare.
Poi chiam alcuni legionari e ordin loro di montare la tenda che lui e Catone avrebbero
condiviso.
Veloci, ragazzi!, li incit, scacciando le zanzare. Prima che queste piccole bastarde mi
dissanguino fino allultima goccia.
Quando la tenda fu eretta, Macrone si infil dentro e srotol la sua stuoia. Catone si un a lui un
po pi tardi, dopo un ultimo sguardo alla luminosa volta stellata. Il chiarore dei fuochi illuminava le
pareti di cotone della tenda e di tanto in tanto si vedevano passare le ombre tremolanti degli uomini
allesterno, come i profili dei dipinti che aveva visto nei templi della provincia. Nella tenda laria era
immobile e iniziava a fare caldissimo. Catone si sfil la tunica e rimase disteso madido di sudore con il
solo perizoma addosso. Sullaltro lato della tenda, Macrone si era addormentato in un batter docchio,
nonostante si fosse riposato tutto il giorno; il suo russare gorgogliante faceva a gara con il rumore delle
chiacchiere e delle risate degli uomini attorno al fuoco. Catone sorrise e chiuse gli occhi. Tanto valeva
approfittare di quel breve intervallo di riposo.
Si risvegli di colpo, rimanendo immobile, gli occhi sbarrati e fissi sul soffitto della tenda. Non
era certo di cosa gli avesse interrotto il sonno e stava per muoversi quando ud qualcosa muoversi
allesterno della tenda. Poi il fruscio spar e, sospirando, Catone si volt su un fianco e richiuse gli
occhi. Poi di nuovo un rumore lieve, come una lunga emissione di aria. Apr di scatto gli occhi e si rese
conto che lui e Macrone non erano soli nella tenda. Sollev lentamente la testa per guardarsi attorno. I
fuochi erano ancora accesi e gettavano un tenue chiarore roseo allinterno della tenda. A poca distanza
da lui, ai piedi della stuoia di Macrone, da terra si sollev una sagoma sottile e flessuosa.
...
.
...
Capitolo diciassette.
...
.
...
Catone si sent gelare il sangue nelle vene. Si mise a sedere e il fruscio riprese quando quella
forma inizi a ondeggiare lateralmente spostandosi tra le due stuoie.
Oh, maledizione, bisbigli Catone. Tent di rimanere quanto pi immobile possibile senza
staccare gli occhi dal serpente. Dietro di esso vedeva il palo di sostegno della tenda e le spade, la sua e
quella di Macrone, appese a un gancio. Il cuore prese a battergli allimpazzata mentre rifletteva
freneticamente. Se avesse fatto solo un altro movimento, era certo che il serpente lavrebbe attaccato.
Allora si lecc nervosamente le labbra e sibil quanto pi forte poteva.
Macrone... Macrone... svegliati.
Il ronfo si interruppe e dallaltra parte della tenda si ud un brontolio.
Macrone.
Hurgh... che cavolo vuoi?, grugn laltro, voltandosi di scatto verso Catone.
Non muoverti!, lo avvert Catone.
Cosa?. Macrone sollev la testa. Ma che succede?.
Il serpente sibil ancora, pi forte, e inizi a gonfiarsi nella parte alta del corpo. Dimen per un
istante le spire tendinose nella parte inferiore e strisci in avanti.
Maledizione, sussurr Macrone. Abbiamo un bel problema, amico. Che facciamo?.
Catone continu a fissare il serpente. Lanimale gli si trovava ormai tanto vicino che riusciva a
distinguere chiaramente la protuberanza di ogni singola squama e il luccichio puntiforme di uno degli
occhi. Quando la testa del cobra si sollev al di sopra dei due uomini, un guizzo improvviso indic
dove si trovava la bocca.
Rimani... solo... fermo, bisbigli Catone.
Va bene.
Al mercato di Alessandria Catone aveva visto degli incantatori di serpenti e aveva scoperto
quanto quegli animali potessero essere rapidi a colpire: impossibile scattare in piedi e fiondarsi verso le
spade. Se solo uno di loro due ci avesse provato, sarebbe morto. Il prefetto, allora, inizi ad allungare
lentamente la mano sinistra verso la sua tunica avvoltolata a terra accanto alla stuoia. Le dita
scivolarono sul terreno verso il tessuto e si richiusero attorno a una piega.
Macrone, cercher di distrarlo. Appena mi muovo, tu buttati sulla spada. Capito?
Distrarlo come?
Non importa, pensa a correre. Al mio tre.
Il serpente fu disturbato dai rumori e sibil di nuovo, ancora pi forte, poi la testa indietreggi,
pronta a colpire.
Catone si inumid le labbra e con un filo di voce inizi a contare: Uno... due... tre!.
Stratton la tunica e salt in piedi, agitandone la cintola in aria verso il serpente. Il cobra scatt
immediatamente in avanti, mordendo il tessuto prima di cambiare direzione, emettendo ancora dei
sibili. Nel frattempo Macrone si era alzato e aveva fatto appena un passo verso il palo della tenda
quando il rettile si gir flessuoso e gli si slanci contro. Al che il centurione torn con un balzo sulla
stuoia.
Maledizione, ci  mancato un pelo.
Ci riprovo, rispose Catone. Si arrotol parte della tunica attorno al pugno e con estrema
prudenza sventol il resto penzolante verso il serpente. Il rettile ruot immediatamente la testa verso di
lui, gli occhi rossi fiammeggianti come rubini. Il prefetto mosse la tunica verso destra e la scosse. Il
serpente attacc di nuovo nello stesso istante in cui Catone la strattonava, tirandosi dietro assieme alla
veste anche i denti affondati nella sua fitta trama di lana; lanci un urlo di terrore quando si vide
arrivare addosso il corpo del serpente. Lanci la tunica sulla testa del cobra e con la mano libera lo
afferr sul collo, appena sotto il cappuccio. La pelle del serpente era secca e scabra, le spire si
dibatterono violentemente mentre Catone tentava di mantenere la presa e contemporaneamente di
avvolgergli la tunica attorno alla testa con laltra mano.
Macrone balz in avanti, raggiunse il palo della tenda ed estrasse la spada. Si volt per affettare
il corpo che si contorceva, ma il colpo fin contro il terreno.
Macrone!, gli url Catone mentre la testa dellanimale si agitava allinterno della tunica.
Uccidi questo bastardo!.
Macrone sferr un altro fendente, colpendo al centro del corpo del cobra. Sferr un altro colpo,
mozzandolo in due. Una met ricadde indietro, toccando terra con un tonfo. Macrone la scaravent
immediatamente via con un calcio. Il resto del corpo, invece, sembrava agitarsi sempre pi
violentemente; Catone lo lanci pi forte che poteva verso il fondo della tenda, dove sbatt contro la
pelle di capra con un tonfo, ricadendo poi a terra, contorcendosi freneticamente, ma incapace ormai di
strisciare, e infine dissanguandosi.
Catone aveva il cuore impazzito, il petto madido di sudore gelido, ed era in preda a un
incontrollabile tremore. Si volt verso Macrone e vide che anche lui tremava. Il centurione si inumid le
labbra e guard il serpente tramortito, poi sottovoce e in tono serio disse: Sto veramente iniziando a
detestare questa provincia....
Tu sei il responsabile del turno di guardia, giusto?. Macrone fulmin loptio con lo sguardo
mentre questi scattava velocemente in piedi tra gli altri uomini seduti attorno al fuoco.
S, signore, rispose il giovane soldato.
Allora sei anche responsabile di quello che entra nella nostra tenda, come questo. Macrone
scosse la tunica e il corpo del cobra cadde a terra. Loptio fece istintivamente un veloce passo indietro
con la faccia contorta in una smorfia di disgusto. Mormorii arrivarono anche dagli altri uomini quando
allungarono il collo e videro il serpente morto.
Macrone si volt e indic la tenda. Il prefetto  l dentro. Dovrebbe essere prevista una
sentinella allingresso per evitare che gli accada qualcosa, o sbaglio? Nemici o altre minacce. Dovrebbe
essere una regola standard, anche qui in Egitto.
S, signore.
E allora dov la sentinella?. Macrone fece latto di guardarsi attorno, sollevando poi le mani
in segno di stupore. Allora?
Mi spiace, signore. Loptio deglut. Ho messo un uomo alle due estremit del campo. Non
pensavo fosse necessario metterne altri.
Due uomini?, scosse la testa Macrone. La provincia  in stato di guerra e, prima che ti venga
in mente di dirlo, me ne frego di quanto siano distanti i Nubiani. Non  un buon motivo per abbassare
lallerta della guardia. Fammi indovinare: tu sei della Ventiduesima?.
Loptio annu.
Oh, grandioso.... Macrone si avvicin di un passo e punt un dito a ununghia dalla faccia
delloptio. Voglio che ci sia una guardia adeguata ogni notte.  tuo dovere proteggere il campo e i tuoi
superiori, e tu hai toppato, ragazzo. Io o il prefetto, o addirittura tutti e due, potevamo rimanere uccisi e
tu ne saresti stato colpevole.
Ma signore... anche se ci fosse stata una sentinella, il serpente sarebbe comunque potuto
entrare nella tenda.
Taci! Conosci il tuo dovere e ti suggerisco di attenerti alla regola, oppure io render la tua
notte insopportabile prendendoti a calci nel culo finch non sputerai tutti i denti. Macrone indietreggi
di un passo e colpendo il corpo del cobra con il calzare aggiunse: Fallo sparire.
Stava per tornare nella tenda quando il capitano del barcone si accovacci accanto al serpente e
scosse la testa. Di solito non ci creano problemi quando ci accampiamo. Evidentemente la vostra
tenda  stata fissata nei pressi di un nido.
Vuoi dire che potrebbero essercene altri?, chiese furioso Macrone.
No, solitamente sono creature solitarie. A meno che non si stiano schiudendo le uova,
naturalmente.
Be, grazie di avermelo detto. Vorrei dormire tranquillo, adesso. Poi si volt verso loptio.
Assicurati di mettere due sentinelle fuori della tenda.
S, signore.
Macrone si volt e torn nella tenda, richiudendosi il lembo alle spalle. Lanci la tunica a
Catone mentre si stendeva sulla stuoia. Quel coglione di optio  della Ventiduesima. A quanto pare le
tue preoccupazioni erano fondate.
Catone era seduto a gambe incrociate sulla stuoia, immerso nei propri pensieri. Scosse la testa e
si guard attorno. Come, scusa?
Ho detto che avevi ragione a pensare che la Ventiduesima  una manica di incapaci.
Ah, s.
Ehi, Catone, fece Macrone muovendogli una mano davanti agli occhi. Sei ancora con noi?
Pensavo.... Catone si pass una mano tra i capelli. Pensavo al serpente. Se c una cosa che
proprio non sopporto, sono i serpenti.
Perch proprio i serpenti? Sono come tutte le altre bestie di questa provincia: coccodrilli,
zanzare e serpenti non sono soddisfatti finch non ti affondano i loro maledetti denti nella carne. Che si
fottano! Tento di dormire, adesso. Guard Catone e aggiunse in tono meno rude: Anche tu dovresti
recuperare prima di raggiungere Diospolis Magna.
Gi, hai ragione. Catone si distese e rimase immobile, fissando il soffitto della tenda. Dopo
un istante chiuse gli occhi e si concentr sui rumori della notte. Macrone era immobile e silenzioso l
accanto, e il fatto che non russasse fece intuire a Catone che anche lui aveva la mente in subbuglio.
Macrone apr gli occhi lentamente, sbatt le ciglia e corrug la fronte per un istante. Lultima
cosa che ricordava era la difficolt a prendere sonno e il fatto di essere rimasto disteso immobile
apparentemente per ore. Alla fine si era addormentato, certo, pens. Allesterno iniziava a farsi lalba e
dal lembo socchiuso penetrava un sottile fascio di luce. Si volt sullaltro lato e vide che la stuoia di
Catone era vuota.
Si alz a sedere e stiracchi le braccia, spalancando la bocca in uno sbadiglio prima di
richiudere le labbra con uno schiocco. Alzandosi in piedi, vide una macchia scura e secca sulla terra
chiara di fronte al palo della tenda; immediatamente gli torn in mente la scena della notte prima,
quando aveva mozzato il cobra in due e serr le labbra scocciato. Uscendo dalla tenda, vide che il suo
amico sedeva poco distante da l su un tronco di palma. Fissava il vuoto in direzione del fiume
ricoperto di foschia, con un coperchio danfora in mano. Accanto, invece, i resti di unanfora rotta.
Ti sei alzato presto o non sei riuscito a dormire?, disse Macrone mentre gli si avvicinava.
Impossibile per chiunque dormire quando tu attacchi a russare. Catone lanci il coperchio di
lato, tra lerba. Almeno non siamo stati disturbati da altro, stanotte. Dobbiamo esserne grati.
Lungo la riva, poco oltre, gli altri passeggeri e lequipaggio delle imbarcazioni iniziavano
appena a risvegliarsi e a riavvolgere le stuoie per prepararsi a riprendere il viaggio fluviale. Hamedes si
avvicin con la sua sacca da viaggio a tracolla.
Buongiorno, signori. Ho sentito che c stata una certa animazione questa notte.
Puoi ben dirlo, rispose Macrone.
Hamedes appoggi a terra la sacca e si accosci davanti a loro. Loptio mi ha appena
raccontato del serpente. Avete rischiato grosso: il veleno del cobra del Nilo pu uccidere un uomo nel
giro di unora. Siete stato molto fortunato, signore.
Ah, s? Buffo, io pensavo fosse gi una sfortuna che fosse entrato nella tenda.
Il sacerdote pieg la testa su un lato. Magari era un presagio, una specie di messaggio dagli
di. Un avvertimento, chiss.
Ripeto: forse era solo un maledetto serpente che aveva sbagliato strada. Macrone si alz e
raggiunse i due legionari in piedi accanto al fuoco pi vicino. Voi due: smontate la tenda e mettetela
via. Assicuratevi che le stuoie vengano caricate sulla stessa imbarcazione.
Catone si volt verso Hamedes e, dopo un attimo di riflessione, disse: Un messaggio? Potresti
avere ragione.
Oh?. Una fulminea espressione di sorpresa vel la faccia del sacerdote.
S, continu Catone. Sembra proprio che la cattiva sorte ci perseguiti da quando abbiamo
iniziato a dare la caccia ad Aiace qui in Egitto, e sto iniziando a pensare che forse abbiamo disturbato
qualche divinit locale. Sei tu lesperto in questo, Hamedes. Come possiamo rabbonire i tuoi di? A chi
dobbiamo offrire preghiere? Quale sacrificio dovremmo fare?.
Macrone guard lamico. Da quando in qua ti sei fatto cos religioso?
Sai bene che negli ultimi mesi sono state decine le occasioni in cui la fortuna ci ha tirato brutti
scherzi. Certo, potrebbe essere una semplice coincidenza, ma personalmente ne dubito. Passi pure per
un paio di casi, ma con la frequenza che  capitata a noi, uno inizia a sospettare, a ragione, che gli di o
chi per loro abbiano iniziato a scoprire le carte.
Macrone assunse unespressione titubante, indeciso su come rispondere. Pensate veramente
che sia necessaria unofferta, signore?
Mi farebbe stare pi tranquillo, ammise Catone. Potresti pensarci tu, Hamedes, a nome
nostro?
Certo, signore.
Quanto prima.
Far il possibile. I riti associati alla buona sorte e allallontanamento della cattiva sorte
esulavano dalle mie competenze, signore. Solitamente mi occupavo di offerte pi semplici, ma mi
informer per voi appena raggiungeremo Diospolis Magna dove potr consultare i sacerdoti locali.
Catone annu. Molto bene, dovrebbe funzionare. Fece un profondo respiro e si alz. Nel
frattempo, rimettiamo in movimento il convoglio. Prima raggiungiamo la destinazione, meglio sar.
La piccola flotta riprese il viaggio, superando il delta e immettendosi nella distesa dacqua
dellimmenso braccio principale del fiume che fluiva nel cuore del grande deserto esteso dal Mar
Eritreo fino al versante opposto del continente, formando lestremo confine meridionale dellimpero
romano. Catone riusciva a vedere le scarpate rocciose che si ergevano oltre la sottile cintura di terre
coltivate a ridosso di entrambe le sponde del Nilo. Tra distese di giunchi e alberi di palma vide un gran
numero di campi accuditi da contadini con pesanti aratri trascinati da buoi che rivoltavano lo scuro
terreno limaccioso, fonte principale della grande ricchezza della provincia. Prima che Roma mettesse
gli occhi sulle fertili terre dellEgitto, quella ricchezza aveva sostenuto le ambizioni dei Tolomei e
prima ancora dellintera stirpe dei faraoni che risaliva a epoche immemorabili.
Sebbene ormai dimenticate, quelle dinastie avevano vissuto in epoche di meraviglie, rifletteva
Catone mentre limbarcazione passava nei pressi delle tre piramidi sorvegliate dalla gigantesca Sfinge,
a poca distanza da Menfi. Nonostante le avesse gi viste parecchi giorni prima, mentre si recava da
Petronio per fare rapporto, dal ponte di prua Catone le ammir ancora con occhi pieni di timore
reverenziale, proteggendosi con una mano dal sole. Avevano le dimensioni di montagne, ma una forma
geometrica tanto perfetta che la natura non sarebbe mai stata in grado di eguagliare. Le pareti avevano
lapparente levigatezza del vetro, e quelle che sembravano grosse lastre doro riflettevano i raggi del
sole con tale abbagliante splendore che, pens Catone, sarebbe stato impossibile reggerne la vista nel
momento di maggiore luminosit.
Che spettacolo, disse Macrone raggiungendolo. Rimase a guardare ancora qualche istante,
poi scosse la testa. Difficile credere che sia opera di questi beduini, no?
Commento assai ingiusto. Catone fece un gesto in direzione del villaggio sulla riva. Questa
gente vive nellombra dei propri antenati. Non sono come loro. Fece una pausa di riflessione. Forse
un giorno diranno la stessa cosa dei nostri antenati quando Roma non sar altro che unattrazione.
Quando i nostri grandi monumenti inizieranno a crollare e torneranno a essere terra.
Pfft! A volte te ne esci proprio con emerite stupidaggini, Catone, e gli diede una gomitata. E
lo sai bene. Macrone si schiar la voce e prosegu, imitando lo stesso tono sommesso e reverenziale
dellamico. Roma  la prediletta degli di, creata per essere immagine fulgida di tutto ci che  grande
e supremo nel mondo. In un futuro lontano, le persone si fermeranno di fronte alle porte di Roma e
rimireranno con meraviglia limponenza delle nostre opere, e piangeranno....
Quand che la finisci?, chiese laconico Catone.
Macrone tir su col naso. Dammi un attimo, mi  forse sfuggito qualcosa di pretenzioso?.
Fottiti.
Ecco, questo lo chiamo parlare da soldato: conciso e diretto. Andiamo, lascia stare per un po
questi mucchi di pietre polverose e mettiti allombra prima di stordirti del tutto.
Macrone si infil di nuovo sotto il tendone e si sedette. Catone rimase a guardare le piramidi
ancora per qualche istante, ma le parole dellamico le avevano ormai spogliate di buona parte del loro
alone mistico; poi, sospirando, si volt e raggiunse Macrone e Hamedes allombra.
Dieci giorni dopo essere salpata da Alessandria, mentre il sole calava dietro le aride alture della
riva occidentale, la flottiglia di imbarcazioni doppi lultima ansa del fiume prima di Diospolis Magna.
Sulla sponda opposta torreggiavano le colonne del pi grande complesso templare che Catone avesse
mai visto. Alti pali di legno salivano dai supporti delle pareti scolpite e stendardi sbrindellati di un
color rosso sbiadito sventolavano alla brezza della sera. Il tempio era circondato da un alto muro di
cinta di mattoni di fango, che gli conferiva laspetto di una enorme fortezza. Un pontile di sbarco in
pietra si trovava a poca distanza dal bordo del fiume dove di recente era stata costruita una banchina di
legno.
Karnak, disse Hamedes con rispetto, indicando poi pi avanti sulla sponda in direzione di un
altro complesso molto pi piccolo. E quello  il tempio di Amon. Alle sue spalle si stende la citt.
Il capitano dellimbarcazione si sedette al timone e lo scost dolcemente da s virando verso la
banchina. Questultima, e le torri erette dietro le mura, erano presidiate da sentinelle. Mentre la flotta si
avvicinava, sullelaborata piattaforma di attracco spunt un gruppo di soldati e discese la rampa che
portava alla banchina per assistere lequipaggio nellormeggio delle imbarcazioni. Da bordo furono
lanciate le funi e uno dopo laltro i barconi furono tirati a riva, le corde assicurate alle gallocce di legno
consumato disposte lungo la banchina.
I due ufficiali romani e il sacerdote raccolsero le proprie sacche e scesero a terra. Catone si
rivolse alloptio responsabile della squadra di ormeggio.
Dov il quartier generale dellesercito?
Chi lo vuole sapere?.
Macrone si fece subito avanti per dare alloptio una strigliata per quel tono arrogante, ma
Catone sollev una mano e lo blocc. Indossavano solo le tuniche regolamentari: armature e
decorazioni erano nei bagagli.
Prefetto Quinto Licinio Catone e centurione Macrone a rapporto con la Ventiduesima, rispose
Catone. Poi, facendo un cenno della testa verso Hamedes: Lui  la nostra guida.
Ah, le faccio le mie scuse, signore. Loptio si irrigid sullattenti. Negli alloggi dei sacerdoti,
signore. Loptio si volt e indic a est del complesso templare. In quella direzione. Vi far scortare
da uno dei miei uomini.
Catone annu buttando un occhio sulloptio e sui suoi uomini. La maggior parte di loro aveva la
pelle scura, come i nativi. Solo alcuni avevano la carnagione pi chiara tipica dei Greci o dei Romani.
Molto bene.
Poco dopo risalivano la rampa che conduceva al pontile di sbarco cerimoniale. Si ritrovarono
davanti la vista del perimetro murario del complesso. Allinterno erano accampati migliaia di uomini,
alloggiati in tende disposte su linee perfette che attraversavano lintera area. Nella parte posteriore del
complesso, si trovavano le stalle dove i cavalli delle coorti ausiliarie e i quattro squadroni della
cavalleria legionaria si riparavano dal sole sotto tettoie ricavate con fronde di palma. Fuori delle mura,
poco distante, tra il complesso e la citt, si stendeva la tendopoli dei civili che seguivano solitamente le
legioni. Era l che i soldati potevano trovare bevande, gingilli di ogni genere e soprattutto il conforto tra
le braccia di donne appartenenti ai numerosi postriboli gestiti da loschi mercanti greci.
Impressionante, fece Hamedes. Non ho mai visto un esercito cos potente. I Nubiani
tremerebbero a una vista del genere. Non sarei neanche in grado di tentare di indovinarne i numeri.
I numeri sono molto meno impressionanti di quanto tu possa pensare, rispose Macrone. Con
i ranghi al completo, una legione conta oltre cinquemila uomini, ma i ranghi poi non sono mai
completi. Le unit ausiliarie arrivano forse a tremila uomini. Nella pi ottimistica delle ipotesi,
Candido pu contare su ottomila uomini per contrastare i Nubiani.
Ma di certo, signore, i soldati romani devono essere i migliori al mondo. Come avrebbero
potuto altrimenti conquistare un impero cos vasto?
Ci sono soldati e soldati, rispose tranquillamente Catone.
Il legionario incaricato di scortarli al quartier generale fece loro strada lungo un viale di Sfingi e
poi attraverso i cancelli della prima serie di pilastri; percorsero un cortile, passarono tra due enormi
statue e infine entrarono in una sala con ampie colonne. Giunti in fondo, voltarono a destra verso
unaltra serie di pilastri che si estendeva verso sud. I cortili, qui, erano stipati di carretti di scorte e di
migliaia di sacchi di granaglie, di provviste per lesercito in partenza verso sud per la battaglia contro i
Nubiani. Per Hamedes i preparativi per la guerra erano una vera e propria novit, cos continuava a
guardarsi attorno con insaziabile curiosit.
Ehi, fece Macrone al legionario. Notizie del nemico?.
Luomo guard indietro e scosse la testa. Nessuna da giorni, signore. Lultima diceva che le
sue truppe a cavallo erano state avvistate a nord, a Ombos.
E dove sarebbe?
A un centinaio di miglia da qui risalendo il fiume.
Macrone si volt verso Catone. Non esattamente quella che chiamerei la parte bassa della
provincia. E non mi sembra nemmeno che Candido si stia particolarmente affrettando a respingerli.
Catone scroll le spalle. Sono certo che il legato avr le sue buone ragioni.
Sarei curioso di conoscerle.
Costeggiarono lultima serie di pilastri e videro un altro viale di Sfingi che conduceva verso il
tempio di Amon a un miglio di distanza. Poco oltre il viale cera un edificio ampio e basso, circondato
da un altro muro di mattoncini. Lingresso era presidiato da una squadra di legionari.
Da questa parte, signore, indic il soldato di scorta a Catone. Vedendoli avvicinarsi, loptio al
comando sollev un mano.
Fermi! Chi siete?
Ufficiali aggiunti alla legione, spieg il legionario, facendosi da parte mentre Catone estraeva
dalla tunica lordine di servizio e lo consegnava alloptio perch ne prendesse visione. Luomo lesse il
rotolo di papiro e poi salut. Benvenuto agli Sciacalli, signore.
Sciacalli?.
Loptio si volt e indic lo stendardo che sventolava in alto sulla porta che dava accesso agli
alloggi dei sacerdoti. Sopra il numero identificativo della legione, spiccava la raffigurazione di una
testa canina in oro contro il tessuto rosso della tenda. Catone e Macrone esaminarono velocemente lo
stendardo e si scambiarono unocchiata dintesa: linsegna non portava una sola onorificenza di
battaglia.
Immagino vogliate essere introdotto agli uomini, signore.
Catone annu. S, ma prima desidero incontrare il legato.
Non  qui, signore, ma potete vedere il prefetto di campo. Caio Aurelio.
Dov il legato?
Ha lasciato lesercito alcuni giorni or sono, signore. So che stava facendo un giro delle
fortificazioni lungo il Nilo per assicurarsi che fossero adeguatamente preparate per la resistenza contro
i Nubiani.
Quando dovrebbe rientrare?
Non saprei dire, signore. Meglio che chiediate al prefetto di campo.
Dove posso trovarlo?
Attraversate lingresso, poi dritto, signore. I locali dellamministrazione si trovano superata la
piscina.
Piscina?. Macrone sorrise mentre varcavano lentrata. Sembrerebbe proprio un posticino
rilassante.
In netto contrasto con laspetto anonimo del muro che cingeva la zona dei sacerdoti, linterno a
prima vista dava unimpressione di comodit. Palmizi ombreggiavano i sentieri pavimentati che
circondavano gli edifici. Le aiuole di fiori erano innaffiate con tubature che correvano per tutti i
giardini. Rimanevano poche piante, per, e quelle ancora vive erano miseramente trascurate, il
fogliame ricoperto di un sottile strato di polvere. Il sentiero che partiva dallentrata si inoltrava tra una
doppia fila di colonne e si apriva su un cortile pavimentato a mattonelle e circondato da celle
arieggiate. Il cortile era completamente riparato da un tendone e sotto di esso i dipendenti del quartier
generale avevano sistemato i tavoli a cavalletto. Gli scrivani erano intenti a pulire i pennini e a mettere
da parte il lavoro in vista del pasto serale. In fondo al cortile cera unaltra fila di colonne e oltre queste
si scorgeva la luminosa superficie riflettente dellacqua. Le celle del secondo cortile erano state
assegnate agli ufficiali anziani dellesercito: ognuna aveva una branda sul fondo e un tavolo sul
davanti. Molti ufficiali erano ancora concentrati sul loro lavoro e Catone chiese a un piantone di
passaggio dove potesse trovare il prefetto di campo.
Laggi, signore. Allaltra estremit della piscina. Il soldato indic un uomo esile con capelli
ricci e scuri, chino su un grande tavolo, intento a esaminare un documento. Catone fece strada al suo
piccolo gruppo attorno alla piscina. Mentre gli uomini si avvicinavano alla sua cella, il prefetto di
campo sollev gli occhi. Aveva laria preoccupata ed esausta.
S?
Prefetto Catone, signore. Sono stato inviato da Alessandria per assumere il posto vacante di
tribuno anziano. Ecco lordine di servizio. Consegn il documento. Questo  il centurione Macrone,
assegnato anche lui alla legione.
E lui?, facendo un cenno verso Hamedes.
La nostra guida, signore.
Aurelio diede una rapida scorsa agli ordini e poi li mise da parte. Sono felice di avervi tra noi.
Anche se ieri  arrivato un tribuno giovane, stiamo ancora sotto organico per quanto riguarda gli
ufficiali, in particolare nella Prima Coorte. I nostri ufficiali migliori possono essere richiamati a
svolgere funzioni di magistratura in tutta la provincia. Due dei nostri centurioni erano in missione a sud
di Ombos e non abbiamo pi avuto loro notizie. Stesso discorso per il primipilo. Stava supervisionando
la costruzione di una nuova fortezza di Pselchis. In tutta franchezza, temo il peggio.
Ne sono spiacente, signore, disse Macrone.
Be, chiss che invece niente nuove, buone nuove, rispose Aurelio in tono molto poco
convinto. Nel frattempo, prefetto Catone, voi assumerete la carica di tribuno anziano. Il centurione
Macrone prender il comando della Prima Centuria. Aurelio tamburell sul rotolo. Le vostre
referenze sono altissime e qui abbiamo bisogno di ufficiali esperti. Come forse gi sapete,  da un po
che la legione non  in servizio attivo. Per la maggior parte del tempo ci siamo occupati di azioni di
polizia. Per contro, il nemico non  altro che una banda di briganti a cavallo. Questo  ci che ci  stato
detto, almeno.
Mentre luomo parlava, con voce alta e cadenza e ritmo cantilenanti, i primi timori di Catone
sulla preparazione alla guerra della legione divennero sempre pi fondati. Aurelio era chiaramente un
uomo molto pi a suo agio con in mano un pennino piuttosto che un gladio. Lunica speranza di Catone
era che almeno il legato avesse pi esperienza militare.
Signore, se posso, vorrei presentarmi al legato Candido alla prima occasione possibile dopo il
suo rientro. Ho bisogno di parlargli in merito alla possibilit di unulteriore minaccia che incombe sulla
regione.
Non ho dubbi che tu voglia parlare a Candido, rispose il prefetto di campo. Come vorrei
anchio, del resto. Il fatto  che, partendo, ha detto che sarebbe tornato tre giorni fa. Ho inviato una
pattuglia a cercarlo, ma sulla strada per Ombos non c traccia di lui. Solo gli di sanno dove sia finito.
...
.
...
Capitolo diciotto.
...
.
...
Lesercito nubiano era accampato poco pi di una ventina di miglia a nord di Ombos, in
prossimit di una strozzatura del fiume le cui acque basse davano da bere ai cavalli e ai cammelli come
anche alle greggi di capre che servivano da scorte alimentari itineranti. Il campo non aveva neanche
una vaga parvenza dello schema ordinato che Aiace aveva visto in quello dellesercito romano a
Diospolis Magna. Il gladiatore aveva fatto sostare la sua colonna di cavalieri su un affioramento
roccioso a poco pi di un miglio dallaccampamento. Lesercito del principe Talmis era sparpagliato su
tutta la vasta area pianeggiante per lo pi coltivata a grano: a occhio e croce Aiace calcol che poteva
contare almeno trentamila combattenti. Qualche tenda sparsa punteggiava la zona, ma per lo pi gli
uomini avevano eretto dei ripari temporanei utilizzando fronde di alberi di palma. I guerrieri del
principe sembravano di origine prevalentemente nubiana, con una presenza pi limitata di Arabi avvolti
in lunghe e morbide vesti scure. Il cuore del campo era occupato da un gruppetto di tende pi grandi;
Aiace riusciva a vedere un anello di lancieri a guardia della zona sgombra creata attorno alle tende.
Penso che il principe Talmis lo troveremo l.
Karim annu. Spero che tu sappia quello che stai facendo, generale.
Fidati, ci accoglier bene. Soprattutto quando gli offriremo un piccolo segno della nostra
amicizia, rispose Aiace, sorridendo e dando una pacca sui sacchi che pendevano ai fianchi del suo
cavallo. Rilassati, Karim, se c una sola cosa a questo mondo di cui sono assolutamente certo  che il
principio per cui il nemico del mio nemico  mio amico  valido sempre e ovunque.
La ferita ricevuta da Catone doveva ancora rimarginarsi completamente, per cui Aiace si gir
con estrema cautela sulla sella per esaminare i suoi uomini. Ne rimanevano solo ventotto. Alcuni erano
morti in una schermaglia contro i Romani cinque giorni prima e molti altri quando avevano attaccato
un avamposto per rubare cavalli. Per, molti dei gladiatori che avevano formato la sua guardia
personale durante la ribellione a Creta erano sopravvissuti, come anche i pi forti tra gli schiavi che
aveva liberato dalle navi conquistate. Costoro erano in grado di maneggiare le armi con sufficiente
perizia e avevano una scorta inesauribile di coraggio e lealt, che nel lungo periodo li avrebbe messi
alla pari con i gladiatori.
Quando ci avvicineremo al campo, tenete le mani in vista e lontane dalle armi. Qualunque
cosa accada, non fate nulla se non sar io stesso a dare lordine.  chiaro?.
Gli uomini annuirono.
Aiace fece un cenno allalto gladiatore nubiano che montava un cavallo dal manto dello stesso
marrone scuro della sua pelle. Hepithus, vieni avanti!.
S, generale. Il nubiano spron il cavallo facendo schioccare la lingua.
Quello  il tuo popolo, per cui mi farai da interprete. Dovrai dire solo le parole che ti dir io e
mi tradurrai tutto ci che succede tra coloro che ci accoglieranno.
Hepithus annu.
Aiace si volt di nuovo per esaminare laccampamento che si stendeva di fronte a lui. A circa
mezzo miglio dalle pendici del promontorio su cui sostavano, un gruppo di guerrieri a dorso di
cammello sorvegliava laccesso nord al campo. Aiace li indic a Karim e Hepithus. Ci dirigeremo
verso quegli uomini. Se ci sono problemi, avremo tempo a sufficienza per fuggire.
Mi sembrava fossi certo che avremmo avuto unaccoglienza calorosa, fece Karim.
Aiace sorrise. Be, sempre meglio essere pronti in caso laccoglienza dovesse dimostrarsi
troppo calorosa, amico mio. Diede un leggero strattone alle redini. Andiamo.
La piccola colonna di cavalieri inizi a scendere dal promontorio. Uno stretto sentiero si
snodava lungo la scarpata fino alla piana del fiume; gli zoccoli dei cavalli sollevarono subito un gran
polverone che il gruppo dei Nubiani di guardia avrebbe sicuramente avvistato. Aiace vide che si
fermavano, poi uno di loro gir il cammello e lo spron al galoppo in direzione dellaccampamento. Gli
altri si allargarono, disponendosi in una lunga linea, e si voltarono per avvicinarsi agli uomini a cavallo.
Mano a mano che si facevano pi vicini, Aiace not i guerrieri estrarre dei piccoli giavelotti dalle
lunghe faretre che gli pendevano dalle selle. Subito si volt per rivolgersi ai suoi uomini. Ricordatevi
di tenere le mani lontane dalle armi a meno che non sia io a ordinarlo.
La distanza tra le due formazioni si ridusse rapidamente. Quando si trovarono a meno di un
centinaio di passi dalla fila di cammelli, Aiace sollev un braccio e si arrest. Alt!.
La colonna rallent fino a fermarsi e i suoi uomini rimasero in sella con entrambe le mani sulle
redini. I cammelli si avvicinarono e, arrivati a distanza di tiro, anche il capo dei Nubiani url un ordine
di arresto. I cammellieri indossavano vesti e copricapo scuri, e impugnavano le armi tenendole
sollevate al di sopra della spalla, pronti a lanciarle nellesatto istante in cui avessero ricevuto lordine.
Aiace si schiar la voce e sollev una mano in segno di saluto. Veniamo da amici. Vorrei
parlare con il vostro principe Talmis. Fece un cenno a Hepithus e il Nubiano parl con il capo del
gruppo. Poi si volt verso Aiace.
Chiede chi sei.
Digli che sono Aiace, il gladiatore, capo della ribellione contro Roma sullisola di Creta e che
sono venuto a offrire i miei servigi al principe Talmis contro il nostro comune nemico.
Hepithus tradusse ancora e il capo dei Nubiani parl dopo una breve pausa.
Vuole che consegniamo le armi ai suoi uomini e ci scorter al loro accampamento.
Karim port lentamente il cavallo in avanti e disse sottovoce: Generale, non penso sia saggio
avventurarsi oltre senza i mezzi per difenderci.
Aiace fece un respiro profondo e scosse la testa. Faremo come ci chiede. Consegnate le
spade!.
I suoi uomini estrassero le spade con un gran stridore metallico e le tennero pronte. I Nubiani
ebbero un istante di nervosismo e alcuni di loro sollevarono i giavellotti.
Gettatele a terra!, ordin Aiace, lanciando la sua di lato. Gli uomini fecero altrettanto, tutti
tranne Karim che fissava diffidente i Nubiani.
Fai come ho detto, gli ringhi contro Aiace. Subito.
Karim abbass il braccio e la spada colp terra accanto al tallone del suo calzare. Il capo dei
Nubiani url un ordine e quattro dei suoi fecero inginocchiare i cammelli per scendere, avvicinarsi di
corsa alla colonna di cavalieri e recuperare le armi. Tornarono poi immediatamente indietro e riposero
le spade nelle sacche della sella prima di risalire in groppa e far rialzare i cammelli. Gli animali
emisero una serie di grugniti gutturali e poi tutto torn immobile. Il capo dei Nubiani fece segno ad
Aiace di seguirli e gir il cammello in direzione dellaccampamento. Met dei suoi uomini lo
seguirono, il resto attese che i cavalieri fossero passati per poi mettersi in coda.
Mentre entravano nel campo, i Nubiani che si trovavano nei pressi si alzarono in piedi
incuriositi per guardarli passare. Laria era satura di odore di letame e fumo di legna; Aiace esamin i
guerrieri del principe Talmis con locchio esperto del combattente professionista. Quelli che si
trovavano ai margini pi esterni dellaccampamento avevano armi leggere, poco pi che uomini di
trib con lance da caccia e scudi di cuoio. Alcuni avevano archi o giavellotti, ma ci che mancava loro
in fatto di armi, lo compensavano con i numeri. Aiace stim che potevano essere almeno quindicimila.
Il settore successivo del campo era controllato da uomini con spade e armature. Molti indossavano
pettorine su lunghe vesti ed elmi di bronzo bordati di tessuto per ripararsi viso e collo. Erano parecchie
migliaia e Aiace si sent riempire il cuore di soddisfazione al pensiero delle enormi difficolt che il pi
esiguo esercito romano accampato poco oltre lungo il fiume avrebbe dovuto affrontare.
Davanti a loro si apriva la zona sgombra che circoscriveva lagglomerato di tende private del
principe Talmis e dei suoi generali, suppose Aiace. A destra, verso lansa del fiume, migliaia di cavalli
e cammelli brucavano tranquilli nei campi dei contadini egiziani o si abbeveravano nelle acque del
fiume.
Il capo della squadra si ferm quando gli si fecero avanti alcuni lancieri a guardia della zona
perimetrale. Dopo un rapido scambio di parole, il comandante dei lancieri diede unocchiata diffidente
e poi fece cenno ai cavalieri di entrare, indicando una fila di pastoie poco distanti dalle tende. Gli
uomini di Aiace furono scortati dai cammellieri e dai lancieri e, raggiunti i pali, il gladiatore diede
lordine ai suoi di smontare di sella e di fermarsi accanto al proprio cavallo. Uno dei lancieri si diresse
verso la tenda pi vicina dalla quale, un istante dopo, usc un ufficiale con una veste ricca e morbida e
una scintillante pettorina. Si avvicin ad Aiace e lo scrut con i suoi scuri occhi infossati.
Mi  stato detto che vuoi parlare con il mio principe. Luomo si esprimeva in un greco
fluente.
 cos, rispose Aiace. Voglio offrirgli il mio appoggio e quello dei miei uomini.
Lufficiale spost lo sguardo sugli uomini di Aiace, notandone il fisico possente e le cicatrici
che molti di essi avevano in faccia e sul resto del corpo.
Siete disertori?
Siamo gladiatori.
Schiavi, quindi, fece luomo in tono beffardo.
Non pi. Ci siamo ripresi la libert con le nostre stesse mani e da quel giorno non abbiamo mai
smesso di combattere contro Roma. Roma  nostra nemica come lo  per voi, ed  per questo che
vogliamo offrire i nostri servigi al tuo principe.
E, dimmi un po: cosavresti da offrire tu a Talmis che non hanno i suoi stessi soldati? Sono
curioso....
Questo. Aiace sorrise e afferr le sacche legate ai fianchi del suo cavallo. Le sleg
lasciandole poi cadere pesantemente a terra ai piedi dellufficiale. I lancieri si irrigidirono e
abbassarono le punte delle armi, pronti a colpire.
Aiace si chin per sciogliere limboccatura delle sacche e poi infil una mano nella prima. Ne
estrasse un fagotto di tessuto rosso e lo lanci allufficiale. Questultimo lo afferr al volo senza battere
ciglio, e lo svolse rivelando un brandello di stendardo rosso. Sopra, a lettere doro, vi si leggeva la
scritta Legato e sotto, macchiato di sangue secco, il nome Candido.
Lufficiale sorrise. Quindi, schiavi, avete rubato linsegna personale del generale romano?
Impressionante, ma il mio principe ha bisogno di guerrieri, non di ladri comuni.
Abbiamo fatto ben altro che rubargli semplicemente linsegna, amico. Aiace frug in fondo
alla stessa sacca con entrambe le mani e ne estrasse una testa mozza. La sollev tenendola per i capelli.
La pelle era chiazzata, le palpebre socchiuse su occhi spenti; la mandibola era distesa e i denti
scintillavano dietro labbra livide. Laria rovente si satur del puzzo di carne in putrefazione che fece
arricciare il naso allufficiale nubiano. Luomo indietreggi di un passo.
Vi presento il legato Gaio Candido, ex comandante dellesercito romano accampato a
Diospolis Magna. Come ulteriore prova della sua identit, nella sacca ho la mano con il suo anello.
Laltra sacca contiene le teste degli ufficiali che lo affiancavano quando io e i miei uomini abbiamo
attaccato il legato e la sua scorta cinque giorni fa.
Linterno della tenda del principe era spazioso, a terra tappeti e cuscini. La luce filtrava
attraverso alcune fenditure sul soffitto in tessuto, sostenuto da pilastri robusti. Aiace si ritrov al centro
della tenda, sotto un fascio luminoso che scendendo dallalto lo avvolgeva di un fievole alone; in fondo
alla tenda, disteso su un lettino, cera il principe Talmis. Portava una veste bianca, le dita scure
ingioiellate da anelli doro. Come Aiace, anche lui aveva un fisico possente e sotto le pieghe della
tunica si intuiva la poderosa muscolatura delle gambe. Il viso del principe nubiano era ampio, la
mascella definita da una curatissima striscia di barba.
Tra i due uomini, su un grande vassoio di ottone, giacevano le teste degli ufficiali romani e la
mano inanellata di Candido. Talmis li osserv per qualche istante, poi spost lo sguardo sul gladiatore
che gli stava di fronte, affiancato da due lancieri della sua guardia personale.
 consuetudine dei visitatori inginocchiarsi al mio cospetto. Talmis parlava greco, come
molti dei membri pi istruiti della corte di suo padre. Il tono di voce era neutrale ma Aiace colse
immediatamente la velata sfumatura di minaccia insita in quelle parole. Ciononostante, rimase fermo in
piedi, obbligando cos il principe a proseguire.
Perch non ti inginocchi davanti a me, gladiatore? Mi  difficile credere che i tuoi padroni
romani non ti abbiano insegnato la deferenza che uno schiavo  tenuto a mostrare.
Non sono pi uno schiavo, vostra altezza, rispose Aiace con voce ferma. N lo sono i miei
uomini. Ci siamo riconquistati la libert con le armi. Non abbiamo pi padroni, n lealt ci lega ad
alcun regno. Per questo motivo non ci inginocchiamo di fronte a nessun uomo.
Capisco, rispose brevemente Talmis, abbozzando un sorriso. La tua arroganza  un
approccio decisamente ardito, considerato che ti trovi disarmato nel cuore del campo del mio esercito.
Se lo desiderassi, potrei farti tagliare le gambe per questo rifiuto di inginocchiarti. E cos un uomo
senza gambe?
Se lo facessi con me, dovresti poi uccidere anche i miei uomini e questo ti priverebbe di un
utile alleato contro Roma. Senza parlare poi dei soldati del tuo esercito che uccideremmo prima che tu
riesca a distruggerci.
Penso che tu stia sottovalutando le mie guardie personali, gladiatore.
Davvero?. Aiace sorrise. Poi, prima che gli uomini che aveva ai fianchi avessero il tempo di
reagire, si volt di scatto e strapp via la lancia a quello di destra, gliela infil tra le gambe e la torse,
facendogli schizzare in alto una gamba. Luomo ricadde pesantemente a terra sulla schiena, quindi
piroett, lancia stretta con entrambi i pugni, e blocc lattacco del secondo uomo contro il suo petto,
colpendolo poi in faccia con il calcio dellarma. Stordita, la guardia moll la presa sulla lancia che
cadde a terra. Aiace agganci un piede dietro il calzare delluomo e lo colp di nuovo con il calcio
dellarma, facendolo stramazzare a terra con un tonfo. Ruot la slancia e sovrast la guardia, tenendole
la punta a un pollice dalla gola. Rimase immobile in quella posizione per un istante, poi abbass la
lancia, afferr la mano delluomo e lo tir su, lanciando poi larma tra le mani della prima guardia che
si era appena rialzata in piedi.
E io penso che voi sottovalutiate i gladiatori, altezza. Aiace torn tra i due uomini storditi che
ora lo fissavano circospetti.
Non appena Aiace aveva disarmato le sue guardie, Talmis era scattato a sedere, mettendo una
mano sul manico di un pugnale decorato. A quel punto rilasci la presa e ridacchi. Non avrei dovuto
avere dubbi su di te. Mi era giunta voce che gli schiavi guerrieri di Roma erano uomini da non prendere
sottogamba. Adesso vedo che le voci erano veritiere.
Non siamo pi schiavi di Roma, vostra altezza, ripet di nuovo Aiace con controllato fervore.
E scegliamo noi a chi offrire i nostri servigi. Per il momento, saremo felici di servire voi giacch la
Nubia ha dichiarato guerra a Roma.
Talmis lo fiss in silenzio per qualche secondo, poi annu. Allora tu e i tuoi uomini siete i
benvenuti. C sempre posto per i guerrieri, al mio fianco. Poi, indicando le teste mozze sul vassoio.
E ora, dimmi come avete potuto presentarvi con un tale... regalo. Non posso credere che sia stato un
incontro fortuito.
Non lo  stato, rispose Aiace. Io e i miei uomini eravamo stati costretti a fuggire lungo il
Nilo dopo che il nostro campo era stato attaccato di sorpresa. Si era diffusa la notizia della nostra
presenza, per cui abbiamo dovuto spostarci in continuazione. Uno dei miei uomini  Nubiano e conosce
bene le terre dellAlto Nilo. Mi ha informato che gli insediamenti romani l erano pi radi e che forse,
spostandoci verso sud, avremmo avuto maggiori possibilit di sfuggire agli inseguitori. Quando,
muovendoci tra le colline a oriente, siamo passati nei pressi di Diospolis Magna, ho visto che lesercito
romano si stava radunando l. E quando sono venuto a sapere che cera aria di guerra tra Roma e la
Nubia, ho pensato che avrei potuto essere accolto come alleato, se mi fossi presentato con informazioni
utili, maest. Per cui abbiamo spiato i Romani per qualche giorno, annotando numeri ed
equipaggiamenti. Poi la fortuna ci ha sorriso. Abbiamo visto il comandante romano e due suoi
assistenti uscire dal campo, scortati da uno squadrone di cavalleria, e prendere la via fluviale diretta a
sud. E li abbiamo seguiti. Quando si sono accampati per la notte, i miei gladiatori hanno attaccato. Ho
ammazzato il legato con le mie stesse mani.
Non hai pensato di prenderlo in ostaggio per un riscatto?
No. Con i miei due ultimi ostaggi romani non mi  andata molto bene: sono riusciti a
sfuggirmi per cui ho deciso di non prenderne pi.
E Candido non si  neanche offerto come prigioniero?
Non gli ho lasciato io la possibilit di farlo.
Capisco. Talmis si strofin la pesante mascella per qualche istante mentre continuava a
osservare luomo che aveva di fronte. Aiace ne sosteneva lo sguardo con occhi fermi, senza la minima
traccia di nervosismo o incertezza. Alla fine il principe smise di sfregarsi il mento e dischiuse una
mano. Prima di stringere alleanza con qualcuno, voglio sempre capire precisamente cosa lo spinge a
chiedermela.
Saggia precauzione, altezza.
Esatto, annu Talmis. Per cui ti domando: perch detesti cos chiaramente i Romani con ogni
tendine del tuo corpo?
Non  sufficiente il solo fatto che li detesti?
No. Devo sapere tutto, rispose Talmis, accennando un sorriso. Soddisfami.
Aiace rimase in silenzio per qualche istante, poi rispose. Sono stato fatto schiavo e venduto a
unaccademia di gladiatori. Sono stato trattato come una qualsiasi bestia e addestrato a uccidere altri
uomini secondo i capricci del mio padrone, per divertire le folle. E non  una condizione in cui mi sono
trovato bene, altezza. Sono nato libero e morir libero e non sar mai pi schiavo.
Per cui la tua  una guerra contro la schiavit? Allora anchio sarei tuo nemico giacch
possiedo migliaia di schiavi.
Il mio nemico non  la schiavit, controbatt Aiace. Il mio nemico  Roma.
Allora sei veramente un uomo ambizioso, sorrise Talmis. E la tua ambizione supera i tuoi
mezzi, gladiatore. Non puoi permetterti un nemico come Roma.  un privilegio di re e principi, non di
schiavi, gladiatori o normali uomini liberi.
Ma ho scelto comunque di avere Roma come nemico, altezza. Se un uomo non  libero di
scegliersi i nemici, allora non pu affatto dirsi libero.
Talmis fece unespressione sorpresa. Definizione particolarmente estrema di libert, questa...
sospetto che vi sia un motivo molto meno astratto dietro il tuo odio per Roma, o forse dietro il tuo odio
per specifici Romani. Ho ragione?.
Aiace rimase immobile un istante, poi annu.
E allora dimmi cosa motiva effettivamente il tuo odio.
Preferirei di no, altezza, rispose tranquillamente Aiace. Le ferite che porto sono profonde.
Non  sufficiente che giuri di servirvi con lealt, qualunque sia la ragione ultima?
Non  sufficiente per me, rispose deciso il principe. Per accettarti al mio servizio, esigo che
tu non abbia segreti con me. E se mai mi deluderai, ti far strappare il cuore. Il Nubiano fece una
breve pausa per lasciar decantare la minaccia. Per cui, dimmi gladiatore, cos che ti ha spinto a
offrirmi i tuoi servigi?.
Aiace prese aria e sospir. Bene. Allora sappiate che prima di essere uno schiavo, ero un
pirata. Occupazione ignobile e parassitaria, potrebbe giudicare qualcuno.
E ve ne sarebbero tutte le ragioni.
Aiace serr le labbra e prosegu. La verit  che ci sentivamo tutti uniti da vincoli di
fratellanza, leali gli uni agli altri e motivati dalla sete di ricchezza. Molti di noi avevano mogli e figli.
Eravamo legati nello stesso modo in cui lo sono le persone normali. Facevamo una bella vita.
Prendevamo quello che ci serviva e forse anche di pi, talvolta. Poi  arrivato il giorno in cui i Romani
decisero di darci la caccia e sterminarci, come vermi.
Come avrei fatto anchio, se aveste depredato il mio regno.
Aiace fece unespressione afflitta. Lo so bene, e laccetto. Ma qualunque cosa voi possiate
pensare di me e dei miei fratelli, rimane il fatto che eravamo tutti una famiglia; amici: tutto ci che
avevo. E i Romani lhanno distrutto. Hanno dato alle fiamme le nostre navi, saccheggiato il nostro
villaggio, massacrato i nostri uomini, le nostre donne e i nostri bambini. Aiace deglut amaramente.
Hanno inchiodato mio padre a una croce e lhanno lasciato morire l. Hanno reso schiavi me e gli altri
sopravvissuti.
E biasimi Roma per averlo fatto?
Roma in generale, e gli ufficiali romani che hanno ucciso mio padre in particolare: Macrone e
Catone. Ho passato anni a nutrire il mio odio per loro, poi la recente ribellione degli schiavi a Creta ci
ha fatti ritrovare. Aiace digrign i denti. E di nuovo mi hanno messo i bastoni fra le gambe. Hanno
represso la ribellione e da quel momento non hanno mai smesso di dare la caccia a me e ai pochi
uomini che compongono lesercito di schiavi che io ho guidato contro Roma.
E questo  il motivo per cui sei venuto qui? Vuoi che ti dia asilo, protezione da coloro che ti
danno la caccia?. Il principe Talmis incurv le labbra accennando un ghigno. Ben lungi dalloffrirmi
i tuoi servigi,  la mia protezione che cerchi, allora.
No, altezza. Quello che cerco  la vendetta. Non mi interessa in quale modo ottenerla,
limportante  vivere per averla o morire da uomo libero nel tentativo di averla.
Allora forse dovresti continuare a dare la caccia a quei due ufficiali romani invece di sostenere
la mia causa. Io ho bisogno di soldati, non di uomini rancorosi che usano il mio esercito come riparo.
Non cerco un riparo, altezza. Servir il vostro esercito e far tutto ci che mi chiederete per
sostenere la vostra causa. Per ora, chiedo che mi concediate una colonna dei vostri uomini da
comandare e infligger morte e distruzione al nostro nemico comune. So come combattere e come
comandare uomini. Datemi la vostra fiducia e io ve lo dimostrer. Inoltre, ho molto altro da offrire oltre
a me stesso e ai miei uomini qui nel campo. Qualcosa che potrebbe rivelarsi sicuramente un vantaggio
per voi nella guerra contro Roma.
E cosa sarebbe?, chiese Talmis con un sorriso divertito. Poi, sporgendosi in avanti. Quale
vantaggio potrebbe offrirmi uno schiavo fuggitivo?.
Aiace represse limpulso di sorridere. Aveva una moneta di scambio molto preziosa e una volta
che il principe Talmis lavesse conosciuto, avrebbe immediatamente accettato lalleanza, ne era certo.
Ho una spia nellesercito romano. Sono riuscito a far infiltrare uno dei miei uomini e lui ci dir
tutto quello che ci serve sapere sullesercito romano e su dislocazioni e ordini.
Il principe Talmis annu lentamente. Eccellente. Decisamente eccellente. Bene allora, Aiace,
mi sembra di capire che possiamo esserci vicendevolmente utili, tutto sommato. Ti nomino mio
ufficiale e ti dar uomini da comandare. Avevo gi in mente di dare una bella lezione ai Romani e tu
sei luomo giusto per questo.
...
.
...
Capitolo diciannove.
...
.
...
Hmmm. Macrone scosse la testa. Non esattamente quello che chiamerei un bello
spettacolo. I corpi decapitati del legato e dei due tribuni giacevano sul pianale del carro. Un nugolo di
insetti ronzava sui grumi anneriti di cartilagine, sulle ossa del collo dei cadaveri gonfi e sul polso destro
di Candido. Un decurione sollev la copertura di pelle di capra e si fece poi da parte per lasciare che i
suoi superiori potessero guardare. Catone e Macrone stavano discutendo dei loro appuntamenti con
Aurelio quando un segretario li aveva interrotti per informarli che la squadra di pattugliamento inviata
per le ricerche del legato aveva trovato il suo corpo e quelli degli uomini della scorta.
Catone si tapp il naso allontanandosi dal pianale del carro. Dove li hanno trovati?.
Il decurione fece un vago cenno con la testa in direzione sud. In un dirupo, a poco meno di una
trentina di miglia da qui lungo la strada per Ombos, signore. Gli uomini della scorta erano tutti morti
eccetto uno, ma non erano stati mutilati. Solo gli ufficiali anziani. Il sopravvissuto  stato portato subito
dal medico.  messo parecchio male. Tendini mozzati, ed  rimasto senzacqua per almeno tre giorni.
Ha detto chi li ha attaccati?, chiese Macrone.
Il decurione scosse la testa. Farfuglia come un bambino, signore. Si capisce a malapena
qualche parola. Sembrerebbe, per, che gli assalitori fossero arabi. Ogni tanto fanno incursioni dal
deserto e mentre noi cerchiamo di mettere insieme una colonna per respingerli, quelli riescono a
scatenare il caos. Detto questo, per, ritengo sia improbabile che possano scegliere un bersaglio come il
legato e la scorta. Non sarebbe valsa la pena rischiare un combattimento per un bottino in definitiva
assai magro.
Mi sembra di capire che oltre ai corpi dei nostri, non avete trovato altri cadaveri.
No, signore, ma gli Arabi, se proprio non possono evitarlo, non si lasciano mai i propri morti
alle spalle: ci fa credere ai nativi che siano una sorta di spiriti maligni in grado di colpire e sparire a
loro piacimento.
Per cui potevano essere i Nubiani?, chiese Catone.
Possibile, signore, ma secondo le ultime notizie, erano ancora accampati nei pressi della
cateratta. Ma magari ci hanno battuti sul tempo, o hanno inviato avanti una squadra per raccogliere
informazioni e mettere scompiglio tra i nostri avamposti. Rimango dellopinione che i colpevoli pi
probabili siano gli Arabi. Si interruppe un istante. Potrebbero aver portato le teste e lanello ai
Nubiani come prova della loro impresa e ricevere cos una ricompensa. Oppure  anche possibile che il
principe Talmis abbia reclutato mercenari arabi per il suo esercito.
E che siano gli Arabi, allora, intervenne Aurelio. Una volta sistemati i Nubiani, invieremo
una spedizione punitiva per dargli una lezione, una dura lezione. Poi fece un cenno al decurione.
Ricoprili e portali nelle stanze del legato. Fai rimuovere ogni effetto personale perch sia rispedito alle
famiglie e poi d al medico di far preparare i corpi per la cremazione.
S, signore. Il decurione ristese la pelle di capra sui cadaveri e sal sul sedile del guidatore.
Con uno schiocco della lingua e uno strattone delle redini, fece ripartire i muli e scricchiolando il carro
usc dalla porta della zona dei sacerdoti.
Aurelio lo guard allontanarsi. Le dita della sua mano sinistra ebbero uno spasmo improvviso
quando si volt verso Catone e Macrone con unespressione preoccupata. Questo spiega la sparizione
del legato.
Unovvia banalit e Aurelio, rendendosene conto, inarc immediatamente le sopracciglia.
Catone capiva benissimo quale shock potesse causare la morte del legato nelluomo che ne era il
braccio destro.
Conoscevate bene il legato?.
Aurelio annu. Erano otto anni che lavoravamo nellesercito gomito a gomito.
Cos a lungo?, chiese Macrone sorpreso. Chiedo venia, signore, ma  la prima volta che mi
capita di sentire di un legato che abbia servito cos a lungo in una singola legione.
Be, le cose vanno diversamente qui in Egitto, rispose laconicamente il prefetto di campo.
Candido  stato nominato dallimperatore Tiberio alla fine del suo regno. I comandanti delle legioni
egiziane e il governatore sono scelti tra la classe equestre. I senatori non sono autorizzati a detenere alte
cariche qui. Se  per questo, non sono neanche autorizzati a entrare nella provincia senza uno specifico
permesso da parte dellimperatore. Per cui in Egitto le cariche tendono a essere molto pi lunghe.
E voi, signore? Non sarete certo prefetto di campo da tutto questo tempo.
No, naturalmente. Sono in carica da tre anni, dopo essere stato centurione primipilo.
Macrone guard Catone, incapace di celare lo stupore. Il centurione pi anziano di una legione
era solitamente il suo ufficiale pi duro, coraggioso e di maggiore esperienza. La figura magra e
azzimata di Aurelio era adornata da una tunica di fine fattura e da una corazza intarsiata di ghirigori
dorati e argentati. A differenza di loro due, per, Aurelio non aveva una pettorina di cuoio su cui
appuntare le onorificenze avute per prove di coraggio e vittorie in battaglia. In ogni altra legione in cui
Macrone aveva prestato servizio, il prefetto di campo e il centurione primipilo erano combattenti
esperti col petto interamente ricoperto di decorazioni. Siete stato centurione primipilo?
Gi. Aurelio corrug la fronte. Sono stato anche quello.
Macrone era sul punto di dire qualcosa quando Catone fece un rumoroso colpo di tosse,
intimando allamico di fermarsi e prima che questi potesse andare oltre, Catone disse: Cosa intendete
fare adesso, signore?
Cosa intendo fare?
S, signore. Siete voi il successivo nella catena di comando. Ora che Candido  morto, siete voi
il comandante delle forze di stanza a Diospolis Magna.
Certo che lo sono, rispose secco Aurelio. Lo so bene.
Il prefetto rimase immobile per qualche istante con gli occhi abbassati sui calzari. Poi annu
riflessivo. Devo convocare gli ufficiali, devono essere informati della morte di Candido, e poi
dobbiamo metterci nellordine di idee di dare una lezione ai Nubiani. Sollev lo sguardo, raddrizz la
schiena e si schiar la voce. Ci rivedremo qui a mezzogiorno, signori. Detto questo, si volt e torn
verso lentrata della zona dei sacerdoti.
Catone lo guard allontanarsi e poi disse sottovoce: Che ne pensi del nuovo legato?.
Macrone si tampon il sudore sulla fronte. Devo dire che la cosa non mi incoraggia. Sembra
quasi che in tutta la sua carriera quelluomo non abbia fatto altro che tenere in mano solo il pennino.
Non ho mai visto niente di paragonabile alla Ventiduesima. Evidentemente  langolo di paradiso
dellesercito: passeggiate lungo il Nilo mentre gli ufficiali passano il tempo ad aspettare il loro turno
per diventare centurione primipilo o prefetto di campo. Santi numi!. Scosse la testa disperato. Mi
auguro solo che non siano cos anche gli altri ufficiali anziani. O i loro uomini. Te lo dico subito,
Catone: non mi alletta proprio andare in battaglia a fianco di un branco di inutili burocrati.
Catone annu fissando nel vuoto, lontano, e Macrone sospir in tono stanco. Bene. Che hai in
mente, allora?
Scusa?. Catone si scosse e pos uno sguardo vago sullamico.
Conosco quello sguardo sulla tua faccia: il corpo  qui ma la testa  altrove in compagnia delle
muse. Allora, a cosa stai pensando?
Dobbiamo andare a vedere il sopravvissuto allimboscata.
Perch?
C qualcosa che non mi convince in tutta questa storia. Catone si morse un labbro. Il
decurione mi ha dato limpressione di sapere il fatto suo e di non essere troppo convinto che fossero gli
Arabi o i Nubiani i responsabili dellassassinio del legato. Dai, andiamo.
Lospedale era stato allestito in un ampio e arioso padiglione nella zona posteriore del
complesso templare. Il medico di legione era impegnato nel giro dei degenti presenti sulla sua lista
quando Catone e Macrone lo individuarono. Come la maggior parte di quelli che svolgevano il suo
stesso lavoro nelle altre legioni dellimpero, anche costui era di origini orientali. Il viso scuro era
incorniciato da una peluria argentea, pi corta sulla sommit della testa e che scendeva sulla mascella
in un filo di barba. Le grinze della pelle facevano intuire che svolgeva quella professione da molti anni.
Udendo la richiesta di Catone di vedere luomo ferito che gli era stato portato in ospedale poco prima,
il medico guard i due ufficiali romani con aria gelida.
Sta riposando. Il soldato non ha forze e per ora non pu essere interrogato.
Non ci vorr molto. Ho solo bisogno di capire una cosa. Poi potr continuare a riposare
indisturbato.
No, rispose secco e deciso il medico. Vi far sapere io quando sar in condizione di
parlare. Poi fece una pausa e li guard. Non riconosco i vostri visi. Dovete essere nuovi qui agli
Sciacalli.
Catone annu. Tribuno anziano Catone e centurione primipilo Macrone.
Tribuno anziano?. Il medico sembr sorpreso, poi chin la testa. Le mie scuse, signore. Vi
avevo preso per un ufficiale di grado inferiore.
Macrone trattenne un sorriso.
Catone lo ignor e aggiunse, rivolgendosi al medico: E tu chi saresti?
Medico capo Archelo, signore.
Ascoltami, Archelo: devo parlare con il tuo paziente.  urgente.
Non lo metto in dubbio, signore, ma  mio parere professionale che se adesso fosse sottoposto
a ulteriore pressione, questo potrebbe compromettere la sua ripresa, per non parlare della
sopravvivenza.
Catone aveva ormai esaurito la sua scorta di cordialit e indur il tono. Non ho tempo. Ti
ordino di farmi vedere il paziente. Allistante.
In qualit di medico capo, Archelo era di grado corrispondente a quello di centurione, inferiore
quindi a quello di tribuno anziano di legione, il che non gli lasciava molte possibilit se non ubbidire
allordine ricevuto. Fece un cenno della testa con aria riluttante. Se volete seguirmi, signori.
Luomo si volt e li condusse lungo il colonnato del padiglione allinterno di una zona pi
protetta della struttura in cui i sacerdoti del tempio erano soliti tenere i propri banchetti nellepoca in
cui Karnak era allapice della sua influenza. A differenza del resto del complesso, in quella zona le
pareti erano ricoperte di simboli dipinti. Il soffitto era di colore blu scuro con pentacoli di colore giallo.
A protezione dei degenti pi gravi erano state poste delle paratie di cotone che tenevano lontani il vento
caldo e la polvere.
Ecco il vostro uomo. Archelo indic un giovane che giaceva con indosso solo il perizoma su
un lettino basso al centro della sala banchetti del padiglione. Accanto al paziente sedeva un inserviente
medico, che gli spalmava dolcemente un unguento sulla pelle arsa dal sole. Catone vide le vesciche sul
viso del legionario. Luomo aveva una pelle pi chiara rispetto alla maggior parte degli altri e
lufficiale immagin dovesse essere originario di Alessandria. Come per le bruciature su viso e braccia,
anche le cosce erano bendate e sul petto aveva una medicazione. Le vesciche e lunguento che aveva
sul viso non ne nascondevano comunque lincredibile bellezza e il fisico slanciato.
Come si chiama?, chiese Catone.
Optio Carausio.
Catone si guard attorno, vide una sedia e la spost accanto al lettino. Si sedette e si chin
sulloptio. Il respiro delluomo era debole e rauco, la fronte corrugata e punteggiata di gocce di sudore,
i capelli erano appiccicati alla testa in grossi riccioli neri.
Ha la febbre, comment Catone.
S, signore. Abbiamo potuto pulirgli le ferite solo quando  stato portato in ospedale e temo
che si siano infettate. Ad ogni modo potrebbe rimettersi.
Pensi che sia possibile?.
Il medico si strinse nelle spalle. Abbiamo fatto tutto ci che potevamo, adesso la sua vita 
nelle mani degli di. Ho offerto una preghiera a Serapide per lui. Se laccetter, potrebbe rimettersi. Ma
anche in quel caso, rimarr uno storpio per il resto della vita. Archelo indic le fasciature alle gambe.
Gli assalitori gli hanno reciso i tendini perch non potesse lasciare il luogo dellimboscata.
Sembrerebbe quasi che abbiano voluto farlo sopravvivere perch fosse trovato.
Catone si scambi unocchiata con Macrone. S, ci  gi capitato.
Macrone aggrott le sopracciglia. Poi la sua espressione cambi e guard Catone. Stai forse
dicendo che  lui? Aiace?  lui il responsabile?
Potrebbe essere. Labbiamo seguito lungo il corso del fiume fino a Menfi prima di perderne le
tracce. Avrebbe potuto proseguire lungo il Nilo fino a raggiungere questo posto. E di certo non gli
manca il coraggio di attaccare il legato e i suoi uomini, n la preparazione per uscirne vincitore. Ha
addirittura lasciato qualcuno che raccontasse la storia.
Solo che questa volta non potr far ricadere la colpa su di noi, sogghign Macrone. Ma
perch prendersi le teste?  un folle bastardo crudele, lo so, ma non lha mai fatto prima.
Magari il decurione era sulla pista giusta quando accennava agli Arabi.  possibile che Aiace
abbia preso le teste come prova per offrirle poi ai Nubiani.
Catone si volt verso loptio e gli si fece vicino. Poi disse dolcemente: Carausio... riesci a
sentirmi?.
Il soldato non si mosse. Catone allora gli pos delicatamente una mano sulla spalla e ripet:
Carausio... devi dirmi chi vi ha attaccati.
Con un lamento appena percettibile, luomo allontan la testa da Catone e bisbigli qualcosa.
Cosa?. Macrone si spost sullaltro lato del lettino e si chin. Coshai detto? Parla ancora.
Archelo intervenne. Centurione, andateci piano.
Catone ignor il medico e scosse delicatamente la spalla delloptio. Diccelo. Chi vi ha
attaccati?.
Gli occhi delluomo si aprirono lentamente tremolando, poi si richiusero per riaprirsi subito
dopo. Inizi a guardare freneticamente attorno tentando di parlare con le labbra screpolate.
Non abbiamo avuto... scampo, sussurr. Combattevano... come ossessi. Ci sono piombati
addosso dalla penombra, poi la voce si sfibr in un borbottio incomprensibile.
Catone attese qualche attimo e poi ritent. Chi?.
Il legionario ruot lentamente la testa verso Catone e si lecc le labbra. Nessun nome. Ha solo
detto di essere un gladiatore. Riprese fiato, facendo una smorfia di dolore. Quando il dolore fu
passato, gli occhi sembrarono tornare lucidi. Un gladiatore....
Cosaltro?, chiese Catone. Avanti, diccelo.
Mi ha detto di... fare in modo che Catone e Macrone sapessero che era... lui.
Grazie, Carausio. Ora riposati. Catone si raddrizz e guard Macrone. Adesso lo
sappiamo.
Macrone annu. E ci sta anche sfidando apertamente. Per quanto male possiamo pensare di
Aiace, devi ammettere che  uno con le palle.
Archelo si schiar la voce. Sembra che abbiate avuto quello che vi serviva. Vi spiacerebbe
continuare la vostra conversazione altrove, adesso?.
Catone si alz, fece segno a Macrone e insieme uscirono dalla sala dei banchetti, spuntando
nellintensa luce del sole allesterno del padiglione. Dovettero socchiudere gli occhi per non rimanere
abbagliati finch non iniziarono ad abituarsi alla luminosit.
Quantomeno adesso sappiamo che Aiace  vicino, fece Macrone.
Gi, ma la cosa non  molto confortante e se poi si coalizzer con i Nubiani, allora temo che la
situazione per noi prender una brutta piega.
I prefetti delle quattro coorti ausiliarie, assieme ai centurioni della Ventiduesima e ai tribuni,
sedevano su delle panche lungo un lato della piscina attorniata da colonne, nel quartier generale
dellesercito. La notizia della morte di Candido si era diffusa nel campo e gli uomini ne stavano
discutendo in tono sommesso e preoccupato. Catone e Macrone si sedettero leggermente discosti e il
centurione osserv gli ufficiali con occhi critici.
Troppi anziani e troppi che sembrano fuori forma.
Catone non rispose nulla, ma sapeva che lamico aveva ragione. I troppi anni di servizio di
presidio tranquillo avevano rammollito gli uomini della Ventiduesima. Gran parte degli ufficiali stava
ingrassando: il modo in cui scendevano le piastre sul davanti e sul retro delle loro corazze faceva
intuire che queste non riuscivano pi a contenerne il ventre appesantito. Le guance carnose e i nasi
rubizzi ne tradivano la passione per il bere. Altri somigliavano pi ai centurioni che Catone aveva
sempre visto nelle altre legioni in cui aveva prestato servizio da quando si era arruolato: uomini con
corporature possenti che condividevano il regolare e imperturbabile contegno del centurionato. Questi
ultimi sembravano i soli di una qualche utilit una volta che la campagna avrebbe preso il via. Ci per
non significava che Macrone non avesse ragione quando diceva che troppi di loro avevano laria di chi
 ormai al termine della carriera. Era triste constatare come la prontezza e la preparazione al
combattimento di una legione potessero essere cos malamente erose dagli agi di una condizione
prolungata di pace.
Allentrata del colonnato le sentinelle si misero sullattenti sbattendo rumorosamente i calzari
sul pavimento e un optio url: Ufficiale comandante!.
Gli ufficiali si alzarono e rimasero sullattenti mentre Aurelio sincamminava lungo la piscina:
la sua immagine riflessa sullacqua inizi a incresparsi quando una folata di aria calda ne agit la
superficie. Aurelio prese posto dietro un tavolo tattico e rivolse lo sguardo verso i suoi ufficiali in
maniera teatrale, come se li vedesse per la prima volta.
Accomodatevi pure, signori.
Gli uomini si risedettero tranquillamente e attesero che Aurelio iniziasse il suo discorso. Il
prefetto di campo appoggi sul tavolo di fronte a s la tavoletta di ardesia che aveva in mano e inizi a
leggere le note che egli stesso aveva scritto sulla superficie di cera. Macrone osservava con una brutta
sensazione di disagio. Preferiva i comandanti che si rivolgevano ai propri uomini senza bisogno di
appunti, con le parole che arrivavano direttamente dal cuore. Aurelio si era rivelato uno di quegli
ufficiali che mancavano di fiducia nella propria autorit e avevano quindi bisogno di suggerimenti che
li sostenessero in occasioni del genere. Non un buon segno, pens Macrone.
Aurelio risollev gli occhi e si schiar la voce. Come tutti voi avete sicuramente sentito, il
legato  morto, assassinato assieme alla sua scorta qualche giorno fa sulla via per Ombos. Se siano stati
briganti arabi o soldati nubiani ancora non lo sappiamo. Fece una pausa e deglut. In qualit di
prefetto di campo della Ventiduesima Legione, e quindi ufficiale di pi alto grado presente, il comando
dellesercito passa ora a me.  mio dovere guidare le nostre truppe contro i Nubiani e portare a termine
la missione iniziata dal legato Candido, vale a dire respingere il nemico fuori dei confini della
provincia quanto pi velocemente ed energicamente possibile.
Catone not che solo alcuni ufficiali annuivano in segno di approvazione verso il loro nuovo
comandante; il resto, la maggior parte, non lo faceva. Alcuni avevano unaria intimorita, altri
borbottavano a voce bassa con i vicini.
A questo scopo, prosegu Aurelio, dopo questo incontro, definir con i miei collaboratori
dello stato maggiore le strategie delle campagna. I miei ordini verranno fatti pervenire a tutti gli
ufficiali domani alle prime luci dellalba. E, parlando di ufficiali, ho il piacere di presentarvi gli ultimi
due che si sono uniti a noi nella legione. Il mio nuovo tribuno anziano, e fece segno a Catone di
alzarsi. Catone  appena giunto da Alessandria dove il governatore lo ha destinato alla Ventiduesima
per tutta la durata delle ostilit. Nonostante la sua giovane et, il governatore ha tenuto ad assicurarmi
che il nuovo tribuno ha un ottimo curriculum militare. Stesso discorso vale per il mio nuovo centurione
primipilo. Alzati, Macrone.
Non sono una maledetta bertuccia da fiera, brontol Macrone mentre si alzava in piedi e
guardava gli altri ufficiali, impassibili.
Potete tornare a sedere, disse loro cordialmente Aurelio. Una volta che Macrone e Catone
furono di nuovo seduti, il nuovo comandante torn a guardare gli ufficiali e poi annu. Ci  stata
lanciata una grande sfida, signori. Da moltissimo tempo la nostra legione e le coorti ausiliarie della
provincia non venivano chiamate a dare prova del proprio coraggio. Alcuni sicuramente diranno che ci
siamo rammolliti, che i soldati della provincia non possono assolutamente competere con quelli del
resto dellimpero. Si ferm un istante per consultare brevemente la tavoletta di cera. A loro rispondo:
Vi sbagliate.  arrivato il giorno in cui potremo mostrare al resto dellimpero cosa sono capaci di fare
i soldati della provincia egiziana. Sono venuto a sapere che il nemico  di gran lunga pi numeroso di
noi. Tanto meglio: la nostra gloria sar maggiore. Butt di nuovo unocchiata veloce alla tavoletta di
cera e sorrise. Gli occhi dellimperatore sono puntati su di noi. Quando avremo conquistato la nostra
grande vittoria, limpero non si dimenticher mai pi di noi e ogni uomo qui potr camminare con
onore fino allultimo dei suoi giorni!.
Nel dirlo, Aurelio sollev il pugno in aria, seguito da una manciata di ufficiali, e poi da qualche
altro, tutti ansiosi di conquistarsi il favore del loro nuovo comandante. Alcuni degli ufficiali di
maggiore esperienza e professionalit si limitarono ad annuire o applaudire per educazione. Altri, not
Catone, rimasero semplicemente seduti in un silenzio glaciale. Una volta che Aurelio fu certo di essersi
conquistato tutto il plauso che aveva cercato, chiese di fare silenzio sollevando le mani. Questo  tutto
per ora, signori. Potete andare.
Il brusio continu mentre gli uomini si alzavano e costeggiando la piscina si dirigevano verso il
fondo del colonnato. Macrone si volt verso Catone. Un oratore nato, il nostro prefetto di campo,
disse sarcastico. Il pubblico era allapice della commozione, anche se a mio parere era tutta dovuta
allimbarazzo. Che minchione.
Penso che lo intendesse davvero, che fosse veramente convinto di ogni singola parola che ha
detto.
Non dirai mica sul serio?
Oh, s. Sa benissimo che non potr mai lasciare il segno come ufficiale di stato maggiore
competente. Questa  la sua unica occasione per portarsi a casa un po di fama. La situazione rischia di
farsi pericolosa, Macrone.
Davvero? Ero convinto che il fatto che i numeri sono a nostro sfavore, che i soldati sono di
dubbia qualit e adesso anche che  possibile che Aiace si sia alleato con i Nubiani significasse gi che
le cose si stavano mettendo male.
Catone gli lanci uno sguardo torvo. E va bene, allora diciamo che le cose potrebbero farsi
ancora pi pericolose. Soddisfatto adesso? Andiamo, dobbiamo parlare con Aurelio.
Di cosa?
Dobbiamo convincerlo a tenere a freno la sua fame di gloria. Catone aggir la piscina
dirigendosi verso il tavolo attorno al quale Aurelio stava discorrendo con altri ufficiali, alcuni dei quali
lui stesso aveva visto quando con Macrone era arrivato al quartier generale. Mentre si avvicinavano,
Aurelio si volt a guardarli, sorridendo.
Cosa ne pensate del mio breve discorso?
Esaltante, rispose prudente Catone.
Lo so. Era da tempo che aspettavo di poter fare un discorso cos, prosegu Aurelio in tono
compiaciuto. Confesso di aver tratto grande ispirazione da un libro che lessi nella Grande Biblioteca
alcuni mesi orsono. Discorsi di battaglia dei grandi condottieri della storia. Unopera minore di Livio,
ma molto ben scritto. Proprio quello che serve per stimolare il sangue di un uomo, no?, termin dando
un colpetto sul petto di Catone.
Non ho avuto loccasione di leggerlo, signore, rispose questultimo in tono pacato. Magari
un giorno lo far, quando la campagna sar terminata. E giacch siamo in argomento, avrei piacere di
poter discutere i vostri piani per la campagna. Presumo seguirete la normale prassi e che quindi
coinvolgerete me e il centurione primipilo nella preparazione degli ordini per lesercito, signore.
Un fulmineo sguardo di irritazione annebbi lespressione di Aurelio. Non ne vedo la
necessit, tribuno Catone. I piani sono stati gi predisposti dal legato e dai suoi pi stretti collaboratori.
Adesso sono morti. E rimango solo io tra coloro a cui il legato aveva affidato il suo piano per la
sconfitta dei Nubiani. Aurelio fece una breve pausa. Naturalmente, potrei ritenere necessarie alcune
modifiche, ma ho comunque i miei consiglieri, aggiunse, indicando i quattro uomini in piedi al suo
fianco. Per cui non vi disturber per indicazioni di sorta.
Non  affatto un disturbo, signore. Saremmo anzi felici di offrirvi qualsiasi appoggio possa
derivare dalla nostra considerevole esperienza.
La vostra considerevole esperienza?. Aurelio abbozz un sorriso. Tribuno, con tutta
probabilit io e questi uomini servivamo limperatore gi quando tu eri poco pi che un neonato ancora
attaccato al seno di tua madre. Possiamo farcela con la nostra, di esperienza. Ma ti ringrazio comunque
per lofferta. Poi i suoi occhi si riaccesero quando un altro pensiero lo colp. Comunque, ho tutto
linteresse a utilizzare le tue abilit e quelle del bravo centurione Macrone. Vi sarei molto grato se vi
occupaste delladdestramento della legione. Gli uomini sono gi buoni soldati ma un po di esercizio e
di pratica non potrebbero che fargli del bene, penso. Il centurione Macrone ha proprio il classico
aspetto severo delladdestratore, e anche la voce, devo dire. La vostra esperienza pu essere utile in
questo modo, che ne pensate? E lasciate la pianificazione operativa a coloro che hanno sempre prestato
servizio in Egitto e che conoscono bene il territorio.
Non  cos semplice come sembra, signore, rispose Macrone. Abbiamo buoni motivi per
ritenere che con i Nubiani si sia alleato uno schiavo fuggitivo a cui il prefetto nonch tribuno Catone ed
io stavamo dando la caccia, prima di essere riassegnati alla legione.
Oh? E come siete entrati in possesso di questa preziosa informazione?
Abbiamo interrogato il soldato sopravvissuto allimboscata, signore. Ci ha detto che  stato un
gladiatore a guidare lattacco e a voler lasciare un uomo vivo perch raccontasse i fatti.
 unassurdit, rispose deciso Aurelio. Quelluomo delira. Avete sentito voi stessi il
decurione che lo diceva questa mattina.
Ci  sembrato abbastanza lucido quando gli abbiamo parlato, signore, ribad Catone. Se
Aiace sta veramente con i Nubiani, allora penso sia di vitale importanza che noi, avendolo affrontato
gi in passato e conoscendone per questo i metodi, siamo coinvolti in qualsiasi piano venga predisposto
per limminente campagna.
Aurelio scosse la testa. Penso che il fatto che non siate riusciti a trovare e catturare questuomo
sia eloquente testimonianza del vostro fallimento nel comprendere i suoi metodi, tribuno. Forse  ora
che sia una mente fresca ad interessarsene. Nel frattempo vorrei che tu e il centurione Macrone vi
occupaste delladdestramento. Voglio una relazione completa del programma addestrativo e una
previsione accurata degli uomini che potranno essere utilizzati una volta che avremo intrapreso la
campagna. E voglio la relazione pronta sul mio tavolo appena possibile. Poi fece un rapido sorriso.
Penso che presto vedrete che abbiamo una valutazione chiara del nemico e non sentiamo la necessit
dei vostri consigli. Questo  tutto, signori.
S, signore. Catone salut, seguito dopo un breve istante di esitazione da Macrone. I due si
voltarono e si allontanarono rapidamente da Aurelio e dai suoi collaboratori.
Perch diamine non hai detto niente?, chiese Macrone a voce bassa.
Lho fatto, nel caso tu non te ne sia accorto.
Come osa congedarci in questo modo!, sbott Macrone infuriato. Te, in particolare. Nessun
comandante di legione ignora mai il consiglio del suo tribuno anziano e del primipilo. Nessuno che non
sia un pessimo comandante, almeno.
 solo una questione di prassi, Macrone. Lui non  assolutamente obbligato a consultarci.
Macrone rimaneva in silenzio. Poi guard Catone. Maledizione. Avevi ragione.
Ah, s? A proposito di cosa?
La situazione  solo diventata pi pericolosa.
...
.
...
Capitolo venti.
...
.
...
Cinque giorni dopo, Catone e Macrone si trovavano su un lato dellimprovvisato campo di
Marte allesterno del complesso templare. Il vento persistente che in quel tardo pomeriggio soffiava dal
deserto faceva turbinare la polvere alzata lungo il circuito dalla Prima Coorte, carica di
equipaggiamento completo e furca da marcia. Alcuni uomini erano gi crollati per lo sfinimento ed
erano stati trascinati da una parte perch si riprendessero allombra delle mura esterne di Karnak. Chi
batteva la fiacca veniva spronato dai centurioni e dagli optiones che Macrone aveva selezionato come
istruttori per lallenamento. Alcuni di loro avevano prestato servizio anche in altre legioni e avevano
ancora forti i valori che gli erano stati inculcati prima di essere dislocati in Egitto. Insultavano e
intimorivano i legionari urlando a squarciagola ed erano assai prodighi di bastone per spronarli.
Macrone si godeva la scena. Come ai bei vecchi tempi. Non c niente che mi piaccia di pi
del preparare gli uomini al combattimento.
Proprio nientaltro?, chiese Catone con unespressione divertita.
Va be, ci sono anche il vino e le donne, non sono cos schizzinoso. Trovami una
bellamazzone sbronza e combattiva e potrei morire da uomo felice.
Catone scoppi a ridere e poi torn a concentrarsi sui soldati esausti che gli stavano passando
accanto in quel momento. In che condizione  la Prima Coorte?.
Macrone si sfreg il mento. La maggior parte degli uomini sembra resistere. Hanno stentato
nei primi due giorni, ma poi hanno riscoperto i calzari da marcia e sono pronti per la campagna.
Tuttaltra storia invece  lesercitazione pratica di combattimento.
Vale a dire?
Labilit con la spada c, quantomeno si sono esercitati con regolarit. Il problema sta nelle
formazioni: alcune proprio non vanno, troppo incerte. Quando ho fatto provare la testuggine a ogni
centuria, cerano spazi talmente larghi da far passare tranquillamente un ariete. Sembrava pi un colino
rovesciato che una maladetta tartaruga. Stanno migliorando, per, adesso che gli ho messo addosso gli
ufficiali migliori.
E degli altri che mi dici?, chiese Catone. Stanno ancora provando a fare i furbi, gli altri
ufficiali?.
Macrone annu amaramente. Quando stamattina gli ho detto di unirsi ai soldati per
lallenamento, si sono rifiutati. Glielho ordinato e in quattro e quattrotto quel grasso coglione di
Aescher  partito in tromba da Aurelio chiedendogli di esonerare lui e gli altri. Con discrezione
Macrone indic gli ufficiali seduti allombra di un tempietto in fondo al campo di Marte. E sono
tornati con lautorizzazione scritta.
Uno schiavo li sventolava con un grosso ventaglio fatto di foglie di palma intrecciate, mentre
alcune donne arrivate dal campo dei civili ridevano e scherzavano in grembo agli ufficiali che le
coccolavano e le accarezzavano. Macrone tir su col naso. Che tronfi bastardi!.
Puoi dirlo forte, concord Catone. Ai soldati non fa per niente bene vedere gli ufficiali che
se ne stanno beati e tranquilli senza partecipare. Vale anche per noi. Penso che dovremmo dare un
esempio, Macrone.
Coshai in mente?
Domani mattina fai consegnare un equipaggiamento da marcia a tutti gli ufficiali, dispensati
inclusi. E anche per noi due. Trova anche Hamedes e digli di unirsi a noi.
Hamedes?, sorrise Macrone. Non lo vedo da giorni. Quel piccolo bastardello renitente.
Mi ha chiesto di poter visitare i templi della zona. Dice di conoscere alcuni sacerdoti qui e
voleva cercarsi un lavoro per quando la campagna sar finita.
E lo fa mentre lo paghiamo come guida....
Naturalmente.
E allora dovr guadagnarsi la paga. Domani mattina lo trascino di persona sulla piazza
darmi. Macrone si sfreg le mani a quella prospettiva. A che tipo di allenamento pensavi?
Una marcia lungo il Nilo per la Prima Coorte. Gli ufficiali anziani della legione e Hamedes in
testa alla colonna, dove i soldati potranno vederci. Assicurati che gli istruttori sappiano che gli ufficiali
non devono assolutamente avere trattamenti di favore.
Macrone lo guard con unespressione divertita. Cosa speri di ottenere?
Consideralo un esperimento di setacciatura per separare la paglietta dai veri uomini. Catone
incroci le braccia e torn a guardare i soldati della coorte. E delle altre coorti, che mi dici?
Stessa situazione. Quelle guidate da buoni ufficiali saranno pronte tra qualche altro giorno di
addestramento. Le unit problematiche sono la Settima e la Nona Coorte, entrambe comandate da amici
intimi di Aurelio.
Allora aggiungile alla marcia di domani. Le altre coorti potranno farlo nei prossimi giorni.
Va bene, rispose Macrone abbozzando un ghigno. E le unit ausiliarie?.
Sebbene Macrone avesse ricevuto lincarico di occuparsi delladdestramento della legione,
Aurelio gli aveva per contro ordinato di lasciare le coorti ausiliarie ai loro prefetti. Catone per aveva
una supervisione di quellattivit. E fece un sospiro di stanchezza.
Le due coorti della fanteria sono in buona forma. I prefetti che se ne occupano stanno cercando
di mettersi in luce per ottenere una promozione, per cui tengono gli uomini sempre attivi. La coorte di
cavalleria siriana  di prima classe assoluta: ci sanno veramente fare con i cavalli. La coorte
alessandrina, invece,  tutta unaltra storia. Sembra che i suoi uomini abbiano un atteggiamento di
superiorit e che il loro prefetto li consideri tutti diretti discendenti della cavalleria degli Eteri di
Alessandro Magno. Alzano parecchio il gomito e la disciplina lascia un po a desiderare. Niente da
ridire sul brio, comunque. Spero solo che tengano la distanza quando lesercito marcer. A quel punto
potranno dimostrare di essere allaltezza della considerazione che hanno di se stessi.
Oppure scopriranno di essere nientaltro che un branco di vermiciattoli senza fegato e se la
daranno a gambe dal campo di battaglia.
Catone diede una scrollata di spalle. Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante, poi
Macrone prosegu. Qualche schiarita con il nuovo legato sul fronte della pianificazione?
No, si rifiuta ancora di consultarmi. Gli ho chiesto quando intendesse portare lesercito fuori di
Diospolis Magna e lui si  limitato a rispondere che scenderemo in campo quando la situazione sar propizia.
Propizia?, ripet Macrone.
Esatto, non ha voluto chiarire quando glielho chiesto. Il fatto  che farebbe meglio a dare
lordine immediatamente, prima che i nemici riescano ad avere libero movimento tra qui e la cateratta.
Hanno gi raggiunto Ombos. Lultimo rapporto della guarnigione di stanza l diceva che i Nubiani
erano sul punto di assediarli. E nonostante quello, Aurelio si  rifiutato di muoversi.
Sembra quasi che il nostro gran comandante in cerca di gloria stia iniziando a farsela sotto.
 probabile. Catone non era molto a suo agio nel criticare il comandante. A dire il vero, negli
ultimi giorni aveva iniziato a rendersi conto della vulnerabilit della propria posizione. La promozione
laveva messo nella condizione di dover necessariamente condividere parte delle responsabilit nella
definizione del corso della campagna. Prima della ribellione sedata a Creta, anche lui e Macrone erano
stati giovani di poca esperienza e gli era stato detto dove andare e contro chi combattere. La strategia
era stata determinata da altri uomini di rango superiore e gli ufficiali come Catone e Macrone avevano
dovuto semplicemente limitarsi a eseguire gli ordini. In quel momento, per, Catone aveva sia grado
che esperienza di comando e nonostante questo continuava a essere penalizzato per la giovinezza del
suo viso o, peggio ancora, giudicato troppo ambizioso. Come avrebbe potuto una persona della sua et
conseguire quella posizione senza essere mosso da una spietata ambizione? Era la scusa che tutti quelli
che vedevano in lui un rivale usavano sempre per giustificare la propria indisponibilit a cooperare.
Una lama a doppio taglio, Catone lo sapeva benissimo, soprattutto dal momento che lui non aveva mai
ricercato in nessun modo lavanzamento alla posizione che deteneva allora. Gli era stata conferita da
persone che avevano apprezzato i suoi successi nel passato. Uomini invidiosi come Aurelio gli
avrebbero impedito di rendere il maggior servigio possibile a Roma schiacciandolo, nello stesso tempo,
per mantenere alto il loro prestigio.
Con la morte di Candido, Aurelio era diventato luomo pi potente lungo il corso del Nilo a sud
di Menfi, e se si fosse messo in testa di ostacolare Catone, lunico modo in cui questultimo avrebbe
potuto protestare era attraverso il governatore Petronio, ad Alessandria, giacch non aveva protettori
nella provincia. Il suo amico pi vicino con una certa influenza era il senatore Sempronio a Creta,
sempre supponendo che Sempronio non avesse gi rinunciato al controllo temporaneo dellisola
riprendendo la strada di casa. Catone si rendeva conto di essere solo. Se intendeva influenzare
limpostazione della campagna, avrebbe dovuto trovare un altro modo per aggirare i pregiudizi di
Aurelio nei suoi confronti. E forse era quella la vera prova da sostenere per chi veniva promosso a
posizioni elevate: smetteva di essere valutato puramente per il proprio talento come strumento di
guerra. Era giunto il momento, per Catone, di dimostrare tutta la sua abilit politica.
Ah, ecco il mio ufficiale responsabile delladdestramento!, lo salut Aurelio quando Catone
si avvicin al suo tavolo oltre la piscina. Le torce nei supporti attaccati alle colonne rischiaravano lo
spazio gettando una tremolante luce dorata. Allesterno il sole era appena tramontato e il cielo rosso si
rispecchiava sulla superficie dellacqua. Catone, mentre attendeva impalato di fronte al tavolo del
legato, si augur che non fosse di cattivo auspicio per la campagna.
Cosa posso fare per te, tribuno?, gli chiese Aurelio, appoggiando la schiena alla sedia.
Riguarda una questione delladdestramento, signore. Se ricordate, mi avete detto che avrei
avuto piena autorit nella preparazione degli uomini per limminente campagna.
Certo, ricordo bene, rispose Aurelio in tono annoiato. Previa mia definitiva approvazione,
naturalmente.
Ovviamente, signore.
Dunque? Come procedono le cose?
I soldati mostrano un miglioramento costante e con il tempo necessario saranno in buona
forma per linizio della campagna. Mi aiuterebbe in questo sapere quando intendete far mettere in
marcia lesercito, signore.
Ah, certo, annu Aurelio, facendo un gesto in direzione di alcuni fogli di papiro sparsi sul
tavolo. Come puoi vedere tu stesso, la preparazione degli uomini non  lunico fattore che influenza la
mia decisione. Ho ricevuto rapporti contrastanti sulla posizione del nemico. Le voci sono parecchie.
Alcuni mi dicono che il principe Talmis si troverebbe a non pi di cinquanta miglia da qui. Altri,
invece, che sarebbe ancora accampato fuori Ombos e che assedierebbe la guarnigione di stanza l. Il
quadro generale  alquanto incerto, tribuno.
Catone non era sorpreso. Dallimboscata subita dalla colonna del precedente legato, Aurelio
aveva limitato la durata delle uscite delle squadre di ricognitori a non oltre la mezza giornata di marcia
dalla base dellesercito a Diospolis Magna; ogni informazione che riguardasse gli spostamenti nemici
oltre quel margine, pertanto, dipendeva da ci che si riusciva a sapere da viaggiatori o da coloro che
fuggivano dai Nubiani; e la verit, poi, doveva essere filtrata dalle voci e da congetture di ogni sorta.
Sembra che il nemico abbia numeri molto pi grandi di quanto pensassi, prosegu Aurelio.
Per cui ho inviato una richiesta di rinforzi al governatore prima di procedere.
Rinforzi?. Catone inarc le sopracciglia. Signore, lultima volta che ho avuto modo di
parlare con il governatore,  stato categorico sul fatto che avesse gi inviato qui ogni uomo che poteva
permettersi.
C sempre un modo per trovare pi soldati, rispose sbrigativamente Aurelio. In ogni caso,
non ho chiesto chiss quale schieramento di forze per sbaragliare il nemico; appena il necessario per
fare un buon lavoro. Fino a quel momento sarebbe imprudente procedere, anche se sto mordendo il
freno per venire alle prese con quei Nubiani.
Catone si chiese se avesse mai incontrato un cane da caccia altrettanto abulico. Accanton il
pensiero e si schiar la voce. Signore,  possibile che anche il nemico stia utilizzando questo
temporeggiamento per radunare rinforzi. In ogni caso, pi i Nubiani rimangono sul suolo romano, pi
danni posso arrecare alla provincia. Finiranno necessariamente per scatenare il malanimo dei nativi che
si sentiranno abbandonati alla merc dellinvasore.
Fa tutto parte delle esigenze di guerra, ahim.
Catone si rese conto che su quella linea non sarebbe arrivato a nulla, per cui cambi
velocemente tattica. Annu con aria riflessiva e poi aggiunse: Mi viene in mente una cosa, signore.
Cosa?
Pur comprendendo benissimo la vostra prudenza nel posticipare lapertura della campagna,
qualcun altro distante da questo teatro di guerra potrebbe invece farsi domande sul perch di questo indugio.
Solo in quanto non sarebbe del tutto a conoscenza delle circostanze, ribatt Aurelio.
Esatto, signore, ma questo non metter di certo a tacere i mormorii. Il mio maggior timore 
che, prefigurando questi sospetti, il governatore Petronio finisca per temere che qualcuno possa
ritenerlo personalmente responsabile di tutto; di aver avallato il vostro indugio, intendo. Quando
ricever la vostra richiesta di rinforzi, il magistrato potrebbe anche iniziare a preoccuparsi che la
campagna non possa essere portata a termine in tempi rapidi e, come sapete, signore, la preoccupazione
 sempre stata nemica del buonsenso. E se il governatore si sentisse in dovere di rimpiazzarvi con un
comandante meno incline alla prudenza, qualche testa calda pronta a lanciare lesercito in una corsa
forsennata contro il nemico, senza starci tanto a pensare?.
Aurelio fiss Catone. Questo sarebbe un disastro. Capisco bene cosa intendi dire, e non
mancano certo uomini ambiziosi ad Alessandria che mi guarderanno con invidia ora che il destino ha
voluto che mi elevassi al grado di comandante dellesercito, comment, annuendo. Uomini della
risma di quella canaglia di Decio Fulvio, per esempio. Mi ha sempre disprezzato. Il solo pensiero che
quel folle possa essere messo alla guida della campagna  spaventoso.
Gi, signore. Dovete fare in modo che il governatore non abbia motivo per mandare
questuomo al comando dellesercito. Catone, ovviamente, si guard bene dallaccennare al fatto che
molto probabilmente Fulvio era ancora in servizio a Creta.
S... s, devo farlo, annu Aurelio. Dannazione, non avrei mai dovuto inviare quella richiesta.
Adesso  troppo tardi. Chiuse gli occhi e fece un rapido calcolo. Perch il messaggio arrivi,
dovrebbero volerci ancora un paio di giorni, poi forse un giorno perch il governatore replichi e poi
altri cinque giorni per inviare la risposta. Aurelio socchiuse gli occhi. Devo muovermi, essere rapido.
Lesercito deve partire prima che a Diospolis Magna arrivi una risposta. Entro i prossimi sette giorni.
Devo consultare i miei collaboratori. Fece una pausa e poi guard di nuovo Catone. Ti chiedo scusa,
tu eri qui per discutere una questione di addestramento, mi sembra di ricordare.
S, signore. Riguarda gli ufficiali di alcune coorti. Stanno evitando le sessioni di
addestramento.
Esatto. Hanno altri compiti da eseguire. Li ho autorizzati io.
E cos, infatti, hanno detto. Ad ogni modo, una volta che la campagna avr avuto inizio, ogni
ufficiale e ogni legionario dovr essere in grado di tenere il passo con la colonna. Non possiamo
permetterci uomini che ci rallentino, signore. Ufficiali inclusi. E come mi avete appena fatto notare, la
legione dovr mettersi presto in marcia e colpire in modo deciso. Non potete permettere che ufficiali
deboli o fuori forma possano ostacolarvi.
Hai ragione, riconobbe Aurelio. Devono prepararsi anche loro per la campagna. Devono
unirsi agli uomini nelladdestramento e da oggi in poi non permetter pi esoneri. Sono stato chiaro,
tribuno? Tutti gli ufficiali parteciperanno.
Catone annu.
Cera qualcosaltro?
No, signore.  tutto.
Aurelio lo fiss per qualche istante, poi aggiunse. Grazie, tribuno Catone. Sei unottima cassa
di risonanza. A quanto sembra, hai molto pi da offrire di quanto non appaia a prima vista.
E con quello era chiaro che Aurelio aveva concluso la loro chiacchierata. Catone fece un cenno
di saluto con la testa e si volt per congedarsi. Solo quando ebbe superato la soglia che immetteva nel
colonnato dove alcuni segretari erano ancora immersi nel lavoro si concesse un piccolo sorriso di
soddisfazione.
...
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...
FINE Parte 1.